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    Predefinito Maroni: «O si chiude la verifica o si va al voto»

    Il ministro del Welfare ha ribadito la posizione della Lega
    «Entro sabato si decide il futuro del governo. Se non ci sarà la verifica si andrà a votare nell'aprile del 2005»

    Il ministro Maroni (Ansa)
    ROMA -«Entro sabato si decide il futuro del governo». Parola di Roberto Maroni, ministro del Welfare. «O si chiude la verifica o si andrà a votare nell'aprile del 2005» ha precisato il ministro conversando con i giornalisti alla Camera aggiungendo che, a suo avviso, il ruolo di Berlusconi è fondamentale: «l'ho sollecitato in tutti i modi, manca solo che glielo canti al pianoforte....». «Se non interviene lui - dice - temo che sabato non si riuscirà a chiudere».

    NO A GOVERNO TECNICO - «Se qualcuno sta pensando ad un governo tecnico e ad una crisi repentina si illude, sicuramente questa prospettiva non si realizzerà». Roberto Maroni pensa che «qualcuno stia lavorando a trovare il demiurgo di turno per salvare capra e cavoli». Ma il ministro del Welfare è chiaro: «Noi abbiamo chiesto a Berlusconi di chiudere tutto entro sabato, per ripartire con un governo più forte altrimenti si avvicina la prospettiva di elezioni anticipate e la data è già fissata: aprile 2005».
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Follini: devolution solo se c’è il proporzionale
    Il premier placa la Lega, i centristi non arretrano
    Berlusconi rassicura Calderoli e Tremonti: riforme essenziali.
    ROMA - Un incontro prima con Giulio Tremonti e poi con i leghisti Calderoli e Maroni ieri mattina, un faccia a faccia con Gianfranco Fini oggi o al massimo domani, un vertice del centrodestra domani sera o più probabilmente venerdì, il Consiglio dei ministri per varare la manovra economica sabato. L’agenda di Silvio Berlusconi è pienissima, il telefono è rovente, l’obiettivo è quello di chiudere la verifica, o almeno la sua parte programmatica (quella che dovrà rilanciare il programma con un documento) entro la fine della settimana, ma la soluzione non sembra ancora a portata di mano e i tempi perché sia davvero scritta la parola fine su un capitolo che si trascina ormai da un anno potrebbero allungarsi. Sì perché sul rimpasto, o meglio sui «miglioramenti da apportare alla squadra di governo», come dice il premier, ancora si discute; perché con An si dialoga (ieri il Cavaliere e Fini si sono sentiti, Tremonti ha avuto contatti con Alemanno), e forse ci si avvicina un po’, ma a sentire via della Scrofa «come andrà a finire non lo sappiamo dire: noi faremo le nostre richieste e presenteremo un documento sull’economia, se non saranno recepite ne trarremo le conseguenze»; e soprattutto perché con l’Udc il gelo è totale e la diffidenza è reciproca e forte, tanto più dopo la richiesta - che sarà formalizzata nella direzione di domani - di mettere sul piatto della verifica praticamente una sola richiesta, che non potrà né dovrà essere rifiutata, ovvero una nuova legge elettorale su base proporzionale che riscriva di fatto il bipolarismo italiano considerato malato di liderismo: «Non ci presentiamo con un testo bello e pronto, non chiediamo che venga approvato prima della devolution, possiamo discutere dei particolari: ma se la Lega chiede il federalismo e An un nuovo corso economico, richieste legittime, noi chiediamo il proporzionale. E non vogliamo neanche immaginare che non arrivi una risposta positiva, preferiamo pensare che invece saremo ascoltati...», è il messaggio chiarissimo lanciato dall’Udc.

    E così, se Berlusconi è obbligato a professare ottimismo e a mostrarsi «generoso, come sempre» con gli alleati, la realtà è che la fine del tunnel ancora non si vede. E però, almeno per quanto riguarda le trattative «bilaterali», il premier ieri un punto lo ha segnato se è vero che dopo l’incontro con Calderoli e Maroni, i leghisti sono apparsi cautamente ottimisti sull’esito della verifica.
    Nell’incontro infatti Berlusconi, dopo essersi in verità lamentato per i toni di certe interviste che lanciavano la minaccia di elezioni anticipate (Maroni soprattutto), ha provveduto a rassicurare gli alleati che gli chiedevano «un cambio di marcia, perché per noi il federalismo è vitale, vivacchiare non ci interessa e non ci interessano le poltrone, la riforma va blindata e votata altrimenti non restiamo qui a farci logorare». «Il federalismo è un punto essenziale del nostro programma e, con qualche modifica, lo porteremo avanti e lo voteremo in tempi brevi, state tranquilli. Su questo sono tutti d’accordo, è un impegno della coalizione», è stato il succo del discorso del premier, accompagnato dalla raccomandazione a non alzare i toni ora per non complicare un quadro già tanto difficile e dalla decisione di rinviare il vertice sulle riforme previsto per stasera che aveva fatto irritare i centristi: «Ma figurarsi se volevo far loro un dispetto tenendo il vertice prima della loro direzione, ma quando mai? Era una riunione tecnica, niente di più», ha protestato il premier.

    La risposta della Lega alle rassicurazioni di Berlusconi? Per quanto possibile positiva, quasi a riprova che i rapporti migliori nella coalizione restano quelli tra il Cavaliere e il Carroccio: «Noi siamo soddisfatti delle parole, ma ora aspettiamo i fatti», sintetizza Calderoli, precisando comunque che della richiesta dell’Udc, che la Lega non vuole nemmeno prendere in considerazione per come è formulata, «non si è proprio parlato» con Berlusconi.

    P. D. C.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

 

 

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