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  1. #1
    anroma
    Ospite

    Thumbs up Referendum per la ratifica della Costituzione Europea...

    Il ministro degli Esteri: «La firma a Roma entro novembre»

    Frattini: una Costituzione Ue da sei e mezzo
    Ridurre le aspettative è stato l’unico modo per ottenere il consenso di tutti. Giusto un referendum anche in Italia
    DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

    BRUXELLES - E’ una Costituzione «che merita un sei e mezzo in pagella sul piano delle ambizioni. Ma ridurre le aspettative era l’unica chiave per raggiungere il consenso di tutti». Dopo la notte «storica» di Bruxelles, il ministro degli Esteri Franco Frattini traccia il bilancio politico-diplomatico della fase finale della trattativa. Il ministro si dichiara favorevole a un eventuale referendum e si aspetta, «di poter celebrare a Roma la firma del Trattato, tra ottobre e novembre». Lo scontro sul dopo-Prodi tra il cancelliere tedesco Gerhard Schröder e il premier inglese Tony Blair, conferma «che non esistono ipotesi di direttorio in Europa».



    Il ministro degli Esteri Franco Frattini al vertice di Bruxelles (Afp)
    Nella fase finale il governo italiano ha avanzato due richieste: introdurre un riferimento «alle radici cristiane» nel preambolo; limitare le clausole di garanzia nel sistema di voto. Tutte e due le proposte, però, sono state bocciate.
    «Innanzitutto c’era anche un’altra richiesta, avanzata insieme con Germania, Francia e altri Paesi, che invece ha trovato soddisfazione. Sto parlando dei cambiamenti alle regole della " governance economica"...»

    La gestione più morbida del «Patto di stabilità».
    «Grazie alla iniziativa di Berlusconi e di altri, è stato possibile raggiungere un miglior bilanciamento dei poteri tra Commissione e Consiglio dei ministri finanziari sulla sorveglianza dei deficit».

    Tornando alle «radici cristiane», il Vaticano ha «espresso rammarico»...
    «E’ anche il nostro. Perché noi, più di altri Paesi, ci siamo battuti fino all’ultimo per cambiare il testo del preambolo. La nostra proposta in extremis era quella di aggiungere due sole parole: " notamment chrétienne ", "in particolare cristiana", subito dopo il passaggio che richiama "l’eredità religiosa". Ma abbiamo incontrato un’opposizione pregiudiziale che risponde a una concezione di laicismo invalicabile. Belgio, Francia, Finlandia ci hanno fatto sapere che in nessun caso si poteva accettare la nostra idea, salvo mettere a rischio l’esistenza stessa del preambolo».

    Pare che Chirac abbia stroncato l’intervento di Berlusconi con una battuta: «Grazie Padre».
    «Nessuno francamente ha sentito questa battuta. Al discorso del nostro presidente del Consiglio ha replicato il premier finlandese, dicendo che non era d’accordo. E’ vero, comunque, che Chirac pubblicamente ha dichiarato che la Francia ha risolto da tempo la questione Stato-Chiesa. Noi, però, volevamo approfondire il richiamo storico alla tradizione religiosa che in ogni caso rimane nel preambolo e che, anzi, esce rafforzata rispetto alla prima versione elaborata nella Convenzione di Giscard d’Estaing».

    L’altro punto su cui si è trattato fino all’ultimo era il sistema di voto. E’ stato un accordo al ribasso?
    «Quello che ho sempre detto è che noi dovevamo ricercare la prevalenza dell’interesse europeo. C’era la necessità di evitare di inserire un catenaccio nei meccanismi di decisione, introducendo, tra l’altro, la cosiddetta "clausola di Ioannina". In sostanza questo articolo prevede che un piccolo gruppo di Paesi possa rivolgersi al Consiglio, congelando la decisione. Da come era stata prefigurata la clausola prevedeva, di fatto, una sospensione "sine die" delle delibere. Devo dire che anche grazie al nostro intervento si è raggiunto un compromesso accettabile: la disposizione rimane, è vero, però sarà in vigore solo per una legislatura, dal 2009 al 2014. In compenso resta aperto il sentiero delle "cooperazioni rafforzate", che consente ad alcuni Paesi di progredire più velocemente nella collaborazione in settori importanti. Nel complesso c’è un equilibrio, che la presidenza italiana ha contribuito a raggiungere, come è stato riconosciuto anche al vertice».

    E’ tempo di pagelle. Che voto dà alla Costituzione?
    «Se posso, darei un doppio voto. Do sette per la capacità di rispondere alla domanda istituzionale. E’ una Carta che finalmente definisce una prospettiva seria per l’Europa. Ma il voto sul livello delle ambizioni è più basso, diciamo sei e mezzo. C’è, effettivamente uno scarto tra quello che era il testo della Convenzione e quello che è uscito dal vertice di Bruxelles. Ma abbassare il livello delle ambizioni era l’unica chiave per ottenere il consenso».

    Il Trattato costituzionale si firmerà a Roma?
    «Sono certo che il primo ministro irlandese Ahern confermerà l’impegno preso nel Consiglio di Salonicco (20 giugno 2003; ndr ) in cui si stabilì che in ciascun Paese ci sarebbe stata una cerimonia e che la firma conclusiva sarebbe stata a Roma. Abbiamo l’appoggio della Gran Bretagna, della Francia e certamente di moltissimi Paesi a cui abbiamo chiesto. L’unico ostacolo era la Spagna, ma il premier Zapatero è venuto a Roma per assicurare che la firma finale si farà da noi e non a Madrid, come era stato ipotizzato, dopo gli attentati. Siamo grati a Zapatero, anche perché la sua posizione gli è costato un attacco nel Parlamento spagnolo da parte dei nostri amici Popolari».

    Quando è prevista, dunque, questa cerimonia romana?
    «Penso tra ottobre e novembre. Il tempo di completare la versione finale del Trattato».

    Ci sarà un referendum sulla Costituzione in Italia?
    «Debbo dire che già in passato io personalmente ho espresso un’opinione favorevole. E’ giusto coinvolgere i Parlamenti nazionali, ma penso sarebbe opportuno chiedere un’ulteriore investitura popolare. Ricordo che il vicepresidente Fini era d’accordo e anche Giuliano Amato, da vicepresidente della Convenzione, era su questa linea. Ne dovremo parlare nel governo. Lo faremo verso novembre, quando si porrà il problema della ratifica».

    Il Consiglio europeo deciderà di procedere anche se la Carta dovesse essere bocciata in alcuni Paesi, come in Gran Bretagna?
    «Temo che sia molto difficile che accada. Non sarebbe accettato da quei governi impegnati nei referendum. E sarebbe comunque un messaggio sbagliato. Non si può dare l’impressione ai cittadini inglesi, per esempio, che l’Europa possa tranquillamente fare a meno di loro, andando avanti qualunque sia l’esito del referendum. Occorre, invece, dare una forte spinta in termini di comunicazione al valore storico della Costituzione».

    Non è che il clima politico sia proprio l’ideale. La nomina del presidente della Commissione ha provocato lo scontro tra Schröder e Blair, tra Chirac e Berlusconi.
    «Il primo ministro Blair ha reagito al metodo con cui è stata presentata la candidatura di Verhofstadt da parte della Germania. Forse è mancato un preliminare approfondimento. Da parte sua il presidente Berlusconi si è fatto portavoce di una candidatura condivisa dai capi di stato e di governo che fanno parte del Partito popolare europeo».

    Schröder si è infuriato: il presidente della Commissione non lo sceglie un partito.
    «In realtà quella di Patten era una candidatura appoggiata da diversi Paesi, tra cui Austria, Portogallo, Gran Bretagna e Ungheria. Certo si era creata una situazione, sia nel merito che nel metodo, che rischiava di certificare gravi divisioni. Bene ha fatto Ahern a decidere di rinviare».

    Ma lo scontro Schröder-Blair significa che è già finito il «direttorio a tre», tra Germania, Francia e Gran Bretagna?
    «L’idea dei direttori di fatto è tramontata da tempo, come si è visto anche nella discussione di ieri. Per fortuna abbiamo la Costituzione che prevede cooperazioni rafforzate con regole trasparenti. Secondo noi quella è la strada giusta».

    E il successore di Prodi?
    «Credo che ne parleremo dopo il vertice Nato di Istanbul, ai primi di luglio. Toccherà alla presidenza olandese rilanciare. Noi parleremo con tutti, ma proprio tutti. Il nome uscirà».

    www.corriere.it

  2. #2
    Araldo
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    Meno male che hanno lasciato fuori la stronzata delle "radici cristiane"...

  3. #3
    I amar prestar aen
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    Non penso che avranno il coraggio di fare un referendum, anche se Mannhaimer dice che passerebbe. Tutti e due i poli hanno al loro interno degli scettici e si farebbero del male. Personalmente non mi piace questa costituzione, ma non so se sarebbe stato possibile trovare un accordo per qualcosa di meglio. I problemi dell'europa li conosciamo tutti, la sentiamo lontana e questa costituzione non la avvicina di certo.

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  4. #4
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    In Origine Postato da Firebat
    Meno male che hanno lasciato fuori la stronzata delle "radici cristiane"...
    Ne saranno contentissimo turchi ed israeliani quando entreranno anche loro nella UE, nonchè tutti gli immigrati musulmani già presenti.
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  5. #5
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    In caso di referendum io voterò convintamente SI!

  6. #6
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    Un referendum sulla Costituzione Europea?
    MAGARI! Il mio NO sarebbe certo...

  7. #7
    con decision la patria vencera
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    prima di fare un referendum, investirei il nuovo parlamento europeo ad una lettura della costituzione e ad eventuali modifiche, altrimenti a cosa servono i parlamentari, poi successivamente un eventuale referendum nel caso ci siano ancora delle perplessità.

    Però un referendum non SI o NO alla costituzione, ma solo per certi punti eventualmente da modificare
    http://img281.imageshack.us/img281/6194/image0063yw.jpg

  8. #8
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    In Origine Postato da UgoDePayens
    Un referendum sulla Costituzione Europea?
    MAGARI! Il mio NO sarebbe certo...
    A chi lo dici...
    Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
    ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
    Racconti senza fine di gente che ha pagato
    non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
    La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.

  9. #9
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    Come se un si o un no cambiassero qualcosa, è solo uno spreco di soldi non necessario, al limite dovevano farlo prima di entrare in europa e non dopo.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  10. #10
    anroma
    Ospite

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    domanda: ma per i referendum di ratifica e sufficiente raggiungere il quorum?

 

 
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