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    Predefinito Massoneria e preparazione intellettuale delle Rivoluzioni

    «Sempre di nuovo si trovano centinaia di migliaia di uomini tanto ingenui da credere, nei riguardi delle rivoluzioni, che esse siano dei moti spontanei e possano realizzarsi da sole. Ciò è tanto più assurdo in un'epoca che pretende di essere scientifica e nella quale si dovrebbe sapere, che perfino quei processi, che prima si credevano automatici e regolati da anodine leggi di natura - come per esempio la decomposizione di un cadavere, la malattia, la vecchiaia, la cosiddetta morte naturale - sono determinati da agenti concreti e viventi, chiamati tossine, bacilli, i quali lavorano in tal senso. Lo stesso accade nella società, che è l'umanità nello spazio, e nella storia, che è l'umanità nel tempo. Dei bacilli, delle tossine, in persona di uomini, che l'occhio delle generazioni non discerne e l'occhio degli storici ignora o, più di frequente, finge d'ignorare, - ma l'esistenza dei quali non è un mistero per il batteriologo della società e della storia - provocano le febbri, le decomposizioni e le convulsioni rappresentate dal fenomeno rivoluzionario»

    Queste parole che si leggono nell'opera recentemente tradotta di Malinsky e De Poncins "La Guerra Occulta" dovrebbero valere come un fondamentale principio metodologico per chiunque, oggi, coltivi le discipline storiche e voglia cogliere il vero senso degli avvenimenti svoltisi negli ultimi secoli. In verità, la storia delle rivoluzioni è, in gran parte, ancora da scrivere, a partire da quella della Rivoluzione francese - della «Grande Rivoluzione» - nei riguardi della quale ancor oggi si resta sotto l'influsso di suggestioni diffuse, in buona parte,


    (1) [Articolo apparso su «La Vita Italiana», anno XXVIII, luglio 1940, pp. 39-47.]

    proprio dagli ambienti, che l'hanno preparata. A chi voglia rendersi conto dei retroscena di questo avvenimento fondamentale di crisi del mondo occidentale, è da segnalarsi un'opera veramente pregevole e particolarmente documentata ora uscita presso l'editore Einaudi: La Massoneria e la rivoluzione intellettuale del secolo XVIII di Bernard Fay. La sua lettura non solo dà una visione, per i più insospettata, dei veri antecedenti di quel movimento, ma ci illustra anche i procedi-menti della setta massonica. Quanto ai più iniziati in fatto di scienza della sovversione, essi, nel libro del Fay, troveranno molta materia per andar ancor più oltre e veder cose che all'autore, per mancanza di adeguati principi e per una sua certa predilezione per il lato aneddotico e appariscente di vari avvenimenti o personaggi, sono sfuggite. Per intendere l'opera che la massoneria ha avuto nella Rivoluzione francese, bisogna estendere l'imagine dei «microbi» sociali, nel senso di precisare che, per produrre la disgregazione di un organismo, o per accelerarla, tre fattori sono necessari: occorre una condizione genera-le favorevole — per così dire una predisposizione in certe parti del-l'organismo; occorre poi che le forze, che potrebbero reagire, siano intaccate; infine occorre l'azione attiva dei microbo, per dare agli elementi in via di dissolversi la direzione desiderata. Tutte e tre queste condizioni si sono sistematicamente realizzate nella Rivoluzione francese, sotto la direzione generale della massoneria e dei suoi emissari. È ormai tempo di rendersi conto, che la Rivoluzione francese come rivolta di popolo, come una specie di «nobile rivendicazione di umani diritti» malgrado gli «inevitabili eccessi», e così via, sono fandonie, che si possono solo andare a raccontare a dei giovani senza esperienza e senza sospetti — cosa che purtroppo non di rado ancora accade nelle nostre scuole. Nella Rivoluzione francese, come del resto in quasi tutte le altre Rivoluzioni, il «popolo», la massa, non ha avuto che una parte passiva — i veri agenti sono stati una minoranza servitasi dello strumento intellettuale e ideologico e chi ne ha accolto e diffuso l'azione sovversiva preparatrice, lungi dall'essere il «popolo», è stato proprio l'opposto, cioè l'aristocrazia, la nobiltà.
    Fra i vari fattori, quello di «predisposizione» corrisponde alla situazione in cui si è trovata in Francia la nobiltà, per via dell'azione metodicamente antiaristocratica, antifeudale e assolutistica svolta dai sovrani di quella nazione, a partire da Filippo il Bello e fino al cosiddetto Re Sole. La ricerca del Fay conferma quel che in più occasioni in questa stessa sede avemmo a sostenere, vale a dire che proprio il centralismo assolutistico ha preparato virtualmente la Rivoluzione appunto nell'indebolire la nobiltà feudale la quale, in Ogni legione normale, costituisce la riserva e l'ossatura, la garanzia per il continuarsi di un ordine gerarchico anche là dove l'estremo apice di esso, costituito dalla regalità, entra in crisi. Per via dell'azione ora indicata, la nobiltà francese non conobbe che disgusti e umiliazioni; privata del suo potere, lasciò le terre avite, si trasformò in nobiltà cortigiana, cercò compensazioni di vanità e surrogati per il prestigio e l’influsso perduti. Essa costituì la cosiddetta «società», le monde, quasi come una forza a sé in margine alla Corte, con caratteri fra il mondano e l'intellettuale e con caratteri - già nel Settecento - sempre più internazionali e snobistici. È una casta nuova interiormente informe, priva però dei caratteri virili e razziali delle antiche caste; essa è in fondo aperta, perché tributa a valori, come la ricchezza e la «brillante» intelligenza, un riconoscimento ignoto all'antica autentica nobiltà, cosa che la rese accessibile ad ogni infiltrazione e promiscuità. Essa tradizionalista, conservatrice e nazionale solo formalmente e sporadicamente - la sua vera tendenzialità è invece liberalista, per via di reazione, e tale si dimostra sempre di più dopo che, con la morte di Luigi XIV, era scomparso l'ultimo dei padroni che le avevano fatto sentire duramente il loro pugno.
    Proprio questo ambiente «brillante» e vano di una nobiltà spostata e decaduta fu prescelto per la preparazione della sovversione - molto prima che il «popolo» pensasse a «diritti» e «rivendicazioni umane» di una qualunque specie. È dalla nobiltà opportunamente agita dall'elemento massonico, che il popolo doveva ricevere tali fisime con l'incarico di trasformarle da astratte speculazioni di «spiriti illuminati e nobili» in forze propriamente rivoluzionarie. A sua volta, ciò si rese possibile per mezzo di una oculata utilizzazione dei precedenti psicologici e sociali già detti, creati dall'assolutismo.
    È merito del Fay aver ben messo in rilievo la parte che, nel riguardo, ha avuta l'inglesizzazione del «gran mondo» francese del primo settecento. La nobiltà inglese, fortemente protestantizzata, si presentava come quella che, invece di esser tenuta in scacco dalla monarchia, aveva tenuta essa la monarchia in scacco, epperò come un esempio invidiabile e un modello pieno di fascino, ricettacolo di ogni virtù liberale. È il gran mondo inglese che dette il tono a quelli francese partendo dal tramonto del Re Sole. Qui, possiamo notare noi, sta la prima deviazione. Invece di trovar la via per riconquistare il suo prestigio col tornare ad essere una vera nobiltà feudale e tradizionale munita di potere, ora che la pressione centralistica era diminuita, la nobiltà francese prende la via della china, assume un modello pervertitore e, in fondo, mitico, perché lo stesso Fay dimostra che lo splendore della aristocrazia inglese era puramente esteriore e che la brillante facciata già a quel tempo nascondeva ogni corruzione.
    Ma una volta che la nobiltà francese si era così orientata, il terreno era pronto, bastava gittarvi il seme corrispondente al frutto desiderato. E qui interviene l'azione precisa dei microbi, cioè della massoneria. Le considerazioni del Fay ci permettono di distinguere varie fasi. Vi è anzitutto la preparazione del fermento o virus, fase, questa, più oscura fra tutte, perché è quella stessa delle origini della massoneria come setta potenzialmente rivoluzionaria. In secondo luogo vi è la «rivoluzione intellettuale», la diffusione del fermento nel «modello» che fascinava l'aristocrazia europea, fase equivalente alla scalata della nobiltà inglese da parte della massoneria e alla massonizzazione di essa. In terzo luogo vi è lo sviluppo del contagio fino alla crisi, cioè la fase della diffusione delle idee massoniche partendo dall'Inghilterra, con particolare concentrazione sulla Francia, dove si forma, per così dire, il «precipitato» e la rivoluzione intellettuale sbocca in quella sociale.
    Rileviamo però che una specie di prima prova, felicemente superata, di tutta l'operazione, destinata a facilitare quella successiva, si ebbe già con la rivoluzione americana. Anche su di ciò, la storia comunemente insegnata non dà il menomo ragguaglio. Di particolare interesse nel libro del Fay è la precisa documentazione del fatto, che anche la rivoluzione americana è stata essenzialmente preparata e poi - perfino attraverso un episodio preciso, che condusse al casus belli - provocata direttamente dalla massoneria; che massoni sono stati tutti i massimi artefici di essa, a partir da Franklin(1) e da Washington;

    (1) [A proposito di Franklin, qualche lettore sarà forse interessato alle seguenti, poco note, osservazioni di René Guénon:
    «[...] un punto ci sembra presenti un certo interesse: si tratta dello strano ruolo svolto da Franklin, il quale pur essendo Massone [...] molto probabilmente era anche tutt'altra cosa, e che soprattutto sembra essere stato, all'interno della Massoneria e fuori di essa, l'agente di certe influenze estremamente sospette. La Loggia Le Nove Sorelle, di cui fu membro ed anche Venerabile, costituisce, per la speciale mentalità che vi regnava, un caso del tutto eccezionale nella Massoneria dell'epoca; senza dubbio essa fu allora l'unico centro in cui le influenze di cui si tratta trovarono la possibilità di esercitare effettivamente la loro azione distruttrice e antitradizionale; e secondo quanto abbiamo già detto, non è certo alla Massoneria in se stessa

    che in convegni massonici furono esattamente formulate le idee che fecero da base ai vari atti del moto rivoluzionario americano, coni= presa la famosa Dichiarazione d'Indipendenza - allo stesso modo che un congresso massonico internazionale tenutosi a Parigi nel 1917 doveva formulare tutte le idee e i principi cui poi s'inspirò la Società delle Nazioni. Come riferisce il Fay, nella grande sfilata dopo il trionfo della rivoluzione, Washington, invece che con la spada al fianco, apparve col grembiule sul ventre e la sciarpa massonica a tracolla, ornato di tutti i monili e le insegne della setta, alla testa di un gruppo di altri massoni eminenti – «fu la più grande parata massonica che mai si fosse vista» –. E già da questo momento il massone Franklin, nuovo Prometeo, secondo la sua divisa, in atto di domare la folgore e i tiranni, seppe sedurre la nobiltà francese fino a provocare l'intervento militare della Francia a favore dell'America ribelle. La quale dove-va ricompensarla con l'importazione di una nuova dose di idee rivoluzionarie e «nobilmente» liberali, in parte per mezzo dello stesso Franklin.
    Ma torniamo ora alla fase di preparazione del fermento. Abbiamo detto che è una fase piena di mistero, perché è un mistero il processo, attraverso il quale la cosiddetta massoneria «operativa» si trasformò in massoneria «speculativa», — trasformazione che costituisce la chiave e il punto di partenza di tutto il processo sovversivo, intellettuale che si deve imputare l'iniziativa e la responsabilità di una tale azione.» («Études Traditionnelles», ottobre 1937, p. 360).
    «[...] quando dicevamo che questo personaggio [Franklin] sembra proprio sia stato soprattutto "l'agente di certe influenze estremamente sospette", per tutti i nostri lettori non poteva non essere perfettamente evidente che tali influenze sono quelle della "contro-iniziazione". [...] aggiungiamo che anche Cromwell ci sembra aver svolto, in precedenza, una funzione esatta-mente dello stesso genere di quella di Franklin [...].» («Études Traditionnelles», aprile 1938, p. 159).
    «[...] Washington, così come La Fayette, era sicuramente un onesto "Massone ortodosso"; non basterebbe la sua stessa divergenza con Franklin, ad indi-care che quest'ultimo era tutt'altra cosa? [...] In special modo richiamiamo l'attenzione sulle indicazioni che abbiamo dato sui particolari sospetti del sigillo degli Stati Uniti [cfr. anche Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, Gallimard, Parigi, 1945, p. 253 in nota]; [...] segnaliamo inoltre che deve esistere un ritratto di Franklin, dell'epoca, che porta questa divisa, il cui carattere "luciferino" è fin troppo evidente: "Eripuit cotto fulmen ree ptrumque Tyrannis."» («Études Traditionnelles», novembre 1938, p. 478). Nota del Curatore.]

    prima, sociale e politico poi, a partir dal Settecento. È, infatti, un pregiudizio, che noi non tralasciamo occasione di combattere, quel-lo, che la massoneria sia stata sempre una setta politica sovversiva. Le origini della massoneria sono oscure e remote — certo è però che questo carattere di setta rivoluzionaria essa non lo assunse, che a partir dal momento della trasformazione ora indicata, vale a dire verso il primo quarto del Settecento e in connessione all'azione «riformatrice» svolta dal massone Gian Teofilo Desaguliers.
    Prima di questo periodo esisteva già una massoneria in Inghilterra, quella che appunto si dice «operativa». Ciò che il Fay dice su di essa, è alquanto superficiale e limitato all'esteriore — è visibile che, nel riguardo, egli non abbia alcuna vera competenza. La massoneria operativa, secondo lui, era una sopravvivenza delle antiche associazioni corporative dei costruttori (donde il nome dell'organizzazione — anche da noi chiamandosi, i massoni, franchi muratori), la quale continuava a conservare certi riti segreti e certi simboli dell'arte, già legati all'esercizio della professione. «Le logge erano operative: costruivano chiese, intridevano calce, tracciavano piante, scalpellavano pietre, e per far ciò avevano delle regole; queste regole nei loro rituali non apparivano soltanto come segreti professionali, erano enunciate, erano imposte agli iniziati e presentate ai profani come precetti morali. Dal medioevo avevano presa l'abitudine di mescolare le nozioni mistiche, le dottrine, intellettuali e i segreti tecnici».
    Così il Fay. Ma le cose stanno in modo alquanto diverso. La mas-soneria operativa era in realtà una organizzazione iniziatica, e la sua «operatività» si rivolgeva essenzialmente alla interiorità umana, la sua «arte regia» intendendosi a trasformare il senso abituale che di sé ha l'uomo e ad introdurlo in forme superiori, trascendenti di coscienza. Come quelle della stessa alchimia, le sue espressioni erano puramente simboliche. Per la sua stessa natura, questa massoneria premassonica era apolitica e, se mai, gerarchica e propendente per il principio di autorità, emendo evidentemente un assurdo che proprio chi intendeva creare una specie di superuomo o di uomo tra-scendente andasse poi a predicare l'eguaglianza universale e il rovesciamento di ogni ordine. Così lo stesso Fay, riproducendo le costituzioni di tali organizzazioni, vi constata, a differenza di quel che si doveva dire nelle successive, il preciso comandamento di fedeltà ai sovrani e alla terra, ed anzi di coadiuvare a reprimere ogni sovversione o tradimento. E in nessun modo si parlava, allora, di avversione alla Chiesa e al dogma; se organizzazioni del genere avevano una tendenzialità ghibellina, essa era priva di quel carattere settario e sociale, che successivamente doveva esser così visibile e condurre fino ad un anticlericalismo semi-ateo.
    Ora, sul primo quarto del XVIII secolo una tale massoneria fu scavalcata da un'altra, che divenne il focolare dell'azione rivoluzionaria e sovvertitrice. Ripetiamo, il trapasso costituisce un enigma. Devesi pensare, probabilmente, ad una involuzione della precedente organizzazione, la quale, abbandonata dal suo originario principio spirituale, divenne l'istrumento di forze oscure che vi si infiltrarono e la utilizzarono per una azione nuova, trasformandola adeguata-mente. Questa ipotesi è, tanto più attendibile, non solo per il fatto della sopravvivenza nella massoneria rivoluzionaria di simboli e «dignità»propri a quella operativa, ma anche per il fatto, già dimostrato in un precedente nostro scritto (Trasformazioni del Regnum, in «La Vita Italiana», novembre 1937, pag. 535) che tutte le principali idee diffuse dalla massoneria per la sua azione sovversiva si possono considerare derivate, per contraffazione, profanazione e capovolgimento, da principi di tutt'altra natura propri ad ogni organizzazione tradizionale dello stesso tipo cui apparteneva anche la prima massoneria operativa.
    Si è convenuto di chiamar «speculativa» la forma nuova della mas-soneria manifestatasi originariamente in Inghilterra, non perché essa non «operasse», — fu proprio essa, invece, ad operare socialmente e politicamente — ma perché cessò di aver per centro il compito di formazione e trasformazione spirituale di un certo gruppo di eletti e si dette invece a «speculazioni», cioè alla creazione di una certa ideologia, essenzialmente razionalistica, deistica e liberistica, che fu pro-posta come dogma di contro ai veri dogmi e ad ogni forma positiva di autorità e come base per una unità di uomini di buona volontà, senza distinzione di mestiere, razza, religione o nazione. Invece di essere una organizzazione «qualitativa» ed iniziatica, essa volle essere una chiesa riabbracciante, nella sua universalità, uomini di ogni fede e di ogni paese. Il centro di questa massoneria «speculativa» fu la Grande Loggia d'Inghilterra.
    I caratteri livellatori e democratici di siffatta ideologia nel XVIII secolo non stavano però, come oggi, in primo piano. La massoneria, questa ideologia la offriva invece agli «spiriti eletti»; essa intendeva «illuminare le menti» e si presentava come il grande centro che dove-va dissipare le tenebre del secolo e confondere ad un tempo le vane superstizioni delle età trascorse e la cieca ostinazione degli atei. (inr

    tale - a quel tempo - essa dichiarava di poter esser solo compresa e seguita da una élite, del «fiore» della società di ogni nazione.
    Ed essenzialmente per tal via la massoneria sedusse la nobiltà, prima quella inglese e poi quella francese, raggiungendo un doppio scopo: quello di sfaldare le forze che, al palesarsi della sovversione, avrebbero potuto organizzare una valida ed efficace resistenza; poi, di assi-curarsi il più efficace strumento d'influenza, data la posizione che aveva la classe, che da essa doveva lasciarsi sedurre fino ad accettare la parte di paladina delle idee, che le dovevano scavare la fossa. Questa azione è ampiamente documentata dal Fay. La massoneria speculati-va settecentesca vuole offrire al mondo una aristocrazia nuova, essenzialmente intellettuale e morale e propone alla nobiltà di divenir-ne il nucleo centrale. Così si forma una stretta connessione fra nobiltà e massoneria. I nobili entrando nella massoneria pensano di acquistarsi dei titoli nuovi, di impossessarsi di una nuova autorità — e la setta non risparmia mezzi per alimentare questa illusione e per lusingare in ogni modo la vanità di quella classe decaduta o incosciente.
    Il Fay tende a ricondurre a simili finalità di seduzione e di suggestione l'insieme del ritualismo e del simbolismo massonico e l'uso del mistero: occorreva creare una atmosfera nuova, ricorrere alla potenza dell'immaginazione e al fascino dell'occulto. Ed anche per questo sarebbero stati creati, in Inghilterra e poi soprattutto in Francia e Germania, gli «alti gradi», contrassegnati da denominazioni fra le più suggestive, che la precedente massoneria «operativa» ignorava: «essi nacquero dal bisogno di sublimare la massoneria e di togliere quel-l'aspetto professionale, che per forza doveva urtare dei cavalieri, degli uomini per i quali il lavoro manuale era da secoli una macchia che offusca per sempre un blasone.»
    Questa spiegazione semplicemente «invenzionistica» è però unilaterale. È più probabile che gli alti gradi e i simboli corrispondenti preesistessero in un qualche modo e fossero ripresi da altre tradizioni di tipo iniziatico, come per esempio i Rosacroce e i Templari. Ed è, anche possibile che si trattasse di un'azione di ben più sottile seduzione, cioè non di quella che agisce sulla fantasia mediante simboli fantastici e miti bizzarri inventati ad hoc, ma di quella che, rievocando tradizioni con le quali gli avi di quella nobiltà spesso avevano avute intime relazioni, captò e pervertì attraverso delle contraffazioni alcune disposizioni o vocazioni spirituali latenti nel ceto, che la setta voleva asservire. Certo è, in ogni modo, che esiste la più aperta

    contraddizione fra il corpus simbolico e rituale della massone' i.i ~sl>e culativa» e la sua «religione» razionalistica e livellatrice e che la spie gazione «invenzionistica» del Fay è, nel riguardo, superficiale e deguata.
    Per varie vie, fra il 1720 e il 1750 la massoneria giunge ad infeudarsi la gran parte dell'alta società britannica e ad ottener l'appoggio della stessa dinastia degli Hannover. E poiché quella società, come si è detto, faceva da modello al «gran mondo» settecentesco in genere, ma particolarmente a quello francese, l'ulteriore lavoro d'infiltrazione fu relativamente facile. «Verso la metà del settecento l'Europa è avvolta in una atmosfera di massoneria Dappertutto ci sono massoni, dappertutto ci sono conciliaboli segreti, dappertutto ci sono logge mistiche e logge regolari, dappertutto ci sono avventurieri, che offrono il supremo mistero ai gran signori, titoli fiammeggianti ai nobili, spade e cazzuole d'oro ai borghesi. Dappertutto sono prodigati i lumi [...J. L'Inghilterra è giunta allo zenit della gloria, la sua influenza si fa sentire in ogni luogo. Non sono neppure più dei duchi che occupano il gran magistero, vi si insedia la famiglia reale.»
    Quanto però ai paesi latini e alla stessa Germania, questo infiltrarsi della sovversione ha avuto vari retroscena, dal Fay non considerati, e i dirigenti segreti corsero più di una volta il pericolo di vedersi ritorcere l'azione da essi promossa. Tale è per esempio il caso del cavaliere di Ramsay, che tentò di instaurare una massoneria cavalleresca tradizionale, che facesse appello alla nobiltà giovane e come ordine regio si ponesse sotto l'egida dei Re di Francia e della Chiesa cattolica; caso analogo fu quello degli ambienti cui si riconnetteva il conte Joseph de Maistre, massone eppure cattolico e schietto tradizionalista, nelle dottrine del quale il sovversivismo ideologico massonico è affatto assente; tale, ancora, il caso di alcuni gruppi massonici tedeschi. Ma queste reazioni contrastanti non ebbero una efficacia sensibile sull'andamento generale dell'infiltrazione massonica — e nemmeno giovò il fatto che la Chiesa cattolica, svincolandosi dal tentativo della massoneria di infiltrarsi anche fra le sue fila, con-dannasse la setta: ciò si risolve anzi in un vantaggio per un'azione, che tendeva a ravvicinare tutti coloro che volevano sfuggire alla dominazione della Chiesa e si compiacevano di essere spiriti liberi e «moderni», menti audaci ed illuminate.
    Si viene così all'ultima fase dell'azione rivoluzionaria, intellettuale concentratasi in Francia. Si dà l'ultima spinta alla dissoluzione della vecchia civiltà monarchica e cattolica francese e con l’organizzazione
    dell'enciclopedismo, sviluppatosi in schietta atmosfera massonica, si porta il fermento al suo stadio attivo e virulento. Ideologicamente l'enciclopedismo, e socialmente il suicidio massonico dell'alta nobiltà sono gli immediati antecedenti della Rivoluzione francese. Lasciamo parlare il Fay:
    «E lo spettacolo più curioso di questi anni splendidi e febbrili che preparano la Rivoluzione. La massoneria ha messo la mano sull'alta nobiltà e attraverso di essa fa, mette alla moda, impone una propaganda filantropica, egualitaria, antinobiliare. Si assiste al suicidio massonico dell'alta nobiltà. Gli storici che vedono nella Rivoluzione l'esito fatale degli «abusi» del vecchio regime, si compiacciono nel mostrare le ragioni che potevano avere il popolino, i contadini, gli operai per sollevarsi contro il governo di Luigi XVI; e per spiegare questi fenomeni trovano dei motivi economici, sociali, politici, che li soddisfano. Ma di solito toccano appena la parte di questa alta nobiltà, senza la quale, pertanto, la Rivoluzione non avrebbe mai potuto mettersi in moto.
    L'impulso rivoluzionario, i fondi rivoluzionari, i capi rivoluzionari, durante i due primi anni della Rivoluzione, provengono dalle classi privilegiate. Se il duca d'Orléans, Mirabeau, la Fayette, se la famiglia dei Noailles, i La Rochefoucauld, i Bouillon, i Lameth e gli altri nobili liberali non avessero disertato la nobiltà per abbracciare la causa del Terzo Stato e della Rivoluzione, ai rivoluzionari sarebbe mancato il complemento che permise loro di trionfare fin dal principio. Ora, tutti questi nobili che abbracciarono alla prima la causa delle idee nuove, sebbene in seguito dovessero perdervi il patrimonio, il rango sociale e la vita, erano tutti massoni e non si può scorgervi un caso fortuito, a meno di voler negare l'evidenza.»
    È peccato che il Fay, una volta documentata l'azione massonica preparativa fino alle soglie della rivoluzione francese, non inquadri gli sviluppi ulteriori, nel riguardo dei quali anzi egli palesa vedute secondo noi inesatte. Egli pensa che con il 1792 e il 1793, con i massacri e le guerre esterne la massoneria si rattrappisce, si addormenta, si rintana, si trasforma, subisce lo spirito rivoluzionario che aveva propiziato: «la massoneria del secolo XVIII ha originato lo spirito rivoluzionario, lo spirito rivoluzionario ha originate le rivoluzioni e le rivoluzioni hanno originata una massoneria nuova», diversa da quella intellettuale settecentesca che si preoccupa innanzi tutto di operare sulla mente e sull'animo degli uomini.
    Come è che il Fay, che pur scrive: «La massoneria non fa le rivoluzioni; le prepara e le continua. Lascia che i suoi membri le facciano, e a volte li spinge a farle, ma durante le rivoluzioni sparisce, per riapparire poi, più brillante e più viva» — come è che il Fay, che pure ha visto ben chiaro questo punto, non si è dato a individuare i legami di continuità dell'azione massonica, di là dalle sue varie forme, soprattutto in base alla logica intima di tanti avvenimenti, dal Settecento fino a tutto il secolo successivo?
    Là dove la massoneria si rintana e sembra scomparire dalla storia, vuol dire che essa ha trovato degli strumenti che agiscono per lei, anche quando essi non lo sospettano e pensano di perseguire interessi affatto diversi. Lo stesso Fay vede bene che la massoneria ha celebrato la più stretta unione con la Chiesa inglese e con le forze aristocratiche conservatrici, nazionalistiche e diciamo pure imperialistiche inglesi: ciò basterebbe come filo conduttore per scoprire il vero senso e il carattere massonico di molti aspetti dell'azione della Gran Bretagna nel mondo moderno.
    Tuttavia il Fay accenna di passata ad un punto degno di meditazione, quando scrive: «La massoneria che non voleva esser né una religione, né una setta, né un partito, ma proclamava come suo vero fine l'unione degli uomini, sembra precorrere quei secoli, che saranno ossessionati dalla idea di associazione e dalla preoccupazione del collettivo; nel secolo XVIII essa preparò l'Ottocento e predispose gli animi al culto del `fatto sociale"; è essa stessa una specie di Dio sociale, che non vuole rendere conti a nessuno e non riconosce nessun superiore.»
    Segnaliamo infine come una lacuna nel libro, pur così interessante, del Fay, il fatto, che egli ha del tutto trascurato un problema importante, quello dei rapporti fra massoneria ed ebraismo e quindi nei suoi numerosi accenni a persone e ad ambienti mai si è curato di vedere, che parte, eventualmente, abbia avuto l'elemento giudaico, fin dal periodo settecentesco, nella preparazione della sovversione mondiale. Nel segnalare questa lacuna, dobbiamo però anche segna-lare, ancora una volta, l'unilateralità della tesi estremista che mette unicamente a carico dell'ebraismo tutta l'opera sovversiva e di disgregazione della tradizione europea.
    Già in quel che si è qui accennato sulla base delle esposizioni del Fay vi sono elementi sufficienti per convincersi di una tale unilateralità. Perché la tesi radicale antisemita ora accennata sia vera, occorre rebbe dimostrare, fra l'altro, che l'azione assolutistica dei Re di Francia, la quale creò una nobiltà spostata facile preda della massoneria, sia stata ispirata dall'ebraismo; in secondo luogo, che degli ebrei siano stati gli autori del punto fondamentale di svolta, costituito dalla
    trasformazione della massoneria «operativa» in «speculativa»; infine che gli antecedenti ideologici e preparatori della rivoluzione intellettuale massonica, costituiti dal protestantesimo e dal pensiero, già a suo modo illuministico, della Rinascenza, siano di nuovo fenomeni ebraici — assunto, questo, piuttosto arduo —.
    L'opera del Fay, mettendo in rilievo anche la parte fondamentale avuta da tutti questi fattori nell'azione sovversiva, permette dunque di formarsi una imagine più completa e approfondita della stessa, imagine che a sua volta potrà servir da base per una indagine ulteriore
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    Non sono d'esempio in nulla
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    Ottimo articolo

  3. #3
    Totila
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    Bernard Fay, se non sbaglio, attinse molte delle sue notizie sulla massoneria dopo aver consultato gli archivi che i tedeschi, nel'40
    sequestrarono nelle logge francesi e che furono poi utilizzati in una grande mostra anti-massonica a Parigi.
    Mi farebbe piacere sapere se qualcuno ha notizie in merito a questa Mostra.

 

 

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