Convegno a Tempio Pausania in Sardegna
L'Unione Sarda di domenica 27 giugno 2004
Tumori
I racconti della battaglia contro il male al rientro dalle missioni
Reduci della Somalia, dell’Iraq, del Kosovo, ragazzi di poco più di trent’anni, malati, accompagnati dai loro familiari. Marco Diana, Granatiere di Sardegna, parla con qualche difficoltà: «Ho fatto quello che mi è stato chiesto, il mio dovere. Ora mi sembra che stiano aspettando soltanto la mia morte». C’è anche lui all’incontro organizzato ieri a Tempio dall’unione nazionale Arma dei Carabinieri. Una associazione non riconosciuta dai vertici della benemerita, anzi in pieno conflitto con l’Arma. Si è parlato di uranio impoverito, di morti sospette, e dei poligono sardi. Fioccano le accuse contro il Ministro della Difesa e i vertici delle Forze Armate. «Quei generali - dice Michele Garau - che partecipano ai funerali dei militari morti ma non si interessano assolutamente alle vicende loro e delle loro famiglie». Il primo attacco lo fa però il presidente nazionale dell’Unac, Antonio Savino: «Anche questa manifestazione è stata in qualche modo boicottata. L’abbiamo organizzata con grande difficoltà perché si tenta sempre di non farci parlare. Ma noi diciamo che ci sono migliaia di militari malati, abbiamo scoperto che ad esempio ne sono ricoverati circa una ventina nell’ospedale dei Celio a Roma. E vogliamo continuare a denunciare questa situazione. Abbiamo anche le prove fotografiche di fatti abbastanza semplici: i nostri militari, anzi per meglio dire i nostri colleghi Carabinieri, hanno operato in Iraq in zone contaminate. Le foto le abbiamo anche sul nostro sito internet e siamo stati invitati ad eliminarle dallo Stato Maggiore». Poi è la volta dei familiari dei ragazzi ammalati e degli stessi militari che hanno partecipato alle missioni all’estero. «Sono stato - spiega Giovanni Pilloni, maresciallo della Marina Militare di Gonnoscodina - in Kosovo, in Somalia ed in Iraq. A dicembre dello scorso anno mi hanno diagnosticato un tumore e ora sto combattendo la mia battaglia completamente da solo. Avrei necessità di un sostegno morale che invece non è arrivato. Eppoi l’unico segnale che ho ricevuto è quello riguardo ad una maggiore prudenza sulle mie dicharazioni e quelle di mio padre». Anche Falco Accame, presidente della Associazione Nazionale assistenza vittime delle Forze Armate, è durissimo contro il Ministero della Difesa e i vertici di Esercito, Marina e Aereonautica: «Sono stati fatti dei controlli assolutamente approssimativi e superficiali, soprattutto per quanto riguarda i poligoni della Sardegna. Si sono presentati nel Poligono di Quirra con tre secchielli per fare dei prelievi. Ma si tratta di un’area di tredicimila ettari, come è possibile verificare la presenza di sostanze nocive senza esami seri. Nessuno parla dei giovani che si sono ammalati durante le missioni e di cui nessuno si occupa». Chiude Marco Diana, anche lui militare in servizio nell’ambito di alcune missioni all’estero:«Ho dovuto lottare anni perchè venissero riconosciuti i miei diritti, lo hanno fatto soltanto i giudici che hanno condannato l’amministrazione che non mi voleva riconoscere la causa di servizio. Ora invece so che mi spetta il massimo riconoscimento riguardo all’invalidità».
Andrea Busia
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