Come ti ribalto il risultato elettorale
di Simone Rosti - 19 giugno 2004
Leggendo la prima pagina di "Repubblica", martedì 15 giugno, nella somma dei voti delle coalizioni, appariva un risultato che non mi tornava: Ulivo 46,1%, Casa della Libertà 45,4%. Guardo la prima pagina del "Corriere della Sera" e riscontro il pareggio che mi risultava dagli scrutini definitivi: Ulivo 46,1%, Casa della Libertà 46,1% (senza tener conto della lista "Verdi Verdi", alleata della CdL con uno 0,5% e sommando all'Ulivo i voti di UV e SVP)
Ebbene, pur di dimostrare un esito favorevole al centrosinistra, il quotidiano diretto da Ezio Mauro escludeva dalla somma dei voti la lista PRI - Liberal Sgarbi, mistificando la realtà, in perfetto stile da Pravda dei tempi migliori (per loro). Il "Partito della Ragione o della Bellezza", la lista guidata da Vittorio Sgarbi e da Giorgio La Malfa era stata esclusa dalla coalizione della Casa della Libertà, non tenendo conto della realtà e della verità e cioè del fatto che il polemista ed ex Sottosegretario ai Beni Culturali è iscritto al gruppo di Forza Italia della Camera e che l'economista repubblicano è Presidente della Commissione Finanze della Camera ed è pertanto membro a pieno titolo della maggioranza. Questo è soltanto l'esempio più eclatante di un vizio che i "poteri forti" (mediatici e non) del centrosinistra non riescono a perdere, quello cioè di ribaltare l'evidenza.
Ma anche le analisi dei leaders dell'Ulivo sono lontane dalla realtà dei fatti. Sebbene Forza Italia abbia subito un ridimensionamento, è altrettanto evidente, guardando i dati, che la maggioranza di governo ha tenuto e lo ho fatto anche bene .Non solo la Casa della Libertà ha incrementato i voti rispetto al 1999 (passando dal 44,8% al 46,1%) ma lo ha fatto in un contesto europeo (perché se qualcuno se ne fosse dimenticato erano le elezioni per il rinnovo dell'Europarlamento) nel quale la maggioranza del governi in carica ha subito pesanti batoste. Dalla Gran Bretagna alla Francia, dalla Germania all'Olanda (a testimonianza che la situazione in Iraq ha contato ben poco) i leaders di governo si sono trovati di fronte ad una pesante sconfitta. Solo i governi di recente costituzione, in Spagna (sinistra) e in Grecia (centrodestra), hanno ricevuto fiducia dai propri elettori.
A tutto ciò Prodi (che, nel caso non ve ne foste accorti, accanto alla leadership dell'Ulivo, svolge anche - male - il lavoro di Presidente della Commissione Europea), Rutelli, Fassino, D'Alema e lo stato maggiore del "Listone" non hanno neanche accennato.
Ciò su cui si è invece soffermato il segretario dei DS, a dir la verità piuttosto imbarazzato, è stato il "successo" della lista "Uniti nell'Ulivo". Sebbene qualche mese fa si sentissero obiettivi piuttosto ambiziosi (qualcuno parlava del 35%), il risultato minimo cui tendeva il Triciclo era il 33%, vale a dire un esiguo 0,5% in più rispetto alla somma dei risultati di SDI, DS e Margherita nel 1999.
Chi ha avuto la fortuna di approfondire studi dei politologi sull'accorpamento di partiti sa che nessuna esperienza ha mai portato ad un risultato migliore della somma dei voti precedenti. Ma questo non giustifica l'infondata esultanza del "ListoneNon solo non hanno raggiunto il risultato delle scorse elezioni europee, ma hanno perso quasi l'1,5%. In altri termini, la lista Prodi non solo "non ha sfondato" come si leggeva sui quotidiani all'indomani del voto, ma ha proprio perso.
Chi ha guadagnato consensi è stata la cosiddetta "left wing", l'ala sinistra, pacifista, combattente, giustizialista e comunista. Alla faccia di sbuffa quando Silvio Berlusconi parla di comunismo, l'8,5% degli italiani vuole dare la fiducia a due partiti (Rifondazione e PdCI) che portano sulle proprie spalle il peso morale e simbolico di decine di milioni di morti. Anche i Verdi sono cresciuti in termini di numero, ma il misero 2,5% nulla ha a che vedere con gli omologhi europei (in Germania hanno superato il 10%) ai quali Pecoraro Scanio (con invidia) si richiama.
Ad ogni modo, osservando i dati elettorali, appare evidente che sia nel contesto della Casa della Libertà, sia all'interno dell'Ulivo c'è stato un rimescolamento di voti,ma non vi è stata alcuna migrazione di consensi da un polo all'altro , considerando altresì un discreto astensionismo.
L'altro dato certo si rileva nelle posizioni di chi, ancora una volta, senza tener conto della realtà vuole sedersi sul tavolo dei vincitori, un tavolo senza gambe né sedie. Un tavolo ben lontano dall'essere ancora forgiato




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