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  1. #1
    Viribus Unitis
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    Wink Un omaggio a Il_Grigio...


  2. #2
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    Arrow ...e per finire...



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  3. #3
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    Ringrazio commosso, era un grande che ci ha lasciato troppo presto...

    Il senatore Blutarsky

  4. #4
    Viribus Unitis
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    In Origine Postato da Il_Grigio
    Ringrazio commosso, era un grande che ci ha lasciato troppo presto...

    Il senatore Blutarsky
    Nato nel 1949... In qualsiasi anno sia morto è sempre morto troppo presto...

  5. #5
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    John Belushi, in missione
    per conto di Dio

    Vent'anni fa moriva il Fratello Blues. Tenne fede al suo motto "vivi ad alta velocità, muori giovane e lascia dietro di te un cadavere gradevole". Odiava i nazisti dell'Illinois e amava il rhythm'n'blues



    di Paolo Gallori

    Il 5 marzo del 1982, John Belushi viene ritrovato senza vita in un bungalow dello Chateau Marmont, complesso alberghiero di Los Angeles, dove l'attore aveva radunato amici e collaboratori per completare lo "script" del suo nuovo film, Noble Rot. La sera precedente il decesso, John si era avventurato in uno speedball, cocktail di eroina e cocaina iniettato per endovena. Nella notte, l'arresto dell'attività respiratoria. Al verdetto del coroner, "overdose", si levano puntuali i sermoni sulla pericolosità delle droghe e dello stesso Belushi in quanto esempio, a quel punto non più vivente, di uno stile di vita da cui i giovani americani devono essere tenuti lontani.

    Approccio riassunto con efficacia dal motto "Vivi ad alta velocità, muori giovane e lascia dietro di te un cadavere gradevole", coniato dallo stesso Belushi. John era stato fedele alla regola, almeno per due terzi. Mandibola sporgente, grasso, sgraziato eppure sorprendentemen!te agile, aveva fatto ridere l'America di Nixon e del Watergate riuscendo a nasconderle la sua voglia di autodistruzione. Una sorta di "Forrest Gump" controculturale, atteso da un finale di partita ben più drammatico - e vero - del lieto epilogo riservato al personaggio del film di Zemeckis. Difficile spiegare il meccanismo che porta una star adorata ad annientarsi. Mancata accettazione del proprio essere? Senso di colpa per aver deluso determinate aspettative? Ricerca di nuove, ed estreme, sensazioni?

    Qualunque sia la risposta, l'esistenza di John Belushi è davvero un'overdose di esperienze vissute senza fare troppi calcoli. A cominciare da quelle lisergiche. Alla fine dei Sessanta aveva viaggiato sulle ali dell'Lsd assieme alla sua generazione. Dieci anni più tardi era cocainomane e fruitore di pillole e allucinogeni, come chiunque orbitasse attorno agli studios hollywoodiani. John Belushi era nato per la scena. Solleticava senza fatica il buonumore grazie a una comicità fisica e irresistibile che avrebbe trovato il perfetto complemento nella dialettica, corrosiva e geniale, di Dan Aykroyd, suo miglior amico oltre che compagno di lavoro. Belushi amava il blues, il rhythm'n'blues, il rock'n'roll, abusava in cibo, alcol e quanto a vita notturna era noto come il più feroce "animale da party" che l'America avesse mai prodotto.

    Appellativo mutuato in modo sin troppo scontato dal suo primo successo cinematografico, Animal House (1978), per girare il quale gli Universal Studios avevano dato l'ultimatum al regista John Landis: Belushi nella parte di Bluto Blutarski o niente finanziamenti. Il film narra di una confraternita di collegiali, la squadra Delta, votata all'infrazione delle regole: buon gusto, decenza, gerarchie (non solo scolastiche), etica, morale. Blutarski non è il protagonista, ma trattandosi del vero "animale" del gruppo, un energumeno che si esprime con grugniti e vive all'eccesso la filosofia della confraternita, occorre qualcuno in grado di interpretarlo in modo credibile. Quel qualcuno è Belushi e la dozzina di scene incentrate sul suo "character" rendono Animal House una pellicola-culto.

    E pensare che ai tempi del liceo John Belushi è uno studente modello. Nato a Chicago il 24 gennaio del 1949, si diploma nel '67 alla Wheaton Central High School, della cui squadra di football "Killer Belushi" è persino capitano e dove si innamora di Judith Jacklin, sua futura sposa. Un anno all'università del Wisconsin, a White Water, gli serve per capire quello che "non" vuole fare. Nell'autunno dell'anno successivo l'approdo al College di Dupage, dove consegue una sorta di laurea breve di carattere artistico. Suo padre Adam, immigrato in America dall'Albania nel 1934, sarebbe felice di affidargli la conduzione dei suoi due ristoranti. Ma John ha capito nel frattempo anche ciò che vuole: "La scena - disse una volta - è il solo posto dove sono consapevole di quanto sto facendo".

    Nel febbraio del '71 supera il provino e a soli 22 anni si ritrova in forza alla Second City Comedy, storica compagnia di Chicago dedita agli sketch improvvisati. Affina una straordinar!ia capacità caricaturale. I suoi personaggi? Dal sindaco di Chicago ad Amleto: "To be, to be, sure beats the shit out of not to be". Il fragore delle risate giunge nel 1972 fino a Tony Hendra, co-direttore della rivista National Lampoon che vuole mettere in scena una parodia delle rockstar. Il "Joe Cocker" perfezionato da Belushi alla Second City Comedy diventa attrazione principale del Lemming's Show, musical off-Broadway partito con un programma di sei repliche e prolungato per dieci mesi.

    Si arriva così al 1975, quando il produttore Lorne Michaels viene incaricato dalla Nbc di metter su una trasmissione televisiva per la seconda serata. Michaels accetta l'incarico solo dopo aver ottenuto che tutto vada in diretta. Il rischio è altissimo: Michaels saccheggia il National Lampoon dei "comici" più imprevedibili e politicamente scorretti, la Nbc trema al pensiero delle conseguenze. Dopo Chevy Chase, Dan Aykroyd, Gilda Radner e Garrett Morris, anche Belushi convince Lorne facendolo sganasciare nell'audizione con le pose di un samurai muto.

    Il Saturday Night Live, trasmesso ogni settimana dallo studio 8H della Nbc al Rockfeller Plaza di New York, riscuote un successo incredibile grazie a una formula che catapulta sullo stesso stage rockstar, attori e comici in un clima informale che lascia allo spettatore la sensazione che tutto, davvero tutto, possa succedere da un momento all'altro. Belushi aggiorna di puntata in puntata il repertorio di personaggi finché dal suo amore per il rhythm'n'blues non nasce la leggenda: i Blues Brothers. Annunciati da Paul Shaffer, la sera del 22 aprile 1978 John Belushi e Dan Aykroyd si presentano davanti alla telecamera nei panni di Joliet Jake (Dan) ed Elwood (John), ovvero: abito nero, come la cravatta, occhiali da sole e cappello modello "fedora".

    I due eseguono Hey Bartender, accompagnandola con frenetici balletti e capriole. I Blues Brothers nascono come numero apripista e si tramutano in un'icona musicale di livello mondiale, diretti da John Landis nell'omonimo film dove, "in missione per conto di Dio", sono attorniati da James Brown, Ray Charles, Aretha Franklin, John Lee Hooker. Quando la pellicola arriva nelle sale, nell'80, Belushi e Aykroyd hanno già lasciato il Saturday Night Live per il cinema. In Vicini di casa (1981), i due si scambiano i ruoli: John è un marito modello, sobrio e razionale, Dan un intrallazzatore che ama la vita vissuta alla giornata. E' l'ultima apparizione di Belushi.

    John e Dan si erano trovati una volta a trascorrere un pomeriggio sulla spiaggia, lo stereo diffondeva il suono delle potenti chitarre di 2000 Pound Bee dei Vultures. "Promettimi una cosa... - aveva detto serio Aykroyd - se muoio prima di te, devi mettere questa canzone al mio funerale...Perché - aveva proseguito ridendo - sarebbe grande vedere l'effetto di un pezzo così duro in una chiesa piena di gente". "Certo - rispose John senza battere ciglio - E tu devi fare lo stesso con me". L'11 marzo del 1982, due giorni dopo la sepoltura di Belushi, amici e parenti si riunirono in preghiera nella Saint John Divine Cathedral di New York. Aykroyd fu di parola: si avvicinò al microfono con un registratore e fece partire il nastro col pezzo dei Vultures. Dopo l'iniziale sconcerto, risero tutti.

  6. #6
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