Vi posto un editoriale molto bello di Leoni :



Quella "svolta" da Gattopardi


giuseppe leoni
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«Meglio tirare a campare che tirare le cuoia»... Così l'eterno Andreotti sintetizzava un tempo la sorte di uno dei suoi innumerevoli governi. Ed è immediato ritornare a questa immagine quando si è appreso del forzato licenziamento di Giulio Tremonti dal dicastero dell'Economia.
È più di un anno che ci provavano: e solo l'esplosione delle turpitudini Cirio e Parmalat (con la rabbia dei risparmiatori truffati nel silenzio ipocrita delle tante autorità di vigilanza e dell'intero Palazzo romano) aveva procrastinato fino ad oggi la "verifica" e la promessa del "rimpasto". Poi, quietata l'attenzione sulle responsabilità delle banche, delle Authority, delle massonerie, è partito l'affondo decisivo, peraltro alla vigilia di un importante Ecofin europeo, dove la finanza creativa del ministro avrebbe una volta di più salvato il Paese da quelle sanzioni economiche su cui contava e conta l'ex boiardo Prodi per tornare in sella.
D'altronde lo scriveva apertamente "Le Monde" non più tardi di qualche giorno fa: «Tremonti, che incarna la volontà modernizzatrice e riformista del berlusconismo, si scontra regolarmente con un establishment ostile ai cambiamenti strutturali e all'inerzia di una maggioranza di governo percorsa da venti contrari...».
È la storia triste e sempiterna di una Italietta nata male (perché fatta contro la fede e senza il popolo) che, come tutti i Gattopardi, ferma in tutti i modi possibili ogni progetto autenticamente riformatore. L'Italietta del capitalismo assistito (che scarica sul pubblico le perdite e le spese dell'innovazione e privatizza solo i profitti), anche se si rinnova col ciuffo di Montezemolo, l'Italietta che pretende aiuti di Stato (tanto pagano solo i padani, Uei svegliatevi!) per tutte le corporazioni, compresi i giornali cosiddetti indipendenti. L'Italietta che si spaventa ad ogni riforma (tanto ci pensano le Brigate Rosse ad uccidere: l'hanno fatto per trent'anni, fino a Marco Biagi e alla riforma del lavoro). L'Italietta che tiene schiavo apposta il Sud, perché poi, nel nome del Mezzogiorno, continui l'assistenzialismo a fondo perduto dove possono lucrare voti e potere i notabilati trasformisti...
Il valtellinese Tremonti agli occhi del Palazzo ha troppe colpe: ha fatto pagare le tasse alle grandi imprese (abolendo i trucchi di Visco e della sinistra); ha impostato le riforme a tutela dei piccoli risparmiatori più volte truffati; ha preparato i tagli delle tasse sui cittadini e sulle piccole imprese e sull'onesto lavoro... Niente di più del programma di governo presentato agli elettori (e da loro confermato con una larga adesione democratica). Ma, in questo Paese, riformare è sommamente pericoloso: lo sa Castelli, che ha dato scandalo nel voler toccare quell'ordinamento giudiziario stabilito nel 1942 in piena logica corporativa e fascista; lo sa Maroni, che tra lavoro e pensioni trova un continuo rilancio a non decidere; lo sa chi segue il Vietnam della riforma federalista dello Stato, che incontra ad ogni ora eccezioni, codicilli, "miglioramenti" e "ripensamenti". Per ogni cambiamento ci sono nel Palazzo i sicari politici su commissione: che pretendono a gran voce la "svolta" o la "scossa" (come Montezemolo) che in realtà si rivela soltanto la politica del Gattopardo, quella cioè di riuscire, dopo un gran polverone a non cambiare niente.
Si poteva evitare questo passaggio? Forse sì, se il capo del governo avesse praticato un po' di più il cinismo della politica. Senza arrivare al record di 77 come Andreotti o come D'Alema (che giunse ad imbarcare persino il fascista Misserville), forse si poteva fare una bella infornata di sottosegretari, con tanto di pennacchi e di "macchinine blu" (e bastava toglierle all'Ente Acquedotti della Puglia, che ne ha il primato). Affidando loro il compito fondamentale del "cazzeggio". Quello cioè di essere pronti nel rispondere alle domande di moltissime giornaliste che vogliono sapere, insistenti, se uno porta gli slip o i boxer. È un giornalismo moderno, quello per cui l'inventore Paolo Mieli avrà gloria imperitura. Quando a me, allora parlamentare, rivolsero questa domanda, risposi così: «Va' da' via i ciapp». Non mi ha chiamato più nessuno... Ma sono in tanti che non aspettando altro (almeno uno anche in Lega, ma nessun partito è perfetto...). Come si dice a Roma, aridatece Tremonti... Altrimenti si vede all'orizzonte un governo Amato-Fini, che, come nel '92, ci rapinerà di notte nei conti correnti.


A chi si riferirà mai il buon Leoni?