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In origine postato da MrBojangles
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In Italia c’è un abuso di potere
Il consiglio d’Europa condanna Berlusconi per la concentrazione dei media e per la Cirami
Sergio Sergi
DALL’INVIATO STRASBURGO Il potere di Berlusconi nei media come «cattivo esempio» per le giovani democrazie. L'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha approvato, come annunciato, la risoluzione del liberale irlandese Paschal Mooney sul «monopolio dei media e la possibilità di abuso di potere in Italia». A Strasburgo, dopo la risoluzione dello scorso aprile del Parlamento europeo, anche l'aula del Consiglio d'Europa - l'organismo di cui fanno parte 45 stati - ha censurato severamente l'operato del governo di centro destra guidato da un premier che è considerato un'«anomalia» perché concentra nelle sue mani un impressionante «potere politico, economico e mediatico». La risoluzione è stata approvata con 35 voti a favore, 33 contrari e 4 astenuti in un emiciclo scarsamente affollato per via delle partenze di fine sessione (assenti anche alcuni parlamentari italiani del centro sinistra). L'Assemblea è giunta al voto, nel tardo pomeriggio di ieri, dopo un animato dibattito che ha anche avuto una coda con l'approvazione di un'altra risoluzione, della liberale tedesca Sabine Scharrenberger, che ha chiesto l'«abrogazione della legge Cirami» sul legittimo sospetto (18 a favore, 11 contrari e 2 astenuti).
Per il governo italiano, un doppio smacco. E la mortificazione di un pronunciamento politico in una sede internazionale che, per sua natura, si occupa della promozione dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. L'Assemblea non ha potuto adottare le raccomandazioni al Comitato dei ministri per le relative risoluzioni: il voto è stato favorevole in entrambi i casi ma non sono stati raggiunti i 2/3 necessari secondo il regolamento dell'aula.
La risoluzione sui media censura la situazione italiana, dove il premier è proprietario di tv e controlla una fetta importante del mercato pubblicitario. L'Assemblea «non può accettare che l'anomalia» del premier proprietario di media e controllore politico sulla tv pubblica, sia da banalizzare e che non «ponga alcun problema potenziale». Il relatore Mooney ha sgombrato il campo dalle insinuazioni con cui i parlamentari italiani del centro destra - solo loro - hanno cercato di contrastare il valore dirompente del giudizio contenuto nella risoluzione: «Non ho mai detto che in Italia non ci si una democrazia compiuta. Anzi, ho ricordato che l'Italia è paese fondatore del Consiglio e dell'Unione. Proprio per questo ha più responsabilità di altri». La risoluzione punta il dito sul duopolio Rai-Mediaset, deplora che, dal 1994, «numerosi governi» non hanno risolto il conflitto d'interessi del premier e ritiene che la legge Gasparri non sia affatto in grado di «garantire il pluralismo per il solo fatto di aumentare il numero dei canali con il passaggio al digitale». In conclusione, l'assemblea chiede al governo italiano di trattare con urgenza il problema del conflitto e di «mettere fine al duopolio» nel settore radiotv. Quanto alla Cirami, adottata nel novembre del 2002, l'assemblea di Strasburgo ha considerato che «rallenta i processi», «spoglia il giudice naturale» ed è «contraria al principio di eguaglianza di tutti davanti alla legge». Il dibattito sui media ha consentito di aver un quadro interessante sul «caso Italia». Il relatore Mooney ha detto: «Mi rattrista che l'immagine internazionale dell'Italia soffra dell'anomalia del suo presidente del Consiglio». Il turco Abdulakadir Ates ha ricordato le mani in pasta di Berlusconi anche in campo pubblicitario; lo svizzero socialista Andreas Gross ha avvertito: «Guardate che il cattivo esempio è un pericolo. Penso a Russia, Ucraina, stati del Caucaso». Quasi a conferma del rischio di un'espansione del «berlusconismo» mediatico, sono intervenuti l'armeno Shavarsh Kocharyan («I paesi fondatori dovrebbero avere, come missione, di dare l'esempio alle giovani democrazie»), il lituano Jonas Cekuolis («Da noi è quasi impossibile chiedere di pubblicare un articolo… »), il turco Yakup Kepenek («Non è solo una questione italiana»). Persino il cipriota del Ppe, Christos Pourgorides, nel definire la risoluzione come una «ingerenza indebita» negli affari italiani, ha dovuto condividere «la preoccupazione per la concentrazione dei media nelle mani di una sola persona».
Andrea Manzella (Ds) ha sottolineato il riferimento alle giovani democrazie e ha spiegato che il conflitto d'interessi non è stato risolto negli anni passati perchè ci si è trovati di fronte all'«alternativa del diavolo»: fare valere lo Stato di diritto o il principio democratico. Insomma: si sarebbe potuto accusare il governo di centro sinistra di voler eliminare per legge il principale oppositore. Milos Budin (Ds) ha aggiunto: «La legittimazione elettorale di Berlusconi non giustifica il conflitto e l'imposizione di leggi ad personam». Tana De Zulueta (ex Ds, ora Lista Di Pietro) ha fatto approvare un emendamento su «Europa 7», esclusa dalle frequenze. Conversando con i giornalisti, ha ricordato che il delegato dell'Osce per i problemi dell'informazione, Freimut Duve, in Kazahkstan per contestare le mire sulla tv della famiglia del presidente, si è sentito replicare: «D'accordo, ma come la mettiamo in Italia?».
Claudio Azzolini di Forza Italia ha commentato: «È una vittoria di Pirro». Per la forzista Patrizia Paoletti Tangheroni il Consiglio d'Europa «ha varcato la soglia del ridicolo». E Gennaro Malgeri, di An, molto partecipe degli interessi di Berlusconi, ha promesso: «La legge sul conflitto la maggioranza la farà e se non piacerà all'on. Mooney è bene che se ne faccia una ragione».
E' vero che sei proprio 'tonty', prima parli degli off topics altrui, poi posti l'ennesimo articolo-spazzatura estratto dal tuo rotolo di carta igienica con il quale ti pulisci la bocca che non c'entra nulla.