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Discussione: Milano Addio....

  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Milano Addio....

    La sconfitta alle provinciali milanesi ha un significato politico e simbolico veramente grande, QUASI come fu la sconfitta dei rossi al comune di Bologna a suo tempo......
    La provincia di Milano non è un'area qualunque del paese......

    da www.iltempo.it

    " L’Ulivo esulta: «Siamo la maggioranza»


    Fassino: Berlusconi ha perso in casa, gli elettori non si affidano più al Polo. Ridisegnata la geografia politica italiana

    Prodi: «Milano è un segnale per il Paese». Cossutta e Bertinotti: «Ora l’alternativa al Governo»

    di STEFANO MANNUCCI

    ALLA RESA dei conti. L’opposizione mostra il risultato di Milano e punta il dito contro il premier, che ora dovrà chiamare le truppe a raccolta. In Parlamento, chiedono da sinistra, altrimenti si va alle elezioni decisive: quelle politiche. Il segretario Ds Piero Fassino ha sottolineato che «Berlusconi ha perso in casa, e ora la Cdl non è più maggioranza. Il centrodestra non rappresenta più la volontà politica dei cittadini italiani: quello che era già chiaro al primo turno delle amministrative ed alle europee è stato confermato dai ballottaggi. Questi voti hanno ridisegnato la geografia politica italiana». Ancora, per il segretario Ds «la vittoria di Milano è accompagnata da voti significativi in città importanti dove fino a ieri la destra governava e dove da domani governerà il centrosinistra». Poi una battuta: «Ho l'impressione che domani mattina il presidente del Consiglio si risveglierà in modo amaro», ha concluso Fassino, che ha fatto festa con i maggiorenti diessini nella sede di via Nazionale, dopo aver telefonato a Prodi, Rutelli e a tutti i candidati del centrosinistra usciti vittoriosi dal voto. Non ha rinunciato a marcare la serata favorevole lo stesso leader dell'Ulivo, Romano Prodi, da Bologna ha affidato ai cronisti la sua soddisfazione: «Mi auguro che per il centrosinistra vada sempre così. Come non si fa a leggere la vittoria di Milano come un segnale politico per tutto il Paese?». Attenzione alla proposta del responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani: «Dobbiamo semplificare questo vasto schieramento del centrosinistra, arrivando a tramutarlo in una vera e propria federazione che dia vita a un patto significativo. Il Listone deve cercare un accordo di programma con Rifondazione Comunista. Non nego le difficoltà, ma ci sono tutte le condizioni per farlo». Ed ecco, quasi chiamato in causa, il leader del Prc Fuasto Bertinotti: «Milano mette la lente di ingrandimento sulla crisi del berlusconismo. Un sistema politico - ha sottolineato Bertinotti - è entrato così irrimediabilmente in crisi da essere sconfitto nella sua culla. È ormai innegabilmente matura - ha concluso - l'esigenza per le forze politiche dell'opposizione di portare la crisi del berlusconismo alla conclusione anticipata della legislatura. È l'ora dell'alternativa ». Il voto chiama alla saldatura tutto l’arco dell’opposizione. Anche per Armando Cossutta da Milano arriva «uno schiaffo fortissimo» a Berlusconi, «la maggioranza traballa ». Il presidente del Pdci, invita pertanto ad una «verifica in Parlamento sulla tenuta del centrodestra e del suo governo ». Dallo stesso partito, ecco la dichiarazione di Marco Rizzo, capogruppo dei deputati del Pdci: «È il segno del cambiamento. La provincia di Milano vale per il centro destra quanto valeva Bologna per il centrosinistra». E dunque, ribadisce l'esponente del Pdci, «questo governo non ha più la maggioranza nel Paese e neanche nei luoghi dove è più radicato». Per Pierluigi Castagnetti, capogruppo della Margherita, «Da Milano comincia la corsa del centrosinistra. Quando ci presentiamo uniti non c'è partita, vinciamo sempre. Questo dato è importante perchè è omogeneo in tutto il paese. Anche al sud il risultato è straordinario: la Puglia era governata in tutte le province dal centrodestra e quindi c'è questo messaggio: gli italiani danno questo messaggio: non ne possiamo più». Mentre il suo vice Renzo Lusetti afferma che il presidente del Consiglio, dopo essersi esposto in prima persona per Ombretta Colli, è stato sonoramente sconfitto proprio a casa sua. Ne tragga le dovute conseguenze politiche, così come fece D'Alema nel 2000». Immancabile Paolo Cento, deputato dei Verdi: «La conquista della Provincia di Milano da parte del candidato del centrosinistra Penati conferma un dato già evidente: il centrodestra è sempre più in crisi e continua il suo declino anche in una provincia come quella di Milano che negli anni scorsi era stata uno dei simboli dell'asse di governo Lega- Forza Italia».


    lunedì 28 giugno 2004
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    Saluti liberali

  2. #2
    SENATORE di POL
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    L'analisi di Paolo Mieli su IL FOGLIO....PRIMA del ballottaggio....

    " Milano, Italia. Parla Mieli

    Paolo Mieli “Berlusconi ha tenuto alle europee poi, in due settimane, ha sbracato”
    “L’Italia è un paese a maggioranza di centrodestra, ma questo governo non ha saputo coltivare i rapporti”
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    Roma. “Veder bruciare Milano provocherà nella Casa della libertà un effetto tre volte più grave di quello prodotto sull’Ulivo dalla perdita di Bologna, nel 1999” dice Paolo Mieli al Foglio. La sconfitta milanese è “altamente probabile, ampiamente possibile” e, se sconfitta sarà, il ricordo di Bologna, puntualmente riconsegnata al centrosinistra, non potrà che sbiadire al confronto. “Perché a Bologna i Ds misero una candidata improvvisata e di poco prestigio, Silvia Bertolini, non certo paragonabile a Cofferati, mentre a Milano c’è Ombretta Colli, che è stata un’ottima amministratrice della Provincia, realmente stimata, una che si è impegnata moltissimo e ha affrontato con grinta le crisi politiche più difficili – e certamente, se perderà, lunedì mattina vuoterà il sacco e spiegherà bene com’è andata, la perdita della Provincia. E perché tutto questo avviene a due settimane di distanza da un voto che, non per Berlusconi e non per Forza Italia, ma per la Casa delle libertà è andato bene: un pareggio che si distingue dal voto di tutti gli altri paesi europei, eccezion fatta per la Grecia e per la Spagna. L’Italia si salva per il rotto della cuffia, ma inaspettatamente le due settimane che separano un voto dall’altro vengono utilizzate da Berlusconi e dalla Casa delle libertà per uno scontro che lascia senza fiato e manda un messaggio agli elettori molto scoraggiante. E’ una Bologna, come effetto, ma è una doppia Bologna perché il candidato è più serio, ed è una tripla Bologna perché viene a infrangere un risultato non malvagio per la Casa delle libertà. Una sconfitta che può essere dirompente, più di quanto adesso ci si immagini”. Una sconfitta evitabile, che sa di sciatteria arrogante, e quindi più colpevole. “Queste due settimane hanno molto peggiorato la situazione, si è litigato per ogni questione, si è offerto uno spettacolo di crisi rinviata, certo non adatto a riscaldare un elettorato o invitarlo al voto in una settimana di giugno: tutto questo deriva dalla sottovalutazione di un problema grave per la Casa delle libertà, poiché oggi in quasi tutti i capoluoghi di regione, Torino, Genova, Venezia, Trento, Bologna, Perugia, Firenze, Ancona, Roma, Napoli, Bari e Potenza, il centrosinistra è riuscito a ottenere di governare città e provincia. Una spina dorsale italiana fatta da governi riconquistati dal centrosinistra, che nel 2002 si è ripreso Verona e Monza, e nel 2003 il Friuli e la Provincia di Roma: è una storia che viene da lontano. E, come è noto, Milano (Provincia e Regione) formava cerchi concentrici che la rendevano una città simbolo, inespugnabile; il fatto che questo cerchio di mezzo si sia rotto fa avvertire uno scricchiolio sia per il cerchio esterno, la Regione, sia per quello interno, il Comune: sono gli stessi elettori che voteranno per il Comune di Milano, ed è ovvio che le prossime elezioni si cominciano a preparare sotto una luce diversa, molto compromessa”. Una strana luce che può irradiarsi facilmente, e velocemente, dappertutto. “Certamente sì, perché tira un’aria di dissociazione, di scarsa lealtà: non so quanto, al di là delle dichiarazioni ufficiali, elettori dell’Udc, di An, della Lega, che ha cominciato a fare discorsi che guardano al centrosinistra, e di Forza Italia, divisa tra potentati in lotta tra loro, possano formare quel clima adatto a far vincere le elezioni. Ed è evidente, a chiunque si occupi seriamente di questi problemi, che la responsabilità è di Silvio Berlusconi”. Una coperta di finte buone relazioni Individuato il colpevole, urge elenco delle colpe del colpevole. “Ci si aspetta che dopo un’eventuale sconfitta Berlusconi cambi registro, nella tessitura delle alleanze e nel modo di governare: ha eroso volontariamente e progressivamente tutta l’area del consenso limitrofo, basti guardare ai rapporti con la Confindustra, clamorosi. Vengono nascosti sotto una coperta di finte buone relazioni, ma è evidente come il contatto con un mondo non irrilevante, quello degli industriali italiani, è stato compromesso in maniera forse irrecuperabile, e così è andata per tutti i settori del mondo che non sono patrimonio acquisito della Casa delle libertà. Questo occuparsi solo di ciò che è dentro i recinti, senza mai guardare fuori dai confini, Berlusconi lo sta pagando, e lo pagherà, ad altissimo prezzo”. In Italia “la maggioranza degli elettori è di centrodestra: mandati alle urne all’improvviso, con due candidati nuovi, senza costruzione alle spalle, il 52, 51 per cento è di centrodestra, e il 48 di centrosinistra”. Ci vuole un lavoro particolare per perdere questo vantaggio (in cui almeno otto punti vanno conquistati in termini di alleanze), pare però che Berlusconi ce l’abbia fatta. “Nel territorio la situazione è compromessa, e adesso si annuncia la perdita di Milano”. Grande peso ha naturalmente il disagio degli alleati, la sensazione di trascuratezza, di malevolenza reciproca. “L’incapacità di esercitare un’egemonia ha prodotto uno scollamento pesante, difficilmente ricucibile”. E allora “la partita di sabato e domenica è ancora più complicata, rischiosa e allarmante di quella di due settimane fa, perché le europee avevano nascosto la grave sconfitta delle amministrative, e invece adesso il re è nudo”. Il re è nudo e si difende con grandi pacche sulle spalle, e belle rassicurazioni. “Non si trattano gli alleati come dei gregari, è un errore grave di valutazione: le europee hanno segnalato che le strutture di questi partiti, Lega, Udc e An tengono, e oggi per la prima volta i loro voti complessivi sono superiori a quelli di FI. Significa che non sono più relitti che vengono rimessi in porto, ma strutture in grado di resistere anche senza Berlusconi, e allora il rapporto deve essere politico, i toni da padrone sono impropri, sennò questi vascelli possono guardare altrove. E quindi adesso Berlusconi, dopo essere l’artefice del centrodestra italiano, rischia di diventarne il tappo”. Se il problema del centrodestra è, per Mieli, Silvio Berlusconi, il centrosinistra chi deve colpevolizzare? “Non una persona, ma il fatto che l’area riconducibile alla sinistra radicale sia di pari consistenza a quella riformista, come ha evidenziato il professor Sartori: il volto del centrosinistra è Giuliano Amato, che si deve pubblicamente pentire perché ha detto cose che lui stesso sottolinea giuste ma che non sono in sintonia con l’area più radicale – non è un bel volto. Però i problemi strategici posteuropee della lista Prodi nel giro di due settimane sono stati relegati nelle pagine interne dei giornali, prepotentemente sostituiti dalle grane della Casa delle libertà: una sonora sconfitta di Berlusconi, un bel suicidio aiuta a risolvere i problemi dell’opposizione, che sarebbero drammatici in condizioni di parità, ma diventano di secondaria rilevanza se il Polo è in fiamme e gli altri tengono”. Amato infatti ha invitato al silenzio, come a dire: è sufficiente sedersi e aspettare lo spettacolo del crollo. “Amato ha fatto un’operazione da gesuita, ha messo davanti l’autocritica per attrarre l’attenzione, poi ha invitato tutti a salire sul treno dello sfaldamento del centrodestra”. Ben prima di Amato, è stato Bertinotti a guardare lontano. “Bertinotti ha capito che tenendo duro parlava oltre i confini di Rifondazione, ha fatto quello che non ha saputo fare Berlusconi, ha messo fuori gioco Cofferati e, rimasto solo, è diventato il rappresentante di questa Italia più radicale con la quale anche i settori più moderati del centrosinistra devono organizzarsi”. “Se questa situazione avesse di fronte un Polo compatto, sarebbe un problema per il centrosinistra, ma se la Casa delle libertà sfascia tutto da sola, quell’equilibrio regge: sarà un altro discorso governare, ma ora stiamo parlando di vittoria elettorale, che diventa, come la sconfitta di Ombretta Colli, possibile o addirittura probabile”.
    "

    Saluti liberali

  3. #3
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    Solo per completezza d’informazione.


  4. #4
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    Dal quotidiano IL GIORNALE di questa mattina

    " il Giornale del 28/06/2004


    --------------------------------------------------------------------------------

    Il centrodestra regala Milano ai Ds
    Berlusconi: «I risultati non incidono sul governo, dormo tranquillo»

    --------------------------------------------------------------------------------

    Filippo Penati, candidato dell'Ulivo, batte Ombretta Colli a Milano: secondo le proiezioni Nexus con il 53,8% dei voti contro il 46,2% della ex presidente della Provincia. Il centrodestra vince invece nelle comunali a Bergamo e nelle provinciali ad Arezzo, Vercelli e Catanzaro. Testa a testa a Padova e Piacenza. Il premier Berlusconi, prima della chiusura delle urne, ha commentato: "I risultati non incidono sul governo, dormirò tranquillo lo stesso". Secondo La Russa l'esito del voto di Milano "avrà peso negli equilibri della Cdl". Toni trionfalistici dal centrosinistra.
    "

    Saluti liberali

  5. #5
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    Silvio Berlusconi è un manager.Un manager di razza.
    Dire di dormire tranquillo.Ma in realtà stà già pensando ad una grande riscossa.
    Fossi io, darei un riassetto sociale al governo, prediligendo persone affidabili.
    Mi piacerebbe tanto vedere Tronchetti Provera e Montezemolo al lavoro, nei Ministeri.

  6. #6
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    In origine postato da geom.antonio
    Silvio Berlusconi è un manager.Un manager di razza.
    La Fininvest ha cominciato a guadagnare quando si è buttato in politica e ha mollato il posto al Confa...

  7. #7
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano di via Solferino

    " Corriere della Sera del 28/06/2004


    --------------------------------------------------------------------------------

    Cattivi presagi
    Paolo Franchi
    --------------------------------------------------------------------------------

    E adesso non si dica che la battaglia per la presidenza di una provincia, si chiami pure Milano, non è fatta per mobilitare interessi, entusiasmi e passioni. Perché a sostenere una simile tesi si dice anche un bel pezzo di verità, si capisce. Ma non tutta la verità. Soprattutto, non si dice la verità politica di un voto come questo, così carico, anzi, sovraccarico, di significati simbolici da richiamare alle urne più elettori del previsto. E così denso di cattivi presagi per il governo e per la coalizione che lo sorregge. A cominciare dal presidente del Consiglio, da Forza Italia, e dall'asse «nordista», chiamiamolo così, che tiene assieme Forza Italia e la Lega.
    Si almanaccherà a lungo su «chi ha tradito»: elettori leghisti, per nulla inclini a votare Ombretta Colli dopo aver sostenuto, al primo turno, il loro candidato, o piuttosto elettori di An e dell'Udc, che non hanno saputo resistere alla tentazione di infliggere all'asse sopra citato una sonora sconfitta casalinga? Sarà questo, nei prossimi giorni, il tormentone nella maggioranza, si può esserne certi. E si può essere certi che anche da queste polemiche trarranno nuovo alimento tutte le tensioni che, nelle ultime ore, sembravano essersi un po' smorzate. Con il rischio, concreto, che vadano fuori controllo: si tratti di poltrone, di federalismo, di politica economica. Perché chi doveva e dovrebbe ancora controllarle, Silvio Berlusconi, è sempre meno in condizione di farlo. Resta in sella, sì. Ma il cavallo è molto, molto riottoso.
    E' vero: di per sé non conta troppo, anzi, conta molto poco, una presidenza di provincia. Ma la provincia di Milano è uno dei cardini, seppure il meno importante, di un potere politico, anzi, di un modello, sin qui indiscusso e indiscutibile, nella città che del berlusconismo politico è stata la culla, e poi la capitale. Lo è ancora? Perderne la provincia così seccamente, e perderla dopo aver perso, due settimane fa, le elezioni europee e il primo turno delle amministrative, significa che quel potere (il potere di un monarca assoluto) indiscusso e indiscutibile non lo è più nella sua roccaforte, figuriamoci altrove. Che sta perdendo vistosamente colpi, e altri, molto probabilmente, ne perderà, in una coalizione che monarchi assoluti non ne ha più ma, faticando oltremisura a divenire una repubblica, potrebbe anche finire vittima di tendenze autodistruttive.
    Vedremo. Il centrosinistra, intanto, ottiene un risultato straordinario, forse più per demeriti altrui che per meriti propri: ma questa è l'alternanza. I suoi problemi, se vuole vincere, e governare, restano intatti. Ma una vittoria così è fatta apposta per renderli meno angosciosi: mette, o dovrebbe mettere, allegria. La qual cosa ha un suo peso. Non trascurabile.


    Saluti liberali

  8. #8
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    In origine postato da Pieffebi
    Dal quotidiano IL GIORNALE di questa mattina

    " il Giornale del 28/06/2004


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    Il centrodestra regala Milano ai Ds
    Berlusconi: «I risultati non incidono sul governo, dormo tranquillo»

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    Filippo Penati, candidato dell'Ulivo, batte Ombretta Colli a Milano: secondo le proiezioni Nexus con il 53,8% dei voti contro il 46,2% della ex presidente della Provincia. Il centrodestra vince invece nelle comunali a Bergamo e nelle provinciali ad Arezzo, Vercelli e Catanzaro. Testa a testa a Padova e Piacenza. Il premier Berlusconi, prima della chiusura delle urne, ha commentato: "I risultati non incidono sul governo, dormirò tranquillo lo stesso". Secondo La Russa l'esito del voto di Milano "avrà peso negli equilibri della Cdl". Toni trionfalistici dal centrosinistra.
    "

    Saluti liberali
    La cosa non ha grande importanza ma il Giornale sembra, nell’occasione, essere andato nel pallone: fra province e comuni, destra e sinistra, quasi non ne imbrocca una.

  9. #9
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    LA PRESA DI MILANO

    E sarà pure una vittoria di Provincia, ma intanto sfila il carro del vincitore (ovviamente stracarico) e peggio di occuparlo forse c'è solo il deriderlo: ma soffermarsi sulla gioiosa macchina da guerricciola di Filippo Penati, va da sé, non solo è colore giornalistico o rosicamento di chi ha perso. E' dato politico, termometro, specchio, soprattutto dimostrazione che non c'è girotondo che non riporti questa sinistra al suo punto di partenza e di eterno arrivo: il giacobinismo, il corteo, il ciarpame retorico, la presa di Palazzo Isimbardi, quasi fosse il Palazzo d'Inverno, la folla che irrompe per abbattere la statua di un tiranno dalle fattezze di Ombretta Colli. Davvero è una parte patetica quella di chi vorrebbe sfottere i vincitori solo per come festeggiano: ma la scena l'avete vista, gli occhi ve li siete stropicciati. A Milano non c'è stato un avvicendamendo legato a una fisiologica democrazia dell'alternanza: c'è stata la presa della Bastiglia, l'istintiva illusione che la sinistra ancora una volta vada a ricominciare il mondo. "Andiamo a liberare Palazzo Isimbardi", "ladri", "andate a casa", clacson, traffico paralizzato, caroselli che intonano "Bella ciao", campioni del mondo, l'eroe dei due mezzi mondi Filippo Penati che marcia verso la prefettura fascista con la giacca di Armani e la cravatta di Gucci: e questo dopo aver ritemprato qualche anziano militante della sezione Cgil-Spi di Gratosoglio. Immagine perfetta. Aggiungi qualche girotondino d'essai, uno spruzzo di noglobal da librerie Feltrinelli, e comunisti, ex comunisti, postcomunisti, sindacalisti, Stefania Ariosto, un bandierone anti-proibizionista, Dario Fo che telefona da Cesenatico. […] E intanto gente che si ubriaca di parole e che preannuncia trionfi epocali in tutto il globo terracqueo: la sinistra ha vinto le elezioni provinciali di Milano, gnocco fritto per tutti. "Grazie Milano", "Milano libera". Da chi? Dai tedeschi: centinaia di migliaia di lombardi che si erano illusi di aver partecipato al gioco democratico e invece no: era la guerra civile e ha vinto la Resistenza, peggio per voi, ora la folla si accalca indecisa, non sa se percorrere tutto Corso Buenos Aires – sino a Piazzale Loreto – o puntare direttamente verso la Procura di Milano. Preso il Duomo, anche Roma ci sentirà. E' avvertito anche Bush.

    Filippo Facci su Il Giornale di oggi


  10. #10
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    il Giornale 26.06.2004

    «E' un voto di valenza nazionale La sinistra mente ai milanesi»


    GIANNINO DELLA FRATTINA da Milano

    Barbera o champagne. Poche ore al bivio per Ombretta Colli, la signora Provincia in corsa per raddoppiare i cinque anni ai piani alti di Palazzo Isimbardi e chiudere la porta in faccia al centrosinistra di Filippo Penati. Una vittoria anche per riconfermare il monocolore azzurro completato dal governatore Roberto Formigoni alla Regione Lombardia e dal sindaco fresco eurodeputato Gabriele Albertini al Comune di Milano.

    Una campagna elettorale carica di responsabilità? «Certo, un voto dal forte valore politico nazionale. E, infatti, ho subito aggressioni e attacchi violenti».

    Allude a Penati e compagni? «Rispetto a cinque anni fa la politica si è invelenita. Loro non vogliono vincere una competizione elettorale, vogliono annientare l'avversario».

    Come se lo spiega? «E nel loro Dna. Dove i comunisti sono andati al governo l'hanno sempre fatto con gesti violenti, mai col consenso della gente».

    E arrivato anche Fassino e a Monza ha detto che chi vuol governare l'Italia non può non governare Milano. «Certo, Milano è la città dove ha visto la luce Forza Italia. Qui è sempre nato tutto, nel bene e nel male. Poi gli altri imitano».

    La Lega sta facendo per lei molto di più di quanto ci si potesse aspettare. «Sono piacevolmente stupita. Sprigionano una bella energia. Di solito è Forza Italia che deve tirare il carro, ma vedo che il Carroccio va bello al galoppo».

    Ha paura dei brogli? «Questa pulcina nell'orecchio ce l'hanno messa. E terribile aspettare il voto avendo timore di tutto: dell'astensionismo, di episodi poco chiari...».

    Ci sono ancora i comunisti? «Be', Penati è un bell'esempio di burocrate che ha passato tutta la vita a chiacchierare senza mai risolvere i problemi. Anche quando ha amministrato a Sesto».



    IL PRIMO COMUNISTA ANDATO AL POTERE SENZA GESTI VIOLENTI MA GRAZIE AL CONSENSO DELLA GENTE

 

 
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