Sulle origini dei caratteri runici si possiedono due spiegazioni: l'una religiosa, l'altra profana. Secondo la prima, le rune furono ottenute da Odino (Wodan) a premio del massimo atto sacrificale: l'immolazione del dio a se stesso. Secondo quanto narra lo Havamal (II carme dell'alto Odino), nella parte maggiormente sapienziale, la misteriosa vicenda fu questa: Odino, desideroso di apprendere ogni forma di saggezza, accettò di essere appiccato all'albero del mondo (l'albero di cui nessuno sa "da quale radice si levi") e di pendervi per nove notti, ferito dalla propria lancia. Poté così "raccogliere le rune", apprendere dal gigante Bolthor (suo zio materno) i nove canti magici e nutrirsi dell'idromele, la bevanda che è in grado di suscitare il dono della poesia, in genere, e della profezia, in particolare.
Si noti come il numero perfetto "9" (tre volte tre) ricorra anche qui come "Ku" in Kuji Kiri e come i canti magici di cui sopra possano essere benissimo assimilati si mantra (vocalizzazioni) che accompagnano la postura delle mani nel Ninjutsu esoterico.
Lo scopo della meditazione runica è quello di far acquisire all'adepto poteri ultramondani come la capacità di leggere nel pensiero, di avere percezioni extrasensoriali, di modificare la percezione del tempo, di fare appello a quell'energia universale che i giapponesi chiamano "ki", i greci "pneuma" e i cabbalisti "rouakh".
Il vocabolo nordico runa significa "scrittura segreta", "segno", "scongiuro" e "mistero". Quattro definizioni che possono estendersi a tutte le opere della maturità di Wagner e alla Tetralogia in specie, poiché veramente i suoi 198 temi fondamentali si distendono nello spazio acustico con funzioni di rappresentazione, evocazione e incantesimo, con magia 'runica', per l'appunto, e quando si sappia ascoltare.
ALCUNE POSIZIONI MISTICHE
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