27.06.2004
«Per gli ostaggi il governo italiano pagò 4 milioni dollari»
di red.
Il britannico Sunday Times ha pubblica le confessioni di un militante iracheno sulle ultime ore dell'ostaggio italiano Fabrizio Quattrocchi, rivelando inoltre che per la liberazione degli altri tre sequestrati sono stati pagati quattro milioni di dollari. Gli italiani, scrive Hala Jaber che ha incontrato a Baghdad l'uomo che si fa chiamare Abu Yussuf, erano stati rapiti e lui doveva interrogarli. I sequestrati sostenevano - scrive il giornale riferendo le parole di Yussuf - di lavorare come guardie del corpo per alcune persone ma dai documenti e da quanto emergeva dai loro computer abbiamo scoperto che il loro lavoro era molto di più di quanto sostenevano e che avevano anche lavorato e si erano addestrati con gli israeliani.
Yussuf descrive poi come Quattrocchi, per il fatto di aver lavorato in passato anche in Bosnia e in Nigeria dove «i musulmani avevano sofferto», fosse stato separato dagli altri e portato in un luogo diverso. L'italiano aveva capito che volevano ucciderlo. In un primo tempo gli era stato detto che si trattava di un semplice trasferimento, ma alla fine gli era stato confermato che lo avrebbero ucciso. Yussuf ha anche raccontato che un membro del gruppo dei sequestratori è fuggito con i 200mila dollari avuti dagli italiani per rientrare in possesso del cadavere.
I quattro italiani sequestrati non erano bendati ed erano senza manette, racconta Abu Yussuf a Hala Jaber del Sunday Times. Yussuf, 27 anni, laureato e buon conoscitore di italiano e francese, riferisce che gli ostaggi chiedevano spesso se sarebbero stati uccisi o liberati. «Se Dio vuole - avrebbe detto a un certo punto Yussuf che era stato incaricato di interrogare i quattro - potrete tornare alle vostre famiglie». Salvatore Stefio, uno dei quattro rapiti avrebbe replicato: «No se Dio vuole, se tu vuoi potremo tornare a casa».
Poco dopo Yussuf avebbe ricevuto l'ordine di prendere Fabrizio Quattrocchi e di portarlo in un altro posto. Il comandante di Yussuf aveva detto che l'italiano aveva lavorato prima di venire in Iraq in Bosnia ed in Nigeria, due paesi dove i musulmani avevano sofferto molto. «Ho messo l'ostaggio- prosegue il racconto - sul sedile anteriore di un mezzo a fianco del guidatore e tenevo puntato il mio AK-47 sulla sua schiena.
Gli ho detto che poteva aprire gli occhi e lui mi ha chiesto se stava per essere ucciso». In un primo momento Yussuf aveva detto no, poi aveva ammesso che la fine era vicina. Quattrocchi aveva chiesto come la sua esecuzione sarebbe stata annunciata.
«Gli ho detto - avrebbe risposto il rapitore - che era stato chiesto al governo italiano di ritirare le truppe dall'Iraq». «Non credo che questo succederà» aveva replicato Quattrocchi che avrebbe aggiunto: «Noi ostaggi non significhiamo niente in una situazione come questa. Non siamo tanto importanti da far ritirare la nostre truppe».
Secondo Yussuf un morto forse non era sufficiente, ma era convinto che l'uccisione di due o tre ostaggi avrebbe «messo il governo Berlusconi in ginocchio». Fatto scendere dal veicolo Quattrocchi era stato bendato, gli erano state legate le mani e portato a poca distanza da una fossa scavata. A quel punto Quattrocchi avrebbe chiesto a Yussuf di togliergli la bendatura e avrebbe detto «lasciatemi morire da italiano»...
La richiesta sarebbe stata negata. Quattrocchi era stato allora ucciso da uno dei tre miliziani presenti alla scena al grido di «Dio è grande» con un colpo di pistola mentre Yussuf riprendeva la scena con una video camera.
Con cinica meticolosità poi Yussuf avrebbe tolto la benda per poter filmare i fori d'entrata e d'uscita della pallottola. Quattrocchi sarebbe stato ucciso con un colpo partito dalla sua pistola ma caricata con una pallottola di fabbricazione irachena.
Frattanto gli altri tre ostaggi italiani, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, e Maurizio Agliana non erano a conoscenza di quanto stava succedendo e Yussuf racconta di averli rivisti solo una settimana dopo in occasione del loro trasferimento in un altro luogo a Baghdad. Poi i tre ostaggi erano stati ceduti a un altro gruppo. Al momento del passaggio, rileva Yussuf, era stato preparato tutto per le loro esecuzioni in giorni differenti.
Abu Yussuf rivela inoltre al Sunday Times che sono stati pagati 4 milioni di dollari dal governo italiano; il giornale ricorda come il capo di Emergency Gino Strada avesse parlato di un riscatto di 9 milioni e come Nicola Pollari, il responsabile dell'intelligence militare italiana, abbia negato il pagamento di un riscatto ma abbia ammesso che del denaro era finito agli informatori.
«Non risulta che sia stata pagata neanche una lira per il rilascio dei tre italiani in Iraq», ha cercacto di replicare il ministro della Difesa, Antonio Martino. Anche la famiglia Quattrocchi cerca di difendere la memoria di Fabrizio, negando che fosse un mercenario, come gli altri tre. «Mio fratello non è mai stato in Bosnia nè in Nigeria. Era la prima volta che andava in una zona di guerra», ha detto Graziella, sorella di Fabrizio. La donna ritrova però il "ritratto" del fratello nella descrizione che l'iracheno fa della body guard italiana. «Sì, era una persona leale, era buono e se poteva aiutare qualcuno lo aiutava».
l' unità




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