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Discussione: Lavoro postfordista

  1. #1
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito Lavoro postfordista

    Ovvero la riarticolazione del lavoro nell'epoca dell'''immateriale'' [Andrè Gorz].

    Esempio interessante è il cosiddetto ''lavoro cooperativo''. Il lavoro cooperativo scompagina lo ''scientific management'' taylorista posto a guida dell'impresa fordista.

    Il lavoro cooperativo si basa innanzitutto sul lavoratore cognitivo e sulla capacità collaborativa

    Le sue caratteristiche sono:

    1) i sistemi premianti, le possibilità di carriera e le integrazioni salariali sono legate ai risultati del gruppo di lavoro piuttosto che alle capacità individuali

    2) Interiorizzazione delle motivazioni e delle modalità di controllo dei processi produttivi. In pratica una self-leadership ma perfettamente integrata nei meccanismi aziendali

    Prefigurata dal toyotismo, questa forma di lavoro è adatta alle imprese postfordiste modulari e a rete, transnazionali e ad un tipo di lavoro dove la macchina si integra ''biotecnicamente'' con il lavoratore e dove è venuta meno la rigida gerarchia fordista.

    Chiaramente, questo tipo di lavoro risponde perlomeno a due richieste essenziali

    a) risultare funzionale al nuovo modello d'impresa ''globale'' e ad alto ritmo cognitivo/creativo

    b) reiterare, attraverso una adesione volontaria, interiorizzata e condivisa, il comando capitalistico [depurato, in tal modo, dai più evidenti connotati gerarchici]

  2. #2
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    il lavoro cooperativo è una variante del ''lavoro flessibile''.

    Il lavoro flessibile nasce sotto la spinta deregolativa del mercato del lavoro, e propone una deburocratizzazione e imprenditorializzazione del lavoro che rimetta in discussione il modello tayloristico basato sul lavoro semplificato.

    E' evidente che il lavoro flessibile non è soltanto quello non stabilizzato, interinale, definito da una contrattazione a termine, part-time, di ''formazione-lavoro''.

    Il lavoro flessibile è anche quello basato sul ''knowledge worker'', ossia sul lavoro arricchito da conoscenze individuali specifiche, creatività, capacità d'apprendimento, competenze relazionali e capacità autorganizzative autonome. Si tratta di quei ''lavoratori della conoscenza'' di cui hanno parlato, in Italia, Butera, Donati e Cesaria.

    Non a caso il lavoro autonomo di ''seconda generazione'', esso stesso altamente flessibile, occupa non aree interstiziali dell'economia [come il ''working poor'', solitamente inteso come il vero paradigma del lavoro flessibile''] ma settori ad alto tasso di espansione [editoria, media, comunicazione e marketing, servizi di telecomunicazione, progettazione e design, logistica, servizi alle imprese, turismo, attività culturali e formative, ecc].

    Questo sta a significare che la ''flessibilizzazione'' del lavoro consente al sistema economico di mostrare un lato altamente attraente.

    Non a caso, i ''lavoratori della conoscenza'' incarnano i ''due volti della flessibilità''. Essi [v. le analisi di Revelli] sono deboli, se misurati con i parametri dell'era fordista, ma forti in quanto si centrano sull'adattabilità [vs regolarità], capacità d'interazione [vs disciplina formale], relazionalità [vs specializzazione], ossia sulle richieste dell'attuale mercato del lavoro.

  3. #3
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Non è strettamente attinente al thread ma comunque rientra nel discorso ''economia''

    E' quello che definirei un caso esemplare di ''magia nera'' applicata alla finanza

    Parmalat rischia il default. Com'è possibile che un gruppo che fattura 7,5 miliardi di € all'anno non riesca a rimborsare un fondo obbligazionario in scadenza del valore di 150 milioni di €? A cosa si deve questa improvvisa crisi di liquidità? Et voilà, si scopre che le casse sono vuote, anzi, a quanto pare, lo erano da parecchio...

    Eh sì, magia nera. Ai danni di chi si trova in mano obbligazioni attualmente più deprezzate della...carta igienica

  4. #4
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Che oggi ''il capitalismo socialmente ammortizzato'' [Ulrich Beck] sia in crisi è evidente.

    Ossia è in crisi un modello in cui

    1) vi era una organizzazione nazional-statale delle economie dei singoli paesi

    2) vi era un legame territoriale tra produzione, cooperazione e impresa, con ampi margini da parte dei governi e delle parti sociali di organizzare e governare i conflitti tra lavoro e capitale

    3) vi era un modello centrato sulla piena occupazione e sulla ''rete'' del welfare.

    Le figure del lavoro sopra descritte nascono proprio dalla crisi sistemica di questo modello

  5. #5
    Against the Current
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    Caro Paul, la tua analisi è davvero interessante. Complimenti

    Il caso della Parmalat. In questi giorni di festa non ho seguito il " caso ". Bisogna aprire un thread fisso come quello della resistenza irakena. Il collasso dei colossi industriali italiani secondo te indica la fine/inizio di un ciclo di crisi/sviluppo del modo di produzione capitalistico, o siamo davanti all'irreversibilità di una crisi generale e globale del sistema?

    Saluti

  6. #6
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Domanda difficile.

    Il capitalismo è il sistema in assoluto più plastico e quindi più capace di rigenerarsi/trasformarsi. Pertanto, parlare di crisi sistemica credo sia esagerato

    Personalmente, ritengo che questa sia una crisi dovuta all'iperfinanziarizzazione selvaggia che va a discapito della produzione.

    Indubbiamente, come dimostra il '29, questo è probabilmente uno dei pochissimi punti deboli del capitalismo. Punto debole perché strutturale, e quindi contraddizione non eliminabile, sulla quale si deve insistere [insieme all'analisi dell'attuale sistema monetario, entro cui far rientrare la predominanza del dollaro negli scambi e negli acquisti internazionali]

    In generale e sommariamente: oggi conviene molto più agire sul mercato finanziario che può garantire sul breve-medio termine alti dividendi piuttosto che insistere sul lato 'produzione' che richiede investimenti rilevanti [nelle innovazioni di processo, nella ricerca, ecc] e paganti solo sul medio-lungo periodo. Chiaramente, i rischi ci sono, perché il mercato finanziario non è un luogo tanto tranquillo...

    Credo che il caso Parmalat rientri in questa casistica.

    Ciao

  7. #7
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Fatti mandare dalla mamma a prendere il....bond!
    Una storia di ordinario neoliberismo
    di ATTAC ITALIA %

    Prima azienda italiana nel settore alimentare, ottavo gruppo industriale nazionale, 36000 dipendenti in 30 paesi nel mondo, un marchio di fama internazionale. Questo, fino a pochi giorni fa, il biglietto da visita della Parmalat, oggi crollata e messa in amministrazione controllata sotto il peso
    di un ammanco di bilancio pari ad almeno 7 miliardi di euro.
    Governo, Confindustria, grandi poteri bancari e finanziari, mass-media ora gridano allo scandalo e fanno a gara nel chiedere, indignati, regole, controlli e garanzie. Vogliono in realtà nascondere ancora una volta la verità il crack della Parmalat non è un'anomalia, bensì una vicenda di
    ordinario neoliberismo.
    Un modello basato sulla finanziarizzazione dell'economia, che fa della speculazione finanziaria internazionale lo strumento principe per la ricerca del profitto, e che basa sull'esistenza dei paradisi fiscali la possibilità di compiere le operazioni 'sporche' al riparo da qualsiasi controllo. Un
    modello dove le connivenze si sprecano, dalle banche d'affari che concedono finanziamenti a gogo' senza garanzie né piani di rientro, alle agenzie internazionali di rating che non controllano, fino alle negligenze delle autorità di vigilanza (Borsa, Bankitalia, Consob).
    MARCONI in Gran Bretagna, KIRCH in Germania, VIVENDI in Francia, GLOBAL
    CROSSING, TYCO, K MART, WORLDCOM ed ENRON negli Stati Uniti, CIRIO e ora
    PARMALAT in Italia : questa è la sequenza dei fallimenti finanziari di colossi industriali dal 2001 ad oggi, con decine di migliaia di posti di lavoro persi, altrettanti fondi pensione
    andati in fumo, milioni di risparmiatori truffati.
    Una situazione che fa dire non a un estremista no-global, bensì al giornalista Edward Chancellor dell' ECONOMIST che " l'essenza del capitalismo è un succedersi ininterrotto di momenti speculativi –con l'arricchimento di pochi- e di crisi-con l'impoverimento di molti".
    Una dittatura della finanza sulla politica e sulla democrazia, fondata sul fatto concreto di un circuito finanziario internazionale nel quale circola quotidianamente e senza controlli un volume di denaro pari all'intero Prodotto Interno Lordo dell'Africa in un anno!
    Un furto di risorse e di diritti, uno scippo di democrazia.
    Ma cambiare si può. Qui ed ora.

    TOBIN TAX SUBITO!
    E' attualmente all'esame delle Commissioni Parlamentari la proposta di Legge d'iniziativa popolare, promossa da Attac Italia e sottoscritta da 200000 cittadini, per l'istituzione della Tobin Tax, ovvero una tassa su tutte le transazioni valutarie. E' un granello di sabbia, in grado però di inceppare i meccanismi della speculazione finanziaria, di restituire il primato alla politica sull'economia, di liberare risorse per i beni comuni, i servizi pubblici e i diritti collettivi.
    La Legge andrà in Aula entro il primo semestre 2004. Chiediamo con forza che venga approvata subito in Italia e che venga immediatamente rilanciata a livello europeo!

    ABOLIRE I PARADISI FISCALI!
    Da 40 a 80 nel mondo, i Paradisi Fiscali sono veri e propri santuari della speculazione finanziaria, utilizzati da più di 25000 imprese (comprese quelle del nostro Presidente del Consiglio), con un giro d'affari di 1800 miliardi di dollari, di cui il 40% collegato direttamente alla criminalità organizzata, il 15% alla corruzione politica e il 45% alle operazioni per
    l'evasione fiscale.
    Alcuni di questi santuari sono presenti nella civilissima Europa : Andorra, Monaco, Isole del Canale, Liechtenstein per dirne solo alcuni.
    Chiediamo con forza che nel processo di costituzione europea venga inserita l'abolizione "senza se e senza ma" dei paradisi fiscali!
    Ai lavoratori del gruppo Parmalat e ai lavoratori della Cirio esprimiamo tutta la nostra solidarietà : saremo al loro fianco nelle lotte per la difesa del posto di lavoro e della loro dignità personale e sociale.
    Ai cittadini risparmiatori, da anni convinti da una pletora di mezzi di informazione che "se il mercato è bello, la finanza è meglio", chiediamo di difendere i loro diritti, ma anche di investire i propri risparmi nella finanza etica e nei circuiti dell'economia solidale.
    "O la Borsa o la vita" intimano i nuovi predoni dell'economia liberista, gli arroganti pirati della grande finanza.

  8. #8
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Breve bibliografia sull'argomento

    M. Revelli, ''Oltre il Novecento. La politica, le ideologie e le insidie del lavoro'', Einaudi, 2001.

    AA. VV., ''Lessico Postfordista'', Feltrinelli, 2001.

    U. Beck, ''Il lavoro nell'epoca della fine del lavoro'', Einaudi, 2000.

    E. Kapstein, ''Governare la ricchezza. Il lavoro nell'economia globale'', Carocci, 2000.

    R. Sennet, ''L'uomo flessibile'', Feltrinelli, 2001.

    A. Gorz, ''L'immateriale. Conoscenza, valore e capitale'', Bollati Boringhieri, 2003.

  9. #9
    Paul Atreides
    Ospite

    Predefinito

    Ma come? Si parla di qualcosa che non è Evola, non è nostalgismo, non è ''reazionarismo'', non è ''razzismo'', e nessuno ha nulla da dire al riguardo? Neanche, e soprattutto, i ''rivoluzionari''? Ma guarda te...che combinazione...

  10. #10
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    Il post è interessante, evidentemente non sono interessati i frequentatori.

    Una tassa su tutte le transazioni finanziarie non è necessaria. Perchè qui non si tratta di porre un freno, ma di fare rispettare le regole, cioè da parte delle banche, di registrare i trasferimenti di capitale in paradisi fiscali. E di non concedere prestiti ad aziende che gonfiano i propri bilanci, per poi vendere le loro azioni, quando è prossimo uno o più fallimenti. Perchè gli istituti bancari sanno e sapevano già da tempo del fallimento inevitabile di parmalat o di cirio, e di altre aziende che prima o poi crolleranno.
    Questa della parmalat è solo la punta dell'iceberg.

    Non mi stupisce Attac%c he, finanziata dalla Fondazione Rockfeller, progonga la tassazione su tutte le transazioni finanziarie. Una proposta così "utopica".

    Già rispettare le regole in una fase di crisi del capitalismo, e di accentuato liberismo, è impossibile....cioè sarebbe possibile, ma comporterebbe alle aziende costi elevati.

    Cmq l'analisi fatta da ATTAC% è giusta. Condivisibile.

 

 
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