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Discussione: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

  1. #81
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

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  2. #82
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  3. #83
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  4. #84
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    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  5. #85
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

    Non sbagliamo come nel 1848, riprendiamoci la libertà
    lindipendenzanuova.com/non-sbagliamo-come-nel-1848-riprendiamoci-la-liberta-2/

    di ROMANO BRACALINI –

    Dove eravamo
    rimasti?! Ma forse è meglio non andare
    troppo indietro, le nostalgie sono troppe, e
    quindi… andiamo avanti! Questo è un Paese
    che non si muove, figuriamoci se si muove
    con le parole!
    E’ un Paese rimasto indietro, arretrato,
    autoritario, e quindi se individua il nemico lo
    colpisce con l’arma medievale del vilipendio,
    che non esisteva nell’impero asburgico e non
    esiste oggi nel regno d’Inghilterra. Mi pare un’azione, questa referendaria, che si
    colloca in un momento storico interessante per l’Europa, c’è un fermento nuovo, non
    solo nei luoghi di cui si parla spesso prevalentemente, la Scozia, la Catalogna, dove il
    popolo si esprime, ma in tutti ipaesi europei. In Francia non c’è solo una diversità
    corsa, ma c’è ad esempio la Savoia, dove ha ripreso uno spirito autonomista
    indipendentista. La Savoia fu oggetto di un turpe baratto, nel 1859 quando i
    piemontesi la cedettero ai francesi in cambio della più ricca Lombardia.
    C’è la diversità normanna, la diversità bretone… E c’è una diversità spagnola nei
    confronti della Catalogna ma anche di tutte le altre parti della Spagna, i Paesi Baschi.
    Qualche secolo fa la Spagna era nota come Le Spagne! E così l’Italia, che fino al 1871
    era fatta di sette stati, che sono esattamente transitati nell’Italia di oggi, com’erano se
    non peggio.
    Il referendum lombardo del 2017 richiede come prima cosa un’autonomia, che una
    regione di 10 milioni di abitanti merita di avere, ma lo scopo finale come quello di
    molte parti d’Europa è l’indipendenza. Il grande storico francese Fernand Braudel dice
    che l’Europa per cinque secoli è stata dominata dalle città stato, Firenze, Venezia,
    Amsterdam, la Lega Anseatica, Amburgo, Lubecca e Brema, e solo per un secolo e
    mezzo o poco più dagli stati nazione.
    Nel libro “La nascita dell’Europa regionale”, lo storico scozzese Christopher Harvie, che
    insegna all’Università di Tubinga, per non insegnare in una università inglese, spiega
    come l’Europa sarà fatalmente regionale, ci sarà la rinascita delle grandi città stato
    perché dopo il crollo dello stato nazione, come sta accadendo adesso perdendo
    sovranità, finirà per cadere anche per il baraccone autoritario e burocratico
    dell’Europa unita. Unita non si sa da chi né da quale volontà. Belgio, Spagna, Irlanda,
    stati nazione e infine città stato, questo è il destino dell’Europa. Avendo in mente
    questo scenario, occorre iniziare a lavorare per andare avanti: l’autonomia è il primo
    gradino di richiesta legittima. E poi arriveranno le altre rivendicazioni, sempre
    legittime ma sempre meno accettate.
    1/3
    Per il voto in Catalogna, la Spagna ha messo in atto una sorta di biechi ricatti, dicendo
    che se la Catalogna dovesse staccarsi dalla Spagna, non sarebbe più in Europa. Come?
    Non sarebbe più in Europa? Vuol dire che se ne va via geograficamente?! O c’è un
    2/3
    diritto per cui si è in Europa e c’è un diritto per cui non lo siamo? La Catalogna è in
    Europa, resterà in Europa, ma vuole la sua indipendenza, perché la Catalogna è
    sempre stata una “cosa diversa” rispetto alla Spagna. Anzi, Le Spagne! E la Catalogna
    faceva già eccezione secoli fa.
    Hanno detto che se vincesse, in Catalogna non sarebbero più pagate le pensioni. Un
    ricatto che anche lo stato francese ha esercitato in Corsica, dove peraltro è stata
    concessa una vasta autonomia, pur nell’ambito dello Stato francese. La Corsica è
    divisa in due dipartimenti, Haute Corse, con capitale Bastia, e Corse de Sud con
    capitale Aiaccio. Ha una università bilingue a Corte, in francese e in corso.
    Nel 1994 a ottobre dopo l’intervista a Harvie, proseguii il mio viaggio per Belfast, per
    occuparmi della questione nord irlandese. Belfast, per chi la conosce, è una città
    divisa. I protestanti unionisti da una parte, i cattolici separatisti dall’altra. E’ una città
    divisa in due da una muraglia inaccessibile. Cavalli di frisia, posti di blocco, un
    permanente stato di guerra. Una città che fa pena perché secoli dopo secoli è rimasta
    così. A Belfast intervistai Gerry Adams, il leader del Sinn Féin, “Noi soli”, termine
    drammatico e appassionato: Noi soli!
    Nell’intervista volli fargli una domanda provocatoria. Gli chiesi: ma gli inglesi sono qui
    da tre secoli, c’è un partito che vuole che stiano qua. Come pensate di cacciarli? Gerry
    Adams mi guardò di traverso e mi disse: lei cosa direbbe se a Milano ci fossero
    ancora gli austriaci?
    E lo guardai e gli dissi: Magari!
    Nel 1848, durante le 5 Giornate, il popolo milanese sbagliò nemico, ma gli errori si
    capiscono dopo. Non erano gli austriaci, impero civile e tollerante, il nemico.
    “Fucilavano”, si disse. Silvio Pellico, nel suo libro politico di propaganda Le mie
    prigioni, si dimenticò di dire che lo Spielberg in Moravia era molto più civile e umano
    delle carceri piemontesi. Se lo dimenticò. Ma noi oggi vogliamo ricordarlo: se c’è
    questo vivere civile, se Milano è così con la Scala, Brera, se Monza è ciò che è lo si
    deve agli austriaci. Fu riconosciuto anche da Sciascia a suo tempo: i milanesi sono così
    perché hanno avuto gli austriaci. Ah certo, gli spagnoli a Napoli non hanno lasciato
    una bella eredità.
    Le mie convinzioni si basano su tre principi fondamentali. Il primo: Carlo Cattaneo, il
    mio campione. Il secondo: il federalismo è la mia speranza. Il terzo: la secessione il
    mio sogno.

    Non sbagliamo come nel 1848, riprendiamoci la libertà | L'Indipendenza Nuova
    Maria Vittoria likes this.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  6. #86
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

    I confini della Padania.
    Quaderni Padani - Anno II, n. 3 - Gennaio-Febbraio 1996

    I confini meridionali della Padania
    Quaderni Padani - Anno VI, n. 27 - Gennaio-Febbraio 2000

    https://archivio.associazionegilbertooneto.org/

    https://archivio.associazionegilbert...DF/Quad_03.pdf

    https://archivio.associazionegilbert...DF/Quad_27.pdf

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  7. #87
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio

    [L'utente si trova nella tua lista ignorati] Visualizza citazione
    è vero, i dialetti si parlano sempre meno,
    ma vedrai che saranno presto sostituiti da altri idiomi
    che hanno poco a che vedere con litagliano.

    quanto al nome padania, in tempi non sospetti
    veniva così descritta sulla enciclopedia UNIVERSO:


    la padania nel 1965 dalla enciclopedia UNIVERSO della casa editrice De Agostini,
    alla voce “ITALIA” pagine 196-197 volume VII descrivendo la morfologia della penisola:

    “IN COMPLESSO LA PADANIA RAPPRESENTA UN INDIVIDUO GEOGRAFICO
    BEN DEFINITO PER I SUOI CARATTERI FISICI E UMANI;
    LA SUA IMPORTANZA ANTROPICA ED ECONOMICA E’ ENORME PER L’ITALIA,
    PER LA SUA FITTA POPOLAZIONE AGRICOLA E PER I SUOI CENTRI INDUSTRIALI
    CHE SONO I MAGGIORI DEL PAESE”.
    Grazie Max!
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  8. #88
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -



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  9. #89
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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  10. #90
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    Predefinito Re: 50 buone ragioni per l'indipendenza della Padania - di G. Oneto & G. Pagliarini -

    Bracalini: Carlo Cattaneo, il mio campione. Federalismo, la mia speranza. Secessione, il mio sogno
    25 Set 2019 · 0 Comment

    di ROMANO BRACALINI – Dove eravamo rimasti?! Ma forse è meglio non andare troppo indietro, le nostalgie sono troppe, e quindi… andiamo avanti! Questo è un Paese che non si muove, figuriamoci se si muove con le parole!
    E’ un Paese rimasto indietro, arretrato, autoritario, e quindi se individua il nemico lo colpisce con l’arma medievale del vilipendio, che non esisteva nell’impero asburgico e non esiste oggi nel regno d’Inghilterra. Mi pare un’azione, questa referendaria, che si colloca in un momento storico interessante per l’Europa, c’è un fermento nuovo, non solo nei luoghi di cui si parla spesso prevalentemente, la Scozia, la Catalogna, dove il popolo si esprime, ma in tutti ipaesi europei. In Francia non c’è solo una diversità corsa, ma c’è ad esempio la Savoia, dove ha ripreso uno spirito autonomista indipendentista. La Savoia fu oggetto di un turpe baratto, nel 1859 quando i piemontesi la cedettero ai francesi in cambio della più ricca Lombardia.
    C’è la diversità normanna, la diversità bretone… E c’è una diversità spagnola nei confronti della Catalogna ma anche di tutte le altre parti della Spagna, i Paesi Baschi. Qualche secolo fa la Spagna era nota come Le Spagne! E così l’Italia, che fino al 1871 era fatta di sette stati, che sono esattamente transitati nell’Italia di oggi, com’erano se non peggio.
    Il Comitato richiede come prima cosa un’autonomia, che una regione di 10 milioni di abitanti merita di avere, ma lo scopo finale come quello di molte parti d’Europa è l’indipendenza. Il grande storico francese Fernand Braudel dice che l’Europa per cinque secoli è stata dominata dalle città stato, Firenze, Venezia, Amsterdam, la Lega Anseatica, Amburgo, Lubecca e Brema, e solo per un secolo e mezzo o poco più dagli stati nazione.
    Nel libro “La nascita dell’Europa regionale”, lo storico scozzese Christopher Harvie, che insegna all’Università di Tubinga, per non insegnare in una università inglese, spiega come l’Europa sarà fatalmente regionale, ci sarà la rinascita delle grandi città stato perché dopo il crollo dello stato nazione, come sta accadendo adesso perdendo sovranità, finirà per cadere anche per il baraccone autoritario e burocratico dell’Europa unita. Unita non si sa da chi né da quale volontà. Belgio, Spagna, Irlanda, stati nazione e infine città stato, questo è il destino dell’Europa. Avendo in mente questo scenario, occorre iniziare a lavorare per andare avanti: l’autonomia è il primo gradino di richiesta legittima. E poi arriveranno le altre rivendicazioni, sempre legittime ma sempre meno accettate.
    Per il voto in Catalogna, la Spagna ha messo in atto una sorta di biechi ricatti, dicendo che se la Catalogna dovesse staccarsi dalla Spagna, non sarebbe più in Europa. Come? Non sarebbe più in Europa? Vuol dire che se ne va via geograficamente?! O c’è un diritto per cui si è in Europa e c’è un diritto per cui non lo siamo? La Catalogna è in Europa, resterà in Europa, ma vuole la sua indipendenza, perché la Catalogna è sempre stata una “cosa diversa” rispetto alla Spagna. Anzi, Le Spagne! E la Catalogna faceva già eccezione secoli fa.
    Hanno detto che se vincesse, in Catalogna non sarebbero più pagate le pensioni. Un ricatto che anche lo stato francese ha esercitato in Corsica, dove peraltro è stata concessa una vasta autonomia, pur nell’ambito dello Stato francese. La Corsica è divisa in due dipartimenti, Haute Corse, con capitale Bastia, e Corse de Sud con capitale Aiaccio. Ha una università bilingue a Corte, in francese e in corso.
    Nel 1994 a ottobre dopo l’intervista a Harvie, proseguii il mio viaggio per Belfast, per occuparmi della questione nord irlandese. Belfast, per chi la conosce, è una città divisa. I protestanti unionisti da una parte, i cattolici separatisti dall’altra. E’ una città divisa in due da una muraglia inaccessibile. Cavalli di frisia, posti di blocco, un permanente stato di guerra. Una città che fa pena perché secoli dopo secoli è rimasta così. A Belfast intervistai Gerry Adams, il leader del Sinn Féin, “Noi soli”, termine drammatico e appassionato: Noi soli!
    Nell’intervista volli fargli una domanda provocatoria. Gli chiesi: ma gli inglesi sono qui da tre secoli, c’è un partito che vuole che stiano qua. Come pensate di cacciarli? Gerry Adams mi guardò di traverso e mi disse: lei cosa direbbe se a Milano ci fossero ancora gli austriaci?
    E lo guardai e gli dissi: Magari!
    Nel 1848, durante le 5 Giornate, il popolo milanese sbagliò nemico, ma gli errori si capiscono dopo. Non erano gli austriaci, impero civile e tollerante, il nemico. “Fucilavano”, si disse. Silvio Pellico, nel suo libro politico di propaganda Le mie prigioni, si dimenticò di dire che lo Spielberg in Moravia era molto più civile e umano delle carceri piemontesi. Se lo dimenticò. Ma noi oggi vogliamo ricordarlo: se c’è questo vivere civile, se Milano è così con la Scala, Brera, se Monza è ciò che è lo si deve agli austriaci. Fu riconosciuto anche da Sciascia a suo tempo: i milanesi sono così perché hanno avuto gli austriaci. Ah certo, gli spagnoli a Napoli non hanno lasciato una bella eredità.
    Voglio chiudere dicendo che le mie convinzioni si basano su tre principi fondamentali. Il primo: Carlo Cattaneo, il mio campione. Il secondo: il federalismo è la mia speranza. Il terzo: la secessione il mio sogno.

    Bracalini: Carlo Cattaneo, il mio campione. Federalismo, la mia speranza. Secessione, il mio sogno | L'Indipendenza Nuova
    Fallen and cgs71 like this.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
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