SONDRIO: IL SACERDOTE LEFEBVRIANO SI CANDIDA CON ALESSANDRA E AMA BENITO
Don Tam, un prete tra due Mussolini
inviata a SONDRIO
E quando gli stringo la mano, ai camerati... gliela stringo forte così!». E giù una stretta vigorosa «da contadino, anzi da vignaiolo, perché io il vino da messa me lo faccio da solo!». E naturalmente ai camerati «la stretta da zappatore di vigna piace molto. Sono fatti così: sono le mie pecore nere... che però impallidiscono quando gli tendo la mano. Scriva così: io sono il pastore delle pecore nere». Più che pastore, cappellano. Per essere precisi, cappellano dei militanti di Forza Nuova e adesso dei mussoliniani, nel senso di Alessandra. «Ma anche di Benito. Oh, io vado sempre a dir messa a Predappio sulla tomba del Duce, e nei cimiteri della Repubblica Sociale!». E canta? «Dopo, a cena. "Sole che sorgi" e l’inno della Decima Mas. Inni eroici, mica come quel "biancofiore simbolo d’amore"...». Fascistissimo, fin da quando «andavo da Almirante a chiedergli i soldi per i manifesti del Fronte della Gioventù». E glieli dava? «Altroché!». Si immagina che anche Almirante restasse un po’ intimidito di fronte a questo padre Giulio Maria Tam, che già all’epoca era alto un metro e 90, aveva le stesse mani misura badile e con la tonaca lunga fino ai piedi, ammettiamolo, fa il suo effetto. «Io la definisco "camicia nera longa"...». A Sondrio «però sono abituati. E poi la Valtellina, non dimentichiamolo, è stato l’ultimo rifugio sognato da Mussolini». Il ridotto della Valtellina, però non ci arrivò mai, «perché lo uccisero a Dongo. Ecco, da questo baluardo parte la mia crociata!». La mamma intanto prepara il caffé, in questa grande vecchia casa sulla strada che porta a Tirano. Anche lei fascista, signora? «Per carità, io sono democristiana». E gli altri figli? Fascisti anche loro? «No, sono l’unico. Le confesso che un mio fratello è cattocomunista, consigliere regionale dei ds. Siamo come il diavolo e l’acqua santa. Vuole un cognac?». No grazie. Ma padre Tam insiste e tira fuori «guardi che bottiglia: cognac Lepanto! arriva dalla Spagna. Pensi ai marinai di Lepanto e agli alpini che hanno combattuto in Russia, oltre che ai romani e ai crociati: quelle sono le nostre radici. Mica l’Islam!». E scusi, il suo vescovo non le ha detto niente, quando ha deciso di presentarsi alle Europee? E qui viene fuori che padre Tam - candidato nel collegio Nord Ovest con la Lista Alternativa (cioé Libertà di Azione, Forza Nuova e Fronte sociale nazionale) è tecnicamente quel che si dice uno scomunicato: «Sono un sacerdote ordinato da monsignor Lefebvre, scomunicato con tutti i suoi dalla Chiesa nel 1988. Sempre sacerdote sono, comunque». E come fa a dir messa? «La dico e basta. Alle mie pecore nere va bene così. E poi io sono come san Giovanni Bosco, che andava in giro a raccogliere i birichini. Io i miei li ho trovati». Le pecore, appunto. «Bravi ragazzi, che combattono una grande battaglia». Cioé? «Quella contro l’Islam, naturalmente. Io la chiamo la crociata del rosario», nel senso che «io uso solo l’arma spirituale. Scriva spirituale, mi raccomando, sennò poi dicono che incito all’uso delle armi». Allora, armato di solo rosario, padre Tam tuona e fulmina dal pulpito (con tono mussoliniano, «come deve fare un cappellano militare prima della battaglia»), quando qualcuno gli presta una chiesa, perché in Italia le chiese che accettino i lefebvriani sono pochine, «ma sono molti i fedeli stanchi di questa Chiesa molle! Tutta gente che crede ancora nelle tradizioni, a cominciare dalla messa recitata in latino, dove l’officiante rivolge le spalle ai fedeli». Ma anche quelle poche funzioni finiscono per fare grande scalpore, non fosse che per la presenza «del Fronte naziskin che mi segue sempre...». Teste rasate, insomma. «Ma non sono nazisti, sono italiani. Bravi ragazzi, che senza me uscirebbero dalla chiesa. Invece stanno con me, che li mando dritti alla Madonna di Fatima, e così scavalco a destra i preti». L’ultima volta è stata a Schio, dove «i comunisti si sono presentati in 350 per impedirci di celebrare la messa per i martiri del posto, uccisi dai partigiani. Ma noi eravamo ottocento... Quest’anno saremo di più ancora, e i comunisti sempre meno. La sinistra va a morire, insomma». Dunque, no all’Islam. «Vade retro Islam, prima di tutto. Combattiamo il saraceno che invade le nostre coste, come successe ad Otranto. Ha in mente i martiri di Otranto? E San Marino violentata dai pirati? Ma il pericolo più forte è un altro: la Chiesa». Che fa, la Chiesa? «Troppo pacifista. Con il Concilio Vaticano II i papi e i vescovi hanno introdotto il modernismo, di fatto dando il via libera all’invasione religiosa islamica. Il Papa che bacia il Corano (ci sono le foto, vada a controllare). Il vescovo di Cremona che abbraccia l’imam... Allora io dico: altolà al saraceno, e ai preti pacifisti». Ma se poi incontra un poveretto marocchino in mezzo alla strada che fa? «Gli faccio l’elemosina, mica è colpa sua se si trova qua a mendicare». Ci sarà, un vescovo che le piace. «Maggiolini, ma anche lui è molle. Qui invece ci vogliono i crociati, i marinai di Lepanto!». Quelli però li usa già Bossi, assieme ai lancieri padani... «Bossi ha un solo merito: si è dichiarato contro il Concilio Vaticano II». E Fini, che ne pensa? «Ha legalizzato 700 mila immigrati, cioè vuole la Turchia in Europa, e il voto agli immigrati: un suicidio, soprattutto per la destra». Quindi? «Un traditore». Con chi ce l’ha, oltre a Fini? «Con i pedofili. Per loro propongo la pena di morte, ma solo se ammazzano i bambini».
da La Stampa del 01 06 04




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