Il Riformista, 29.6.04
NOI CI STIAMO
Caro direttore, ho letto con grande interesse l'editoriale del Riformista di ieri. Condivido in pieno l'analisi e anche alcune sconfortate conclusioni. Siccome però è giunto il momento di guardare avanti, sono rimasto colpito soprattutto dalla conclusione a cui sembrate pervenire. Se davvero vi è qualcuno disponibile a cercare e a percorrere poi strade diverse per la costruzione di un reale soggetto riformista in Italia, sappia che noi socialisti riformisti autonomisti siamo pronti a essere della partita. Naturalmente nella convinzione che ci è propria che i termini «riformista» e «socialista» sono indissolubilmente legati, anche se il termine riformista può abbracciare un orizzonte più vasto di quello che storicamente viene definito come socialismo, ma che ciò è possibile
solo se al centro di tale orizzonte più vasto vi sia con chiarezza una identità socialista riformista. Augurandomi che il sasso che hai gettato nello stagno risvegli le coscienze di quanti, come ad esempio Amato e Fassino, sembranoo allo stato preferire i più comodi percorsi di convergenza che, pur spuri politicamente, appaiono più promettenti sotto il profilo delle quantità, ti ribadisco che per parte nostra siamo pronti a prendere il rischio del superamento di più comode e tranquille situazioni di rifugio per percorrere, in compagnia di chi fosse animato' dalle medesime pulsioni, quella via che pemetterebbe finalmente all'Italia di recuperare, almeno su questo terreno, il ritardo che la separa dal grosso dell'Europa.
Gianni De Michelis
dov'è il cappuccino che devo puciare la briosc?





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