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    Predefinito Italia,la tenuta del Governo!Comunisti rosicate!

    Italia, la tenuta del governo

    di Pierluigi Mennitti

    A dispetto dell’inutile sfuriata notturna di Piero Fassino, i risultati effettivi delle elezioni europee non divergono troppo dagli exit poll che la Nexus ha fornito a urne chiuse. Salvo rare eccezioni, i voti dei partiti sono tutti all’interno delle forchette che, a pochi minuti dalla chiusura dei seggi, hanno fornito materiale per i primi commenti.Il giorno dopo, a risultati reali ormai acquisiti, si può confermare
    la sostanziale tenuta della coalizione di governo al cui interno Forza Italia registra un calo sensibile, bilanciato dalla crescita dei partiti alleati, Udc di Follini in testa. Ma bene anche la Lega Nord e Alleanza nazionale. L’opposizione di centrosinistra vede appassire il progetto del nuovo Ulivo che non raggiunge complessivamente neppure la semplice somma dei partiti che lo compongono e rafforzarsi la variegata galassia dell’antagonismo, con Rifondazione e Comunisti italiani in testa. Anche all’estrema sinistra vincono i partiti più solidi mentre rallentano le formazioni legate alla cosiddetta società civile, come la lista Di Pietro-Occhetto. Delusione nelle file radicali che vedono completamente riassorbito l’exploit di cinque anni fa.

    A una prima occhiata, nel centrodestra Forza Italia paga una leadership di governo che non riesce a presentare la propria azione come un chiaro progetto politico e una situazione organizzativa di partito che alla lunga non regge la competizione elettorale sul territorio. Le amministrative potrebbero infatti accentuare questo risultato negativo sul territorio, testimoniando come un partito che non riesce a strutturare la propria presenza e formare una nuova classe dirigente difficilmente può sostenere a lungo un ruolo di guida nazionale. Ma nella coalizione di governo il successo dei democristiani di Follini consegna una fetta dell’elettorato di Forza Italia a una formazione moderata. Al governo si chiede più politica, più moderazione, più consapevolezza. Moderazione nello stile ma anche incisività nell’azione, se è vero che al Nord la Lega risale rispetto alle politiche precedenti riassestandosi intorno al 5 e mezzo per cento. Buona la performance di An, sempre in sofferenza nelle elezioni europee: la scelta di candidare i dirigenti nazionali impegnati nel governo ha almeno movimentato la competizione sul territorio, impegnando le strutture territoriali del partito un po’ arrugginite negli ultimi anni.

    La tenuta della coalizione di governo è dunque un fatto iscritto nelle cifre uscite dai seggi. Risultato particolarmente importante se messo a confronto con le performance degli altri governi europei, largamente sconfitti dai propri elettori. Non si comprende, dunque, la falsa euforia degli esponenti dell’Ulivo (e si comprende invece assai meglio il nervosismo notturno di Fassino). Il calo di Forza Italia sembra soddisfare la malinconia elettorale del centrosinistra ma il risultato del triciclo è assai deludente. Difficile sottoscrivere la dichiarazione di Romano Prodi: il nuovo Ulivo non sembra il punto di riferimento di una nuova maggioranza ma il flop più rilevante del fine settimana elettorale. A sinistra si gonfiano le urne degli antagonisti, Rifondazione in testa che riesce a raccogliere la rabbia sociale e l’opposizione alla politica estera del governo. I riformisti invece non fanno il pieno neppure dei propri voti di partenza e il basso dato di affluenza in tutta Europa getta una luce di sfiducia complessiva sull’opera quinquennale di Romano Prodi a Bruxelles. Sono davvero tutti sicuri che sia lui l’uomo giusto per contendere fra due anni il governo a una coalizione forse non più Berlusconi dipendente ?

  2. #2
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    le prospettive per la sx ormai sono veramente brutte....

  3. #3
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    Ma Romano Prodi...
    Parla quando dovrebbe tacere e sta zitto quando dovrebbe parlare...

  4. #4
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    L'Italia fuori dal terremoto europeo

    di Gianni Baget Bozzo - 19 giugno 2004


    Il governo Berlusconi è l'unico dei governi dei maggiori paesi europei a uscire indenne dal grande rigetto delle istituzioni europee e dalla loro burustruttura fatto dagli elettori europei dell'est e dell'ovest.

    Il terremoto, che si è abbattuto su Parigi, Berlino e Londra, ha risparmiato l'Italia e ne ha fatto il paese che può vantare l'elettorato più eurofilo d'Europa (a parte Malta).

    La Casa delle Libertà, avendo adottato una filosofia politica opposta a quella burocratica e statalista delle istituzioni europee, ha fatto scudo a quel rigetto di Europa che ha caratterizzato la presente tornata elettorale.

    Nel 2004, per la prima volta dal'79, gli elettori europei hanno votato non secondo gli orientamenti nazionali ma direttamente su Bruxelles: ed il loro voto, comune ad est e ad ovest, tra "vecchia" e "nuova" Europa, è stato l'astensione.

    Ciò significa che, ove il Trattato Costituzione fosse sottoposto a referendum, sarebbe respinto in quasi tutti i paesi, salvo forse l'Italia. Il vero problema che queste elezioni hanno posto è proprio quello della frattura esistente nell'Unione Europea tra nazione e democrazia da un lato e burofederalismo europeo dall'altro.

    Da un punto di vista italiano, le elezioni confermano che Berlusconi può continuare tranquillamente il suo percorso di governo di legislatura. Forza Italia, il "partito che non c'è", ha mostrato di possedere, nonostante le debolezze delle sue strutture e del suo radicamento amministrativo, una forza di popolo che supplisce alla debolezza dell'organizzazione.

    Ma in questa debolezza forse sta proprio la radicale novità di Forza Italia: quella di essere un "partito messaggio" e non un "partito organizzazione", di esprimere il superamento del partito ottocentesco come figura politica.

    E' significativo che la sinistra si sia abbandonata a uno esasperato sforzo di mimesi di Berlusconi. E il riflesso di imitazione è il segnale della sconfitta già avvenuta. La sinistra ha creato il superamento della forma partito moltiplicando i partiti e sommandoli, ma un insieme di frammenti non fanno un'unità.

    In queste elezioni europee combattevano da un lato una vera coalizione di governo, quella della Casa delle libertà che aveva alla sue spalle la drammatica decisione di aver portato il paese in guerra, di aver accettato lo spargimento di sangue italiano, di aver praticato una fedeltà agli Stati Uniti che non ha radici nella storia della prima Repubblica. La Casa delle libertà non aveva organizzazione ed aveva un pesante bilancio legato alla crisi economica e finanziaria del paese eppure ha tenuto in piena compattezza, nonostante l'assenza di Bossi potesse far pensare a qualche defezione della Lega o del suo elettorato.La coalizione è rimasta unita, nonostante Berlusconi si presentasse come leader del suo partito.

    Dall'altro lato stava una strana combinazione, presentata come coalizione di governo ma che già scontava di non essere maggioranza di governo perché i suoi alleati di sinistra si differenziavano ideologicamente da essa: una coalizione su nulla, salvo l'odio a Berlusconi.

    Sul piano amministrativo il fatto di essere un partito messaggio pesa su Forza Italia: ma l'essere un partito messaggio ha consentito a Berlusconi di avere le mani libere dalle clientele politiche ed elettorali e ha trasformato in partiti messaggio tutti i partiti della coalizione. Berlusconi ha vinto la sua battaglia elettorale e politica nelle elezioni europee del 2004 e l'ha vinta perché la Casa delle Libertà si è rivelata una realtà politica responsabile e di governo in tutte le sue componenti.

  5. #5
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    Urka, il governo è solidissimo.

    Hei, Peppòn, è vero che FI+AN+UDC+DE+Lega nel 2001 facevano il 51,9% e adesso fanno il 43,4%, cioè l'8,5% in meno? E' vero che alle elezioni Provinciali il centrosinistra ha preso il 52,4% ?
    E' vero che avete paura di perdere addirittura la Provincia di Milano? E' vero che dopo la legnata ai ballottaggi ci sarà la crisi di governo?

    LE SCELTE DEI PARTITI

    Fini avvisa Berlusconi
    "Intesa sul Dpef o è crisi"

    Ancora tensione nella maggioranza. Fiducia sulla giustizia
    Faccia a faccia a palazzo Grazioli, il leader di An ribadisce la sua richiesta al Cavaliere
    La maggioranza è attesa a Montecitorio dal voto sull´ordinamento giudiziario


    ROMA - Un´ora e mezza di confronto ieri a Palazzo Grazioli fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. All´indomani dell´affondo lanciato dal vicepremier in Consiglio dei ministri («se Tremonti non accetta la collegialità in politia economica, sono pronto a dimettermi»), il Cavaliere lo ha invitato a pranzo. Ma non è servito a dissolvere il gelo.
    Fini ha ribadito infatti a Berlusconi la richiesta di An: il Dpef dovrà essere scritto tutti insieme, per poi passare il vaglio del consiglio di gabinetto e solo a quel punto essere portato al Consiglio dei ministri. Di rimpasto - peraltro tutto incentrato sulla richiesta di «spacchettamento» delle deleghe del superministero dell´Economia - non si è nemmeno arrivati a parlare. Perché se non si realizzasse l´auspicata collegialità, rivelano fonti di via della Scrofa, il leader di An ha confermato a Berlusconi l´intenzione di dimettersi e aprire una crisi formale di governo.
    Ieri mattina, partecipando al fianco proprio di Giulio Tremonti alla festa della Guardia di Finanza a Gaeta, Fini ha rivelato davanti a giornalisti e telecamere lo stato d´animo di queste ore. Quando è stato annunciato dagli altoparlanti l´intervento di «Giulio Tremonti ministro dell´Economia», il vicepremier ha commentato a bassa voce: «Ministro... pro tempore». A bassa voce, ma non abbastanza, evidentemente. O di proposito?
    Ad agitare le acque della Casa delle libertà ci sono anche, nell´immediato, i ballottaggi di domenica prossima, con la Lega che ha rifiutato di apparentarsi in importanti città del nord. E dopo la sconfitta personale subita alle europee, Berlusconi non può perdere pure la provincia di Milano. Subito dopo il secondo turno delle amministrative, poi, la maggioranza di governo è attesa da un appuntamento di grande delicatezza: il voto, a Montecitorio, sulla riforma dell´ordinamento giudiziario.
    Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha annunciato ieri l´intenzione di Palazzo Chigi di porre la fiducia sul provvedimento. Evidentemente il premier teme ripercussioni sulla riforma delle tensioni di questi giorni. Di atto «gravissimo», «arrogante», sconcertante», parla l´opposizione. Per dirla con la ds Anna Finocchiaro: «La fiducia è l´unico collante che riesca a tenere insieme una maggioranza a pezzi».
    (b.j.)

  6. #6
    "SI PUO' FARE"
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    Con le elezioni, tranquilli, non è successo niente, appena 4.100.000 voti persi da FARZA Italia soltanto.

    il resto sono tutte rose e fiori................. ................ la maggioranza più salda e compatta di prima e il nano ne è uscito rafforzato.


    23.06.2004


    Governo sull'orlo della crisi


    di Natalia Lombardo

    Il governo è sull’orlo della crisi, una mina tamponata a malapena soltanto per far passare «a ‘nottata» del week end elettorale. Non si tratta più neppure di «rimpasti», la posta in gioco è il governo stesso. E la vera resa dei conti tra Alleanza Nazionale e il premier viaggia nella strettoia fra lunedì, risultati dei ballottaggi alla mano, e il 5 luglio. Quel giorno, di fronte all’Econfin l’Italia dovrà dimostrare di non sforare il tetto del 3% del Pil, punto sul quale si divide la rotta economica del governo tra An e Tremonti.

    Non un passo avanti è stato fatto nell’incontro di mercoledì tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, dopo il feroce scontro avvenuto fra i due martedì pomeriggio al Consiglio dei Ministri. Lì il vicepremier si è alzato dal tavolo seguito dai ministri di An, minacciando le dimissioni dal governo.

    Un «governo che non c’è più», avrebbe detto. Se ne stava per andare, se non fosse stato per Gianni Letta che gli è corso dietro lo ha convinto a restare. Sullo scontro, innescato dall’ennesimo atto in solitaria di Tremonti (l’aver messo sul tavolo di Palazzo Chigi il decreto «ponte» per l’Alitalia senza averlo discusso prima), mercoledì anche i «colonnelli» di An hanno cercato di minimizzare, ma facendo capire che il problema esiste eccome ed è tutto con il premier, infastidito dalle richieste di An.

    Mercoledì alle due del pomeriggio Fini è andato a Palazzo Grazioli. Novanta minuti di faccia a faccia (più una terza, quella di Gianni Letta), tanto quanto una partita. Persa anche quella uno a zero, a giudicare dalla faccia scura con la quale il vicepremier ha lasciato Via del Plebiscito, per andare a chiudersi nel suo ufficio a Palazzo Chigi da solo, mentre Berlusconi incontrava a casa sua il forzista Maurizio Sacconi, sottosegretario al Welfare e poi il ministro dell’Interno Pisanu, in imbarazzo sul polverone dei brogli alzato dallo stesso presidente del Consiglio.

    Gianfranco Fini si è presentato con toni «ultimativi», raccontano da Via della Scrofa, perché «qui non si tratta più di rimpasti ma di crisi». Ha ripetuto per l’ennesima volta le richieste di An, in pratica la stessa «correzione di rotta» nella politica economica che chiede anche l’Udc (che ora però mantiene un distacco prudente, con Follini che lavora sui tempi lunghi): un Dpef non presentato a scatola chiusa da Tremonti, ma scritto insieme e che passi prima per il (mai riunito) Consiglio di Gabinetto; una «manovra economica da studiare in collegialità».

    Niente tagli alle tasse a partire dai redditi alti, come vuole ancora Berlusconi, priorità sulla «riduzione dell’Irap» anziché dell’Irpef. Tant’è che il portavoce di An, Mario Landolfi, e il ministro Alemanno, accolgono con entusiasmo la stessa proposta «già fatta da An e ora raccolta dal presidente di Confindustria, Montezemolo. Nel mirino di Fini c’è sempre l’eccessivo potere di Tremonti, il cui superministero andrebbe «scorporato», come ha detto Francesco Pontone, presidente della Commisione Industria, magari creandone uno per il Mezzogiorno, garnde bacino elettorale di An.

    Che Tremonti vada via è «escluso», ne sono convinti anche a Via della Scrofa, ma è altrettanto «escluso che non accada nulla». Le soluzioni viaggiano fra questi due poli. Anche questa volta Fini ha ricevuto da Berlusconi le solite garanzie a «recepire» le richieste, «vedrai che tutto si risolve», parliamone dopo i ballottaggi, non si può arrivare a una rottura perché «siamo tutti nella stessa barca». Fini è uscito poco convinto: «Non è possibile fare un percorso politico comune» avrebbe commentato con i suoi. Certo non può tornare indietro, pena la sua credibilità, così all’ennesima porta in faccia potrebbe lasciare davvero il governo, seguito da tutta la squadra di An. Una soluzione estrema che non si chiama neppure «appoggio esterno», ma solo «crisi».

    Per ora siamo alla tregua (armata) per non mandare a monte i già rischiosi ballottaggi. Sembra una presa in giro l’annuncio fatto da Ignazio La Russa a Padova: «Mi è arrivato un messaggino e parla di “comprensione”» nel confronto a due. Nessun rischio dimissioni ma «An non sta nel governo tanto per starci, ma per realizzare delle cose». Da Forza Italia minimizzano, tutto andrà a posto...

    Il centrosinistra no: «La maggioranza è in uno stato di crisi, la definizione giusta è quella di Fini: 2Il governo non c’è”», afferma Vannino Chiti, coordinatore della segreteria Ds, «una crisi virtuale che non diventa reale solo perché, malgrado le divergenze, li tiene uniti il potere». Secondo Peppino Caldarola, deputato Ds, «Fini e Follini si sono resi conto che Berlusconi li porta alla rovina»; e il punto di svolta saranno i ballottaggi: se a Milano vincerà la Colli si protrarrà una «perdurante instabilità. se la Colli perde, avremo un'accelerazione della crisi». Lapidario Franceschini, della Margherita: «Non ne possono più di Berlusconi», ma «temo che tutto finirà a tarallucci e vino», perché una crisi «porterebbe alle elezioni». Per il verde Pecoraro Scanio «sono alla frutta, la crisi ormai è inevitabile, ci facciano votare. Biblico Pagliarulo, Pdci: «Berlusconi e Fini? Sono come Caino e Abele».

    l' Unità


    24 giu 2004 09:11


    Governo: Maroni, da An questioni rilevanti, si puo' rischiare crisi

    Radiocor - Roma, 24 giu - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, 'deve stare attento alla squadra. Noi gli abbiamo dato mano libera: 'Fai tu, noi non chiediamo niente, ma sappi che la questione posta da Fini e' rilevante: coinvolge il partito e puo' far scattare la molla della crisi'. Cosi' il ministro del Welfare, Roberto Maroni, in un'intervista a 'La Stampa'.


    AN vuole il cambiamento della politica economica, la lega pure.





    ===CASTELLI: SE CAMBIA LA POLITICA ECONOMICA SI VA AL VOTO

    (ANSA) - ROMA, 24 GIU - ''C'e' chi dice che bisogna
    aggiornare il programma di governo perche' rispetto al 2001 e'
    cambiata la realta' economica del Paese. Puo' anche essere vero,
    ma una cosa del genere non si puo' fare senza passare per gli
    elettori, senza tornare alle urne''. E' la convinzione del
    ministro della Giustizia, Roberto Castelli, intervistato dal
    GIORNALE.
    Il ministro conferma che il voto contrario su Alitalia era
    inevitabile. ''Non ci hanno lasciato scelta - dice -. Il
    Consiglio si e' pronunciato su un testo che ancora oggi non ho
    visto. E non si puo' votare qualcosa che non si conosce. Io
    avevo semplicemente chiesto il rinvio di qualche giorno per
    affrontare anche la questione del risanamento dell'azienda. Su
    questo punto, invece, nulla e' stato detto''.
    Tra un impegno elettorale e l'altro, l'esponente della Lega
    trova anche il tempo per spiegare la scelta del Carroccio di
    presentarsi da solo al primo turno. ''Abbiamo fatto la scelta
    giusta - conferma - perche' tutti insieme avremmo raccolto meno
    voti. Cosi', invece, la Lega ha contribuito ad aumentare i
    consensi di tutta la coalizione e ha lanciato un segnale chiaro
    agli alleati: noi vogliamo la riforma federale. Perche' vede,
    fino ad oggi di riforme questo governo ne ha approvate molte, ma
    solo quella del lavoro era nella nostra agenda politica. E da
    questo punto di vista siamo un po' insoddisfatti''.
    Sulla possibilita' di un'ipotetica verifica di governo, come
    chiede An, Castelli si dice a favore ''se necessaria per dare
    all'esecutivo maggiore collegialita' (...) Purche' si tratti di
    piccoli aggiustamenti e si faccia in fretta''. (ANSA).

    KSP

    24/06/2004 09:14
    "La guerra è la vicenda in cui innumerevoli persone, che non si conoscono affatto, si massacrano per la gloria e per il profitto di alcune persone che si conoscono e non si massacrano affatto." (Paul Valèry, poeta francese).

  7. #7
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    In origine postato da brunik
    Urka, il governo è solidissimo.

    Hei, Peppòn, è vero che FI+AN+UDC+DE+Lega nel 2001 facevano il 51,9% e adesso fanno il 43,4%, cioè l'8,5% in meno? E' vero che alle elezioni Provinciali il centrosinistra ha preso il 52,4% ?
    E' vero che avete paura di perdere addirittura la Provincia di Milano? E' vero che dopo la legnata ai ballottaggi ci sarà la crisi di governo?

    LE SCELTE DEI PARTITI

    Fini avvisa Berlusconi
    "Intesa sul Dpef o è crisi"

    Ancora tensione nella maggioranza. Fiducia sulla giustizia
    Faccia a faccia a palazzo Grazioli, il leader di An ribadisce la sua richiesta al Cavaliere
    La maggioranza è attesa a Montecitorio dal voto sull´ordinamento giudiziario


    ROMA - Un´ora e mezza di confronto ieri a Palazzo Grazioli fra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. All´indomani dell´affondo lanciato dal vicepremier in Consiglio dei ministri («se Tremonti non accetta la collegialità in politia economica, sono pronto a dimettermi»), il Cavaliere lo ha invitato a pranzo. Ma non è servito a dissolvere il gelo.
    Fini ha ribadito infatti a Berlusconi la richiesta di An: il Dpef dovrà essere scritto tutti insieme, per poi passare il vaglio del consiglio di gabinetto e solo a quel punto essere portato al Consiglio dei ministri. Di rimpasto - peraltro tutto incentrato sulla richiesta di «spacchettamento» delle deleghe del superministero dell´Economia - non si è nemmeno arrivati a parlare. Perché se non si realizzasse l´auspicata collegialità, rivelano fonti di via della Scrofa, il leader di An ha confermato a Berlusconi l´intenzione di dimettersi e aprire una crisi formale di governo.
    Ieri mattina, partecipando al fianco proprio di Giulio Tremonti alla festa della Guardia di Finanza a Gaeta, Fini ha rivelato davanti a giornalisti e telecamere lo stato d´animo di queste ore. Quando è stato annunciato dagli altoparlanti l´intervento di «Giulio Tremonti ministro dell´Economia», il vicepremier ha commentato a bassa voce: «Ministro... pro tempore». A bassa voce, ma non abbastanza, evidentemente. O di proposito?
    Ad agitare le acque della Casa delle libertà ci sono anche, nell´immediato, i ballottaggi di domenica prossima, con la Lega che ha rifiutato di apparentarsi in importanti città del nord. E dopo la sconfitta personale subita alle europee, Berlusconi non può perdere pure la provincia di Milano. Subito dopo il secondo turno delle amministrative, poi, la maggioranza di governo è attesa da un appuntamento di grande delicatezza: il voto, a Montecitorio, sulla riforma dell´ordinamento giudiziario.
    Il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Carlo Giovanardi, ha annunciato ieri l´intenzione di Palazzo Chigi di porre la fiducia sul provvedimento. Evidentemente il premier teme ripercussioni sulla riforma delle tensioni di questi giorni. Di atto «gravissimo», «arrogante», sconcertante», parla l´opposizione. Per dirla con la ds Anna Finocchiaro: «La fiducia è l´unico collante che riesca a tenere insieme una maggioranza a pezzi».
    (b.j.)
    Solo una domanda, se i voti CDL nel 2001 facevano oltre il 51%, com'è che la sinistruzza ha sempre detto che il CentroDestra doveva ricordarsi che aveva vinto le elezioni....ma che era pur sempre minoranza nel Paese?
    Grazie per la cortese e senz'altro esaustiva risposta che non mancherà certo di convincermi.

    Saluti liberali

  8. #8
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    In origine postato da Pieffebi
    Solo una domanda, se i voti CDL nel 2001 facevano oltre il 51%, com'è che la sinistruzza ha sempre detto che il CentroDestra doveva ricordarsi che aveva vinto le elezioni....ma che era pur sempre minoranza nel Paese?
    Grazie per la cortese e senz'altro esaustiva risposta che non mancherà certo di convincermi.

    Saluti liberali
    La sinistruzza non ha sempre detto cio', Lei si sbaglia. La Sinistruzza dice che siete diventati una minoranza a causa del vostro malgoverno, ed ora mi accingo a volentieri dimostrarlo.





    osservi ora queste sacche polliste: si immagini colorato di rosso anche Sardegna e Friuli.

    Domenica si completa con Milano e Bergamo.

    Le residue sacche di resistenza pollista stanno per essere debellate una ad una.



    Ossevi infine il dettaglio del 52,3% che 20 milioni di italiani che hanno votato non più di 11 giorni fa e che hanno preferito essere amministrati dalla sinistruzza, e mi dica se sono stupidi loro oppure è stupido Lei.

    Buona lettura, ragioniere.




  9. #9
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    Lei non è informato, tanto Fassino che Rutelli nei loro interventi sui giornali, sulle televisioni, sulle piazze...hanno sempre ricordato al CentroDestra di essere solamente un forte maggioranza parlamentare ma una minoranza nel Paese. Se ne deduce quindi che da un lato Berlusconi e i suoi hanno sciupato un patrimonio di consensi, dall'altro che Fassino, Rutelli e soci sono dei Pinocchi dai nasi molto lunghi.
    Si informi meglio.
    Grazie.

    Saluti liberali

  10. #10
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    Predefinito

    Allora evidentemente le elezioni del 2001 sono state inquinate da brogli ripetuti e continuati a favore del centrodestra, perchè i dati sopra riportati sono piuttosto chiari.

    Mi siete passati dal 51 al 43%, cari, vedete di farvene una ragione che mai una maggioranza era crollata così in soli tre anni nell'intera storia della repubblica.

 

 
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