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Conferenza programmatica Pri: cinque progetti per affrontare i nodi della competitività e della sostenibilità del nostro modello economico/Il capitolo delle infrastrutture richiede strategie mirate; la voce energia impone di uscire da una situazione caotica; il Mezzogiorno necessita di investimenti dedicati alla rete idrica
Basta con il lusso di sperimentare senza bussola: è necessario razionalizzare le risorse
Pubblichiamo il contributo di Giovanni Pizzo alla Conferenza programmatica del Pri, Roma, 3 febbraio 2006.
di Giovanni Pizzo
Non vogliamo alimentare il nuovo filone letterario (l'epica delle programmazioni: ultimo arrivo le circa 300 pagine del programma elettorale dell'Unione); riteniamo più utile per la conferenza programmatica del 3 febbraio segnalare poche "idee forza" su cui vorremmo che si sviluppasse in modo incisivo l'azione del Governo della prossima legislatura. Il riferimento non può che essere il "Piano per l'innovazione, la crescita e l'occupazione" (Pico) elaborato dal ministro La Malfa, che definisce una strategia politico – economica per lo sviluppo (dopo una legislatura in cui si è spesso navigato a vista). Il Pico è basato su cinque pilastri: a) liberalizzazioni; b) ricerca scientifica e innovazione tecnologica; c) istruzione e formazione del capitale umano; d) infrastrutture materiali ed immateriali; e) ambiente. La Commissione europea, invitando l'Italia ad attuarlo "con vigore", ha richiamato l'attenzione sulla compatibilità finanziaria dato che dall'attuale livello di deficit (4%) si dovrebbe arrivare ad un surplus primario del 4% del Pil. Ecco che sul tema dello sviluppo si innesta l'altra questione cruciale della prossima legislatura: come gestire il rapporto fra spesa pubblica e prelievo fiscale e liberare le risorse per attuare il piano. Sul fronte delle entrate, l'obiettivo realistico è attuare la redistribuzione del carico in modo da ottenere un fisco più equo e meno distorsivo. Oggi i due terzi del prelievo fiscale proviene dai redditi (1/3) e dagli oneri sociali (1/3), mentre solo un terzo proviene dai consumi, essendo marginale quello proveniente dalle rendite finanziarie. Questo assetto penalizza chi produce reddito e crea lavoro mentre favorisce l'uso indiscriminato delle risorse ambientali. Una prima idea forza, quindi, è riorganizzare il sistema fiscale, a parità di carico complessivo, per incrementare la quota di prelievo a carico dei consumi e delle rendite, e alleggerire quella sui redditi e gli oneri sociali. Sarebbe in linea con la strategia per lo sviluppo sostenibile approvata dal CIPE nel 2002, recuperare il minore gettito derivante dall'abolizione di imposte inique e distorsive attraverso l'introduzione di una "tassa sul consumo dell'ambiente". (tassa sull'inquinatore o pigouviana, determinata in base alla stima del danno o costo esterno ambientale incorporato nei vari prodotti di consumo). La seconda idea forza è qualificare e rendere più efficiente la spesa pubblica senza penalizzare (anzi migliorandoli) gli attuali livelli di servizio, ma spendendo meno. E' un terreno molto complesso, dove abbiamo registrato un arretramento durante la scorsa legislatura passando dal 38 al 39% del Pil. Serve più qualità e meno quantità di attività "pubbliche", un graduale avvicinamento delle tariffe ai costi, salvaguardando le condizioni di accesso delle fasce veramente deboli. Nei "servizi pubblici di rilevanza economica", si dovrà passare dai monopoli attuali al mercato regolamentato. Risparmi per efficientamento della Sanità (costituisce il 15% di tutta la spesa pubblica al netto degli interessi) e per il contenimento del costo del lavoro della P.a., potrebbero "liberare" risorse aggiuntive per gli investimenti per lo sviluppo. Definito così il quadro della compatibilità finanziaria, la terza idea forza è ottimizzare gli investimenti per infrastrutture e ambiente. Nessun paese al mondo con il livello di debito come il nostro può permettersi il lusso di sperimentare improbabili nuovi approcci programmatici e sperperare in mille rivoli e torrenti le risorse per investimenti, affidandosi al caso per trovare quelli veramente utili ed efficienti. Così è avvenuto purtroppo negli ultimi anni, con la Legge obiettivo che funziona a sportello e le politiche di coesione che hanno finito con il finanziare ristrutturazioni di case private di campagna come Bed and Breakfast, recinzioni dei pozzi idrici abbandonati e campanili di chiese. Riteniamo che si debba perseguire l'ottimizzazione degli investimenti per le infrastrutture attraverso una "programmazione strategica delle infrastrutture del Paese", con un quadro finanziario certo. Proponiamo cinque "grandi progetti" per aggredire i nodi che condizionano la competitività e la sostenibilità del nostro modello economico: 1) energia; 2) trasporti e logistica; 3) risorse idriche; 4) rifiuti; 5) assetto del territorio e dei sistemi urbani. Tutte le infrastrutture adibite a questi settori dovranno essere considerate "strategiche", anche ai fini dell'applicazione di procedure straordinarie di localizzazione.
Di seguito riproduciamo le varie "schede"
Scheda n. 1
FINALIZZARE IL GRANDE LAVORO DELLA PRIMA LEGISLATURA ALLA STRATEGIA ORGANICA DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE
Il programma della prossima legislatura in tema di infrastrutture non può che proseguire, con i necessari adattamenti, nell'alveo dello straordinario lavoro realizzato dal Governo in carica su questo tema.
Nei cinque anni trascorsi si è dovuto affrontare una vera e propria ricostruzione rivoluzionaria di tutto il settore, dalla legislazione, alle imprese di costruzione e di ingegneria, alle strutture dei principali Soggetti pubblici operativi, e ridare "legittimità" alla infrastruttura, demonizzata da oltre venti anni di demagogia ambientalista e corruzione politica.
In quel difficile contesto si è finito con il dare centralità alla grande infrastruttura come tale, dimenticando che tutte le infrastrutture (più o meno grandi) sono al servizio del cittadino, della qualità della sua vita, del suo benessere economico e devono contribuire organicamente al conseguimento di un modello condiviso di sviluppo della società.
La mancanza di una programmazione strategica di riferimento e la incertezza del quadro finanziario di supporto sono stati i principali problemi che hanno reso frammentaria l'azione governativa in materia; la carenza di risorse finanziarie che proseguirà certamente nella prossima legislatura e la esigenza di mettere rapidamente a reddito il sistema impongono una svolta metodologica, con una strategia ancora più rigorosamente mirata ad ottimizzare il rapporto benefici/costi.
Scheda n. 2
DALLE INDICAZIONI SPARSE NEI DOCUMENTI DELLA PROGRAMMAZIONE "ANNUNCIATA" AD UNA STRATEGIA ORGANICA DELLE INFRASTRUTTURE
Tutte le indicazioni in materia di infrastrutture inserite nei vari documenti di strategia e/o di programmazione generale e settoriale esistenti dovranno essere ricondotte e armonizzate all'interno di una "programmazione strategica delle infrastrutture del Paese", (PSI) concertata con le forze economiche e sociali ed affidata ad un Organismo dotato dei necessari poteri sotto la diretta responsabilità della Presidenza del Consiglio. P. es. si potrebbero unificare i Dipartimenti facenti capo al Ministro per le Politiche Comunitarie e al Ministro per le politiche di coesione.
Le linee di azione e le priorità della PSI dovranno essere collegate agli obiettivi definiti negli strumenti generali, quali la Strategia d'azione ambientale per lo sviluppo sostenibile in Italia 2002 – 2010 approvata con delibera CIPE 2 agosto 2002, il Pico (Programma Innovazione, Crescita Occupazione) e il Quadro Strategico Nazionale 2007 – 2013 (in corso di elaborazione).
La PSI dovrà contribuire, in modo sinergico con le politiche generali, ad aggredire i nodi strategici per il futuro del Paese, che scaricano costi diretti o indiretti sul sistema economico ed incidono sulla qualità della vita dei cittadini, condizionano lo sviluppo economico e possono vanificare gli sforzi per l'attuazione della strategia di Lisbona.
I nodi strategici che la PSI deve aggredire e dai quali dipendono la competitività e la sostenibilità del nostro modello economico sono: l'energia, i trasporti e la logistica, le risorse idriche, i rifiuti, l'assetto del territorio e dei sistemi urbani. Tutte le infrastrutture adibite ai settori indicati dovranno essere considerate "strategiche", anche ai fini dell'applicazione delle norme vigenti.
Scheda n. 3
ENERGIA
E' il settore più critico, che sconta gravi errori nel passato, e deve affrontare altrettanto gravi sfide nel futuro. Anche non considerando gli impegni di Kyoto, le tensioni sul prezzo del petrolio, tendenzialmente a 100 $ al barile, bastano per delineare il quadro delle difficoltà del nostro paese, troppo dipendente dai prodotti petroliferi. Il settore è liberalizzato ma il processo di liberalizzazione è ancora in mezzo al guado: elevati sono i rischi conseguenti alla debolezza del sistema di regolazione e di coordinamento strategico. Serve una vera liberalizzazione accompagnata dal rafforzamento degli organismi di regolazione e coordinamento, laddove esistono fattori tecnologici ed infrastrutturali di monopolio naturale, al fine di evitare l'insorgere di posizioni dominanti e gli oligopoli privati, lo scadimento del servizio all'utente finale, il caos e la mancanza di visione strategica del settore. In questo quadro l'azione della PSI deve stimolare le competenti Autorità ad attivare gli strumenti di regolazione efficaci per spingere gli operatori a realizzare gli investimenti nei territori e nei settori rispondenti alla strategia nazionale da definire immediatamente, le cui direttrici dovrebbero essere: 1) diminuire la dipendenza dal petrolio; 2) abbassare il costo medio di produzione; 3) abbassare le emissioni di gas serra; 4) equilibrare la produzione sul territorio e potenziare e diversificare le linee di trasporto anche internazionali; 5) potenziare e adeguare ambientalmente i sottosistemi di distribuzione locale. Gli investimenti nelle infrastrutture devono essere orientati per: a) abbandonare la produzione da olio combustibile; b) incrementare quella dal carbone "pulito" (la meno costosa) e dal gas ad alta efficienza; c) incrementare l'uso delle fonti "veramente" rinnovabili, facendo dell'energia solare ciò che il nucleare è per la Francia, orientando tutte le risorse (finanziarie, tecnologiche della ricerca) in questa direzione . Nell'ambito della PSI dovranno essere definiti – utilizzando Soggetti ed Istituzioni già esistenti, quali l'UVAL del Ministero del Tesoro integrata con le strutture tecniche del Ministero attività produttive - rigorosi strumenti di valutazione delle proposte di investimento rispetto agli obiettivi della strategia: solo le proposte che rispondono ai suddetti obiettivi saranno classificate "strategiche"; di contro, una volta definite "strategiche", per queste opere dovranno essere garantiti al Proponente tempi certi per le fasi di autorizzazione. La PSI dovrà altresì garantire attraverso la proposizione di appropriati strumenti operativi ed incentivi, investimenti anche nei territori e nei settori che non fossero coperti dalle proposte degli operatori privati, in modo da equilibrare il sistema secondo le indicazioni strategiche. Infine dovranno essere incentivate iniziative collegabili al rientro, nel medio termine, nella produzione di energia elettrica nucleare.
Scheda n. 4
TRASPORTI E LOGISTICA. UNA RETE LOGISTICA INTEGRATA NAZIONALE COERENTE CON LA PROGRAMMAZIONE GENERALE
Le politiche del trasporto previste dal Libro Bianco UE, dal PGT italiano e dalla strategia per lo sviluppo sostenibile approvata dal CIPE indicano le linee guida per lo sviluppo sostenibile dei trasporti, sia passeggeri che merci attraverso adeguate misure tecnologiche, fiscali ed infrastrutturali per aggredire l'attuale sbilanciamento nell'utilizzo del trasporto privato su gomma rispetto ai servizi collettivi urbani ed extraurbani. Si auspicano investimenti per infrastrutture e reti di trasporto non stradali. Nel trasporto delle merci sulle lunghe distanze si punta ad integrare le diverse modalità, combinando strade, ferrovia, autostrade viaggianti, autostrade del mare. Per fare ciò servono investimenti in tecnologia ed organizzazione, interoperabilità (connessione) delle reti nazionali. Il trasporto marittimo, con l'attivazione delle autostrade del mare, è riconosciuto come una valida alternativa e potrebbe assorbire nel breve termine circa il 32 – 38% del traffico su gomma. Si indicano come prioritari la realizzazione di linee ferroviarie e tranviarie per il trasporto rapido di massa nelle aree metropolitane, le infrastrutture ciclopedonali, le connessioni fra le diverse modalità, sia per le persone che per le merci (collegamenti aeroporti, stazioni ferroviarie, centri intermodali, stazioni autoservizi).
Tutto ciò è stato sviluppato in maniera frammentaria a causa della mancanza di una PSI, a cui non ha potuto sopperire la legge "obbiettivo", che è uno strumento operativo efficace per aggredire i nodi procedurali ma è carente come strumento di programmazione. Infatti, la affrettata definizione, a priori, della lista degli interventi "strategici" (delibera CIPE del 21.12.2001) a cui sono seguiti i vari "Allegati al Documento di Programmazione economico – finanziaria" (DPEF) ha scatenato una corsa contro il tempo per l'accaparramento del (esiguo) monte premi (le risorse finanziarie disponibili) che ha visto favoriti determinati Soggetti, settori e progetti, configurandosi, di fatto, un quadro di priorità non necessariamente corrispondente alle esigenze della strategia nazionale, anzi spesso fortemente contraddittorio. E' infatti molto più semplice per una Concessionaria di un'autostrada del Nord (Soggetto politicamente, finanziariamente ed organizzativamente molto attrezzato) portare a compimento l'iter (comunque complesso) per le autorizzazioni, prima di quanto non riesca a fare un Comune metropolitano del Sud per una tratta di metropolitana o per un passante ferroviario, con buona pace delle indicazioni strategiche per il riequilibrio delle modalità e i problemi ambientali. Emblematico è il ritardo degli interventi legati alle "autostrade del Mare" (che pure avrebbero un elevatissimo rapporto benefici/costi, se si pensa che con il costo di un chilometro della Salerno - Reggio Calabria si potrebbe ristrutturare ed adeguare un porto di medie dimensioni) perché assolutamente inadeguate sono le norme di riferimento sulle competenze delle Autorità Portuali, le loro strutture tecniche, gli assetti organizzativi. Nemmeno la costituzione delle società di scopo con Sviluppo Italia, sembra abbia portato i risultati sperati.
La PSI in tema di trasporti e logistica deve assicurare la coerente attuazione delle strategie definite nei documenti generali, attraverso l'inserimento nell'ambito dei meccanismi della legge Obbiettivo di procedure di selezione e valutazione costi/benefici calibrate in base alle le priorità della strategia e attraverso l'uso o il potenziamento degli strumenti operativi. Anche in questo caso si potranno utilizzare Soggetti e istituzioni esistenti come il già citato UVAL integrato con la struttura tecnica di missione già operante presso il Ministero Infrastrutture e Trasporti, per le valutazioni; mentre dovranno essere studiate, caso per caso, le azioni per stimolare i Soggetti Proponenti a produrre tempestivamente le iniziative di loro competenza. In particolare dovranno meglio essere coordinate le iniziative di ANAS in materia di concessione di corridoi autostradali al fine di evitare la corsa per l'accaparramento delle direttrici più redditizie per le Società, a scapito della qualità del servizio e a prezzi ambientali elevati per la popolazione. Dovrà essere dato un forte impulso alle capacità progettuali di RFI - Italferr che hanno dimostrato di non essere al livello necessario per le esigenze del Paese, oltre che una scarsa capacità di relazione con il territorio; con la conseguenza che gli investimenti nel settore ferroviario della legge Obbiettivo hanno accumulato inaccettabili ritardi, mentre avrebbero dovuto essere prioritari.
Integrare i sistemi, qualificare e selezionare gli assi, sincronizzare le fasi, capillarizzare la rete, risolvere i nodi e connetterli
Dopo avere programmato in funzione dei grandi assi portanti del sistema logistico nazionale in raccordo con il Documento Van Miert, (Corridoio N. 1 – Berlino Palermo; N. 5 Lisbona – Lione – Torino – Milano – Trieste – Kiev; Dei due Mari Genova – Rotterdam; N. 8 Bari – Durazzo – Varna; autostrade del mare) nella seconda fase bisognerà puntare alla ricucitura dei sistemi con il territorio, attraverso le connessioni dei nodi e la loro qualificazione. Porti, aeroporti, stazioni ferroviarie, centri di smistamento plurimodali dovranno essere connessi e razionalmente inseriti in una rete efficiente e capillare in modo che i benefici possano effettivamente arrivare al cittadino, risolvendo l'ultimo miglio. Si tratta di capovolgere il punto di vista nelle scelte, passando dalla centralità della infrastruttura alla centralità del servizio all'utente finale. In questo quadro si ritiene necessario che vengano delimitati gli obbiettivi enunciati nell'allegato al DPEF per individuare quelli suscettibili di realizzare rapidamente la strategia di innesco del funzionamento complessivo delle reti; sarà opportuno quindi riesaminare i grandi progetti al fine di scadenzare le priorità e allocare le scarse risorse finanziarie su quelli che maggiormente e più rapidamente rispondono ai suddetti criteri e contribuiscono al funzionamento della rete; in sintesi, quelli che hanno il miglior rendimento economico di breve – medio termine.
Il problema delle infrastrutture di trasporto nel Mezzogiorno
Dovranno essere chiaramente definiti obbiettivi diversificati in rapporto alle vocazioni dei territori ed alle condizioni di partenza: il Nord ha problemi di decongestionamento e smistamento logistico; il Sud deve completare l'infrastrutturazione primaria in materia di ferrovie, strade, autostrade, porti e interporti. La PSI dovrà garantire che venga rispettato l'impegno di recuperare almeno una parte del divario nei tassi di infrastrutturazione del Mezzogiorno rispetto al resto del Paese, e non misurando l'impegno in semplici termini finanziari, ma in termini fisici. (Km di ferrovie, di strade ed autostrade, ecc.) così da evitare che la sola riqualificazione della Salerno – Reggio Calabria ed il Ponte sullo Stretto (opere che comportano un ingente impegno finanziario) possano essere considerate come esaurimento dello sforzo per il Mezzogiorno!
Il Ponte sullo stretto
Nell'ottica di centralità degli effetti sul territorio il Ponte si pone come nodo di completamento delle reti e non di asse prioritario. E quindi, nella scala delle priorità della seconda legislatura, il Ponte può essere compreso dopo che siano stati adeguati ai moderni standard i sistemi stradali primari e secondari e quelli ferroviari di Calabria e Sicilia e siano stati risolti i nodi di Reggio Calabria – Villa S. Giovanni, Messina, Catania, Palermo, Taranto, Gioia Tauro, ecc. La specialità dell'opera e il forte trauma urbano e socio – economico che ne scaturirà interessando due diverse Regioni, pongono comunque un problema di "governo" speciale per la cucitura del territorio durante la realizzazione; si propone la costituzione di una apposita Agenzia, sul modello di quella costituita per i Giochi olimpici di Torino.
La piattaforma logistica per i traffici fra l'Oriente e l'Europa
Dovunque sono necessari interventi sui porti soprattutto per la specializzazione funzionale e la razionalizzazione delle connessioni con le altre modalità. In particolare il Sud può diventare la grande piattaforma logistica per i traffici dalla Cina e dal Medio Oriente verso l'Europa; il passaggio delle merci attraverso i porti del Sud e l'inoltro verso i mercati dell'Europa centro – settentrionale potrebbe portare ad un risparmio di quattro giorni. Per ottenere ciò sarà necessario dotare il Sud di adeguati Porti ed interporti, (piastre logistiche) ben collegati alle reti stradali e ferroviarie primarie e gestiti in modo imprenditoriale. La PSI dovrà farsi carico di promuovere i necessari interventi normativi per superare l'attuale modello incentrato sulle Autorità portuali.
Infrastrutture per la nautica da diporto.
E' un altro settore sul quale le iniziative assunte sono risultate poco incisive e sul quale bisogna puntare più decisamente soprattutto al Sud.
Infrastrutture per il trasporto pubblico locale
In cima ai livelli di priorità nella programmazione annunciata, il settore registra forti ritardi, legati alla complessità degli interventi ed alla carenza organizzativa del settore, mai liberalizzato, nonostante gli interventi legislativi. E' necessario che la PSI individui gli strumenti necessari per garantire il coordinamento fra i diversi Soggetti attori: Regioni, Trenitalia, Comuni, Aziende di servizio, affinché siano tempestivamente individuate le formule tecniche, organizzative e finanziarie per realizzare o potenziare passanti ferroviari, linee di metropolitana, ma anche tram, e sistemi di trasporto su gomma, purché a basso impatto ambientale (elettrici, a metano, ecc.). Il finanziamento di questi interventi dovrebbe essere sostenuto dai proventi della introduzione del ticket di ingresso ai centri storici come già avvenuto a Londra ed in molte altre città europee.
Il trasporto aereo
La PSI deve garantire l'integrazione strategica della modalità aerea con l'intera rete logistica, sostenendo interventi di adeguamento delle strutture aeroportuali esistenti funzionali alla suddetta strategia. Massima priorità deve essere data alle infrastrutture di connessione (preferibilmente su ferro) con i poli delle altre modalità (stazioni ferroviarie, di autoservizi, metropolitane, porti, interporti).
Scheda n. 5
LE RISORSE IDRICHE. LA RIORGANIZZAZIONE DELLA GESTIONE DEI SERVIZI E DELLE POLITICHE TARIFFARIE COME PRESUPPOSTO DI UN PROGRAMMA DI INVESTIMENTI EFFICACE
E' il settore in cui il Governo ha mostrato totale mancanza di una visione strategica. Il piano di interventi inizialmente (e frettolosamente) inseriti nella Delibera CIPE del 21.12.2001 altro non era che il residuato di iniziative figlie di una logica anni 70 – 80, senza una effettiva verifica di coerenza con le mutate esigenze. Ed in effetti, a seguito delle successive verifiche è stato necessario rivisitare drasticamente quelle indicazioni. Con la legge finanziaria 2004 è stato previsto un apposito "Programma Nazionale degli interventi nel settore idrico". Il documento predisposto dal Ministero Ambiente e tutela del Territorio costituisce un esempio di vacuità verbosa e velleitaria con allegata lista della spesa calibrata sugli interessi politici.
Nel comparto del servizio idrico integrato questo Governo era partito con ottime intenzioni "liberali", ma, come gli è successo troppo spesso, al momento di stringere sui provvedimenti, e fra Commissari per le varie emergenze, ha perso il filo ed ha finito per ingarbugliarsi in una matassa di provvedimenti legislativi e circolari interpretative che hanno avuto come effetto concreto quello di fornire alibi a chi aveva intenzione di proseguire con le vecchie logiche. Piani d'Ambito velleitari e norme confuse hanno frenato l'ingresso dei privati e bloccato gli investimenti soprattutto al Sud dove si perderanno ingenti risorse finanziarie comunitarie.
Il nodo centrale del sistema idrico italiano, la vera emergenza, sta nell'assetto organizzativo: sia il livello di governo delle risorse che il livello della gestione dei servizi sono inadeguati per un paese avanzato; in alcuni casi, come ad esempio l'organizzazione della distribuzione potabile, soprattutto al Sud, ed irrigua dei Consorzi di Bonifica, dovunque, siamo a livello arcaico.
Gli indirizzi di programma
Senza un assetto gestionale con caratteristiche industriali e precise norme sulle tariffe non è possibile attivare una seria politica per l'ammodernamento ed il potenziamento delle infrastrutture. L'ultima occasione è il Decreto Delegato a seguito della legge "delega ambientale" n. 308/2004 ma il testo in dirittura d'arrivo appare molto lontano dal potere attuare una riforma organica.
La PSI si dovrà far carico di stimolare la cooperazione fra Stato e Regioni, Autorità d'Ambito, di Vigilanza e di Bacino e Gestori nell'ambito del nuovo quadro delineato dal Decreto Delegato, spingendo verso la creazione di Soggetti capaci di intraprendere e finanziare adeguati investimenti per le infrastrutture per adeguare il livello dei servizi e contrastare i pericoli delle emergenze di siccità.
Il settore potabile, soprattutto al Sud, necessita di notevoli investimenti per il segmento fognario e depurativo anche per adeguare le infrastrutture agli obblighi comunitari; il segmento acquedottistico necessita di interventi di rinnovo delle reti di distribuzione e degli apparati di misura e consegna. Alcuni grandi schemi di approvvigionamento del Mezzogiorno vanno completati previa verifica delle reali attuali necessità, tenuto conto dei processi di razionalizzazione degli usi agricoli e delle tariffe che necessariamente dovranno essere introdotte. Nel comparto dell'approvvigionamento vanno recuperate tutte le capacità delle dighe realizzate e non utilizzabili per mancanza di collaudo o per interrimento. Le adduzioni irrigue vanno razionalizzate per evitare sprechi ed usi impropri non autorizzati. La distribuzione dovrà essere riconvertita con l'uso delle tubazioni così da favorire sistemi di misura e tariffazione e di adacquamento localizzati (goccia o spruzzo) ad alta efficienza. La politica tariffaria dovrà essere adeguata alle prescrizioni della Direttiva 2000/60/CE che impone il conseguimento dell'equilibrio economico del ciclo idrico ivi compresi i costi ambientali della risorsa.
Scheda n. 6
I RIFIUTI. RIDURRE LA QUANTITÀ, RECUPERARE I MATERIALI RIUTILIZZABILI, PRODURRE ENERGIA (SOLO) CON LA FRAZIONE RESIDUA
La produzione dei soli rifiuti urbani (RU) è passata da 20 milioni di tonnellate del 1991 a 29 milioni di tonnellate del 2001 pari a 508 Kg per abitante. Di contro il sistema di gestione si evolve in modo insufficiente: la discarica resta la principale destinazione finale dei rifiuti urbani (71%); la raccolta differenziata si attesta sul 17% circa. Solo il 7% dei RU viene incenerito con produzione di energia elettrica, a fronte di una media europea che si aggira sul 17% . Il problema dei rifiuti deve essere affrontato mediante una strategia combinata, agendo sia "a monte", sulle cause che determinano la generazione del rifiuto, che a "valle" razionalizzando l'organizzazione del sistema di raccolta e trattamento finale . Le azioni sul versante della gestione devono essere mirate a conseguire livelli di organizzazione industriale in tutto il ciclo. Devono essere attuate le aggregazioni in bacini di servizio in modo tale da conseguire dimensioni adeguate per impianti di separazione delle frazioni ad alto potere calorifero e di incenerimento con produzione di energia elettrica. I termovalorizzatori però, devono essere rigorosamente calibrati alle esigenze del bacino di riferimento, definite tenuto conto degli inderogabili obiettivi della raccolta differenziata che deve restare la priorità. La localizzazione deve essere decisa dopo serie analisi di impatto ambientale - e non con provvedimenti di Commissari elusivi delle norme europee - che devono garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza nei confronti della popolazione. Una volta assunta la determinazione devono essere garantiti agli operatori tempi certi per realizzare gli impianti.
Scheda n. 7
ASSETTO DEL TERRITORIO E SISTEMI URBANI
Un grande progetto di manutenzione straordinaria
Lo stato del territorio e, soprattutto, le condizioni di vita nelle aree urbane, costituiscono la "cartina al tornasole" dell'efficienza delle politiche di sviluppo e delle azioni ambientali. L'incorporazione dell'ambiente nella programmazione dello sviluppo richiede, pertanto, un rinnovato interesse nei confronti del territorio e della qualità di vita, soprattutto nelle aree urbane. Il superamento delle attuali difficoltà passa attraverso il rilancio della "Programmazione" e del "Progetto" per realizzare una infrastrutturazione organica della città e del territorio.
Riqualificazione dei sistemi urbani e metropolitani
E' necessario inserire all'interno della PSI un "Grande progetto di riqualificazione e ammodernamento dei sistemi urbani e metropolitani" da porre al centro del prossimo ciclo di programmazione dei fondi comunitari 2007 – 2013, che dovrà movimentare capitali pubblici e privati secondo gli schemi timidamente avviati con il programma URBAN e le società di trasformazione urbana. Gli interventi inseriti in questo progetto dovranno essere dichiarati "strategici" ed usufruire delle procedure della legge obbiettivo. Immediatamente dovranno essere attivate risorse finanziarie da destinare allo studio dei piani tecnici economici e finanziari di intervento in accordo con le Regioni ed i Comuni e Operatori finanziari ed imprenditori.
Manutenzione straordinaria del territorio.
Fra i comportamenti non sostenibili dell'uomo, quello dell'uso improprio del territorio e dell'eccessivo sfruttamento del suolo comincia già a produrre pesanti ripercussioni economiche e sociali. I cambiamenti climatici, indipendentemente da quale possa essere la causa, sono un dato di fatto, così come lo sono i conseguenti mutamenti delle caratteristiche degli eventi meteorici. Nel nostro Paese essi tendono a diminuire di numero ma con aumento di energia e quantità di pioggia. Queste dinamiche insistono su un territorio naturalmente fragile ma, soprattutto, violentato da una selvaggia antropizzazione, con il risultato di una escalation dei costi economici e sociali legati agli eventi meteorici. Le leggi di pianificazione di Bacino hanno prodotto risultati modesti: l'ultima occasione è il recepimento della direttiva 2000/60/CE attraverso il Decreto Delegato.
Dovrà essere rafforzata la pianificazione di bacino, per attuare una politica di riassetto delle modalità di utilizzo del territorio. Dovrà essere superata la cultura degli interventi di emergenza e di protezione civile dopo gli eventi catastrofici, che ormai si susseguono continuamente. La PSI si dovrà far carico di stimolare la cooperazione fra Stato, Regioni, Autorità di Bacino e Soggetti locali affinché, nell'ambito del nuovo quadro delineato dal Decreto Delegato, si pervenga alla implementazione di un grande progetto nazionale di manutenzione del territorio, che preveda rinaturazioni, sistemazioni idrogeologiche, rimboschimenti, ripristino delle funzioni naturali dei sistemi torrentizi e fluviali. Gli interventi inseriti in questo Progetto dovranno essere dichiarati "strategici" (legge obbiettivo territorio). Contemporaneamente dovranno essere rigorosamente attuati i vincoli all'uso per insediamenti civili di aree non idonee perché soggette a rischi idraulici.
... la colpa e' dell'Euro ...
Il Programma dell'Unione e' un rischio per l'economia italiana
UNIONE: LA MALFA, PROGRAMMA PRODI E' RISCHIO PER
ECONOMIA
(ANSA) - BERLINO, 17 FEB - "Ho avuto la forza d'animo di leggermi il programma di Romano Prodi, e non so quanti l'abbiano letto anche di quelli che l'hanno sottoscritto, ma trovo che quel programma rischia di diventare l'ultima mazzata sull' economia italiana" ha affermato oggi a Berlino il presidente del Pri, Giorgio La Malfa. "I conti si possono mettere a posto in due modi, incassando di più perché l'economia cresce oppure aumentando gli incassi anche a costo di far morire l'economia - ha dichiarato La Malfa in una pausa del convegno sui ruoli di Italia e Germania al quale ha preso parte nella capitale tedesca nel suo ruolo di ministro per le Politiche comunitarie - La mia accusa a quel programma è di ripetere la posizione del 1996, quando l'Italia doveva rientrare nei parametri di Maastricht per non essere esclusi dall'euro, una preoccupazione sacrosanta che giustificava qualsiasi sacrificio. Ma se nel 2006 non riusciamo a combinare il rientro nei parametri attraverso la crescita, noi rischiamo di ammazzare l'Italia definitivamente". "Quello di Prodi è un programma di stabilità fiscale che passa attraverso l'aumento delle tasse ed è un programma che sul mercato del lavoro ha sostanzialmente accettato tutte le tesi della sinistra".(ANSA).
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Quale proposta dall'Unione?/Progetto inadeguato e statalista che nasce già vecchio
Un'"Italietta" paurosa e a corto di fonti energetiche
di Gianni Ravaglia
La lettura del programma dell'Unione conferma che la volontà di includere tutte le anime della sinistra ha prodotto come risultato un progetto farraginoso e statalista. Inadeguato a percepire e vincere le sfide internazionali cui l'Italia è chiamata. Grave innanzitutto la sottovalutazione dei pericoli derivanti dalla guerra dichiarata all'Occidente dai leader del terrorismo islamico, i cui obiettivi vanno sempre più saldandosi con le intenzioni dell'Iran e della Siria. Assurdo il fatto che il terrorismo, nel programma, mai venga indicato con il suo vero nome. Esiste semplicemente "un terrorismo che agita una bandiera religiosa". Quale? Non si sa! Colpevole l'assenza di qualsiasi giudizio sulle responsabilità terroristiche di Hamas nel far fallire ogni prospettiva di pace in Medio Oriente. Conservatrice la tesi di mantenere invariata la ripartizione dei fondi del bilancio dell'Europa, rifiutando di fatto le proposte innovative a suo tempo avanzate da Tony Blair. In sostanza con questo programma l'Italia del centrosinistra sul piano internazionale sarà senza identità e meno sicura: una Italietta non più disponibile ad assumersi ruoli internazionali.
Un altro grande tema dirimente è quello dell'energia. Stando a quanto si legge nel programma del centrosinistra l'Italia dovrebbe andare a gas e con energia alternativa. Un'energia, quest'ultima che, oltre a costare il doppio di quanto spendiamo ora, presenta, come dimostrato dai relatori alla conferenza programmatica del PRI, pesanti limiti ambientali. Dunque no al carbone e, soprattutto, no al nucleare che è l'unica fonte energetica pulita, sicura e relativamente poco costosa. Stante il fatto che nel nuovo quadro internazionale la dipendenza energetica verrà sempre più utilizzata per indurre anche una dipendenza politica: sia la Russia che i Paesi Arabi non ne fanno più mistero. Crediamo vada posto agli italiani un problema di fondo: vogliono energia a basso costo e mantenere la propria indipendenza politica, economica e di valori oppure sono rassegnati a pagare l'energia a costi sempre più alti e a diventare schiavi delle risorse energetiche della Russia e dei Paesi Arabi?
Con le scelte del centrosinistra è chiaro: avremmo non solo una bolletta energetica destinata a crescere ogni anno, saremmo sempre più a rischio black out e sempre meno indipendenti come nazione.
Altro tema di fondo è quello della modernizzazione del sistema Paese. Qui gli obiettivi del programma dell'Unione sono di bloccare, impedire, appiattire, rendere uguali. No al ponte sullo stretto, no alla Tav, no al Mose, ma poi, stante la volontà di cancellare la legge obiettivo, che semplifica i pareri degli enti locali, verrebbero presto bloccati anche agli altri cantieri e ci ridurremmo a veder rinviati tutti i lavori infrastrutturali. Nel settore dell'istruzione, secondo il giudizio di Galli della Loggia, siamo di fronte "ad un incubo burocratico", immissione in ruolo di tutti i precari, stipendi più alti per tutti. Onore al merito e alla qualità! Così anche nella giustizia: via i concorsi al merito e ritorno all'antico degli automatismi per anzianità. Sul tema della immigrazione: abrogare la legge attuale che programma gli accessi e rimpatria i clandestini, per introdurre un "permesso di soggiorno ad ogni immigrato che denuncia la propria condizione di lavoro irregolare", il voto nelle amministrative e diritti di cittadinanza automatici e facilitati. In sostanza, permesso di soggiorno e porte aperte per tutti!
Su un punto concordo con quanto scritto nel programma del centrosinistra, laddove si denuncia "l'errore del centrodestra di non aver fatto dell'obiettivo della concorrenza l'occasione per riorganizzare la struttura produttiva dell'economia italiana". Effettivamente, questo è un altro dei punti discriminanti che, ad onor del vero, nel centrodestra, il solo ministro La Malfa ha sostenuto con forza. Gli interventi che il centrosinistra propone per liberalizzare, rendere competitivi e meno costosi i grandi servizi pubblici a rete, i servizi professionali, la distribuzione commerciale, i servizi bancari, assicurativi e pubblicitari mi pare che rappresentino la parte più riuscita del programma. Il tutto appare però pesantemente condizionato dalle scelte previste sui temi del lavoro e del fisco. Qui si ritorna al dirigismo collettivista. E' chiaro infatti che tutta la legislazione sui contratti di lavoro temporanei deriva dal fatto che, in Italia, chi raggiunge il posto a tempo indeterminato ha un onore iperbolico per l'azienda e non può essere licenziato se non andando in tribunale. Così ci siamo inventati la flessibilità per i nuovi assunti che, per alcuni anni, permette alle aziende di fare nuove assunzioni con costi contributivi inferiori e senza vincoli di giusta causa. Tale normativa ha permesso a tanti giovani, prima disoccupati, di trovare un lavoro che, partito flessibile, nella stragrande maggioranza dei casi si è trasformato a tempo indeterminato. Ora il centrosinistra, sotto il ricatto dirigista di Rifondazione, si propone invece di annullare questa normativa, ricreando, di fatto, condizioni di disoccupazione crescente per le nuove generazioni. Condizioni che non crediamo siano alleviate dal taglio promesso di 5 punti del cuneo fiscale, importante ma non risolutivo se contemporaneamente si pensa di aumentare le imposte, ad altro titolo, per le imprese.
In attesa del programma del centrodestra, in tutta sincerità ci pare di poter dire che il centrosinistra di Bertinotti e Pecoraro, per vincere la sfida della crescita è stato in grado di porre in campo solo la vecchia scalcagnata carrozza dei dirigismo collettivista. Di Ferrari vincenti e innovative, lanciate verso un futuro di crescita, qui non se ne vedono.
tratto da http://www.pri.it
Quale proposta dall'Unione?/Progetto inadeguato e statalista che nasce già vecchio
Un'"Italietta" paurosa e a corto di fonti energetiche
di Gianni Ravaglia
La lettura del programma dell'Unione conferma che la volontà di includere tutte le anime della sinistra ha prodotto come risultato un progetto farraginoso e statalista. Inadeguato a percepire e vincere le sfide internazionali cui l'Italia è chiamata. Grave innanzitutto la sottovalutazione dei pericoli derivanti dalla guerra dichiarata all'Occidente dai leader del terrorismo islamico, i cui obiettivi vanno sempre più saldandosi con le intenzioni dell'Iran e della Siria. Assurdo il fatto che il terrorismo, nel programma, mai venga indicato con il suo vero nome. Esiste semplicemente "un terrorismo che agita una bandiera religiosa". Quale? Non si sa! Colpevole l'assenza di qualsiasi giudizio sulle responsabilità terroristiche di Hamas nel far fallire ogni prospettiva di pace in Medio Oriente. Conservatrice la tesi di mantenere invariata la ripartizione dei fondi del bilancio dell'Europa, rifiutando di fatto le proposte innovative a suo tempo avanzate da Tony Blair. In sostanza con questo programma l'Italia del centrosinistra sul piano internazionale sarà senza identità e meno sicura: una Italietta non più disponibile ad assumersi ruoli internazionali.
Un altro grande tema dirimente è quello dell'energia. Stando a quanto si legge nel programma del centrosinistra l'Italia dovrebbe andare a gas e con energia alternativa. Un'energia, quest'ultima che, oltre a costare il doppio di quanto spendiamo ora, presenta, come dimostrato dai relatori alla conferenza programmatica del PRI, pesanti limiti ambientali. Dunque no al carbone e, soprattutto, no al nucleare che è l'unica fonte energetica pulita, sicura e relativamente poco costosa. Stante il fatto che nel nuovo quadro internazionale la dipendenza energetica verrà sempre più utilizzata per indurre anche una dipendenza politica: sia la Russia che i Paesi Arabi non ne fanno più mistero. Crediamo vada posto agli italiani un problema di fondo: vogliono energia a basso costo e mantenere la propria indipendenza politica, economica e di valori oppure sono rassegnati a pagare l'energia a costi sempre più alti e a diventare schiavi delle risorse energetiche della Russia e dei Paesi Arabi?
Con le scelte del centrosinistra è chiaro: avremmo non solo una bolletta energetica destinata a crescere ogni anno, saremmo sempre più a rischio black out e sempre meno indipendenti come nazione.
Altro tema di fondo è quello della modernizzazione del sistema Paese. Qui gli obiettivi del programma dell'Unione sono di bloccare, impedire, appiattire, rendere uguali. No al ponte sullo stretto, no alla Tav, no al Mose, ma poi, stante la volontà di cancellare la legge obiettivo, che semplifica i pareri degli enti locali, verrebbero presto bloccati anche agli altri cantieri e ci ridurremmo a veder rinviati tutti i lavori infrastrutturali. Nel settore dell'istruzione, secondo il giudizio di Galli della Loggia, siamo di fronte "ad un incubo burocratico", immissione in ruolo di tutti i precari, stipendi più alti per tutti. Onore al merito e alla qualità! Così anche nella giustizia: via i concorsi al merito e ritorno all'antico degli automatismi per anzianità. Sul tema della immigrazione: abrogare la legge attuale che programma gli accessi e rimpatria i clandestini, per introdurre un "permesso di soggiorno ad ogni immigrato che denuncia la propria condizione di lavoro irregolare", il voto nelle amministrative e diritti di cittadinanza automatici e facilitati. In sostanza, permesso di soggiorno e porte aperte per tutti!
Su un punto concordo con quanto scritto nel programma del centrosinistra, laddove si denuncia "l'errore del centrodestra di non aver fatto dell'obiettivo della concorrenza l'occasione per riorganizzare la struttura produttiva dell'economia italiana". Effettivamente, questo è un altro dei punti discriminanti che, ad onor del vero, nel centrodestra, il solo ministro La Malfa ha sostenuto con forza. Gli interventi che il centrosinistra propone per liberalizzare, rendere competitivi e meno costosi i grandi servizi pubblici a rete, i servizi professionali, la distribuzione commerciale, i servizi bancari, assicurativi e pubblicitari mi pare che rappresentino la parte più riuscita del programma. Il tutto appare però pesantemente condizionato dalle scelte previste sui temi del lavoro e del fisco. Qui si ritorna al dirigismo collettivista. E' chiaro infatti che tutta la legislazione sui contratti di lavoro temporanei deriva dal fatto che, in Italia, chi raggiunge il posto a tempo indeterminato ha un onore iperbolico per l'azienda e non può essere licenziato se non andando in tribunale. Così ci siamo inventati la flessibilità per i nuovi assunti che, per alcuni anni, permette alle aziende di fare nuove assunzioni con costi contributivi inferiori e senza vincoli di giusta causa. Tale normativa ha permesso a tanti giovani, prima disoccupati, di trovare un lavoro che, partito flessibile, nella stragrande maggioranza dei casi si è trasformato a tempo indeterminato. Ora il centrosinistra, sotto il ricatto dirigista di Rifondazione, si propone invece di annullare questa normativa, ricreando, di fatto, condizioni di disoccupazione crescente per le nuove generazioni. Condizioni che non crediamo siano alleviate dal taglio promesso di 5 punti del cuneo fiscale, importante ma non risolutivo se contemporaneamente si pensa di aumentare le imposte, ad altro titolo, per le imprese.
In attesa del programma del centrodestra, in tutta sincerità ci pare di poter dire che il centrosinistra di Bertinotti e Pecoraro, per vincere la sfida della crescita è stato in grado di porre in campo solo la vecchia scalcagnata carrozza dei dirigismo collettivista. Di Ferrari vincenti e innovative, lanciate verso un futuro di crescita, qui non se ne vedono.