Preoccupazioni su preparazione dei 5.600 richiamati
New York, 30 giu. (Apcom) - "E' indiscutibile, l'amministrazione Bush sta ricorrendo a una sorta di leva obbligatoria". A dichiararlo ad Apcom e' stato Charles Pena, esperto di politiche militari del Cato Institute di Washington. Il blocco dei congedi e il conseguente prolungamento della durata delle missione, insieme al recente richiamo dei 5.600 uomini dell'Individual Ready Reserve (Irr), sono secondo Pena, segni inconfutabili del momento di difficolta' attraversato dal Pentagono.
Non sembra pero' scontato che il richiamo dei "riservisti dei riservisti" possa costituire un effettivo supporto per le truppe americane. "Cio' che preoccupa e' in particolare la preparazione di questi uomini. - ha continuato l'esperto - Non dimentichiamo che si tratta di persone che non vestono la divisa da tempo e che quindi, a differenza della Guardia Nazionale e della Riserva, non praticano un allenamento su base regolare". E' per questo chiaro secondo Pena, che una fase di addestramento di soli 30 giorni e' insufficiente specie a preparare gli uomini per missioni come quella irachena. Poco chiara e' inoltre la durata della ferma, che: "potrebbe essere di tre mesi come sei mesi o un anno. - ha detto - Da questo punto di vista i riservisti sono come gli altri militari, possono essere trattenuti a seconda delle esigenze del momento".
Appare chiaro invece all'esperto che i 5.600 riservisti saranno impiegati soprattutto nel paese del Golfo, nelle operazioni di polizia per la lotta contro guerriglia e terrorismo e per la stabilizzazione del paese. Cio' che non sembra scontato e' che questi "riservisti" andranno a sostituire truppe gia' presenti sul territorio. "Piuttosto ritengo - ha detto - che si tratti di un rinforzo alle unita' gia' presenti in Iraq". Inoltre occorre tener presente che in caso di escalation della violenza, il Pentagono e' pronto a inviare altri 20.000 uomini nel paese, "e molto probabilmente i riservisti saranno parte di questo nuovo contingente".
E' ovvio che il Pentagono sia pienamente cosciente del rischio, ma la scelta di raschiare il barile degli Irr, "e' conseguenza del generale sovraimpiego delle truppe a stelle e strisce in giro per il pianeta". Sono circa un milione i soldati, i sottufficiali e gli ufficiali impegnati nelle diverse missioni nel mondo. "Il recente piano di riordino delle truppe di stanza in Europa, svelato dal Pentagono all'inizio di giugno, e' una conferma delle mutate esigenze per la Difesa". Il piano infatti oltre a trasferire il quartiere generale della Marina Nato dalla Gran Bretagna alla Nato, prevede uno spostamento generale del baricentro verso l'Est e verso il Sud. "Una garanzia di maggiore flessibilita', in caso d'intervento nelle zone calde del Medio Oriente" ha commentato Pena.
Cio' che invece l'esperto si sente di escludere e' un impiego dei riservisti in Asia centrale. "Sarei piuttosto sorpreso nel vedere che alcuni dei 5.600 uomini fossero inviati in Afghanistan. - ha detto - Si tratta di un teatro di guerra che non richiede un apporto massiccio di uomini in termini numerici. Piuttosto sono convinto che li' servano uomini altamente specializzati, con esperienza, e dotati di equipaggiamenti ultrasofisticati. E non sembra proprio il caso degli Irr".
Nonostante le preoccupazioni sui rischi connessi all'impiego dei riservisti, secondo Pena, non e' detto che questa sia l'ultima misura straordinaria intrapresa dal Pentagono. "Non possiamo sapere se questi 5.600 siano gli ultimi. L'amministrazione e' infatti legittimata a richiamare altri riservisti e potrebbe farlo in tempi non troppo lontani, qualora le necessita' del momento lo richiedano". Come dire che c'è ancora molto da raschiare sul fondo del barile.




Rispondi Citando
