Morire per uno spinello. A ventun anni
di Piero Ruzzante
Cristian Brazzo aveva 21 anni, faceva l’operaio e viveva a Vigodarzere, un comune alle porte di Padova. Una sera d’estate come tante altre, gli amici, la macchina e tre grammi di hashish. Poi qualcosa va storto, un controllo di routine dei carabinieri, il sequestro del “fumo”, l’accompagnamento in caserma. Nulla di grave, nulla di irreparabile, ma la vergogna monta inesorabile e il timore di essere considerato un “drogato” da familiari e compagni di lavoro è un peso troppo grande per un ragazzo “normale” come lui. Per questo quella sera, il 24 giugno scorso, Cristian non torna a casa, nonostante telefoni alla mamma per avvertirla del ritardo con cui sarebbe rincasato.
È l’ultima volta in cui qualcuno sente la sua voce. Poi il ritrovamento della macchina, quella stessa notte, nei pressi del fiume Brenta e il sospetto che qualcosa di irrimediabile sia accaduto comincia a farsi strada, inesorabile. La conferma meno di una settimana dopo, quando il fiume Brenta restituisce il suo giovane corpo privo di vita.
È morto per tre grammi di hashish, poco più di uno spinello, una quantità che non uccide nessuno, ma la vergogna in una società perbenista può essere più letale di qualunque sostanza tossica. E così è stato. E pensare che Cristian, per la legislazione attuale, aveva commesso insieme ai suoi amici solo un’infrazione amministrativa. Mi chiedo cosa succederà quando detenere poco più di una canna diventerà - grazie alle proposta di legge Fini - un reato penale che prevede dai 6 ai 20 anni di carcere. Una follia! Immaginate cosa potrà accadere a migliaia di ragazze e di ragazzi, potenzialmente a milioni di cittadini italiani (visto il numero di consumatori abituali o saltuari di droghe leggere), quando e se entrerà in vigore una legge assurda, ideologica, insensata. Invece di colpire i grandi trafficanti di stupefacenti la destra vuole perdere tempo, forze, intelligence di polizia per inseguire e perseguitare ragazzi, spesso giovanissimi, che non compiono alcun reato e ciò che fumano è sicuramente meno pericoloso e dannoso (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità) dell’uso di droghe legali quali l’alcool e gli psicofarmaci.
Così, in un Paese in cui si possono rubare milioni di euro ai risparmiatori falsando i bilanci senza temere nulla, vista la depenalizzazione di questo gravissimo reato, rischia di iniziare una caccia alle streghe dalle conseguenze inimmaginabili. In tutto il mondo civile gli addetti ai lavori, spesso gli stessi rappresentanti delle forze dell’ordine, hanno compreso - lavorando sul campo - che la repressione verso i consumatori non porta nessun risultato nella lotta contro la droga. Solo la prevenzione, l’educazione nelle scuole, la promozione di stili di vita sani, interventi sociali in grado di sanare situazioni familiari difficili, spesso disperate, possono allontanare giovani e meno giovani dall'abuso di sostanze stupefacenti. Il tutto accompagnato ad una politica di riduzione del danno, in grado di eliminare per i tossicodipendenti i rischi legati all’overdose, all’Aids e ad altre mortali malattie. Nulla di tutto questo interessa la destra, che ritiene sbagliata qualsiasi politica di prevenzione e si avvicina al problema solo con una logica punitiva, che fa sempre danni gravi, a volte irreparabili, come nel caso del giovane ragazzo di Vigodarzere.
La criminalizzazione, il proibizionismo sono buoni solo a portare qualche voto in più, ma non risolvono nessun problema. Lo dimostra la storia, basti pensare al proibizionismo americano contro l'uso dell’alcool. Mi domando poi come mai, in questo Paese, si dovrebbe finire in galera per una canna, mentre nelle tv berlusconiane e in quelle Rai vanno in onda decine di spot pubblicitari che invitano a consumare bevande superalcoliche, che fanno morire - per abuso - decine di migliaia di persone ogni anno, senza contare le morti causate dagli incidenti stradali.
Ho sperato fino alla fine, con tutto il cuore, che quel ragazzo “scomparso” si fosse limitato a fare una lunga passeggiata per trovare le parole giuste, in grado di spiegare ai suoi genitori che non c’era nessun motivo per vergognarsi di lui. Non è uno spinello che fa la differenza tra un bravo ragazzo e un poco di buono. Ma la generosità, le amicizie, la coerenza, la disponibilità ad aiutare gli altri sono l’unico metro in grado di misurare lo spessore di una persona. Purtroppo Cristian non se l’è sentita di spiegare questa semplice verità ai genitori, non ha trovato la forza per mandare a quel paese i bacchettoni, pronti a criminalizzarti per uno spinello. Ha scelto di morire pur di non sopportare l’etichetta che i ben pensanti sono sempre pronti ad attaccarti addosso, come fossi un vestito esposto in vetrina. Non trovo più parole per rendere giustizia a questo ragazzo. Non trovo più parole per invitare tutti a riflettere su temi troppo delicati per consentire a chiunque il ricorso a ricette facili e banali.
presidenza gruppo Ds-l’Ulivo
Camera dei deputati
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Commento: La legge Fini sulla Droga è una vergogna!!!!!!!!!!!!!
Premesso che rimango tuttora convinto che le droghe non possano essere "legalizzate".. che però vadano "tollerate" questo sì.... cosa che la legge Fini NON FA'




Rispondi Citando
), nel senso semplicemente che non condivido quello che questa rappresenta e di conseguenza non vado a messa. Ma credo fermamente che chiunque creda nella religione cattolica abbia tutto il diritto di farlo.