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    Predefinito Saddam Hussein? Prigioniero in spirito

    Forti della certezza che a fare e disfare le versioni sono sempre loro gli americani, da quei professionisti della mistificazione che sono, questa volta hanno superato se stessi. Ci riferiamo alla condizione del legittimo presidente della Repubblica d’Iraq, Saddam Hussein, sequestrato dal 14 dicembre 2003 e, secondo la Croce Rossa Internazionale, torturato dai sequestratori a stelle e strisce. A chi ancora non ha il cervello ridotto in pappa sarà senz’altro risultata curiosa la formula che gli invasori Usa hanno escogitato per definire la situazione del loro prigioniero adesso che, ce lo assicurano sempre loro, l’Iraq ha un proprio “governo”. Curiosa? No: inaudita!

    Succede infatti che per dare un po’ di lustro a questo governo burletta del premier (anche lì, la lingua del MacWorld) Allawi, la “tutela legale” di Saddam Hussein andrà ai pendagli da forca che lo compongono, mentre la “custodia fisica” resterà agli americani. Questo mentre prima dicevano che Saddam Hussein è “prigioniero di guerra” per poi - tanto per essere coerenti! - rimangiarsi tutto alla data fatidica del 30 giugno, la quale, segnando la fine della guerra (ma quante volte è finita?), dovrebbe coincidere con il suo rilascio. Che canaglie!
    Il Medio Oriente, alle acrobazie concettuali è abituato da tempo. Da quel primo dopoguerra che - dopo la “corrispondenza” Hussein (l’antenato dei fantocci al potere ad Amman)-Mac Mahon (1915) e il conseguente intervento arabo a fianco di Lawrence contro gli Ottomani, gli “accordi” Sykes-Picot sulla spartizione anglo-francese della regione (1916), la “dichiarazione” Balfour relativa alla vendita della pelle d’orso palestinese ai sionisti (1917) e la vergognosa Conferenza di Versailles (1919) - vide l’uscita dal cilindro degli azzeccagarbugli anglo-sionisti dell’istituzione del “mandato”, in attesa che i popoli ad esso soggetti fossero “capaci di governarsi da soli”. Era l’epoca dei “14 punti di Wilson”, che la solita vulgata storica vidimata dagli americani contrabbanda per un’alba di libertà (al pari del “Grande Medio Oriente” dei nostri giorni, definita una “visione” di Bush per circondarlo di un alone sacrale) e di autodeterminazione per tutti i popoli; guarda caso, però, solo per quelli soggetti agli imperi andati in frantumi nel corso e durante la prima conflagrazione mondiale (con l’eccezione della Russia, che come Unione Sovietica seppe evitare la fine dell’Austria-Ungheria e dell’Impero Ottomano: pochi sanno che gli Usa mandarono soldati a combattere i bolscevichi).

    Che questo governicchio iracheno non rappresentasse nulla lo sapevamo già. Non per niente la cerimonia d’insediamento è stata fatta in fretta e furia, alla carlona, ristretta ai diretti interessati e ripresa in chissà quale bunker da telecamere a circuito chiuso, mentre il giudice che dovrà presiedere la Norimberga d’Iraq che giudicherà il “cattivo” di turno non si fa vedere neppure imbacuccato nella tradizionale kefia. Idem per il “passaggio di sovranità” a Nassiriyya, dove una ridicola cerimonia di consegna delle “chiavi della città” si è svolta nel fortino, al riparo da quelli che solo la Barbara Contini vede sbracciarsi al passaggio degli italiani. Ma tutto in questa vicenda è posticcio, virtuale, capovolto. Chi aggredisce “si difende”, chi resiste è “terrorista” e chi ti manda aff. “ti saluta”! Il bello diventa il “brutto”, il vero diventa il “falso” e il buono - tale è ancora Saddam Hussein per la maggioranza degli iracheni che lo rimpiange - diventa il “cattivo”.

    Mr. Hyde
    Fonte:www.rinascitanazionale.com
    30.06.04
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
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    Predefinito

    Io continuo a parteggiare per Saddam, che faceva innalzare Cattedrali cattoliche ed usava il pugno di ferro con i fondamentalisti islamici.
    Forza Saddam!

 

 

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