...dei Verdi
Roma. Delle parole di Ciampi (“Tutto questo è inaccettabile”) i manifestanti che avevano bloccato la stazione di Montecorvino se ne facevano un baffo. “Anche noi siamo italiani”, gli avevano mandato a dire e, per ribadire il concetto, avevano intonato l’inno di Mameli.
Nemmeno le rassicurazioni del ministro Matteoli, che nel pomeriggio ne aveva incontrato una delegazione, erano valse a nulla. “Rimaniamo finché la discarica di Parapoti non sarà chiusa”, ribadivano.
E così, sebbene anche l’ex ministro dell’ambiente, Edo Ronchi, il verde padre della legge sui rifiuti, avesse spiegato che “non ci sono alternative alla riapertura della discarica”, il presidio alla stazione proseguiva.
Solo dopo l’intervento del questore e di 400 agenti, i manifestanti hanno lasciato i binari. E, dopo dieci anni di commissariamento straordinario e con il governatore campano, Antonio Bassolino, a Gerusalemme, la soluzione è che la discarica rimarrà aperta per nove mesi e poi verrà chiusa.
“E’ difficile schierarsi”, dice al Foglio il presidente del Wwf Fulco Pratesi. “In una associazione come la nostra –prosegue – composta da una variegata massa di soci, rispetto a situazioni locali, è complesso assumere una posizione netta e preferiamo mantenerci equidistanti. Non condividiamo i metodi della protesta e controfirmiamo quanto detto da Ciampi. Cosa farei se fossi il commissario? Fuggirei alle Galapagos”.
Roberto della Seta, presidente di Legambiente, respinge l’accusa di non aver espresso una posizione netta sulla vicenda. “Abbiamo circoli attivi sul territorio e abbiamo fatto sentire la nostra voce. Però non siamo mediatori e ci limitiamo a condannare le forme di protesta anche se siamo d’accordo sul merito di quanto i manifestanti sostengono”. Vie d’uscita? “L’unica soluzione applicabile mi pare essere quella attuata in Lombardia. Cioè una migliore raccolta differenziata e i termovalorizzatori (i cosiddetti inceneritori, ndr). Ma noi non siamo disposti a discutere di dove e quali discariche siano da aprire se prima non si attuano politiche efficaci per la raccolta differenziata”.
Medesima posizione (prima raccolta differenziata, poi inceneritori) la esprime Pratesi, ma Massimo Ferlini, presidente dell’Osservatorio nazionali dei rifiuti, chiama questa soluzione “il teorema di Bertoldo”. “Quella secondo cui – dice al Foglio – Bertoldo, condannato a impiccagione continuava a rimandare la scelta dell’albero”. “Gli ambientalisti si dicono genericamente favorevoli al recupero energetico da rifiuti, ma mai all’individuazione del sito”.
Insomma, si è fermi agli slogan degli anni Settanta, “Non nel giardino di casa mia”?
“Sì. E il risultato è lo stallo. Coprendo in questo modo anche le responsabilità politiche e industriali locali. Sulla soluzione della raccolta differenziata basta citare il dato nazionale: l’80 per cento dei rifiuti finisce in discarica, l’11 per cento è effetto della raccolta differenziata, il 9 per cento è recuperato dagli inceneritori. Se l’obiettivo è di avere i tre livelli in pari, dire prima si fa una cosa e poi l’altra è prendere in giro il paese. L’unica regione che supera il 35 per cento di raccolta differenziata è la Lombardia che però è quella con il maggior numero di termovalorizzatori in funzione”.
“Possiamo fare ancora come Bertoldo e spostarci una pianta più in là, ma in questo modo abbiamo perso dieci anni di commissariamento”.
Anche Rosa Filippini, presidente dell’associazione Amici della Terra condivide le parole di Ferlini e rivendica di “essere da anni impegnata a sfatare il tabù degli inceneritori che Verdi, Wwf e Legambiente hanno fino a ieri osteggiato”. “Usano da sempre un linguaggio doppio – accusa la Filippini – con gli addetti ai lavori dicono che gli inceneritori sono indispensabili, poi appoggiano i comitati che li osteggiano”.
In Campania hanno pianificato la costruzione di termovalorizzatori, poi “ipocritamente la Regione e gli enti locali, per evitare sollevazioni sociali, hanno bloccato tutto”. Insomma Filippini non andrebbe né alla Galapagos né a Gerusalemme, ma in tv a sfidarli “chiedendo loro perché protestano contro le ecomafie, ma poi sono i primi a non voler regolare quella situazione su cui le ecomafie lucrano”.
saluti




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