E venne la notte dei lunghi coltelli, della resa dei conti all’interno della maggioranza. Ma è stato sufficiente il sacrificio di Giulio Tremonti per lasciare inalterata la compagine di Governo. Al termine del vertice di questa notte a Palazzo Grazioli, durato circa quattro ore, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha infatti rassegnato le dimissioni. Per la verità sembra si tratti di dimissioni "forzate", giacché sono state richieste dal presidente del Consiglio in persona. L’interim verrà assunto dal premier, anche se gli incarichi sono assegnati dal Presidente della Repubblica. Un colpo di scena che fa seguito ad una settimana particolarmente turbolenta nel corso della quale Alleanza Nazionale ha ripetutamente chiesto una “svolta nella politica economica, pena il disimpegno dal Governo”.
Chissà, probabilmente la fuoriuscita dall’esecutivo di Alleanza Nazionale, con il suo appoggio esterno, avrebbe semplificato la vita del Governo, libero di svolgere la sua azione di rinnovamento. Invece si resta tutti assieme, non proprio appassionatamente. Un partito incapace di stendere un proprio progetto politico ed economico chiaro, si prende il lusso di spostare la contrapposizione su personalismi ed aut aut del tipo “o lui o noi”. L’unica garanzia è rappresentata dall’interim a Silvio Berlusconi, che dunque avrà pieni poteri sulla politica economica del Paese, dopo i grandi successi conseguiti quando ha ricoperto anche il ruolo di ministro degli Esteri. Ora toccherà a Silvio Berlusconi “imporre” quell’insieme di riforme che sono destinate a cambiare il sistema fiscale del nostro Paese. Si gioca la sua credibilità politica e deve essere disposto anche a mettere in discussione la sopravvivenza dell’esecutivo pur di dare concreta realizzazione a quel progetto. Deve tenere sempre a mente le sue recenti affermazioni: “è l’unico in grado di tenere unita la CdL”; “una bocciatura del piano di governo significherà elezioni anticipate, ovvero Paese in mano all’opposizione, a questo centrosinistra”. E francamente riteniamo molto più onorevole tornare all’opposizione, ognuno per proprio conto, all’ipotesi di logorarsi ulteriormente in due anni di comune governo.
Paradossalmente il comportamento più responsabile è stato tenuto dal partito che sulla carta è ritenuto quello più inaffidabile e rissoso del centrodestra, la Lega Nord. I leghisti non chiedono altro che il rispetto del Patto di governo, più volte rinviato e impantanatosi nella palude voluta da AN e UdC, ma sono gli unici che si sono fatti carico degli interessi del popolo italiano anteponendoli a quelli individuali. Noi, con loro, chiediamo quella politica e quelle riforme che tutti i partiti della maggioranza si sono impegnati a realizzare e che ora, alcuni, sembrano disconoscere.
Paolo Carotenuto
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