A Milano José Piñera, il ministro che riformò in senso liberistico il sistema previdenziale
Pagliarini: «Pensioni private come in Cile»
MILANO - «Quella in discussione adesso è una piccola cosa, meglio di niente, il nodo vero è passare da un sistema a ripartizione a un sistema di capitalizzazione come in Cile, Polonia ed Ungheria». Questo in sintesi il pensiero di Giancarlo Pagliarini, deputato leghista ed ex ministro del Bilancio, in tema di riforma previdenziale, espresso nel corso del convegno "Pensioni: una riforma per sopravvivere" promosso a Milano dall'Istituto Bruno Leoni.
Il principale relatore della conferenza era però il cileno José Piñera, presidente dell'International Center for Pension Reform, ministro del Lavoro nel suo Paese dal 1978 all'80, che riformò il sistema pensionistico cileno in senso privato. Con lui e Pagliarini anche l'ex ministro del Lavoro Tiziano Treu.
José Piñera ha ricordato nel suo intervento come il sistema pensionistico a ripartizione, quello gestito dallo Stato e dai sindacati, per intenderci, risale ai tempi di Bismarck, che lo introdusse in Germania nel diciannovesimo secolo, quando l'aspettativa di vita mediamente si aggirava sui 45 anni: a riuscire ad andare in pensione, quindi, erano davvero in pochi, e lo Stato poteva ampiamente permettersi di pagare il vitalizio. Un secolo dopo, tuttavia, l'aspettativa di vita è aumentata a dismisura: un bene per chi vive fino a novant'anni e oltre, ma una sciagura per lo Stato e la previdenza perché il sistema pensionistico diventa insostenibile. Piñera ha orgogliosamente esposto i benefici della sua riforma previdenziale, che ha affidato la gestione delle pensioni a fondi privati. Ha anche fatto notare come fosse stata data la possibilità di scelta ai lavoratori di optare fra i due sistemi, quello pubblico e quello privato, e il 95 per cento di loro ha scelto quello privato.
Mentre secondo Tiziano Treu le due previdenze dovrebbero continuare a coesistere, per Pagliarini l'amministrazione pubblica dovrebbe limitarsi a erogare le pensioni sociali, ma con i fondi derivanti dalle imposte, non con i contributi.
Secondo Pagliarini, «i versamenti di ciascun lavoratore devono essere trasferiti su fondi privati in modo che costui, nel corso del tempo, costruisca il capitale che costituirà la sua pensione». In questo caso il ruolo dello Stato diventerebbe "marginale" e l'Inps sopravviverebbe non più «con i contributi dei lavoratori e dalle aziende ma eventualmente con le tasse pagate dai cittadini».
Un ruolo di supporto, quello identificato da Pagliarini per l'Istituto previdenziale della previdenza sociale, il quale dovrebbe «intervenire soltanto in casi di necessità per chi non ce la fa con il proprio capitale accumulato». In pratica «ogni lavoratore dovrebbe diventare un piccolo capitalista».
Pagliarini, nel corso del convegno, ha illustrato i contenuti del libro di José Pinera che ha per titolo: Pensioni: la sfida della responsabilità individuale, di cui il parlamentare leghista ha scritto la prefazione. Nello scritto del ministro cileno del Lavoro e della Sicurezza sociale ai tempi del generale Pinochet, Pagliarini intravede «una missione che condivido da sempre: quella di scardinare i sistemi previdenziali a ripartizione» che lo stesso esponente leghista definisce «centralisti, non razionali e tremendamente egoisti verso le generazioni future».
A chi sostiene che adottare il modello Piñera basato sulla capitalizzazione dei contributi da parte di ogni singolo lavoratore sia una soluzione troppo onerosa, Pagliarini risponde utilizzando le parole dello stesso ex ministro: «In Cile abbiamo finanziato gli obblighi verso i lavoratori già in pensione in diversi modi: lo Stato ha emesso nuovi buoni del Tesoro che hanno diminuito i costi tra più generazioni».
Inoltre, secondo il testo citato da Pagliarini, «anche la privatizzazione delle aziende di proprietà statale e la riduzione di altri capitoli di spesa del bilancio dello Stato hanno portato un importante contributo». Infine, ai tempi del governo del generale Pinochet, per passare dal sistema a ripartizione a quello a capitalizzazione lo Stato introdusse «una lieve tassa temporanea di transizione» seguita poi da una «crescita economica favorita dal sistema a capitalizzazione che ha prodotto un maggiore gettito fiscale».
Sull'argomento Pagliarini ha comunque precisato che, rispetto a quella di Piñera, la sua risposta è «meno semplice perché il valore reale del nostro debito pensionistico è enorme e supera i duemila miliardi di euro».
Sull'argomento Pagliarini è stato chiaro: «Nel lungo periodo quella cilena è l'ultima riforma in grado di reggere».
A proposito del fatto che già nel 1994, ai tempi in cui era ministro del Bilancio, avesse caldeggiato l'adozione di una riforma previdenziale ispirata a quella cilena, fatto che aveva suscitato la reazione scandalizzata dei giornali di sinistra, Pagliarini ricorda che nel 1997 fu il governo di centrosinistra che ripropose la via cilena. Prodi, lo stesso Treu e gli allora segretari della Triplice, Cofferati, D'Antoni e Larizza, si recarono dall'ambasciatore cileno Jimenez per farsi consigliare sulla riforma pensionistica. Pagliarini commenta che quello che si dimostrò insoddisfatto fu il segretario della Cgil Cofferati. «La prima cosa da fare - dice Pagliarini - è tenere i sindacati fuori dalla gestione delle pensioni».
N. L.
--------------------------------------------------------------------------------
[Data pubblicazione: 18/06/2004]




Rispondi Citando
