Ovvero la riarticolazione del lavoro nell'epoca dell'''immateriale'' [Andrè Gorz].
Esempio interessante è il cosiddetto ''lavoro cooperativo''. Il lavoro cooperativo scompagina lo ''scientific management'' taylorista posto a guida dell'impresa fordista.
Il lavoro cooperativo si basa innanzitutto sul lavoratore cognitivo e sulla capacità collaborativa
Le sue caratteristiche sono:
1) i sistemi premianti, le possibilità di carriera e le integrazioni salariali sono legate ai risultati del gruppo di lavoro piuttosto che alle capacità individuali
2) Interiorizzazione delle motivazioni e delle modalità di controllo dei processi produttivi. In pratica una self-leadership ma perfettamente integrata nei meccanismi aziendali
Prefigurata dal toyotismo, questa forma di lavoro è adatta alle imprese postfordiste modulari e a rete, transnazionali e ad un tipo di lavoro dove la macchina si integra ''biotecnicamente'' con il lavoratore e dove è venuta meno la rigida gerarchia fordista.
Chiaramente, questo tipo di lavoro risponde perlomeno a due richieste essenziali
a) risultare funzionale al nuovo modello d'impresa ''globale'' e ad alto ritmo cognitivo/creativo
b) reiterare, attraverso una adesione volontaria, interiorizzata e condivisa, il comando capitalistico [depurato, in tal modo, dai più evidenti connotati gerarchici]


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