GIORGETTI
«Bossi dice che ci giochiamo tutto Non resteremo lì a scaldare sedie»
MILANO - «Sì, ho parlato con Bossi. Il suo giudizio sulla situazione è che i prossimi due mesi saranno decisivi. A settembre la Lega valuterà se restare al governo oppure aprire la crisi. Tutto dipende dal federalismo. O a fine estate la Camera l’approva oppure se bisogna restare lì per scaldare le poltrone meglio rompere gli indugi e anticipare le elezioni politiche». Giancarlo Giorgetti, segretario della Lega Lombarda e presidente della commissione Bilancio a Montecitorio, domenica è stato con il segretario del Carroccio a Brissago dove il ministro è ricoverato per la riabilitazione e insieme hanno convenuto che con qualunque risultato la linea della Lega si sarebbe attestata su questa linea del Piave: disponibili a discutere sulla collegialità di governo, disponibili a ritoccare la squadra, disponibili ad ascoltare anche le ragioni di Fini purché la riforma costituzionale dello Stato non subisca alcun rallentamento nel suo cammino parlamentare e purché la richiesta di un coordinamento maggiore delle scelte di politica economica non nasconda «velleità o rigurgiti assistenzialisti».
Onorevole Giorgetti, i ballottaggi sono stati un tracollo per la Casa delle Libertà. I voti leghisti non sono serviti a fermare l’emorragia. Anzi.
«Distinguiamo fra realtà dei fatti e verità preconfezionate. La realtà dei fatti dice che la Lega ha aumentato i consensi alle Europee, ha confermato cinque sindaci uscenti su cinque, in Lombardia ha portato via alla sinistra due Comuni e conquistato alla grande una Provincia come Sondrio. Per noi un ottimo risultato».
Però a Milano e a Bergamo un disastro: Ombretta Colli ko, Provincia di Bergamo al centrodestra senza apparentamento con la Lega, Comune di Bergamo al centrosinistra. Peggio di così.
«Un voto negativo ma non per colpa nostra. Studiamo i flussi elettorali. In Provincia di Milano dove la Lega è forte la Colli ha vinto largamente. Un esempio? Biassono. Chi ha disertato, mi dia retta, non sono i leghisti. È l’elettorato moderato che è andato al mare. Purtroppo, e qui veniamo alle verità preconfezionate a cominciare dal suo giornale, si voleva trovare l’occasione per decretare la fine del cosiddetto asse del Nord e, per farlo, occorreva scaricare sulla Lega la responsabilità della sconfitta».
I numeri sono numeri. La somma Lega più centrodestra non ha retto.
«Per colpa di chi? Era una settimana che An e Udc teorizzavano la fine dell’asse del Nord e mettevano in carico alla Lega un eventuale insuccesso. Verità preconfezionata con il supporto dei giornali. Prendiamo Bergamo. In Provincia Bettoni non ha voluto i voti della Lega e i leghisti si sono astenuti, infatti le astensioni hanno superato il 30 per cento. In Comune, dove le astensioni si sono ridotte al 15 per cento, ha vinto il centrosinistra. Come si spiega questo scarto? I leghisti al seggio sono andati, si sono astenuti per Bettoni sul quale sono invece convenuti i voti dei democristiani del centrosinistra e hanno dato la preferenza per il candidato sindaco del centrodestra. Se i leghisti al seggio si sono presentati chi è che ha tradito?».
Perse Novara, Biella Comune e Provincia, Lecco, Cremona, Lodi, Verbano-Cusio-Ossola, Piacenza, Belluno. Oltre a Milano e Bergamo una bella batosta.
«Sarebbe stata una Caporetto se non ci fosse stata la Lega. Gli elettori hanno segnalato alla Casa delle Libertà un forte disagio. È come una influenza grave e se non si interviene in tempo degenera in malattie ben più gravi».
L’asse del Nord esce indebolito.
«Ha accusato qualche colpo ma si va avanti. E poi mi si spieghi: quale asse del Nord? Forse che il governo ha favorito il Nord? Magari con il decreto salvacalcio o con il caso Alitalia? Non mi pare proprio. Non mi pare che fino ad oggi il Sud sia stato penalizzato».
Comincia la verifica nella maggioranza.
«Nella verifica deve essere blindato il federalismo. Se ne discute in settimana: accordo sui contenuti della riforma e subito via per l’approvazione».
Rimpasto?
«Ci interessa relativamente. Chiediamo a Berlusconi un colpo di reni. È lui che deve portarci oltre l’ostacolo. Noi, Lega, rivendichiamo il federalismo. Altrimenti elezioni politiche anticipate».
Sì o no ai ritocchi nella squadra di governo?
«Siamo favorevoli a costruire un buon collettivo con qualche fuoriclasse che non sputa. E siamo favorevoli a una maggiore collegialità anche in materia economica a patto che ciò non si traduca nelle vecchie logiche della distribuzione di risorse. Qui più che distribuire risorse occorre pensare a distribuire i sacrifici».
Favorevoli a un ministero per il Sud?
«Se si tratta di distribuire i sacrifici discutiamo. Se significa regalare miliardi alla cieca fermi tutti».
Lei vede spesso Bossi: come sta?
«Migliora e tiene ben monitorata la situazione politica: abbiamo discusso domenica. Siamo in una fase delicata e occorre tenere duro. La nostra scommessa, fatta tre anni fa, resta valida. Ma i due prossimi mesi saranno decisivi. Ci giochiamo tutto. Questo è il giudizio di Bossi».
Ha intenzione di dimettersi da ministro delle Riforme?
«Non mi risulta. Anzi. Se Bossi vuole mandare un messaggio sa bene a chi mandarlo e come mandarlo».
Bossi ha parlato con Berlusconi?
«Non rispondo».
Fabio Cavalera




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