Emu a bolli fai un arrexonu a pitzus de unus cantu ‘e cosas ki no mi funti praxias in custas eligiduras, d’apu a fai in italianu ca (po sorti mala) calincunu iat a podi no cumprendi:
1 E’ vero noi suscitiamo tante speranze per gli altri e per noi stessi, sappiamo che crediamo più e meglio degli altri in quello che facciamo, ma questo basta?
Noi dovevamo essere il cambiamento radicale, il futuro e sono convinto che potremo esserlo, ma non se rimaniamo quello che siamo. Abbiamo detto la realtà di un sogno, che rimarrà tale se noi non diamo una reale prospettiva di cambiamento.
Proviamo a pensare se avessimo vinto le elezioni, chi sarebbe andato a fare l’assessore, chi avrebbe tenuto la cosa pubblica, chi avrebbe gestito l’enorme peso di tutti gli interessi in gioco?
E qualcuno avrà già risposto: ma era impossibile che noi le vincessimo, ed è proprio qui il punto, noi dobbiamo essere strutturati e organizzati per offrire ai sardi un’alternativa di governo per l’oggi, non per un imprecisato domani. Dobbiamo lavorare per la competizione elettorale , ma per vincerla, e qui deve stare la differenza, l’anno prossimo ci saranno le provinciali, e cosa faremo?
Stavolta eravamo per i sardi un gruppo di giovani pieni di entusiasmo, abbiamo suscitato tanta simpatia, ma per garantirsi il voto, la fiducia dell’elettore, bisogna fargli capire che sta votando qualcuno per andare a governare non per mettere un consigliere o non so che.
Dobbiamo capire, iniziando dai più giovani, che noi dobbiamo FARCI classe dirigente, attraverso la preparazione, possiamo organizzarci corsi, incontri per prepararci e sapere come si governa (intendo soprattutto i lati più tecnici), la gente non deve solamente vederci e pensare: belli e simpatici ma tanto non vincono… Dobbiamo offrire loro un’alternativa seria e devo dire la verità questo non è stato fatto
2 Recentemente ad una riunione ho sentito “Siamo nuragici” e spesso ho sentito l’espressione “danzatori delle stelle”: vorrei esprimere il mio dissenso per l’eccesso di bucolismi, e di significati superflui che tendiamo a dare alla nostra storia. Tendiamo a vedere l’età nuragica come un’età dell’oro (mentre le età dell’oro non esistono) nel quale non esistevano città, non esisteva la proprietà, un’età senza conflitti in cui l’uomo viveva in un perfetto stato di natura. A parte che l’età nuragica non fu così, ma è proprio l’impostazione mentale che è sbagliata: dobbiamo pensare in un’ottica di assoluta modernità (sapendo che oggi l’Italia è ciò che ci tiene lontani dalla modernità e dal progresso), e non dobbiamo fare l’errore di pensare che siano proponibili scelte come quelle di epoche passate in una chiave moderna, cosa che è impossibile e dannosa.
3 Non è abbastanza valorizzata la lingua, intendo il sardo in ogni sua variante, ai nostri incontri vige una sorta di bilinguismo e agli incontri a Cagliari c’è chi ammette apertamente di non conoscerlo, sebbene ami parlarne (nel senso di dire a proposito dell’importanza del sardo) senza poi parlarlo. Io stesso ammetto, di non usare il sardo quando parlo con tutti e perché non tutti mi capirebbero e perché continuo a ritenere ciò in qualche maniera innaturale (qui non cerco alibi, questa è una mia colpa a cui metterò rimedio), sebbene io preferisca il sardo (e infatti lo uso) per parlare singolarmente.
Diciamo che la mia è una delle posizioni migliori, perché c’è chi se ne frega, dicendo lingua sarda lingua sarda ma poi non la parla manco per nulla.
Allo stesso modo è necessario utilizzare il sardo per le comunicazioni (in entrambe le varietà maggiori), di qualsivoglia tipo, so benissimo che ciò comporterebbe molto più lavoro per chi fa i programmi e i comunicati, ed è così che introduco il 4° punto
4 Devo ammetterlo senza mezzi termini: è mancata la collegialità, non ho avuto la possibilità di dire la mia sulla stesura del programma, così come tutti gli altri del gruppo di Cagliari. Posso dire che ci sentiamo effettivamente lontani dalla fase costruttiva della linea politica, e delle strategie, mentre siamo estremamente attivi per quanto riguarda la loro attuazione. Però vogliamo fare l’uno e l’altro, vogliamo essere parte integrante della definizione della linea politica e delle scelte del movimento, lo stesso vale per i comunicati e per tutte le altre iniziative: anziché far uscire il documento sul forum o sul sito, non sarebbe meglio farlo girare, magari discuterlo e poi tradurlo in sardo (noi qui a Cagliari sappiamo tradurre tutto, però è giusto che i documenti ce li mandiate prima), e poi in ultimo farlo uscire e renderlo pubblico.
Mi scuso se sono stato un po’ duro, ma l’ho fatto perché ci tengo a questo progetto, sono felice e onorato di appartenere a iRS.
Queste sono alcune critiche che vogliono essere costruttive, iRS non è il paradiso (i paradisi non esisono) ma possiamo fare tanto per rendere questo progetto migliore, con questo post mi propongo proprio questo. Ci tengo a precisare che anch’io sono oggetto delle critiche.
Mi piacerebbe che questi punti fossero discussi ad un atòbiu nazionale a Paulilatino a settembre. Mi spiace di non essere potuto venire all’ultimo ma ero impegnato.
Ora ce ne andiamo tutti in vacanza, anche gli indipendentisti se la meritano.
A si biri fintzas a s’arrepùbriga




