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    Post Mahatma Gandhi: un ritratto non political correct

    E’ difficile tratteggiare un ritratto sereno ed obiettivo di Mohan Das Gandhi; l’apologetica benpensante (di destra e di sinistra) ne ha fatto un pacifico liberatore della sua terra da un triste giogo coloniale, l’apostolo della ‘non violenza’ ispiratore di radicali e di preti no-global, di ecologisti come di jainisti new age….
    Un’analisi più attenta della sua storia e delle vicende indiane dell’epoca ci viene però dalla lettura dello storico Alain Danielou (La Storia dell’India, Ubaldini, 1994):

    "Fu praticamente con lui solo che il governo britannico decise dell’avvenire dell’India, il più disastroso che si potesse immaginare, dal momento che si arrivò alla divisione del Paese, a uno dei più grandi massacri della storia, all’eliminazione del sistema sociale e della cultura tradizionale, alla soppressione della casta dei principi, al genocidio delle tribù primitive, alla rovina delle caste artigianali e alla loro trasformazione in un miserabile proletariato. Tutto ciò presentato come un progresso. I letterati hindu consideravano Gandhi una specie di anticristo e quando venne assassinato resero cerimonie di ringraziamento. Ma ormai era troppo tardi.
    … Per comprendere la figura di Gandhi si deve ricordare che egli era un bania, cioè un membro della casta dei mercanti, e che, in India, a ciascuna casta corrispondono precise concezioni morali, intellettuali, religiose, che ne fanno una specie di setta… Le caratteristiche della casta dalla quale era nato Gandhi sono l’estremo puritanesimo, il più assoluto vegetarianismo, l’assenza totale di preoccupazioni metafisiche come di cultura filosofica e, per contro, la più grossolana sentimentalità religiosa… La carità è una di quelle virtù che possono riscattare un commerciante avido di guadagno, ma su cui non si può fondare la giustizia sociale. Un puritanesimo glaciale maschera la disonestà in tutto ciò che concerne le questioni di denaro e gli affari. Dovunque si trovino i mercanti indiani finiscono per impossessarsi di tutto.
    Il fatto delle sue origini spiega perché questo personaggio in apparenza ascetico ebbe sempre l’appoggio incondizionato del grande capitale (i Birla, i Tata) e d’altra parte perché le riforme sociali che egli intraprese finirono sempre per giovare alla borghesia commerciante e ai possidenti terrieri.


    Mohan Das Gandhi (1869-1948) era figlio di un funzionario al servizio di un piccolo principe del Kathiawar. Studiò legge in Inghilterra e divenne membro del foro di Londra. Vestito della redingote nera e del colletto rigido dell’avvocato inglese, si recò nel Sud-Africa per dirigere un movimento che reclamava l’uguaglianza di diritti per gli indiani e per gli europei. Incarcerato a Pretoria, arrivò in India nel 1914; dopo il ritorno nella terra natia si da alla politica ed abbandona il precedente look all’occidentale per il saio da ascetico Guru con cui l’iconografia classica lo ritrae, un cambiamento, probabilmente, dettato dalla volontà di impadronirsi politicamente del Congresso indiano presentandosi sotto (mentite) vesti “tradizionali”.

    Scrive infatti ancora il Danieloù:

    "…A poco a poco Gandhi cambiò la sua personalità e il suo aspetto. Il giovane avvocato rivoluzionario anglicizzato, venuto dal Sud-Africa, si trasformò in monaco indiano, seminudo e vestito di un saio. Si affermò che questa trasformazione gli era stata suggerita dal leader mussulmano, membro del Congresso, Mohammed Ali Jinnah. L’aspetto di profeta biblico di Gandhi ispirava fiducia alle masse popolari indiane e impressionava gli occidentali. I suoi compagni gli conferirono il titolo di Mahatma (grande anima). Tuttavia egli non riuscì mai a convincere le élite del mondo tradizionale indu che lo consideravano un impostore e un pericoloso politicante. Il piccolo berretto bianco adottato dai membri del Congresso era la copia della bustina dei prigionieri portata da Gandhi nelle prigioni del Sud-Africa. Il Congresso incoraggiò le organizzazioni culturali che si ispiravano all’idealismo anglosassone. La principale di queste organizzazioni fu il Visva-Bharati, una scuola fondata da Rabindranath Tagore a Santiniketan (Bengala).
    Tagore era discepolo di Tolstoj, amico di Romain Rolland, e poeta di sorprendente versatilità. Il suo idealismo, il suo internazionalismo, ne facevano una personalità assai avvincente. Figlio di un riformatore religioso, egli era profondamente ostile a tutto ciò che rappresentava tradizionalmente l’induismo. Ma diffidava di Gandhi e si ritirò dal Congresso allorché questi ne assunse la direzione. Un’altra di queste organizzazioni pseudo-tradizionali era l’ashram di Shri Aurobindo a Pondichéry. Il sincretismo religioso di Aurobindo era un comodo alibi per opporsi alle organizzazioni tradizionali degli Hindu.
    I governi del Congresso incoraggiarono ovunque lo sviluppo dell’educazione sul piano di un’anglofilia mascherata all’indiana. L’insegnamento della filosofia, delle arti, delle scienze, che costituiva la prestigiosa tradizione culturale dell’India, sopravvisse solo grazie ai Brahamani che, senza alcun aiuto da parte dello Stato, continuarono a fare del loro meglio per mantenere in vita il patrimonio culturale dell’India. Le istituzioni ufficiali che insegnavano la cultura sanscrita e le scienze tradizionali, come l’università Hindu di Benares, organizzarono l’insegnamento secondo dei metodi occidentali, ma con risultati assai mediocri".


    Il Congresso indiano (nato come un movimento di élite ad opera di ristretti gruppi di intellettuali occidentalizzati) del quale Ghandi si era ormai impadronito (estromettendo gli altri leader) in combutta con la stampa estera, ridicolizzava gli “estremisti” indù presentandoli come dei fanatici che volevano mantenere l’India nel Medioevo.
    Con questa operazione culturale il Congresso riuscì a delegittimare l’apparato tradizionale e a proporsi, da un lato, come movimento di mediazione e unico valido interlocutore con gli inglesi (che infatti trattarono quasi solo con loro) per ottenere così la legittimazione dell'occidente e, dall’altro, a garantire l'affermazione della ricca borghesia nel nuovo Stato.
    Nel frattempo, la politica inglese del divide et impera aveva esasperato l’animo dei mussulmani indiani che reclamavano a gran voce il loro Stato che ottenerono ad un altissimo prezzo:


    "… mettendo sullo stesso piano l’India e il Pakistan, l’Inghilterra aveva diviso il subcontinente tra uno stato laico multireligioso, in cui i diritti dei cittadini erano definiti da leggi moderne, e uno stato teocratico, il Pakistan, in cui era ammessa solo la legge coranica, che non riconosceva alcun diritto ai non-Musulmani e faceva della loro eliminazione fisica un atto meritorio. I partiti hindu non vennero mai consultati giacché Nerhu, un agnostico, e Gandhi, un illuminato riformista, non rappresentavano affatto la popolazione hindu. Il travestimento di Gandhi in sant’uomo era una maschera abilmente sfruttata per far credere al mondo esterno che egli rappresentasse gli Hindu.
    Più della metà dei Musulmani restarono in India; al contrario gli Hindu del Pakistan furono spogliati, massacrati, privati dei diritti civili e di ogni protezione. I sopravvissuti abbandonarono in massa le loro abitazioni, le loro terre, i loro villaggi, in un esodo che fu uno dei più sbalorditivi dei tempi moderni, e che non è ancora terminato.
    Milioni di sventurati trovarono rifugio in un’India già sovrappopolata. Parecchi morirono di fame e di miseria in campi improvvisati o nelle strade di Calcutta, trasformate in una specie di corte dei miracoli. I massacri e i trasferimenti di popolazione che seguirono alla divisione furono davvero spaventosi. Una moderna stima… era di 500.000 morti e 10.000.000 di profughi.
    Quando la tensione causata dai rifugiati minacciò di provocare un massacro dei Musulmani rimasti in India, Gandhi, che aveva firmato a malincuore gli accordi di spartizione ed era partito per cercare di calmare l’agitazione del Bengala, tornò a Delhi per difendere i musulmani minacciati di rappresaglie e per esigere il pagamento al Pakistan di una parte delle riserve monetarie. Il 20 gennaio 1948 egli venne assassinato mentre assisteva a una riunione di preghiera a Nuova Delhi. La principale ragione di questo assassinio, per mano di un giovane Brahmano appartenente a un partito ortodosso, fu l’inquietudine provocata dall’ostilità di Gandhi verso le istituzioni tradizionali degli Hindu, considerata molto più perniciosa dell’indifferenza inglese. Un’altra ragione fu l’atteggiamento troppo conciliante di Gandhi verso i Musulmani, nonostante i terribili massacri che avevano preceduto e seguito la divisione dell’India. Gandhi raccomandava di ottenere la cooperazione con l’amore e il disinteresse, mentre i Mussulmani dell’India e del Pakistan cantavano ovunque: "Abbiamo avuto il Pakistan con una canzone, Delhi ci costerà una battaglia". In India tutte le pubblicazioni dell’apologia pronunciata dall’omicida per spiegare il suo gesto sono state vietate. La morte di Gandhi fu celebrata in molte città hindu con cerimonie di ringraziamento.
    Sia sul piano umano che su quello politico la divisione dell’India è stato un errore degli ultimi colonialisti inglesi. Difatti essa ha aggiunto al Medio Oriente uno stato instabile, il Pakistan, privo di sovrastrutture economiche, industriali, culturali. Peraltro essa ha appesantito enormemente i problemi, già gravi, che opprimevano l’India. E il bilancio dell’operazione dovrà essere pagato dai paesi occidentali.
    L’India, i cui antichi confini si sviluppavano anche al di là dell’Afghanistan, ha perduto, con il paese dei Sette Fiumi (la valle dell’Indo), il centro storico della sua civiltà. Nel momento stesso in cui gli invasori musulmani sembravano aver abbandonato la loro virulenza e un po’ alla volta si assimilavano alle altre popolazioni dell’India, il conquistatore europeo, ha liberato al loro fanatismo la culla stessa del mondo hindu".

    •   Alt 

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  2. #2
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    Vero.
    A dimostrazione di quanto poco sia tenuto in considerazione Gandhi dagli induisti rigorosi, cioé non occidentalizzanti, c'è un interessante libro di un certo Bharti, che dovrei avere da qualche parte. Se lo ripesco, ne posto qualche stralcio.

  3. #3
    Orazio Coclite
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    Al riguardo c'è questo interessante sito:

    Soldiers of Hindutva

    dove potrete leggere la storia dei nazionalisti hindù che organizzarono l'esecuzione di Gandhi, e potrete inoltre scaricarvi in formato e-book le dichiarazioni in tribunale di Shree Nathuram Godse, l'uomo che sparà al Mahatma Gandhi.

  4. #4
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    interessante. Tuttavia Gandhi non piaceva a molti occidentali proprio perchè "troppo indu" e troppo tradizionale. Il sociologo Barrington Moore (socialista industrialista) nel suo famoso saggio "Le origini sociali della dittatura e della democrazia", criticava Gandhi perchè avrebbe auspicato un'India rurale autosuffciente fondata sull'economia di villaggio, ostile all'industrialismo ed all'apertura ai mercati internazionali. In pratica gli dava del tradizionalista reazionario.....

    a mio parere si potrebbe esplorare il gandhismo nel segno dell'ambiguità....

 

 

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