Bassolino: uniamo tutto il centrosinistra
Enrico Ferro

23-06-2004 L'Unità

«Basta con le formule. Gli elettori ci hanno detto: fate un programma e governate».


Federazione, costituente. Federazione allargata, costituente ristretta. La discussione di questi giorni all’interno dell’opposizione sul futuro dell’Ulivo e del Listone, non appassiona Antonio Bassolino. Il dibattito gli procura più di un fastidio. Gli facciamo una rapida rassegna delle posizioni in campo e l’effetto fastidio non fa che aumentare. Presidente Bassolino perché non ama molto il dibattito di questi giorni?
«Perché la discussione sulle formule rischia di creare confusione tra i cittadini e gli elettori. Mentre le domande cui dobbiamo rispondere sono abbastanza chiare. Andrà avanti l’esperienza unitaria lanciata alle elezioni europee? Dobbiamo fare un passo avanti o due indietro»?
Già, lei cosa pensa?
«Dobbiamo andare avanti. Semplice, perché se non spingiamo il processo unitario corriamo il rischio di tornare al punto di partenza, a quella frammentazione e litigiosità interna che è stata il tallone d’Achille dell’Ulivo».

Andare avanti va bene, il problema è come si procede, sul punto non tutto il Listone e non tutta l’opposizione hanno le stesse idee. Le faccio una rapida carrellata di dichiarazioni?
«No, la prego. Andare avanti significa costruire e rafforzare uno schieramento di centrosinistra per vincere e governare, e al tempo stesso fare non uno ma mille passi in direzione del rafforzamento della lista unitaria. Le parole di Prodi sono un punto di riferimento importante...».

Federazione dell’Ulivo aperta a tutte le forze del centrosinistra?
«I due processi non sono in contraddizione tra di loro. La costruzione programmatica e politica di un grande schieramento dell’intero centrosinistra, che comprenda partiti e movimenti della società civile, e il rafforzamento dell’esperienza di Uniti per l’Ulivo, sono cose che possono e devono stare insieme. Aggregare, unire, offrire ai cittadini italiani e agli elettori la compattezza di uno schieramento democratico pronto a governare il Paese: deve essere questo l’obiettivo delle prossime settimane, avendo coscienza di un dato».

Quale?
«Che abbiamo vinto le elezioni».

Anche su questo, mi pare che non ci sia piena unità di vedute nel centrosinistra. Alcuni giudicano il risultato del Listone piuttosto deludente.
«La lista unitaria ha preso un soffio meno di un terzo dell’elettorato italiano, e questo mi pare un risultato eccezionale. Non previsto da molti, che invece pensavano che in una elezione proporzionale l’unità di quattro partiti non avrebbe retto e pagato in termini di voti e di presa sulla società italiana. Ma c’è di più: il centrosinistra ha vinto e in modo ancora più netto le elezioni amministrative».

Quindi sbaglia chi è deluso dal risultato del Listone?
«Ma certo, nel voto io vedo un buon inizio per la lista unitaria. Certo, dipende da noi, dai gruppi dirigenti, che questo sia l’inizio di risultati ancora più importanti. Insomma: gli elettori ci hanno dato un segnale chiaro, ora tocca agli stati maggiori non rovinare tutto».

Premiati anche dal voto amministrativo...
«Un risultato eccezionale, che segna una delle grandi differenze tra centrosinistra e centrodestra. Noi abbiamo una classe dirigente diffusa sul territorio, loro no. Da anni abbiamo costruito uomini e donne capaci di governare comuni e regioni, un patrimonio importante, la base vera dell’unità, una ricchezza da spendere a livello nazionale senza chiusure romanocentriche».

Il voto segna la fine di Berlusconi e del berlusconismo, oppure le europee sono solo una parentesi?
«Il voto segna una difficoltà molto seria per il centrodestra, del suo rapporto con settori importanti della società italiana, con forze dell’imprenditoria e pezzi importanti del ceto medio, oltre che con le fasce popolari. Però la partita con Berlusconi e il centrodestra è ancora tutta aperta, guai a pensare che si è già vinto, guai a lacerarsi, guai a far prevalere le ragioni delle divisioni e i personalismi. Non concediamo vantaggi a Berlusconi, non diamo al centrodestra ora in enormi difficoltà la possibilità di riprendersi».

Il governo propone di spostare le regionali, lei cosa ne pensa.
«Gli italiani hanno firmato un contratto per le regioni che dura cinque anni, si deve votare nel 2005. Ogni altra scelta è un vulnus alla democrazia. Ma dietro questa proposta c’è la contraddizione di un centrodestra che non potrà più reggere a lungo il patto di ferro tra Forza Italia e Lega, dal momento che Udc e An hanno proprio nel Sud loro punti di forza e di aggregazione. Noi dobbiamo saper leggere queste difficoltà e batterci in Parlamento perché federalismo non significhi una devolution che non corrisponde più non solo agli interessi del Mezzogiorno e dell’intero Paese, ma che non rappresenta più neppure gli umori e lo stato d’animo di ampie fasce di popolazione dello stesso nord. E il voto lo ha dimostrato».

E la Campania, come ha risposto all’appello del centrosinistra?
«In modo straordinario. Vinciamo al primo turno in tutte e tre le province dove si è votato e in tanti comuni. Gli elettori hanno bocciato in modo netto un centrodestra che voleva cancellare l’esperienza di governo di questi dieci anni. Hanno fatto una campagna elettorale all’insegna dell’irrealismo, hanno raccontato una Napoli e una Campania che non ci sono. Volevano convincere la gente che qui si stava meglio prima, quando la Campania era vittima di un dissesto morale e materiale. Non gli è andata bene, perché la gente ha riconosciuto che una svolta vera in questi dieci anni c’è stata. Con tanti limiti e difetti, ma il cammino che abbiamo fatto è importante. E continua con la Iervolino a Napoli, con i nuovi presidenti delle Province, con i nuovi amministratori, alla Regione».

Ha vinto solo Bassolino?
«No, ha vinto il centrosinistra tutto intero. Qui la lista unitaria ha un risultato superiore alla media nazionale, a Napoli totalizza il 36,8 per cento dei voti, il migliore tra tutte le grandi città italiane, il 5,7 per cento in più della media nazionale. Il voto è il risultato di tante cose e del concorso di più personalità e forze. Vinciamo perché abbiamo seriamente creduto nella lista unitaria».

Eppure in campagna elettorale ci sono state polemiche e scontri, anche dentro il centrosinistra e i Ds sembrava prendere corpo un partito antibassolino...
«Polemiche vecchie, perché il voto spinge tutti a vedere che in Campania il vero ordine del giorno è la crisi del centrodestra, che qui perde da dieci anni mentre noi vinciamo sempre. Non è poco. Alla Regione, e sono certo che lo stesso vale in tutte le istituzioni, siamo aperti al confronto, sapendo che con il voto i cittadini ci hanno detto una cosa chiara: dobbiamo andare avanti, migliorare la nostra azione di governo e dare una spinta al processo di rinnovamento».