….Rutelli
Roma. Francesco Rutelli si è impuntato. Da ex radicale non vuole radicali tra i piedi. E pare che il suo (informale) potere di veto, nella creazione del Partito democratico europeo, si sia espresso in modo chiaro, anche se non ufficiale:
“O noi o loro”.
Loro sono Marco Pannella ed Emma Bonino: hanno chiesto formalmente l’iscrizione al nuovo partito europeo, che dovrebbe, ha detto il leader dell’Udf francese, François Bayrou, “raccogliere coloro che vengono dalla famiglia liberale e quelli che vengono dalla famiglia democratica”, aggregando circa 80 deputati di una ventina di paesi europei.
Fra i quali, “gli italiani di Prodi e Rutelli – ha spiegato Bayrou – formeranno con noi la prima ossatura del Partito democratico” (dieci deputati, tra popolari e prodiani).
In francese suona così: l’Alliance des démocrates et des libéraux pour l’Europe.
I liberali sono quelli inglesi di Graham Watson, già capo delegazione nel vecchio Eldr, dove i radicali (che nella scorsa legislatura erano sette e non due) non entrarono nemmeno allora, grazie al “no” del capodelegazione della Margherita, sempre Francesco Rutelli; nonostante l’intercessione, ieri come oggi, di Antonio Di Pietro e Luciana Sbarbati – ci fu anche un tentativo di trucco, una lettera in cui i sette radicali dichiaravano di essere tutti iscritti all’Italia dei Valori. Non fu possibile aggirare il veto di Rutelli, i radicali presero allora contatti con i Verdi di Daniel Cohn-Bendit, ma non si trovò l’accordo, rimasero quindi tra i parlamentari non iscritti (unendosi, temporaneamente e per difendere i deputati non facenti parte di grandi gruppi, a quelli di Jean-Marie Le Pen e della Lega). Adesso sono soltanto in due, ma per i rutelliani restano un problema, se Lapo Pistelli dice di non ritenere “che vi siano le condizioni politiche perché i radicali possano aderire al gruppo cui aderiremo noi esponenti della Margherita”. E si affretta ad aggiungere: “Non si tratta di veti o di mandanti. La questione è tutta politica e per me è chiusa, qualsiasi cosa ne dica Antonio Di Pietro”. Come Pistelli, Patrizia Toia e Pierluigi Castagnetti, che parlano di “omogeneità politica e culturale mancante”. Mentre Graham Watson ha mostrato la sua disponibilità, François Bayrou anche, e Romano Prodi, direttamente interpellato da Marco Pannella, ha detto: “Benissimo, nessun problema”. E certo non può trattarsi di questioni di illiberalità dei radicali: tra l’altro in questi giorni, mentre si è continuato a rinviare la decisione di accoglienza per Bonino e Pannella (ora fissata per lunedì), si è invece accettato il Fianna Fail, partito di maggioranza in Irlanda, non particolarmente liberale, antiabortista e tiepido sull’Europa.
Marco Pannella è stupito ma non troppo, e spiega:
“Noi non abbiamo nessuna obiezione alla presenza dei Dl in un gruppo che si qualifica come liberale e federalista europeo: è positivo che un partito del centrosinistra confluisca in un gruppo del genere, ma l’argomento del nostro dibattito non ha ragione di essere se parliamo di un gruppo liberale, federalista e democratico”. E aggiunge: “Noi abbiamo cinquant’anni e da sempre abbiamo condotto battaglie federaliste europee. Dove sono le credenziali liberali, federaliste e democratiche dei Dl?”. Infatti non tutta la Margherita è contro i radicali, e anzi Franco Marini ha dichiarato che “quando il confronto è fatto a un livello culturalmente e politicamente adeguato, è sempre positivo: che due combattenti per i diritti civili così importanti per il nostro paese –anche se con posizioni diverse su nostri punti, ma le abbiamo diverse anche con i liberali inglesi – stiano in questo laboratorio aperto, è una cosa stimolante. Non credo che ci siano veti, mi rifiuto di crederlo”. Si rifiuta di crederlo anche Gerardo Bianco. Andrea Papini, deputato della Margherita, ha detto: “Non spetta certo a Pistelli decidere chi entra e chi no”. Legalmente non spetterebbe nemmeno a Rutelli, visto che il nuovo partito non c’è ancora, ma verrà formalmente creato a Bath da mercoledì prossimo, e la Margherita è formalmente uscita dall’Eldr, ma in questi casi è il gentlemen’s agreement che conta, e sia Watson sia Bayrou per il momento mantengono il riserbo, senza intervenire in una questione italiana, anzi del tutto rutelliana.
accidenti che bamboccetti "comandano" nell'Ulivo!
saluti




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