dal quotidiano LIBERO di ieri 25 giugno (30° anniversario della nascita de il Giornale nuovo):
" L'abiura del compagno Amato: si sacrifica come un kamikaze di MATTIAS MAINIERO
PENOSA CONFESSIONE SU REPUBBLICA
Caro dottor Giuliano Amato, sottile mente della sinistra italiana, ci permetta una domanda forse un po' indigesta e pesantuccia: ma lei come la pensa sull'Iraq? E, soprattutto, come la pensano quelli della Lista unitaria o Lista Prodi che dir si voglia? Insomma, (...) (...) la famosa svolta dell'Onu c'è stata o non c'è stata? E che fine devono fare le nostre truppe? Ritirarsi o rimanere? Non risponda, un attimo di pazienza. Premessa per i lettori alle prese con lo stato confusionale del centrosinistra italiano. È l'11 giugno, giorno di chiusura della campagna elettorale. Gli italiani stanno per andare alle urne. Giuliano Amato, responsabile del programma della Lista Prodi, concede un'intervista al Corriere della Sera e attacca la linea della sua stessa Lista. Si prende a schiaffi da solo. Soprattutto, rifila due ceffoni da ko ai leader del suo schieramento. Testuale: «La nuova risoluzione dell'Onu rappresenta un cambio significativo rispetto all'iniziale inter- vento militare». Insomma, Giuliano Amato la pensa più o meno come Silvio Berlusconi, e lo dice chiaro e tondo senza negare che il centrosinistra ha avuto uno sbandamento. Sembra di ascoltare Schifani, e non solo per la mezza pelata che i due hanno in comune. La Casa delle Libertà apprezza e sotto sotto ringrazia. Comunisti, rifondaroli, Verdi ed esponenti del correntone ds insorgono. Tra dietrofront e piroette, il Triciclo arriva alle elezioni. Finito? Gesù, questo è proprio il centrosinistra che sponsorizzò l'Onu per attaccare Bush e Berlusconi, poi rinnegò l'Onu per continuare ad attaccare Bush e Berlusconi, poi riscoprì l'Onu per attaccare se stesso. Una smentita continua. Passano pochi giorni e riecco Giuliano Amato, non più sul Corriere ma su Repubblica di ieri. Una nuova intervista e un nuovo dietro- front: scusate compagni, ho sbagliato, ho detto delle cose che non avrei dovuto dire, uscite come le mie non vanno fatte. Una pubblica e clamorosa sconfessione di se stesso rilasciata a tutt a pagina per la gioia di Romano Prodi e lo stupore di chi ancora pensava che il centrosinistra avesse una linea politica. Un mea culpa gigantesco alla vigilia di una nuova tornata elettorale. Incredibile Giuliano Amato. Incredibile centrosinistra che prende l'Iraq e lo capovolge a suo piacimento, lo sposta a destra e a sinistra, sopra e sotto, si ritira e resta. Gioca ai soldatini, forse perché già stufo del triciclo. E giocando giocando rispolvera vecchie prassi tutt'altro che democratiche. Ve le ricordate? In pubblico non si poteva. Tutto doveva avvenire all'interno degli organismi competenti, nel chiuso dei comitati centrali, nelle segrete stanze dei capi. Era l'epoca del Pci apparentemente compatto, monolitico. Nessuna contestazione, nessuna voce fuori dal coro. Allora. Oggi, Giuliano Amato dice: non si possono «usare le interviste ai giornali per uscirsene con idee divergenti da quelle convenute nel gruppo dirigente del centrosinistra». Manca solo la vecchia Pravda, che qualcuno starà pensando di rimandare in edicola, in Italia, non nell'Urss che non c' è più. Nell'attesa, rimane il dubbio: ma come la pensa veramente Amato sull'Iraq? Perché, qui, tra confusione e smentite, una sola cosa sembra abba- stanza chiara: Giuliano Amato, una delle più lucide menti del centrosinistra, sulla nostra missione ha un pensiero un po' ondivago, variabile, instabile. E se è così confuso e malridotto lui, figuriamoci tutti gli altri. Di nuovo da Repubblica di ieri, pagina 4, quarantatreesima riga: «A pochi giorni dal voto ho detto cose che pensavo servissero a rassicurare una parte del nostro elettorato rimasto perplesso di fronte alla richiesta di ritiro immediato della missione». È ufficiale. Questo centrosinistra in stato confusionale non pensa. Deve averci rinunciato quando è salito a bordo del triciclo, una specie di regressione infantile che lo ha riportato, oltre che agli anni del centralismo democratico, come scrive Antonio Polito, anche ai beati anni dell'ignoranza infantile. È un centrosinistra acefalo che, per ammissione dello stesso Amato, non pensa ciò che il cervello autonomamente elabora. Pensa ciò che presumibilmente piace all'elettorato o rincuora l'elettorato o fa comodo all'elettorato. Annusa l'aria, questo centrosinistra, e si comporta di conseguenza. Se il ritiro porta voti, è per il ritiro. Se a pre- miare è la scelta di rimanere in Iraq, si dichiara favorevole a rimanere in Iraq. Segue la corrente nella speranza di rubacchiare consensi, e naturalmente vorrebbe che queste continue giravolte rimanessero segrete per non perdere definitivamente la faccia. Comprenderete che da un centrosinistra così ci si può aspettare di tutto. Anche che Giuliano Amato abbia detto di nuovo delle cose alle quali non crede e che domani si smentirà di nuovo, spiegandoci che non serve un patto con Bertinotti e che Prodi non è il leader del listone. Tutto è possibile. E tutto, avverte Amato, deve avvenire lontano da occhi indiscreti. Le fetenzie è meglio farle in privato. Zitti e Mosca. "
Saluti liberali




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