Internet, aumentano i controlli

L'allarme lanciato da un rapporto di Reporters sans frontieres
A rischio anche le democrazie. 'Buona' la situazione italiana

Un Web sempre meno libero. I diritti di internauti, editori di siti e giornalisti online sono in netta regressione. Causa scatenante: gli attentati dell'11 settembre e la successiva dichiarazione di guerra al terrorismo. A lanciare l'allarme è l'associazione Reporters sans frontieres che ha stilato un rapporto sullo stato di salute della cyberlibertà. Ricerca che già nel titolo ("Internet sotto stretta sorveglianza") lascia intuire la direzione scelta dai governi dei 60 Paesi presi in esame nella regolamentazione del Web.

E la situazione non è affatto buona: la lotta al terrore ha portato infatti ad un progressivo inasprimento dei controlli non solo nelle dittature, ma anche nelle moderne democrazie occidentali. Se non stupisce granché che in ben quattro Paesi si possa finire in galera per aver affrontato sul Web argomenti ritenuti 'sovversivi' (la Cina ha ben 63 cyberdissidenti dietro le sbarre; il Vietnam, 7; Le Maldive, 3 e la Siria, 2) c'è da cadere dalle nuvole nel leggere che anche le democrazie hanno a poco a poco limitato di grosso le libertà individuali dei loro internauti. Gli obiettivi di tale limitazione (lotta a terrorismo, pedofilia e pirateria), certo, sono lodevoli, ma pare che i governi stentino parecchio a trovare il giusto mezzo. Un equilibrio tra diritto alla libertà di espressione degli internauti e rispetto della privacy, tra un giusto controllo e il diritto ad una comunicazione libera, sembra mancare ovunque.

Così si legge che: "oggi nella gran parte delle democrazie, Internet deve fare i conti con un regime giuridico molto meno attento alla libertà di espressione rispetto ai media tradizionali". Le leggi che autorizzano la sorveglianza degli internauti si sono infatti moltiplicate. Basti pensare al Patriot Act degli Stati Uniti o alla legge per la sicurezza quotidiana (Lsq) della Francia. Oppure al decreto legislativo del 2003 che ratifica in Italia la normativa europea sul commercio elettronico e a quello sul "peer to peer" che ha suscitato forti proteste tra i navigatori .

Nonostante la tendenza generale, il rapporto di Reporters sans frontieres giudica la situazione italiana "buona", pur sottolineando che "per il governo italiano, dalla fine del 2001, la lotta contro il terrorismo e la cybercriminalità, sono diventate delle priorità assolute" e che "questi obiettivi di sicurezza hanno imposto l'adozione di misure pericolose per le libertà individuali". Come a dire: state attenti a non esagerare.

Reporters sans frontieres dedica poi ampio spazio al caso di Cuba, "la più grande prigione del mondo per i giornalisti". Qui, l'accesso a Internet è controllato e le comunicazioni elettroniche sono strettamente sorvegliate: consultare la Rete può essere rischioso. "Per la gran parte dei giornalisti indipendenti prigionieri dal marzo 2003,- avverte il Rapporto - gli atti di accusa a loro carico fanno preciso riferimento alle attività su Internet". "La libertà di espressione è proscritta a Cuba. Il governo ha adottato una posizione paradossale nei confronti di Internet: provvede alla formazione di migliaia di studenti alle nuove tecnologie (secondo fonti ufficiali, oltre 30 000 sarebbero attualmente in formazione) ma impedisce alla gran maggioranza della sua popolazione l'accesso alla Rete".

da:http://www.repubblica.it