Socializzazione, per restituire le ali all'Italia
L’Alitalia formato svendita è una realtà, da ieri, anche formale.
L’assemblea ordinaria e straordinaria della compagnia di bandiera ha ieri infatti deliberato la nascita del nuovo più ristretto Consiglio d’Amministrazione, con i nomi dei conduttori pro-tempore, ed ha approvato il bilancio di un esercizio fallimentare con il solo voto a favore del rappresentante del governo.
Vane e non recepite sono state le proposte, le analisi ed anche le richieste di tracciare un programma più solido per il futuro dell’azienda avanzate negli altri interventi degli azionisti: quell’unico voto del rappresentante del ministero dell’Economia, forte della proprietà del 62 per cento dell’intero pacchetto azionario Alitalia, ha soffocato ogni altra voce di disturbo dei manovratori.
E, a questo punto, sarà giocoforza attendere il parto del fantomatico piano di risanamento e sviluppo promesso (ma già pesantemente inquinato e vanificato dalla precedente concreta rinuncia ad investimenti di rafforzamento e di espansione della qualità dei servizi e della conquista di nuove presenze nelle rotte internazionali) dai consiglieri in pectore e dallo stesso governo. Un governo - quello italiano - che negli ultimi dieci anni, e senza soluzione di continuità tra i suoi colori rosa e grigio, di sinistra e di destra, ha prima gravemente danneggiato il futuro del trasporto aereo italiano con la pervicace e stolta scelta di creare l’inutile scalo di Malpensa e continua a “remare contro” la necessità di mantenere e sviluppare un’azienda strategica quale è quella del trasporto aereo nazionale.
E’ nostro parere che nella penalizzazione della presenza italiana nei cieli si siano distinti - si fa per dire - sia i demagoghi - leghisti in primis - della disarticolazione nord-sud del paese, sia i sindacati “istituzionali”, questi ultimi protagonisti di una disastrosa politica di tutela dei privilegi, dei “diritti” senza alcun dovere, e sia tutti quei politici che hanno subornato il futuro dell’Alitalia ai lacci dell’eurocrazia di Bruxelles e che vogliono oggi affidare il destino della compagnia di bandiera ad un prestito bancario usuraio che beneficherà purtroppo soltanto gli istituti di credito “eroganti” ed affosserà definitivamente l’Alitalia.
In sede di assemblea, ieri, l’avvocato Silvio Forti, azionista e rappresentante degli azionisti ha indicato peraltro - nella stessa linea di “Rinascita” - “l’unica ed estrema via d’uscita dalla crisi”: la socializzazione dell’azienda. “E’ ormai improcrastinabile - ha dichiarato Forti, ricevendo l’assenso dei convenuti “tacitati” dal governo - la presenza dei lavoratori dipendenti nel Consiglio di Amministrazione, affiché il Lavoro eserciti il necessario controllo sul capitale, partecipando direttamente alla gestione dell’azienda, in attuazione dell’articolo 46 della Costituzione”.
All’Alitalia, erede e continuatrice della gloriosa Ala Littoria, soltanto la socializzazione può restituire le ali.
Ugo Gaudenzi




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