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    trappola per Berlusconi

    Il ritorno del proporzionale trappola per Berlusconi di ELISA CALESSI
    Il Cavaliere minacciato dagli alleati. Lega e An tentati dalla proposta Udc di cambiare il sistema elettorale
    ROMA - Clemente Mastella, uno che i sommovimenti li fiuta nell'aria, alza gli occhi, ammicca e sentenzia: «L'Udc fa sul serio». Governo in stallo, liti nella maggioranza, ex democristiani che accusano il premier di aver instaurato una «monarchia». Come uscirne, si sono chiesti i politici più paludati? Semplice. Tornando a prima del referendum del '93. Quello che abolì il sistema proporzionale. L'idea l'ha lanciata Marco Follini due giorni fa. Sembrava una boutade . L'ennesima trovata per creare una grana al Cavaliere. Del resto gli ex dc non hanno mai fatto mistero di volere il ritorno al proporzionale. Solo che stavolta anche gli altri partiti del centrodestra, per ragioni diverse, sembrano essersi convinti che l'idea non è poi così cattiva. Applicare al Parlamento il sistema proporzionale, quello utilizzato per le Regionali, riporterebbe i partiti al centro della scena politica. Costringerebbe il premier a stringere patti chiari con gli alleati minori. Sarebbe la fine, per dirla con Follini, della «monarchia» berlusconiana . Ma non c'è solo questo: dietro al cambio di sistema elettorale sono in molti a leggere una strategia politica. "Ridimensionare" il Cavaliere. Magari gettando le basi per un cambio di leadership in vista del 2006. O prima in caso di elezioni anticipate. La Lega l'ha detto chiaro e tondo: Pier Ferdinando Casini sta scaldando i motori. Berlusconi, raccontano, l'ha capito. «Se credono di farmi galleggiare due anni per poi farmi fuori, si sbagliano di grosso», avrebbe detto. Spiega un consigliere del Cavaliere: «Gli ex democristiani stanno perseguendo un disegno preciso: far saltare il bipolarismo, riaggregare i due centri, ridisegnare il quadro politico. L'obiettivo finale è togliere di mezzo Berlusconi». La voglia di proporzionale è tornata in auge dopo il risultato delle Europee che ha decretato il successo dell'Udc e, insieme, il calo di Forza italia. Si è aggiunto l'esito deludente della Margherita "cannibalizzata" dai Ds. Per vie diverse sia a destra che a sinistra ci si è ritrovati sulla stessa analisi: le coalizioni, così come sono, non vanno. Sono raggruppamenti «disomogenei». Quindi, la fuga in avanti dell'Udc: si cambi la legge elettorale. La solita "solfa" degli ex dc? Non solo. La prova è che Roberto Maroni ha preso sul serio la proposta: la Lega, ha detto ieri, «non è pregiudizialmente contraria». A patto, ha aggiunto, che prima si approvi il federalismo. Tradotto: non fate scherzi sulla devolution e, in cambio, vi votiamo la legge elettorale. Il pacchetto di riforme costituzionali, infatti, è in dirittura di arrivo. Basta un'intesa tra Udc e una fetta del centrosinistra e la devolution salta. Segnali di intesa sono arrivati anche da Forza Italia. Per l'azzurro Osvaldo Napoli l'ipotesi del "Tatarellum", il sistema in vigore per le Regionali, è «ragionevole». Nel partito azzurro sembra crescere il consenso attorno al proporzionale, magari corretto da un premio di maggioranza. In questo modo, è il ragionamento, non si dovrebbero più "regalare" collegi agli alleati. Roberto Formigoni, governatore della Lombardia, ha benedetto l'idea: il Tatarellum, ha commentato ieri, è «un buon sistema che ha dimostrato di saper funzionare». E An? Per ora, nessuna pronuncia ufficiale. Ma raccontano che nel partito di Fini, finora strenuo difensore maggioritario, si sta prendendo seriamente in esame la proposta. Basterebbe una legge ordinaria. Se si trova una maggioranza, ci sarebbero i tempi per approvarla perfino entro l'anno. «In Parlamento ci sono già i numeri per tornare al proporzionale», assicura Nuccio Cusumano, capogruppo dell'Udeur alla Camera. Se così non fosse, i mastelliani già si preparano a un referendum abrogativo della legge elettorale in vigore. Il progetto dei proporzionalisti (di destra e di sinistra) è di rimescolare le carte dei due poli per creare un'«area omogenea» al centro. Conviene all'Udc, ma anche a settori ulivisti. L'idea, infatti, è di emarginare gli estremi - sinistra massimalista da una parte, destra e Lega dall'altra - per creare un terzo polo. Un raggruppemento "variabile" che si possa alleare di volta in volta con la sinistra o con la destra sulla base di accordi programmatici. Il modello sono i popolari europei e la Cdu tedesca. Il tutto in un sistema che potrebbe perfino restare bipolare. Ma dove a decidere è chi sta al centro. Berlusconi ha chiaro il piano. La frenata sul rimpasto, raccontano, è solo la prima risposta.

    tratto da libero

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    Una riforma nel cassetto da cinque anni
    La proposta presentata nel '99 prevede un meccanismo anti-ribaltone e uno sbarramento al 5%
    ROMA - [el.ca.] Il testo da cui partire per un ritorno al proporzionale esiste già. Caso del destino vuole che porti la firma dei due ministri più lontani dai centristi e vicini al Cavaliere: Giulio Tremonti e Giuliano Urbani. Si tratta di una proposta di legge presentata il 20 gennaio 1999 e composta di 24 articoli. L'idea è di trovare un punto di equilibrio tra il sistema tedesco e «la realtà sociale italiana». Lo scopo, si legge nella relazione, è di «aggregare i moderati su due polarità fondamentali e non farli dipendere dagli estremisti». Togliere potere di ricatto, cioè, a Lega e a Rifondazione. Ma senza scardinare il sistema. Perché «il ritorno al proporzionale» non comporta di per sè il superamento del bipolarismo. La proposta si ispira al cosiddetto Tatarellum, il meccanismo in vigore per l'elezione di consigli e giunte regionali. Metà dei seggi di Montecitorio andrebbero attribuiti «nell'ambito di collegi uninominali, ai candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti in ciascun collegio». Gli altri verrebbero attribuiti «nell'ambito delle circoscrizioni elettorali regionali o interregionali, con il metodo della ripartizione proporzionale tra liste bloccate di candidati concorrenti». È il cosiddetto "listino", la lista di candidati che segue il nome del governatore. La proposta originaria, però, ha un grosso limite: prevede uno sbarramento del 5% o, in alternativa, che i partiti «abbiano ottenuto un seggio in almeno tre collegi uninominali». Nè la Lega nè l'Udc, con questa legge, avrebbero vita facile. Anzi, rischierebbero di restare fuori dal Parlamento. La soglia di sbarramento, dunque, dovrebbe essere modificata. In una cosa, però, i due ministri erano stati chiari: le liste dei singoli partiti dovranno collegarsi «indicando un comune programma di governo ed un unico candidato alla presidenza del Consiglio dei ministri».

 

 

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