La Gnosi tra luci e ombre


II Convegno sull’opera di don Ennio Innocenti
29-31 ottobre 2009

Istituto italiano per gli Studi Filosofici
Napoli- Palazzo Serra di Cassano
Via Monte di Dio, 14

Con il patrocinio di:
Pontificia Accademia delle Scienze
Università “La Sapienza” Roma
Sindacato Libero Scrittori Italiani
Istituto Accademico di Roma
Associazione Europea Scuola e Professionalità Insegnante
Associazione Pedagogica Italiana
Sacra Fraternitas Aurigarum in Urbe.

Giovedì 29 ottobre 2009
Presentazione

10.00 Giordano Brunettin, Il senso teologico della storia nei lavori di Ennio Innocenti

10.30 Pier Augusto Breccia, Gnosi come ermeneutica positiva dell’arte pittorica dei nostri tempi

Coffe break

11.30 Mauro Mazza, Aperture gnostiche nella letteratura italiana del ‘900

12.00 Ilaria Ramelli, Il mistero dello Pseudo-dionigi

Pranzo

15.30 Alberto Caturelli, Continuità dell’influsso gnostico nella cultura inglese dal nominalismo medievale al sensismo lockiano

16.00 Pier Paolo Ottonello, Continuità della gnosi spuria nella rivoluzione luterana

16.30 Domande e risposte

Venerdì 30 ottobre 2009

10.00 Aldo A. Mola, Rapporto tra calvinismo e gnosi massonica

10.30 Danilo Castellano, Gnosi e politica

Coffe break

11.30 Piero Vassallo, Contiunità della gnosi spuria nella destra italiana del ‘900

12.00 Luigi Copertino, Neocons e cristiano-sionisti: da Lutero ai bagliori di Armageddon

Pranzo

15.30 Giuseppe Sermonti, La scienza post-illiùuminista dell’evoluzione e la gnosi

16.00 Francesco Mercadante, La gnosi politica moderna secondo Eric Vöegelin (1901-1985)

16.30 Domande e risposte

Sabato 31 ottobre 2009

9.30 Tavola rotonda con Ennio Innocenti

Conclusione

Per facilitare la vostra partecipazione:
MAGIS & PLUS- via Olivieri 151- 00132 Roma
Tel 06-20760403
Fax 06-62276701
e-mail: md5690@mclink.it
www.magisteplus.it

Perché un convegno sulla Gnosi?
Per smascherare una frode intellettuale e politica


Di E.M.

Il cristianesimo presuppone l’inaccessibilità di un rapporto con Dio se Dio stesso nono si rivela all’uomo, assumendo liberamente la sua natura e la sua condizione (la compiuta Rivelazione di Dio è Dio stesso, cioè Gesù Cristo), e perciò è bandita ogni rappresentazione del religioso come autoplasmazione divinizzante l’uomo, nell’accezione sia di un superamento della limitatezza della condizione umana che dello scoprimento di una scintilla divina che porterebbe in sé.
Nel cristianesimo la natura umana, che è lapsa, cioè decaduta, ferita (dogma del peccato originale), non è mai confondibile con la natura divina, la cui infinita separazione – santità – dalla sua creatura è tale che può essere colmata solo da Dio. La natura umana sperimenta la sua assoluta differenza dalla natura divina e quindi l’assoluta gratuità della Rivelazione che eleva quella natura ad una vita soprannaturale, che rimarrà inconfondibile con Dio anche post mortem. Nel cristianesimo, insomma, la naturale religiosità dell’uomo, che nel Mondo Antico aveva sperimentato l’impossibilità di rapporto personale con la Trascendenza, aprendo così la possibilità di un ateismo teorico, viene assunta, attraverso l’Incarnazione, al piano soprannaturale della vita divina. In definitiva, sul piano meramente naturale, l’esperienza religiosa rivela all’uomo una sua impotenza costitutiva ad elevarsi per se stesso all’altezza infinita della vita di Dio: per grazia e non per natura l’uomo viene chiamato a partecipare alla vita di Dio.
Vi è, invece, una dimensione religiosa che la ricerca storica chiama gnosticismo, ma che in realtà esprime una degenerazione del religioso costantemente presente e possibile all’uomo – oggi più che mai – che declina, pur in diversissime formulazioni, il religioso nei termini di un riconoscimento di una naturale divinità dell’uomo come parte della divinità, cioè divino per natura e non per grazia, a cui spetta scoprire e «conoscere» questa sua dimensione. È questa degenerazione del religioso che ha dato origine alla secolarizzazione e all’ateizzazione della cultura e della società, nonché ai miti di un progresso indefinito e indefinibile nella storia dell’uomo.
Il superuomo (übermensch) è il concetto che ben prima di Nietzsche vene elaborato da Feuerbach e poi da Marx: la divinità non sarebbe altro che la proiezione dell’essenza dell’uomo al di fuori della sua autentica realtà (nel concetto di alienazione di Marx ritroviamo le stesse categorie). Certamente, la «Gnosi» moderna perde ogni connotazione trascendente, ma non ogni connotazione religiosa. Permane, infatti, il mito dell’uomo nuovo, del «progresso» indefinito della civiltà, di una sorta di autoredenzione dell’uomo che attraverso la conoscenza, in particolare scientifica (lo scientismo), raggiungerà un perfettismo sociologico e antropologico molto simile all’antica divinizzazione all’antica divinizzazione degli «spirituali» delle sette gnostiche.
La «gnosi» moderna, identificabile oggi sia nella cultura marxista ma ancor più in quella progressista, non crede più, come la gnosi antica, ad una divinizzazione dell’umano ma, in modo forse più radicale e folle, crede ad una umanizzazione del divino, intendendo con ciò la possibilità di plasmare un’umanità in cui gli uomini non saranno più come sono ora.
Permane non solo in questa sensibilità ma in questo pensiero, la volontà di superamento della natura verso una mitica sopranatura che l’uomo può guadagnarsi da se stesso (immanentismo). Non v’è alcun umanesimo nella cultura, che si ispira costantemente all’Illuminismo, perché non v’è altro che insofferenza verso la naturalità della realtà – da qui il noto astrattismo che vizia alla radice tale cultura -, in nome di una umanità pensante e sognante, e sull’altare della quale ha immolato le più brutali carneficine.
Il cristianesimo implica amore alla dimensione naturale della creazione dell’uomo e della società che è un amore anche dei suoi limiti (ad esclusione del peccato), che essendo stati assunti da Dio, sono in stessi buoni.
Non un uomo nuovo cerca il cristianesimo ma l’uomo liberato da ciò che lo chiude al rapporto con se stesso, con gli altri e con Dio.