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  1. #1
    Araldo
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    Predefinito MA i liberalisti sono davvero contro le tasse?

    Siamo proprio sicuri che le tasse siano una prerogativa dei governi socialisti e che i "liberalisti" siano esenti dal vizio di Torturare i contribuenti?
    Io penso che spesso si perde la memoria storica, coltivando falsi miti, anacronismi e sciocchi stereotipi.
    A questo propositosito vorrei ricordare che furono proprio i nostri governi liberali a spremere i contribuenti nel IXX sec.
    Non mi riferisco solo alla stranota tassa sul macinato di Quintino Sella, ma a tutta la conduzione delle Finanze, condotta da politici come Camillo Benzo Conte di Cavour (ministro delle finanze nel 1853).
    Come documento, per capire quel contesto storico, voglio portarvi a testimonianza, una canzone dell'epoca, un duetto satirico scritto in piemontese da Angelo Brofferio (qui tradotto da me) che illustra bene socialmente le classi che allora (come oggi) si opponevano alle tasse: ovvero un "Quarto Stato" non tanto formato da quei proletari raffigurati nel noto dipinto di Pelizza da Volpedo, quanto da professionisti, artigiani, commercianti.. come sempre tartassati (da ogni governo di qualsiasi colore politico).
    Dalla parte dello Stato e delle tasse (ora con la Destra ora con la sìnistra Sinistra ora con i fascisti... ora con i democristiani... per tenere il potere politico) sempre l'alta borghesia.
    Si sappia che l'avvocato Angelo Brofferio (1802 - 1864), che da questo scritto potrebbe apparire ai nostri occhi come un estremo liberista, era invece esponente della sinistra repubblicana più estrema, più volte incarcerato per reati di opinione, strenuo avversario del liberale Cavour.
    Purtroppo nella traduzione si perdono inevitabilmente molte ironie, giochi di parole e doppi sensi, oltre alla corretta metrica ed alla rima, ma se qualcuno vuole il testo originale non ha che da chiedermelo.

    Titolo originale: "IJ BON-BON 'D SOR CONT"
    Le caramelle (nel senso anche di ceffoni) del Signor Conte.

    Sottotitolo: "Dialogo tra un contribuente e un esattore."

    il contribuente:
    Peste epidemia tempesta
    ... e poi voi, Signor esattore!
    mi avete dato un colpo in testa
    ma un impiego calmerà il dolore...

    l'esattore:
    Un impiego? Diritto di ritenzione
    Diritto di Diploma e di promozione!

    Ritornello:
    Su su su
    fuori i soldi
    gloria e onore
    al Magnifico Conte di Cavour.

    il contribuente:
    Tante grazie: io glielo rendo
    il suo Diploma su due piedi
    sono geometra e me ne intendo
    torno ai campi a misurare.

    l'esattore:
    Esercizio di professione?
    Diritto patente in proporzione

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Un altro diritto? Che bella faccenda!
    visto che è così
    voglio aprire alla sua faccia
    una fabbrica di coccarde.

    l'esattore:
    Arte, industria, mestieri?
    tanto per lira, soldi e denari

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Allora terrò pubbliche vetture
    farò l'affitta cavalli
    per colline e per pianure
    sui mercati farò il sensale

    l'esattore:
    Cavalli, asini, mucche e maiali?
    Tutto tassato, compresi i tacchini.

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Alla larga dalle sue grinfie!
    Allora farò il mestiere dell'ozioso!
    tre sedie , due stanzette
    una domestica e buon dì sposi!

    l'esattore:
    Mobili e personale
    o un alloggiamento all'ospedale.

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...


    il contribuente:
    Ma quale Ospedale? Un modesto reddito
    alla fine non mi mancherà mai!
    Litigando ho anche due o tre crediti
    che esigerò dai tribunali


    l'esattore:
    Multa, bollo, emolumento
    Decreto, copia, un tanto per cento.

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...


    il contribuente:
    Voglio dirvelo sulla sua barba
    Visto che ci gode dei miei dispiaceri
    Catarroso, un mio vecchio zio
    è in fin di vita.


    l'esattore:
    Successione, eredità
    anche i debiti sono tassati

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Buon Dio... che squisitezza!
    Lei mi vuole proprio schiacciato
    Ebbene crepi l'avarizia
    per vendetta mi farò frate.


    l'esattore:
    Patrimonio, dote,
    strumenti, insinuazioni.

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Per togliermi dalla sua tortura
    devo riconoscerlo, non c'è altro
    che nascondersi in sepoltura,
    vorrà dire che mi suiciderò!

    l'esattore:
    Diritto anticipato,
    di cassa, di tomba, di chiodi e martellate

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi
    gloria e onore
    al Magnifico Conte di Cavour.

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  2. #2
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    Predefinito

    La risposta è semplice: i governi della cd Italia liberale, di liberale avevano solo il nome.

  3. #3
    Araldo
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    Predefinito

    Certamente non erano socialisti nè repubblicani (anche se Cavour un passato repubblicano lo aveva)... Monarchici? Un po' scontato... all'epoca lo erano necessariamente tutti (oppure scappavano come il Mazzini o finivano in galera come il Brofferio che alla fine scappò pure lui in Svizzera) cioè effettivamente si: Cavour e gli altri erano sostenitori di una "monarchia costituzionale" ovvero monarchia liberale... sul modello inglese... allora perchè negar loro il titolo "liberale"? il fatto è che il liberalismo, ci piaccia o no è quello... e quella è la sua Storia...

    ARI6, possiamo cambiare noi stessi, ma non possiamo cambiare la nostra Storia, quella c'è già stata!

    E' un po' come il discorso sulla "copyrigt" del termine "Libertari", noi possiamo essere dei libertari diversi dai nostri predecessori (pur con le medesime aspirazioni di libertà) ma non possiamo negare a chi è venuto prima di noi, utilizzando oltretutto per primo il termine "libertario" di essere (nel bene o nel male) un libertario.

    Resta comunque la bella canzone del Brofferio che a ragione qualcuno di questo forum potrebbe additare come "Giacobino". Canzone ed Autore che però dovrebbero far meditare chi ragiona per schemi troppo rigidi e stereotipati, come: "destra e sinistra".

    "Ma cos'è la destra... che cos'è la sinistra?"
    Come cantava Giorgio Gaber.

  4. #4
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    Predefinito

    Originally posted by Renzo Audisio
    allora perchè negar loro il titolo "liberale"?
    Perchè con le idee di libertà dei Locke, dei Constant, dei Tocqueville, non hanno niente a che fare.

  5. #5
    Araldo
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    Predefinito

    non è detto...
    Cavour fa proprio di Constant uno dei cardini (insieme al Bentham) del proprio pensiero politico! E di Tocqueville (in fase post mazziniana) disse di condividerne l’apprensione di per la tirannia della maggioranza!
    ...disse (forse preferiva quella di Cavour e di Vittorio Emanuele o di Carlo Alberto)
    ... comunque non esitsono solo i "Locke, Constant, Tocqueville", nella corrente di pensiero liberale, ma anche i vari Smith, Mill, Ricardo... che Cavour conosceva bene...
    Mi vuoi bocciare anche loro?
    Eppure! Quello fu il Cavour Statista... quello che vediamo e vedremo il Berlusconi Statista...
    Che poi tra l'altro non è stato Locke ad essere liberale, ma i successivi liberali ad averlo elevato a loro maestro.

  6. #6
    Liberale
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    Predefinito Re: MA i liberalisti sono davvero contro le tasse?

    Originally posted by Renzo Audisio
    Siamo proprio sicuri che le tasse siano una prerogativa dei governi socialisti e che i "liberalisti" siano esenti dal vizio di Torturare i contribuenti?
    Io penso che spesso si perde la memoria storica, coltivando falsi miti, anacronismi e sciocchi stereotipi.
    A questo propositosito vorrei ricordare che furono proprio i nostri governi liberali a spremere i contribuenti nel IXX sec.
    Non mi riferisco solo alla stranota tassa sul macinato di Quintino Sella, ma a tutta la conduzione delle Finanze, condotta da politici come Camillo Benzo Conte di Cavour (ministro delle finanze nel 1853).
    Come documento, per capire quel contesto storico, voglio portarvi a testimonianza, una canzone dell'epoca, un duetto satirico scritto in piemontese da Angelo Brofferio (qui tradotto da me) che illustra bene socialmente le classi che allora (come oggi) si opponevano alle tasse: ovvero un "Quarto Stato" non tanto formato da quei proletari raffigurati nel noto dipinto di Pelizza da Volpedo, quanto da professionisti, artigiani, commercianti.. come sempre tartassati (da ogni governo di qualsiasi colore politico).
    Dalla parte dello Stato e delle tasse (ora con la Destra ora con la sìnistra Sinistra ora con i fascisti... ora con i democristiani... per tenere il potere politico) sempre l'alta borghesia.
    Si sappia che l'avvocato Angelo Brofferio (1802 - 1864), che da questo scritto potrebbe apparire ai nostri occhi come un estremo liberista, era invece esponente della sinistra repubblicana più estrema, più volte incarcerato per reati di opinione, strenuo avversario del liberale Cavour.
    Purtroppo nella traduzione si perdono inevitabilmente molte ironie, giochi di parole e doppi sensi, oltre alla corretta metrica ed alla rima, ma se qualcuno vuole il testo originale non ha che da chiedermelo.

    Titolo originale: "IJ BON-BON 'D SOR CONT"
    Le caramelle (nel senso anche di ceffoni) del Signor Conte.

    Sottotitolo: "Dialogo tra un contribuente e un esattore."

    il contribuente:
    Peste epidemia tempesta
    ... e poi voi, Signor esattore!
    mi avete dato un colpo in testa
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    l'esattore:
    Un impiego? Diritto di ritenzione
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    Ritornello:
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    il suo Diploma su due piedi
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    visto che è così
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    l'esattore:
    Arte, industria, mestieri?
    tanto per lira, soldi e denari

    Ritornello:
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    Allora terrò pubbliche vetture
    farò l'affitta cavalli
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    Cavalli, asini, mucche e maiali?
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    Allora farò il mestiere dell'ozioso!
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    Mobili e personale
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    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...


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    Ma quale Ospedale? Un modesto reddito
    alla fine non mi mancherà mai!
    Litigando ho anche due o tre crediti
    che esigerò dai tribunali


    l'esattore:
    Multa, bollo, emolumento
    Decreto, copia, un tanto per cento.

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...


    il contribuente:
    Voglio dirvelo sulla sua barba
    Visto che ci gode dei miei dispiaceri
    Catarroso, un mio vecchio zio
    è in fin di vita.


    l'esattore:
    Successione, eredità
    anche i debiti sono tassati

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Buon Dio... che squisitezza!
    Lei mi vuole proprio schiacciato
    Ebbene crepi l'avarizia
    per vendetta mi farò frate.


    l'esattore:
    Patrimonio, dote,
    strumenti, insinuazioni.

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi...

    il contribuente:
    Per togliermi dalla sua tortura
    devo riconoscerlo, non c'è altro
    che nascondersi in sepoltura,
    vorrà dire che mi suiciderò!

    l'esattore:
    Diritto anticipato,
    di cassa, di tomba, di chiodi e martellate

    Ritornello:
    Su su su, fuori i soldi
    gloria e onore
    al Magnifico Conte di Cavour.
    Teoricamente i liberisti sono contro le tasse e per uno stato minimo, ma in Italia di liberale in economia chi cìè stato in passato? Per non parlare poi del presente dove il massimo del liberalismo si esprime(va) ormai in Tremonti (il fiscalista di Sondrio)

  7. #7
    Araldo
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    Teoricamente i liberisti sono contro le tasse e per uno stato minimo,"
    Non mi sembra proprio così... di fatto i "minimalisti" (anche a livello teorico) sono una esigua minoranza (per altro di recente costituzione) nella minoranza dei liberali... tanto per fare un esempio tragi-comico ricordo che ai tempi del P.L.I. (di Zanone ed Altissimo) Nozick ed il minimalismo erano argomenti tabù in quel partito (che contava un elettorato tra 1,6 e 1,9%).

    Un discorso del tipo: "essere liberali significa... dunque ecco l'elenco dei liberali veri e dei liberali falsi... " mi sembra un ragionamento trascendentale o quantomeno scorretto.
    Il ragionamento corretto dovrebbe essere l'opposto e cioè: "i liberali sono stati.... questo... questo... e quell'altro... dunque essere liberali significa ....".
    Al limite si potrebbero analizzare le tendenze: "in passato nel pensiero liberale prevaleva questo questa tendenza... oggi prevale quest'altra tendenza... etc."
    E' innegabile che Benedetto Croce fosse un liberale, ma di spirito diverso dal suo contemporaneo Luigi Einaudi.

    Giustamente come mi pare rilevasse il nostro interlocutore "Liberale": se pensiamo che l'ultimo dei moicani... hem volevo dire... che "il massimo del liberalismo si esprime(va) ormai in Tremonti " Il liberalismo è messo proprio bene! Quasi come ai tempi di Zanone!

  8. #8
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    Originally posted by Renzo Audisio
    Un discorso del tipo: "essere liberali significa... dunque ecco l'elenco dei liberali veri e dei liberali falsi... " mi sembra un ragionamento trascendentale o quantomeno scorretto.
    Il ragionamento corretto dovrebbe essere l'opposto e cioè: "i liberali sono stati.... questo... questo... e quell'altro... dunque essere liberali significa ....".
    Al limite si potrebbero analizzare le tendenze: "in passato nel pensiero liberale prevaleva questo questa tendenza... oggi prevale quest'altra tendenza... etc."
    Beh, a me anche questo ragionamento non pare del tutto giusto.
    Il liberalismo è una teoria per la limitazione del potere, se poi alcuni sedicenti liberali hanno lavorato in senso contrario,cioè per accrescere il potere dello stato, credo si possa togliere tranquillamente loro l'appellativo di liberali. Una bella lettura sulle varie anime del liberalismo, che smaschera le incoerenze degli statalisti mascherati e dimostra che un liberalismo coerente esiste potrebbe essere l'Atlante del Liberalismo di Raimondo Cubeddu.
    Interessante anche l'intervista, che riporto qui, al grande studioso Anthony De Jasay, apparsa qualche giorno fa su Il Giornale.

    De Jasay: il liberalismo non è la regola della maggioranza

    A colloquio con Anthony De Jasay


    Di PAOLO BRACALINI


    Il liberalismo ha un grosso difetto. A differenza di altre teorie politiche, non ha una definizione univoca. Quali sono i valori che definiscono un’anima liberale? La libertà individuale? La difesa della poprietà privata? L’auspicio di un governo limitato? O l’abolizione dello Stato? Tutte e nessuna. E infatti lo stesso termine ha molteplici significati: il liberalismo classico parla di limitazioni allo Stato e di laissez faire, in America i “liberal” sono invece progressiti di sinistra; in Inghilterra “liberal” significa più o meno socialdemocratico, mentre in Francia è quasi un insulto.



    Per questo Anthony De Jasay, intellettuale finissimo e autore di fondamentali saggi di teoria politica (come “The State, “Against politics”, o “Justice and his sourroundings”), recentemente ospite di un convegno a Roma organizzato dal bimestrale Ideazione e dall’Istituto Bruno Leoni, distingue tra un “liberalismo vago” (suscettibile di varie deifinizioni) e un liberalismo in senso stretto”, a cui si può invece dare una solida base teorica. “Una dottrina politica –dice De Jasay- può essere interpretata in molti modi, ma perchè sopravviva e prosperi, deve avere alcuni elementi costanti e irriducibili che rappresentino la sua specifica identità, a cui non può rinunciare senza perdere, in questo modo, il proprio carattere essenziale”.

    Anthony De Jasay, qual è la quintessenza del liberalismo?

    Sono due gli aspetti essenziali del liberalismo in senso stretto. Il primo è la “presunzione di libertà”. Con questo, intendo la presupposizione naturale che ogni azione debba essere libera, e che siano invece necessari argomenti forti per dimostrare che non debba esserlo. E’ la mancanza di libertà che ha bisogno di giustificazioni. Eppure sempre di più, nel mondo contemporaneo, accade il contrario. Questo è il primo punto fondamentale del liberalismo: partire sempre dall’idea che tutto sia libero, e che sia la proibizione ad aver bisogno di giustificazioni.

    La seconda caratteristica essenziale?



    Quella che io chiamo “regola di non sottomissione”. Si tratta della negazione di una regola che invece ispira l’attuale cultura politica, quella dell’obbedienza e della sottomissione allo Stato. Un dovere civile anche nel sistema democratico, il quale stabilisce appunto la subordinazione alla regola della maggioranza, e ci impone di accettare opinioni con cui non siamo d’accordo, di sottometterci alla volontà altrui. Ecco perché credo ci sia una fondamentale opposizione tra la democrazia e il liberalismo. La democrazia si fonda sull’obbligo di ubbidire alla maggioranza, e questo è contrario ai principi liberali “stretti”.



    Vuol dire che un vero liberale deve combattere per l’abolizione dello Stato, affinchè sorga una sorta di “anarchia ordinata”?



    Da un punto di vista ideale sì, ma naturalmente non è questa la via da seguire nella pratica.



    Per quale motivo?



    Perché la società non parte da zero. Certo, abbiamo la capacità di sviluppare regole che siano spontanee e non imposte, ma questa capacità è come un muscolo che non si usa da molto tempo, attualmente troppo debole. Se un domani lo Stato fosse abolito, credo che saremmo incapaci -per una generazione o forse di più- di sviluppare regole spontanee in modo da costituire un’anarchia ordinata. Il risultato sarebbe soltanto il caos, come dopo il collasso dell’Unione sovietica. La società russa non aveva la capacità di autogovernarsi, era ancora troppo dipenedente da una struttura di tipo statale. Ma questo, oggi, è vero anche per noi e la nostra società. Non siamo ancora preparati a creare una società che si governi da sola.



    Cosa intende con “regola spontanea”? Come può essere una regola capace di governare una società, senza però essere una legge coercitiva e quindi proibitiva?



    Le faccio un esempio. Prenda la coda che si forma fuori da un teatro. La persone vogliono comprare un bilgietto per assistere allo spettacolo, e spontaneamente formano una coda, aspettando il loro turno. Questa è una regola spontanea che non comporta una sottomissione; ognuno accetta volontariamente l’idea che l’unico modo razionale per distribuire i biglietti sia quello di formare una coda. Ma ci sono regole ancora più complicate e importanti che nascono spontaneamente. Per esempio, non uccidere il prossimo. Io accetto di non uccidere, e mi aspetto che gli altri si comportini nello stesso modo, perchè è una tacita convenzione tra gli individui. L’unica forma di sottomissione implicita è che se si uccide, allora si è soggetti alla punizione degli altri.



    Lei parla di una interpretazione distorta del liberalismo, il “rightsism” (da “right” = diritto). Cosa vuol dire?



    Il liberalismo viene confuso con la teoria secondo cui si ha diritto ad ogni cosa. Invece, dietro l’idea che ci sia un diritto per ogni cosa, c’è una latente e tacita supposizione: che se non avessi quel diritto, allora quelle cose sarebbero proibite. Se non fossero proibite non avremmo bisogno di avere il diritto di farle, sarebbe ridondante. Quindi, in sostanza, alla base c’è l’assunzione che tutto sia proibito. Questo è l’esatto opposto di ciò che io definisco come l’essenza assoluta del liberalismo: la presupposizione che tutto sia permesso. Se tutto fosse permesso, non sarebbe ridicolo dire che qualcosa ti è permesso, e che hai anche il diritto di farla?

  9. #9
    Liberale
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    Predefinito

    Originally posted by ARI6
    Beh, a me anche questo ragionamento non pare del tutto giusto.
    Il liberalismo è una teoria per la limitazione del potere, se poi alcuni sedicenti liberali hanno lavorato in senso contrario,cioè per accrescere il potere dello stato, credo si possa togliere tranquillamente loro l'appellativo di liberali. Una bella lettura sulle varie anime del liberalismo, che smaschera le incoerenze degli statalisti mascherati e dimostra che un liberalismo coerente esiste potrebbe essere l'Atlante del Liberalismo di Raimondo Cubeddu.
    Interessante anche l'intervista, che riporto qui, al grande studioso Anthony De Jasay, apparsa qualche giorno fa su Il Giornale.

    De Jasay: il liberalismo non è la regola della maggioranza

    A colloquio con Anthony De Jasay


    Di PAOLO BRACALINI


    Il liberalismo ha un grosso difetto. A differenza di altre teorie politiche, non ha una definizione univoca. Quali sono i valori che definiscono un’anima liberale? La libertà individuale? La difesa della poprietà privata? L’auspicio di un governo limitato? O l’abolizione dello Stato? Tutte e nessuna. E infatti lo stesso termine ha molteplici significati: il liberalismo classico parla di limitazioni allo Stato e di laissez faire, in America i “liberal” sono invece progressiti di sinistra; in Inghilterra “liberal” significa più o meno socialdemocratico, mentre in Francia è quasi un insulto.



    Per questo Anthony De Jasay, intellettuale finissimo e autore di fondamentali saggi di teoria politica (come “The State, “Against politics”, o “Justice and his sourroundings”), recentemente ospite di un convegno a Roma organizzato dal bimestrale Ideazione e dall’Istituto Bruno Leoni, distingue tra un “liberalismo vago” (suscettibile di varie deifinizioni) e un liberalismo in senso stretto”, a cui si può invece dare una solida base teorica. “Una dottrina politica –dice De Jasay- può essere interpretata in molti modi, ma perchè sopravviva e prosperi, deve avere alcuni elementi costanti e irriducibili che rappresentino la sua specifica identità, a cui non può rinunciare senza perdere, in questo modo, il proprio carattere essenziale”.

    Anthony De Jasay, qual è la quintessenza del liberalismo?

    Sono due gli aspetti essenziali del liberalismo in senso stretto. Il primo è la “presunzione di libertà”. Con questo, intendo la presupposizione naturale che ogni azione debba essere libera, e che siano invece necessari argomenti forti per dimostrare che non debba esserlo. E’ la mancanza di libertà che ha bisogno di giustificazioni. Eppure sempre di più, nel mondo contemporaneo, accade il contrario. Questo è il primo punto fondamentale del liberalismo: partire sempre dall’idea che tutto sia libero, e che sia la proibizione ad aver bisogno di giustificazioni.

    La seconda caratteristica essenziale?



    Quella che io chiamo “regola di non sottomissione”. Si tratta della negazione di una regola che invece ispira l’attuale cultura politica, quella dell’obbedienza e della sottomissione allo Stato. Un dovere civile anche nel sistema democratico, il quale stabilisce appunto la subordinazione alla regola della maggioranza, e ci impone di accettare opinioni con cui non siamo d’accordo, di sottometterci alla volontà altrui. Ecco perché credo ci sia una fondamentale opposizione tra la democrazia e il liberalismo. La democrazia si fonda sull’obbligo di ubbidire alla maggioranza, e questo è contrario ai principi liberali “stretti”.



    Vuol dire che un vero liberale deve combattere per l’abolizione dello Stato, affinchè sorga una sorta di “anarchia ordinata”?



    Da un punto di vista ideale sì, ma naturalmente non è questa la via da seguire nella pratica.



    Per quale motivo?



    Perché la società non parte da zero. Certo, abbiamo la capacità di sviluppare regole che siano spontanee e non imposte, ma questa capacità è come un muscolo che non si usa da molto tempo, attualmente troppo debole. Se un domani lo Stato fosse abolito, credo che saremmo incapaci -per una generazione o forse di più- di sviluppare regole spontanee in modo da costituire un’anarchia ordinata. Il risultato sarebbe soltanto il caos, come dopo il collasso dell’Unione sovietica. La società russa non aveva la capacità di autogovernarsi, era ancora troppo dipenedente da una struttura di tipo statale. Ma questo, oggi, è vero anche per noi e la nostra società. Non siamo ancora preparati a creare una società che si governi da sola.



    Cosa intende con “regola spontanea”? Come può essere una regola capace di governare una società, senza però essere una legge coercitiva e quindi proibitiva?



    Le faccio un esempio. Prenda la coda che si forma fuori da un teatro. La persone vogliono comprare un bilgietto per assistere allo spettacolo, e spontaneamente formano una coda, aspettando il loro turno. Questa è una regola spontanea che non comporta una sottomissione; ognuno accetta volontariamente l’idea che l’unico modo razionale per distribuire i biglietti sia quello di formare una coda. Ma ci sono regole ancora più complicate e importanti che nascono spontaneamente. Per esempio, non uccidere il prossimo. Io accetto di non uccidere, e mi aspetto che gli altri si comportini nello stesso modo, perchè è una tacita convenzione tra gli individui. L’unica forma di sottomissione implicita è che se si uccide, allora si è soggetti alla punizione degli altri.



    Lei parla di una interpretazione distorta del liberalismo, il “rightsism” (da “right” = diritto). Cosa vuol dire?



    Il liberalismo viene confuso con la teoria secondo cui si ha diritto ad ogni cosa. Invece, dietro l’idea che ci sia un diritto per ogni cosa, c’è una latente e tacita supposizione: che se non avessi quel diritto, allora quelle cose sarebbero proibite. Se non fossero proibite non avremmo bisogno di avere il diritto di farle, sarebbe ridondante. Quindi, in sostanza, alla base c’è l’assunzione che tutto sia proibito. Questo è l’esatto opposto di ciò che io definisco come l’essenza assoluta del liberalismo: la presupposizione che tutto sia permesso. Se tutto fosse permesso, non sarebbe ridicolo dire che qualcosa ti è permesso, e che hai anche il diritto di farla?
    Dell'intervista condivido in particolar modo il passaggio che riguarda il contrasto fra democrazia e liberalismo.
    Purtroppo in Italia oggi accettiamo la democrazia come tirannia della maggioranza ed esiste addirittura un partito (la Margherita) che riporta nel suo simbolo la frase "DEMOCRAZIA E' LIBERTA' "; per non parlare poi dell'Europa dove addirittura si è costruito nel preambolo della nostra(?) Costituzione un falso storico, riportando una citazione di Tucidide: "La nostra Costituzione è democratica perché il potere non è dei pochi, ma dei più...".
    In realtà quel passaggio era solo una provocazione, che voleva sottolineare il contrasto fra libertà e tirannia della maggioranza.
    Sappiamo però che gente lavora in Europa.

  10. #10
    Liberale
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Renzo Audisio
    Non mi sembra proprio così... di fatto i "minimalisti" (anche a livello teorico) sono una esigua minoranza (per altro di recente costituzione)

    E pertanto se sono un'esigua minoranza sul piano teorico, pensiamo quanto oggi possano contare sul piano politico-pratico.
    L'unica speranza è che i "liberali" oggi al di là delle diverse tendenze tentino di arginare lo strapotere dello Stato.

    Ma oggi su chi possiamo contare? Sui quattro gatti liberali, interni a Forza Italia? Su Martino (ex Chicago-boy) che vota allegramente provvedimenti in Cdm tipo la legge Fini sulle droghe leggere? Oppure su Tremonti il liberista-colbertista (un'autentica contraddizione in termini)?

    La prospettiva è sconfortante.

    Pensare Liberale

 

 
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