Berlusconi, un interim che lo fa diventare il solo proprietario della Rai
di red.
E' una delle conseguenze dell’interim dell’Economia. Con l'aggiunta che oggi è stata varata l’incorporazione della Rai spa in Rai Holding. Tradotto: Silvio Berlusconi diventa un «azionista» Rai (per usare le parole di Rutelli). O molto più semplicemente diventa il solo «proprietario». Come è potuto accadere? Il perché lo spiega Antonio Di Pietro: «Oramai Berlusconi considera il governo del Paese come una cosa di famiglia: finora era proprietario solo delle reti Mediaset, ora, come ministro del Tesoro, anche della Rai».
Ma andiamo con ordine. L’incorporazione di Rai spa in Rai Holding è il primo passo previsto dalla legge Gasparri in vista della privatizzazione dell’azienda pubblica e del futuro rinnovo dei vertici Rai. Al di là degli aspetti tecnici, che riguardano tempi, limiti e modi della liberalizzazione, ciò che preme far osservare è l’egemonia che il presidente del Consiglio vanta in questo momento sul sistema radiotelevisivo italiano in virtù della suo nuova e particolare esperienza al timone di via XX settembre.
Ma qual è il problema che si configura? Sette dei nove membri del nuovo CdA saranno nominati dalla Commissione parlamentare di vigilanza. Gli altri due verranno nominati dal ministro dell'Economia. Chiaro dunque che se l'interim dovesse essere «lungo», come il premier ha annunciato oggi, Berlusconi avrebbe un potere immenso. E oltre a determinare il colore politico del futuro cda con il suo potere di nomina, potrebbe controllare le azioni Rai. Chiaro è in questo senso il riferimento alla funzione del Tesoro, che gestisce le azioni dell’azienda.
A denunciare inoltre un aspetto che potrebbe rendere ancora più anomala la posizione di Berlusconi è Giuseppe Giulietti, dei Ds: « La legge sul conflitto d'interessi dovrebbe essere votata proprio quando il presidente del Consiglio ha assunto anche l'interim del ministero del Tesoro diventando il ministro controllore anche dell'impresa Rai». Una strana ironia. La «finta» legge preparata dal ministro Frattini rischia di assumere una portata ancora più rilevante. È lo stesso Giulietti che ne illustra la natura: «In realtà non si tratta di una legge che risolve il conflitto d'interessi, ma di una legge che elimina gli interessi di un conflitto con quelli del presidente del consiglio».
Anche i centristi dell’Udc intendono dare battaglia. Il partito di Follini era del resto stato esplicito nei giorni scorsi. La Rai è considerata un vero e proprio «poltronificio», gestito in maniera «scandalosa». Il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, illustra a chiare lettere la posizione del suo partito. L’Udc vuole il ricambio. «Noi da tre mesi – sostiene Volontè – continuiamo a dire la stessa cosa: approvata la legge Gasparri, abbiamo pensato che fosse assoluto buon senso passare a un rinnovo del direttore generale della Rai e al CdA». Nemmeno a parlarne. Cattaneo, Veneziani, Rumi e compagni sono rimasti inchiodati alle loro poltrone. A nulla è valso, in questo senso, nemmeno l’atto di dimissioni presentato dall’ex presidente Lucia Annunziata. Un problema di correttezza istituzionale, ma anche di qualità. Volontè si è anche lasciato andare a una battuta: «Le mie figlie continuano a leggere le fiabe con papà. D'altra parte, con questa televisione...». Inoltre ha ribadito che il suo gruppo presenterà in commissione di Vigilanza una mozione per il rinnovo del Cda di Viale Mazzini.
Ma se Volontè appare deciso, lo sono di meno gli esponenti di An. Dice Nania, capogruppo di An al Senato: «Il giudizio politico sulla Rai non può che essere positivo, se poi l'Udc fa altre valutazioni è un problema dell'Udc non di An».
Ma a far vacillare il centrodestra è anche il federalismo. E per giunta Udc e An intendono condurre questa battaglia fianco a fianco, senza le incrinature emerse sul problema della Rai. I due partiti, comunque, si apprestano a convocare i loro vertici, per discutere e prendere posizione, a prescindere da giudizi conformi o da divergenze.
Sul fronte centrista, Marco Follini ha convocato l’ufficio politico del partito. Il segretario ha preso la decisione da Budapest, dove partecipava a un incontro con i neoparlamentari del gruppo popolare. Non si è trattato di un atto di ordinaria amministrazione: Follini ha convocato i suoi colleghi centristi con «urgenza» e lui stesso ha anticipato il ritorno a Roma, tanto è vero che lascerà Budapest già da lunedì, per rientrare nella capitale in serata.
L’asse An-Udc, sul tema del federalismo, ha una certa fretta di agire, se è vero che anche Gianfranco Fini ha declinato un invito a Venezia da parte dell’Unione industriale. Resterà a Roma, ma per ora, ufficialmente, non sono state convocati vertici di partito.
Ma come mai tutta questa fretta? Per Udc e An l’interim di Berlusconi è una soluzione insoddisfacente. Il premier, annunciando un suo interim lungo, ha lasciato perplessi Fini e Follini, indotti a pensare che la linea economica perseguita da Tremonti, da loro così contestata, possa proseguire tale e quale. E in questo senso garantire una nuova saldatura tra Forza Italia e Lega. La Padania aveva infatti riportato domenica una dichiarazione-minaccia di Bossi: «Roma non cambia mai. Esce un ottimo ministro padano».
Il federalismo, collegato alla nomina del nuovo ministro, è quindi il passaggio da verificare. Dichiara Volontè, capogruppo Udc alla Camera: «Martedì, dopo l' ufficio politico del partito, presenteremo gli emendamenti al ddl sul federalismo che saranno in sintonia con quanto deciso alla direzione e quindi con la richiesta di un maggior rispetto del rapporto tra il premier e il Parlamento e una maggiore distinzione delle competenze tra Regioni e Stato come avevamo già chiesto». Volontè dichiara inoltre che l’intervento di Fassino alla Camera «è stato legittimo, c’è poco da aggiungere».
E Rocco Buttiglione, ministro per le Politiche Comunitarie, si sofferma sulla gestione del ministero dell’Economia: «La sostituzione rapida di Tremonti con un nome prestigioso allontanerebbe la possibilità di una crisi. Se non ci si arriva, allora siamo in grande difficoltà. Siamo molto preoccupati: pensavamo di essere usciti da un guaio e non vorrei che ci cacciassimo – riferendosi probabilmente all’interim di Berlusconi – in un guaio ancora più grande». Sulla sostituzione di Tremonti Fini continua a ribadire l’esigenza di investire della conduzione dell'Economia una «personalità di prestigio». Ma sembrerebbe che Mario Monti, che ha incontrato a Lisbona il nuovo presidente della Commissione Durao Barroso, si stia allontanando. Monti resta per ora, in base a quanto dichiarato dal portavoce della Commissione, al servizio dell'Europa.
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Commento?:
Che Gran Bastar** figlio di Pu*****
è sempre piu furbo degli altri....![]()




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