Il dottor Jang Yanjong sbugiardò le autorità sull'influenza atipica poi ha scritto: "l'intervento dei carri armati fu un errore storico"

Cina, arrestato medico della Sars

Criticò il regime su Tianammen
di RENATA PISU

IL PRIMO di giugno è scomparso dalla circolazione il chirurgo Jiang Yanyong, l'uomo che ebbe il coraggio di dire tutta la verità sulla gravità dell'epidemia della Sars mentre le autorità tentavano di negare l'evidenza.

Considerato una sorta di eroe nazionale in Cina ma anche all'estero perché grazie alla sua pubblica denuncia - ripresa dalla stampa internazionale e poi rimbalzata in Cina - il bugiardo ministro della Sanità di Pechino venne destituito e la Cina prese misure atte a bloccare il diffondersi della polmonite atipica, Jiang che ha settantadue anni e da sempre fa parte del personale medico dell'Esercito, è stato sequestrato assieme alla moglie, lo tengono prigioniero non si sa dove, vorrebbero costringerlo a rivedere le sue opinioni usando i metodi della "persuasione socialista".

Oggi però non si tratta delle opinioni sulla gravità della Sars da lui coraggiosamente e fortunatamente espresse due anni fa, ma di quelle sul massacro di Tiananmen di quindici anni fa. In una lunga lettera indirizzata al comitato centrale del Partito inviata nel marzo 2004, Jiang sostiene, infatti, che quella notte l'intervento dei carri armati contro gli studenti è stato "il più grave errore" della storia della Cina popolare, esorta le più alte cariche del partito e dello stato a riconoscerlo, racconta l'orrore cui ha assistito al pronto soccorso dell'Ospedale Militare 301 della capitale.

La morte di tanti giovani feriti a morte, portati a braccia dai compagni, centinaia di vittime che i medici disperati si prodigavano a soccorrere anche se la maggior parte di quei ragazzi morivano sotto i ferri, tanti giungevano già cadaveri. La sua è un'accorata denuncia, un resoconto di prima mano, tanto più credibile e devastante perché scritta da un uomo che a lungo ha taciuto ma che, avendo osato sfidare una prima volta le autorità a proposito della Sars, ora ha ritenuto suo dovere civile parlare di quella tragedia, denunciare la grande menzogna che offusca le mille luci del boom cinese.
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In Cina i media non hanno fatto nemmeno un accenno al sequestro di Jiang e della moglie, qualcosa è trapelato su Internet anche se la rete è più che mai sotto controllo: la notizia si è comunque propagata di bocca in bocca velocemente, prima quella del "J'accuse" di Jiang a proposito dei fatti di Tiananmen poi quella del suo arresto.

Ma ufficialmente, nessun commento, se non un breve comunicato del governo in risposta a una precisa richiesta di informazioni sulla sorte del chirurgo e di sua moglie rivolta alle autorità dal corrispondente del Washington Post. Il comunicato dice testualmente: "Jiang Yanyong è un militare e di recente ha violato in modo grave le regole di disciplina dell'esercito. Stando al regolamento delle Forze Armate, è stato affidato agli organismi militari competenti che lo stanno rieducando".

Sembra incredibile ma nella Cina d'oggi, c'è ancora chi crede che si possa rieducare un ultrasettantenne lavandogli il cervello, sperando che dica: "Scusate compagni, avete ragione voi. Ecco la mia autocritica". Se mai l'operazione dovesse riuscire mettendo a tacere un uomo che con la questione della Sars si è conquistato un capitale politico di credibilità, la via verso la democratizzazione della politica cinese compirebbe un grande balzo all'indietro.

E se Jiang non dovesse essere rilasciato, è certo che diventerebbe il più famoso prigioniero politico dell'enorme paese. Forse è per questo che ai vertici si procede con palese incertezza: infatti il chirurgo non è formalmente agli arresti - ma in effetti lo è - e contro di lui non è stata formulata nessuna specifica accusa se non quella di "non aderire alla linea del Comitato Centrale del partito".

Il suo "fermo" e quello di sua moglie, non è stato effettuato, a quanto pare, dalla polizia che in genere si occupa di arrestare i dissidenti, chiamati genericamente "contro rivoluzionari", ma per ordine e per mano della potente Commissione Militare Centrale del Partito, non si sa se con l'assenso di tutti i vertici militari e politici.

Comunque, la sequenza dell'arresto di Jiang, avvenuto il primo di giugno, è mozzafiato: lui e sua moglie Hua Zhongwei, che erano sotto stretta sorveglianza non esplicitamente dichiarata da mesi, escono per andare all'ambasciata americana dove intendono chiedere un visto per andare a trovare una delle loro figlie che studia in California.

Jiang chiede alla direzione dell'ospedale 301, dove opera, una macchina. L'autista che di solito lo accompagna non si presenta. Al suo posto c'è un altro tipo con un'altra auto. La coppia si accomoda, partono, ma poco dopo l'auto si ferma. Un guasto? Prego accomodatevi su questa macchina, dice il nuovo autista.

I signori Jiang esitano ma l'auto è circondata da uomini in borghese con gli occhiali scuri a specchio che costringono i due a salire su di un furgoncino che è un cellulare con le sbarre di ferro ai finestrini. Li portano in un posto che chi ha raccontato questa storia non può o non vuole identificare, li separano, ognuno in una stanza con sbarre alle finestre e porta chiusa a chiave, e non li fanno più incontrare.

La signora Hua inizia uno sciopero della fame e ottiene di incontrare il marito almeno una volta al giorno per dieci minuti. Il 15 giugno lei viene rilasciata, lui no. Lei è terrorizzata, supplica la figlia che sta in California e che è stata intervistata dalla Cnn sulle sorti del famoso padre, di tacere.

Madre e figlia non hanno più notizie del loro congiunto. E' stata loro recapitata soltanto una breve nota scritta da Jiang il diciassette giugno, giorno del compleanno di suo figlio che vive in Cina: "Bevete e mangiate. Mettete in freezer una fetta di torta per me".


(6 luglio 2004)