...vantaggi elettorali
E’sempre più chiaro. L’opposizione al programma di riduzione delle
imposte è politica: il varo di questo programma nella legge finanziaria, con Silvio Berlusconi ministro dell’Economia ad interim, suonerà come un suo successo personale, destinato a dargli
un grosso vantaggio di immagine e di peso elettorale.
E così, per opporsi al suo piano, mirato essenzialmente ai ceti medi, s’è escogitato il confronto con il ministro francese dell’economia Nicolas Sarkozy, secondo il quale la priorità francese è la riduzione delle spese e il blocco delle riduzioni fiscali.
Ma il confronto è fuori luogo.
Innanzitutto la tassazione delle imprese, in Francia è più bassa che in Italia, in particolare riguardo alle piccole.
E quella parte di contribuenti del ceto medio che possono beneficiare del piano di Berlusconi è costituita da piccoli imprenditori che sono tassati già con l’imposta personale.
Inoltre la linea di Sarkozy muove da un deficit di bilancio che ha superato ampiamente il 3 per cento del prodotto nazionale lordo (pil) e che, per il 2005, si avvia al 4 per cento.
In Italia, invece, dopo la manovra appena approvata, il deficit è sul 3 per cento. E’ logico che le due linee di azione siano diverse. Inoltre la priorità che Sarkozy pone al taglio delle spese, è riconducibile anche alla polemica con il presidente della Repubblica Chirac, al quale, si sa, il ministro dell’Economia vuole succedere.
Chirac sta difendendo il ministro della difesa Michéle Alliot-Marie che presenta, per il 2005, un bilancio in aumento del 6 per cento, dopo avere speso 6 miliardi di euro in più di quanto preventivato, per il 2004, dalla Lpm, la Legge di programmazione militare.
Sarko si oppone a questa politica di grandeur, non solo per ragioni di bilancio, ma anche perché non approva la contrapposizione agli Stati Uniti, a cui essa è strettamente collegata. D’altra parte la Francia prevede una crescita del pil pari al 2,4 per cento, mentre per l’Italia le previsioni aggiustate danno lo 1,7 per cento, come per la Germania.
La scossa che occorre in Italia non è necessaria in Francia.
Sarko del resto taglia le spese, ma non i contributi a favore delle grandi imprese.
Il suo è un dirigismo che non è certo il caso di imitare.
ricordiamoci anche che il Cav. impegnò la sua parola , anche a nome degli alleati nella CdL, con gli elettori anche sul problema delle tasse, e tale impegno vuole onorare.
Cosa mai accaduta in mezzo secolo di pseudo governi democristiani e pseudoopposizioni comuniste.
saluti




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