Che bel gioco di specchi questa mattina!
Vi ricordate certe novelle "a cornice" (anche una del Decameron, se la memoria non M'inganna) in cui il protagonista della novella, interrompendo l'azione, si mette a raccontare a sua volta una novella, creando così una narrazione nella narrazione?
Vi ricordate che, nel bel mezzo della narrazione dell'Odissea, il protagonista, alla corte dei Feaci, smette di fare il protagonista per trasformarsi egli stesso nel narratore delle sue peregrinazioni?
Vi ricordate quelle scatole di latta del cacao dove si vede raffigurata una donna con un vassojo su cui è posizionata una scatola di latta con su raffigurata una donna con in mano un vassojo su cui è posizionata un'altra scatola di latta... e così all'infinito?
Ebbene: stamattina pareva proprio di trovarsi in una di quelle situazioni. Pareva di trovarsi in una narrazione a cornice, in un gioco di specchi, in una sorta di surreale ping-pong cartaceo e radiofonico.
Pagina 2 del Riformista di oggi. Scrive Stefano Ceccanti: «[...] Verso la fine dell'editoriale [di jeri n.d.G.L.] Polito è più sveglio e ci aiuta anche a capire i tormenti del titolista del Corriere: i poteri forti sono neo-prop. Molto bene, ma come ha prontamente commentato Bordin, che facendo la rassegna di Radio Radicale è l'unico di noi veramente sveglio alle 7,30 del mattino, i poteri forti, ammesso che siano tutti per una univoca sottofamiglia neo-prop, vorrebbero così favorire le riforme che stanno a cuore a Polito, a cominciare dalle liberalizzazioni?».
Se la rassegna stampa, ogni giorno, legge i giornali, alle volte succede che i giornali si trovino a dover citare la rassegna stampa, come infatti è successo oggi all'ottimo Ceccanti; e se poi la rassegna stampa è quella di Radio Radicale, Stampa e reggggggime, la più autorevole d'Italia, condotta dal fantasmagorico Massimo Bordin, la situazione si fa ancor più comica. Perché se Bordin, jeri, ha commentato ciò che aveva scritto Polito, oggi Ceccanti, come abbiamo visto, ha a sua volta fatto cenno, sul quotidiano di Polito, proprio al commento di Bordin. E fin qui niente di strano.
E cosa ha fatto Bordin?
Bordin ha preso in mano Il Riformista, ha aperto la seconda pagina, ha preso a leggere diligentemente il lungo articolo di Ceccanti e...
...no...
No, ragazzi, avete sbagliato: purtroppo non l'ha fatto, purtroppo non si è autocitato. Poteva farlo. Poteva leggere Ceccanti che parlava di Bordin che commentava Polito, costringendo magari, l'indomani, lo stesso Ceccanti - o qualcun altro - a rispondere e a rilanciare. Poteva farlo, ma non l'ha fatto. Troppo modesto. Troppo umile. Troppo signore. Arrivato al punto, al punto in cui si faceva riferimento a lui, si è fermato un attimo - una delle sue celeberrime pause - e ha proseguito oltre saltando di piè pari l'inciso e infrangendo irreparabilmente il funambolico gioco di rimbalzi. Tutto ciò che Io ho riportato in rosso, Bordin non l'ha letto.
Troppo modesto. Troppo umile. Troppo signore.




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