E la Sicilia scommette sui padani
L’astensione al voto è il rifiuto verso un’Europa verticistica, dove si perde il senso di appartenenza a un popolo, a una cultura. Ai deputati della Padania il Fronte nazionale siciliano lancia un appello: aprire un dialogo con le forze contro l’Europa super-Stato

’alta percentuale di astensioni dal voto, registratasi in quasi tutti i Paesi europei e il successo elettorale di proposte politiche e di candidati, che semplicisticamente vengono definiti euroscettici, unitamente all’affermazione dei movimenti politici che rivendicano un maggiore riconoscimento dell’identità nazionale dei rispettivi popoli, dimostrano che l’attuale modello di Unione europea non affascina più gli europei. E viene, non a torto, considerato il frutto di intese e di scelte troppo “verticistiche” fra alcuni partiti, alcuni Stati, alcuni politici. Scelte che sono passate e che passano sostanzialmente sulla testa dei popoli. Ed è più che ovvio che - anche nell’ambito del territorio della Repubblica - fra i cittadini esista da qualche tempo una certa sensazione di sfiducia verso l’Unione europea, verso l’euro e verso i vigenti meccanismi di gestione politica e amministrativa. Tutti o quasi poco convenienti. La notevole affluenza alle urne, che qui è stata riscontrata, va spiegata piuttosto con la vivacità del confronto politico tra i partiti e con il fatto che la competizione elettorale è stata vissuta come una tappa della lotta senza quartiere “pro e contro” Berlusconi e la sua compagine governativa.
Per essere sinceri infatti di Europa e di problemi europei, tranne che in pochissime eccezioni se ne è parlato poco o niente, a danno certamente degli interessi del popolo siciliano, che dalla Ue aspetta molte risposte. Ma anche con disappunto di tutte le altre nazioni senza Stato, delle etnie e dei popoli che storicamente e culturalmente sono stati e sono europei, prima ancora di diventare italiani. Ammesso che lo siano diventati a tutti gli effetti. Non ci sembra in proposito che la colpa di questa situazione sia tutta da attribuire a Prodi e alla sua gestione della presidenza della Commissione europea, come taluni hanno cercato di insinuare. Si tratta invece di questioni spinose e antiche, che si continuano a sottovalutare, come la mancanza di un’adeguata Costituzione o come la confusione di idee e di propositi in ordine alla limitazione della sovranità degli Stati membri o come l’intenzione di allargare ulteriormente l’Unione europea ad altri Stati, Turchia compresa, che ne altererebbero identità e vocazioni. Per non parlare poi dell’ossessione di alcuni Stati di strumentalizzare in funzione anti-Usa l’unità dell’Europa. Mentre si gira a vuoto sul progetto di un’Europa che sia europea. Insomma, l’Europa è un valore al quale né i siciliani né i sardi né i padani o i meridionali o le altre nazionalità abrogate intendono rinunziare. Ma sarebbe bene che le nazionalità e i popoli venissero coinvolti più direttamente nelle grandi decisioni da adottare, ritirando la delega ai partiti e agli uomini notoriamente inaffidabili e poco rispettosi delle regole democratiche. In questo contesto vengono certamente chiamati a nuove responsabilità quei deputati del Parlamento europeo che vorranno e sapranno rendersi interpreti degli interessi più nobili e vitali delle realtà regionali, ma anche delle altre non “rappresentate”, ma inesistenti e vitali. A prescindere dalle rispettive ideologie e soprattutto dalle trame dei partiti centralisti italiani. Non tutti, però, lo capiamo, avranno il coraggio di rispondere a questo appello. Siamo certi che potrebbero farlo i parlamentari della Padania che vanno al Parlamento europeo portando con sè la cultura del Federalismo e le motivazioni di un grande successo elettorale. Non per sostituirsi a chi ha il dovere di battersi in prima persona (e senza sconti) per difendere i diritti del proprio popolo. Ma per aprire un dialogo e per dar vita a confronti di idee, a iniziative di collaborazione e di progettazione miranti a costruire - tutti assieme - un’Europa migliore. Quella dei popoli e delle nazionalità, della giustizia, della civiltà e della libertà.
*Segretario Fronte nazionale siciliano

Giuseppe Scianò*