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Congresso: il redde rationem con il correntone?
Alla fine l’ipotesi dalemiana di un congresso per mozioni, con lo scontro su candidature contrapposte, è diventata anche la proposta di Fassino. Il segretario Ds, ieri alla direzione del partito riunita al Capranica, ha proposto questa formula nonostante nel direttivo di 15 giorni fa avesse parlato di superamento delle contrapposizioni di Pesaro e di un congresso unitario. Fassino insomma adotta la strategia del “o con me o contro di me” impostagli da D’Alema in segreteria. Il presidente della Quercia non ha affatto gradito le aperture fassiniane nel direttivo. Un congresso per tesi, nel quale il progetto di un nuovo soggetto riformista verrebbe più facilmente stemperato, ostacolerebbe i piani di D’Alema che prevedono di sciogliere i Ds – de iure o de facto – nel più breve tempo possibile, a partire dalla presentazione della lista unitaria alle regionali e alle politiche. Inoltre D’Alema vuole “tenere basso” lo stesso segretario Ds che da un congresso più o meno unanimista ne uscirebbe rafforzato. In quel caso, infatti, Fassino diverrebbe il segretario “di tutti” mentre D’Alema rimarrebbe con ogni probabilità il presidente della maggioranza.
Infine il vero capo della Quercia vuole arrivare al redde rationem con il correntone, eliminando o almeno ridimensionando una fastidiosa minoranza interna che in questi tre anni ha dato battaglia nel partito ma che oggi appare numericamente più debole.
Proprio il leader della minoranza, Fabio Mussi, ha aspramente criticato la relazione di Fassino chiedendo il congresso a tesi e l’elezione del segretario nel congresso nazionale, svincolandola dalle mozioni. «Con le regole attuali – ha detto Mussi - al congresso o c'è unanimismo o contrapposizione. Possiamo evitare di ripetere il congresso di Pesaro - ha aggiunto - ma vogliamo comunque marcare la nostra identità». Sullo stesso tenore l’intervento di Giovanna Melandri, per la quale «non si può riproporre la modalità di Pesaro. Ho partecipato a congressi a tesi e non mi pare che segnino un ritorno al centralismo democratico». Il correntone ha presentato a questo scopo anche un ordine del giorno, ovviamente respinto dalla direzione.
Che D’Alema sia dietro la svolta di Fassino lo si sapeva ma lo ha fatto capire bene lo stesso neo-deputato europeo nel suo intervento: «Non si può pensare – ha detto – che ci siano le correnti tutto l'anno e poi scompaiano al congresso. Salvo magari ricomparire il giorno dopo. Sarebbe una forma di parlamentarismo nero». E ancora: «Se l'idea della federazione non è condivisa perché si ritiene che si debba puntare ad altri progetti, se ne deve discutere in un congresso». Come dire: o siete d’accordo o state all’opposizione interna.
Il correntone però non pare intenzionato a darla vinta a Fassino senza combattere: «Faremo la nostra mozione» ha detto Mussi rispondendo a muso duro alla relazione di Fassino. E quanto alla prospettiva, nella minoranza Ds c’è chi parla apertamente di altri soggetti: «Se la lista diventa il partito riformista non sono disponibile a fare l’ala di sinistra» ha detto Pietro Folena in un’intervista alla rivista del Manifesto. «Mi interessa di più il processo indicato da Bertinotti per riaggregare la sinistra fuori dalla lista unitaria» ha concluso il deputato Ds.
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E COME VOLEVASI DIMOSTRARE...MA C'ERA POCO DA DIMOSTRARE....CONTINUA A COMANDARE D'ALEMA...OVVERO COLUI CHE CI HA FATTO PERDERE E RIPERDERE OGNI VOLTA CHE CI HA MESSO LO ZAMPINO, COLUI CHE MANOVRA INDISTURBATO MILIONI DI VOTI FURBAMENTE MANOVRANDO PUPAZZI CHE MANDANO AVANTI IL PARTITO PER CONTO SUO)




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