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    Angry "I musulmani avranno la scuola"

    L'aiuto per trovare aule e finanziamenti. Approva la comunità islamica ma Lega e An restano fermamente contrari
    La promessa del provveditore
    "I musulmani avranno la scuola"
    di TERESA MONESTIROLI



    MILANO - Letizia Moratti non ferma il provveditore di Milano, Antonio Zenga, che offre la sua disponibilità per la creazione di una scuola parificata per musulmani. Ma i politici continuano a dire no. Lega e An in prima fila. Dopo lo stop del ministero dell'Istruzione alla formazione di una classe per soli islamici al liceo Agnesi di Milano, il provveditore Zenga trova l'ipotesi di un istituto privato parificato una soluzione accettabile. "Sarebbe comunque una scuola legale, riconosciuta dallo Stato. Un passo avanti per uscire da una situazione che ora tutti condannano". E prosegue: "Da parte nostra ci sarebbe la massima disponibilità a sostenere il progetto. Offriremmo la consulenza tecnica, come a chiunque voglia aprire una scuola privata. Siamo stati noi i primi a cercare di risolvere il problema dei bambini di via Quaranta".

    Il progetto, proposto dal presidente dell'Istituto culturale di viale Jenner Abdel Hamid Shaari, è ambizioso. E di non facile realizzazione. L'idea sarebbe quella di fondare una scuola privata, gestita dalla comunità islamica, ma riconosciuta dal ministero dell'Istruzione. Cioè una scuola aperta a tutti - musulmani e non - dove i bambini studiano i programmi italiani, con insegnanti italiani, e sostengono gli esami internamente, come in tutte le scuole confessionali riconosciute del paese. Ma anche una scuola musulmana, nel pieno rispetto della cultura e della tradizione islamica. Senza crocifissi alle pareti e con lezioni di Corano al pomeriggio, al di fuori dell'orario scolastico.

    "Il consolato egiziano non ci ha mai aiutato a istituire una scuola egiziana - spiega Shaari - . L'istituto parificato potrebbe essere una buona soluzione. I programmi sarebbero quelli italiani con l'unica differenza che invece dell'inglese come seconda lingua si potrebbe studiare l'arabo e nell'ora alternativa verrebbe insegnata la nostra religione. Il progetto esiste da tempo, ma non abbiamo mai avuto le risorse per metterlo in pratica". Perché l'investimento è cospicuo. Spetta infatti al gestore provvedere a tutte le spese della scuola utilizzando i contributi delle famiglie e i finanziamenti privati. "I genitori della nostra scuola sono per lo più operai o uomini delle pulizie - prosegue Shaari - . Per questo abbiamo bisogno che le istituzioni ci aiutino a trovare una sede con un affitto ragionevole. Anni fa il Comune ci aveva proposto una scuola vicino all'aeroporto di Linate ma chiedeva 360 milioni di lire l'anno, una follia".
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    L'assessore all'Istruzione del Comune, Bruno Simini, è disponibile a un confronto: "Verificheremo la disponibilità di aule e ascolteremo le loro richieste se questo può aiutare a trovare una soluzione che permetta ai bambini di via Quaranta di uscire dall'isolamento".

    Il progetto però non convince il mondo politico. La Lega Nord torna all'attacco: l'eurodeputato Mario Borghezio chiede al ministro dell'Interno Pisanu "la chiusura immediata di tutte le scuole islamiche che operano nel nostro paese". Anche Alleanza Nazionale non si placa. Il presidente della Commissione cultura in Comune, Carla De Albertis, rispolvera una mozione del 2001 che chiedeva lo "smantellamento" del Centro culturale islamico di viale Jenner a cui aggiunge anche la scuola di via Quaranta. Per i Ds l'iniziativa va presa con le pinze. Il consigliere Marilena Adamo esprime perplessità: "Non bisogna dimenticare che la strada verso l'integrazione passa per la scuola pubblica".
    Mentre il capogruppo milanese della Margherita, Alberto Mattioli, accoglie favorevolmente l'apertura al dialogo.


    (18 luglio 2004)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    ilariamaria
    Ospite

    Predefinito

    Ho già pronta la lettera per Dutto in cui chiediamo una scuola pubblica di bambini esclusivamente padani. Invece di aspettare gliela mando.

 

 

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