Un quotidiano californiano rivela: il primatista dei 100 avrebbe ammesso al Grand Jury l'uso di steroidi. E l'Usada ha notificato allo sprinter l'accusa di doping.

NEW YORK, 24 giugno 2004 - Si stringe il cerchio attorno a Tim Montgomery, sul cui capo ora pesa una possibile radiazione. L'Usada, l'agenzia statunitense antidoping, ha ufficialmente informato il detentore del record del mondo dei 100 metri dell’apertura di un procedimento che mira alla interdizione a vita dell’attività agonistica. Era un passo in qualche modo inevitabile dopo le indagini condotte dall'Usada nei mesi scorsi. A ricevere la comunicazione dell'agenzia anche Michelle Collins, campionessa del mondo nel 2003 nei 200 indoor. Nei giorni scorsi stesso trattamento avevano ricevuto altri due sprinter americani, Chryste Gaines e Alvin Harrison.
Sulla gravità della posizione di Montgomery sembrano non esserci dubbi leggendo il "San Francisco Chronicle" di oggi. Il quotidiano californiano ha pubblicato stralci delle dichiarazioni rese l'anno scorso davanti al Grand Jury federale che indagava sul Bay Area Laboratory Co-Operative, il famigerato laboratorio altrimenti detto Balco, che avrebbe rifornito di sostanze vietate numerosi atleti americani.
Il 6 novembre 2003 Montgomery avrebbe ammesso di aver ricevuto ogni settimana da Victor Conte, fondatore della Balco, dosi di ormone della crescita e di una sostanza chiamata "the clear", definita una "pozione magica" dallo sprinter statunitense, al quale però era stato detto che non si trattava di una sostanza illegale. Si apprese in seguito che si trattava del THG, una sostanza che fino ad alcuni mesi fa sfuggiva ai test antidoping. Montgomery avrebbe anche rivelato che Conte avrebbe fornito a Barry Bonds, stella dei San Francisco Giants, del Winstrol, lo stesso steroide di cui aveva fatto uso Ben Johnson prima di essere squalificato all'Olimpiade del 1988.
Montgomery avrebbe ammesso di aver fatto uso dell'ormone della crescita quattro volte al mese per otto mesi. Gli avvocati di Montgomery hanno contestato l'attendibilità di quanto riportato dal Chronicle. "Nessuno può ottenere legalmente la testimonianza di Tim di fronte al Grand Jury", ha dichiarato Cristina Arguedas al "San Francisco Chronicle", che si è poi trincerata dietro un "no comment".