L'esposizione fotografica «Rompere il silenzio» di Tel Aviv è stata sequestrata dalla polizia. In mostra, le immagini scattate dai soldati israeliani con abusi e maltrattamenti sulla popolazione palestinese MICHELE GIORGIO GERUSALEMME

Foto-ricordo di coloni con ostaggi a Hebron

L'esposizione fotografica «Rompere il silenzio» di Tel Aviv è stata sequestrata dalla polizia. In mostra, le immagini scattate dai soldati israeliani con abusi e maltrattamenti sulla popolazione palestinese

MICHELE GIORGIO
GERUSALEMME

L'esposizione Rompere il silenzio sugli abusi gravi subiti dalla popolazione palestinese di Hebron, ha raggiunto un primo obiettivo.

Due giorni fa a Tel Aviv la polizia militare israeliana ha fatto irruzione nei locali che ospitano la mostra promossa da Ong e centri per i diritti umani e che denuncia i maltrattamenti documentati da soldati contro i palestinesi della città cisgiordana ostaggio, di fatto, di 500 coloni israeliani.

Sono state sequestrate foto, videotestimonianze e documenti allo scopo, ha detto un portavoce ufficiale, di consentire l'apertura di una inchiesta della giustizia militare.

«Il procuratore ha ordinato indagini per verificare le accuse presentate all'esposizione» è stato spiegato. Gli organizzatori, ha poi assicurato il portavoce, verranno convocati in qualità di testimoni.

«Accogliamo con soddisfazione ogni inchiesta di questo tipo, ma credo che sia ridicolo indagare su quanto esposto qui» ha affermato il presidente dell'accademia per la fotografia geografica israeliana Giora Salami.

«L'esercito farebbe meglio ad occuparsi di tutti gli abusi finora non rivelati» ha aggiunto infine.

L'esposizione di Tel Aviv, che sarà trasferita domenica alla Knesset su richiesta della commissione parlamentare istruzione e cultura, presenta foto di soldati israeliani a Hebron che posano accanto a detenuti palestinesi bendati e ammanettati, una formula locale delle «foto-ricordo» scattate dai carcerieri americani nella prigione irachena di Abu Ghraib.

Immagini per «uso privato» anche quelle di Hebron. «Ho scattato un po' di foto su situazioni su cui intendevo riflettere in seguito, altre solo souvenirs», ha riferito Jonathan Boumfeld, 21 anni, precisando che tutte le foto esposte a Tel Aviv appartengono a giovani che hanno terminato il servizio di leva.

«A Hebron ci siamo trovati di fronte a terroristi pronti a farsi saltare in aria e ad uccidere una intera famiglia ma anche a coloni (israeliani) che picchiavano palestinesi innocenti, li ferivano gravemente, occupavano case di anziani arabi, coloni che non esitavano a prenderci di mira quando cercavano di riportare l'ordine», ha aggiunto Boumfeld.

Sbaglia chi entrando nella hall che ospita l'esposizione spera di trovarsi di fronte a foto artistiche.

Morte, sofferenza con un tocco di originalità.

Niente di tutto questo.

In mostra ci sono gli orrori dell'occupazione militare, immagini di eventi dolorosi, di abusi gravi accaduti a Hebron ma che i media talvolta fanno finta di non vedere nel timore di finire nel mirino dei sempre più numerosi teorici e sostenitori della «lotta al terrorismo» condotta senza leggi, regole e, soprattutto, violando sistematicamente i diritti umani.

Micha Kurz, 22 anni, ha messo in mostra la foto del colono Baruch, dal look hippy che stringe in una mano la chitarra e nell'altra una mitraglietta Uzi.

«Baruch al mattino ci veniva ad intrattenere suonando e cantando brani di Bob Dylan e al pomeriggio ci costringeva ad inseguirlo mentre lanciava senza motivo pietre e oggetti vari ai passanti palestinesi».

«La democrazia è svanita ad Hebron - ha scritto un altro soldato che ha scelto di rimanere anonimo - gli israeliani fanno quello che vogliono, tutto quello che vogliono, senza rispettare alcuna regola».

«Dopo sei mesi trascorsi ad Hebron ho capito una cosa importante - ha aggiunto un suo compagno - Ci avevano detto che dovevamo proteggere i coloni e invece abbiamo dovuto difendere i palestinesi».