Schroeder, gute Nacht!

di Francesco Galietti - 19 giugno 2004

Tutti se l'aspettavano, ma la catastrofe elettorale schroederiana ha superato qualsiasi aspettativa. Nel senso che adesso Schroeder conta le ore che lo separano dalle elezioni per il rinnovo del Landestag (la camera bassa, su base regionale, del parlamento tedesco) con un'angoscia crescente. Finora il governo rosso-verde si era retto su un equilibrio precario, e non aveva la maggioranza al Landestag, ma quello che si prospetta è una desolante sconfitta al Landestag nella prossima primavera.

I segnali finora sono stati chiarissimi: l'enorme force de frappe di massaie tedesche, da sempre vittima del fascino del Bundeskanzler, ha smesso di credergli. Alcuni tradizionali elettori di Schroeder non hanno votato (l'affluenza alle urne non supera il 40%), altri si sono espressi per i Verdi, altri ancora hanno cambiato lato della barricata e hanno premiato l'Unione cristiano-democratica.

Per molti versi la crescita dei Verdi è assimilabile al fenomeno per cui in Italia sono rampanti, tra le file dell'opposizione, le componenti massimaliste, ma sarebbe un errore credere troppo alle somiglianze tra Diliberto e Cohn Bendit. I Verdi in Germania sono un partito dal volto ormai presentabile e spendibile in lunghi sermoni, nonostante molti suoi leaders appartenessero ai movimenti eversivi degli anni caldi. Joschka Fischer notoriamente ha quasi accoppato un poliziotto, Cohn Bendit era in prima fila nei cortei più esagitati e faceva da trait d'union tra i contestatori francesi e quelli tedeschi.

Oggi Fischer ha trovato il modo di figurare come ministro degli Esteri e pretende per sé la poltrona in fieri da superministro degli esteri della UE. Come se non bastasse, i Verdi hanno ottenuto un risultato strabiliante a Francoforte, dove i Verdi hanno ottenuto il 25% dei voti. Il che darà forse qualche grattacapo a Schroeder, ma indebolisce molto uno dei candidati alla guida della CDU/CSU: Roland Koch. Parrebbero dunque veri i pronostici di coloro i quali attribuiscono un mefistofelico genio per la politica ad Angela Merkel, la quale ha già "bruciato" Stoiber, sconfitto di misura da Schroeder e dallo straripamento dei fiumi. Per quanto poco carismatica possa apparire agli occhi degli stranieri una figura come la Merkel, forse è proprio il soggetto più capace a capire i ritmi della politica tedesca.

Di un certo interesse appare la ripresa della FDP, partito senza il quale una coalizione guidata dalla CDU/CSU è difficilmente immaginabile. Guido Westerwelle è nell'occhio del ciclone da lunghi mesi per il modo disastroso con cui ha condotto la battaglia per le ultime elezioni politiche. La FDP ha una necessità assoluta di ripresentarsi agli occhi dell'elettorato come forza liberale complementare alla CDU/CSU, soprattutto dopo che recentemente aveva provato a spendersi come forza capace di vita politica autonoma.

Il risultato era stato miserrimo, accompagnato come noto da sparate populiste dei suoi leader, e dal crescente sospetto che la gerarchia della FDP fosse in realtà una manica di sonori cialtroni. La lezione per la FDP è stata durissima, ma proprio per questo ora Westerwelle non dovrebbe più sbagliare. D'altronde una forza politica come la FDP è necessaria quando si tratta di affrontare una enorme serie di riforme economico-sociali per far ripartire un apparato statale perfetto ai tempi di Bismarck ma del tutto inadeguato al giorno d'oggi. La SPD non ne azzecca una, è impigliata nella fittissima trama di relazioni con i sindacati che condizionano in negativo la ripresa teutonica. Adesso l'opposizione in Germania è matura per menare il colpo finale, l'importante è che, per il bene dei tedeschi, non si azzoppi da sola.