PROVE PERSE PER STRADA
Il Foglio del 18/6/2004
Del riscatto per gli ostaggi ha "sentito dire", dell’assassinio di Berg no
Gino Strada, dopo aver affermato e poi fatto smentire dalla sua stessa organizzazione di disporre delle prove del "riscatto" pagato per la liberazione degli ostaggi italiani, ora fa la vittima.
Il responsabile della Croce Rossa Maurizio Scelli, dice, ci ha diffamati.
. Ma sugli ostaggi sa solo che non meglio identificati "informatori iracheni" hanno parlato della "possibilità" di un riscatto. Aver sentito dire di un’ipotesi non sembra proprio una prova, anzi neppure un indizio. Ricorda la deposizione di un giornalista di grido al processo a Giulio Andreotti, che, alla domanda su che prove avesse del coinvolgimento dell’uomo politico nella mafia, rispose che "lo sapevano anche i sassi", ricevendo dal giudice la gelida risposta che "i sassi non testimoniano in processo".
...più o meno come le cazzate di Travaglio...
Di prove del pagamento, dunque, non ce n’è Viene da domandarsi, allora, quale sia la ragione che ha indotto Gino Strada ad avanzarne così clamorosamente il sospetto (ammantato da certezza).L’intento propagandistico, lo stesso che lo aveva portato ad aggirarsi senza risultati per Baghdad, è evidente , ma non spiega tutto.
L’idea di accreditare un’immagine "umanitaria" dei sequestratori, di cui Strada sembra dimenticare che hanno assassinato a sangue freddo un ostaggio disarmato, va al di là dell’ossessione propagandistica.
E’ la conseguenza di una scelta di campo – i terroristi iracheni sono le vittime, le forze della coalizione sono i carnefici, anche quando liberano ostaggi civili – che rasenta il fanatismo.
In questa visione allucinata, il vero crimine vergognoso sarebbe il pagamento di un riscatto (che peraltro risulta solo ai suoi "informatori"), non il sequestro e l’assassinio di civili.
Diffamare una posizione del genere è impossibile, perché è inutile, si diffama da sé. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le opinioni ultrapacifiste, con la contrarietà alla politica americana, ovviamente discutibili ma che hanno legittimità in un confronto democratico. Confina più o meno consapevolmente con l’apologia del terrore...




Rispondi Citando