Voghera, al setaccio il covo nel bosco per trovare tracce di Dna
Da una cabina di Bucarest telefonate dopo la richiesta di riscatto
Valdata, caccia ai rapitori sono quattro rumeni
Si tratterebbe di una banda di italiani e stranieri, specializzati
in furti nelle ville. Avevano basisti e complici all'estero
dal nostro inviato LUCA FAZZO
PAVIA - Una prigione ricavata su un fazzoletto d'erba, coperta da una lastra di plastica ondulata, tra i boschi e i rovi che digradano verso il greto dello Scrivia. A migliaia di chilometri di distanza, una cabina del telefono in un paese alle porte di Bucarest. È su questo asse che si è consumato il sequestro-lampo di Anna Maria Valdata. Ed è su questo asse che ora, dopo l'improvvisa liberazione della donna nella serata di giovedì, si muovono adesso le indagini per individuare i rapitori. Quattro o cinque rumeni, quelli del gruppo operativo. Ma anche i loro complici in patria, come il telefonista di Bucarest. E i loro appoggi in Italia, nella zona del sequestro, basisti od informatori - non necessariamente rumeni, anzi - che hanno indicato nella moglie dell'industriale del mattone Franco Valdata il bersaglio e hanno fornito le indicazioni per catturarla.
Si inizia dal territorio, dalla prigione. Alle due di ieri pomeriggio, il sostituto procuratore Alberto Nobili arriva nella villa dei Valdata a Silvano Pietra, la villa dove è avvenuto il sequestro. Il magistrato e la vittima si dirigono insieme verso la provincia di Alessandria, verso il paese di Rigoroso dove la signora è stata liberata giovedì sera: e dove ieri, di buon mattino, i carabinieri avevano individuato in un punto impervio della vallata che scende al fiume il luogo più probabile per la prigionia della signora. E a colpo sicuro, la Valdata riconosce il punto dove è stata tenuta in ostaggio. Non è una semplice curiosità, quella degli inquirenti. Tutta la zona viene transennata e presidiata. Subito dopo parte il lavoro della Scientifica. Ogni avanzo di sigaretta, ogni capello, ogni bottiglia consumata a metà può essere l'aggancio per arrivare al Dna dei sequestratori. E il Dna potrebbe risultare, alla fine, la prova decisiva per incastrare i sospetti.
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Perché - questo è certo - dei sospetti ci sono: e questo fa parte del secondo capitolo delle indagini, quello tecnico. Dei sospetti ci sono già dalla giornata di mercoledì, quando la telefonata arrivata dai dintorni di Bucarest alla casa dei Valdata ribadisce la richiesta di riscatto avanzata con il bigliettino lasciato nella villa: "Allora, sono pronti i soldi?". Subito dopo la linea cade.
Ma quei pochi istanti sono sufficienti per individuare la provenienza della telefonata: una cabina telefonica alle porte di Bucarest. Scattano le richieste di intercettazione sulle linee internazionali. Vengono individuate una serie di telefonate che dalla cabina viaggiavano verso telefoni cellulari: telefoni rumeni che però in quel momento sono individuati sul territorio italiano, nelle "celle" tra Pavia ed Alessandria. Nella zona del sequestro, cioè.
È a quel punto che gli investigatori, tra mercoledì e giovedì, raggiungono la certezza che l'ostaggio è ancora prigioniero in zona, e decidono di scatenare un offensiva quasi militare sul territorio per stanare i rapitori e costringerli alla resa. "Nel giro di due giorni li becchiamo", promettono giovedì pomeriggio gli investigatori. Invece i rapitori giocano d'anticipo, la banda abbandona l'impresa e libera l'ostaggio rinunciando al pagamento del riscatto.
Ma la morsa dell'inchiesta non si allenta. Se davvero - secondo un'ipotesi che circola con insistenza - il sequestro nasce negli ambienti della malavita comune, in una banda composta da italiani e stranieri specializzata nelle rapine nelle ville ma decisa a fare il salto di qualità, l'arresto e la condanna dei rapitori sono secondo i magistrati l'unica via per impedire che il fenomeno si diffonda, che altri criminali di piccolo calibro manifestino ambizioni di questo genere. "Devono capire che i sequestri non convengono", sorride un inquirente.
Mano pesante, dunque. Dai vertici dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia, il direttore Lucio Carluccio fa sapere che il cerchio potrebbe chiudersi a breve. Questa mattina, dopo l'interrogatorio-lampo di giovedì notte e l'impegnativa giornata di ieri, Anna Maria Valdata verrà interrogata compiutamente. "Non ho avuto mai segni che accanto agli stranieri che mi tenevano in ostaggio potessero esserci degli italiani", ha già fatto sapere l'energica signora. Ma qualche indicazione preziosa per arrivare non solo agli esecutori ma anche alle menti dell'impresa gli investigatori da lei se l'aspettano comunque.
(26 giugno 2004)
Non ci bastavano i terrons delle varie cosche a fare i rapimenti...ora ci si mettono anche i rumeni.
C'è da stare "allegri"![]()




