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    Predefinito INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Conservatorismo, populismo, reazione, destra
    Una "Sacra Alleanza" contro la sinistra



    Quando dico che in Italia la destra non può che essere "reazione" intendo semplicemente dire che, difettando nel nostro Paese istituzioni solide e credibili (e non intendo dilungarmi sulle cause di ciò), il conservatorismo di casa nostra deve necessariamente basarsi su una "reazione" alle rivoluzioni, culturali e politiche, che numerose elites amano imporci.

    Non si tratta di essere papisti o assolutisti e vagheggiare un passato che non può ritornare.
    Si tratta semplicemente di raccogliere il testimone della destra, che a differenza della sinistra non nasce, ma si afferma per difendere l'ordine per la cui sovversione nasce invece la sinistra, che in Italia è stata ed è ancora molto forte.

    La “nuova fase” del nostro forum è iniziata a partire da questo felice spunto fornitoci da Sollus in merito al rapporto, qui in Italia, tra conservatorismo e reazione. Nel suo additare come obiettivo di questa reazione conservatrice le “rivoluzioni, culturali e politiche, che numerose elites amano imporci”, Sollus di fatto aggiungeva al binomio conservatorismo/reazione, anche un terzo elemento, quello del populismo.

    In questo, il pensiero di Sollus si ricongiungeva a quello di un altro nostro forumista, carlomartello, che su posizioni populiste aveva tracciato un ponte tra il conservatorismo e la reazione:

    …i conservatori non possono abiurare il Cristianesimo. La sola strada che vediamo è il maurrassismo.
    Su Politica Online conservatori, reazionari e populisti hanno marciato fino a ieri divisi perché hanno sempre anteposto le proprie battaglie “identitarie” ad una visione comune. Mancava ancora un quarto e superiore elemento coagulante. Questo elemento, già presente nell’intervento di Sollus, è, a parer nostro, la destra.

    Conservatorismo, reazione, populismo, destra. Concetti che, messi correttamente in ordine, danno seguito alla seguente equazione:

    Destra : Reazione = Conservatorismo : Populismo.

    Che significa? Che se la destra storicamente è apparsa come una reazione (alla sinistra), il conservatorismo moderno si scopre populista nel momento in cui i centri del potere politico e intellettuale sono di fatto diventati patrimonio di élites progressiste.

    Questa realtà, che osserviamo tutti i giorni, era già propria dell’Ottocento, quando in Francia la borghesia liberale illuminata, saldamente al potere, aveva favorito la “strana” alleanza monarchica di controrivoluzionari e nazionalisti (Action Francaise). Quell’alleanza non fu immune da rischi e da pericolose deviazioni, ma diede di fatto vita ad una “reazione” antiprogressista che, nel bene e nel male, riuscì ad opporre un consistente argine al socialcomunismo.

    Ancor oggi, magari in forma diversa, un populismo saldamente ancorato alla Tradizione cattolica, può rivelarsi l’opzione politica necessaria per difendere le ragioni della destra conservatrice e controrivoluzionaria.

    Non si è riflettuto mai abbastanza, a destra, dei pericoli insiti nel nazionalismo. I nazionalismi hanno rappresentato un’arma potente contro la modernità e l’azione politica progressista, se non fosse che i conflitti maggiori sono avvenuti ancor più spesso tra loro e ad approfittarne è stato sempre l’internazionalismo delle sinistre. Anche il protezionismo, in quest’ottica, si è rivelato spesso un problema nella misura in cui ha favorito uno scontro fra nazionalismi.

    Noi, al contrario, per la nostra “reazione conservatrice” avremmo bisogno di un’internazionalismo di destra, che esalti le peculiarità locali grazie ad un’idea più alta della stessa nazione, ovvero quella dell’Imperium cristiano. Non è infatti la “volontà di potenza” di un singolo popolo, ma l’ordine della Cristianità medievale che deve essere il mito unificante di tutte le destre, così come il Rinascimento pagano è ancor oggi l’humus di tutte le sinistre.

    Allo stesso modo, però, la destra deve considerare che la storia non si è mai fermata, per cui essa non si può fissare in un particolare punto della storia - sia esso il 1789, il 1945 o il 1989 – e pretendere che l’avversario, che per di più ha il pallino in mano, stia al suo gioco. Pur mantenendo inalterato il nostro orizzonte, dobbiamo tutti sforzarci di non eludere la situazione presente e la realtà delle forze politiche in campo. I nostri eroi, siano essi Metternich, Bismarck o Mussolini, sono tutti morti, e non saranno certo i loro fantasmi a togliere il sonno ai nostri avversari.

    In questo periodo storico la sinistra, disorientata e sprovvista di una concreta visione politica, ha comunque la forza per opporsi a qualunque destra che le si porga dinanzi: da George W. Bush, a Berlusconi, a Sarkozy, a Putin. Tuttavia, per quanto sia forte in essa la difesa dei diritti umani, l’ossessione dell’uguaglianza è ancora più forte e ciò la porta ad avere come nemico principale gli Stati Uniti, la cui politica è sovente identificata con l’avanguardia “imperialista” della destra repubblicana. L’odio che la sinistra nutre per lo Stato americano è speculare all’ingenuo amore che prova per la sua cultura popolare, e si estrinseca in due ragioni strettamente collegate:

    - l’America è la nazione più potente del mondo;

    - l’America è il bastione della civiltà occidentale.

    Per la sinistra la potenza americana impoverisce di fatto le restanti regioni del mondo, mentre l’Occidente, con la sua pretesa di “superiorità”, è colpevole di imperialismo culturale. Per questi motivi, la sinistra egualitaria colpendo l’America intende sbarazzarsi di ciò che nel mondo primeggia: il libero mercato, la razza bianca, il modello patriarcale, il cattolicesimo, e quel “canone occidentale” che ha come punte massime Dante e Shakespeare.

    Contro tutto ciò la sinistra promuove il socialismo, il multiculturalismo, il femminismo, il sincretismo religioso oppure l’Islam, e le culture primitive. Verrebbe da dire, ironizzando, civiltà o barbarie, se non fosse che i barbari, purtroppo per noi civili, stanno vincendo.

    Sul fronte destro, infatti, si è da tempo creato un solco tra i difensori dell’Occidente a guida USA e gli alfieri della sovranità europea e/o eurasiatica, proposta in chiave antiprogressista e al contempo occidentale. Questa divisione geopolitica si riverbera in altri contrasti minori, come quello economico tra liberalismo e protezionismo, tra rigore e sviluppo, etc.

    Il contrasto tra le due visioni ha toccato il suo punto massimo in occasione della guerra in Iraq, che, nonostante lo sventolìo di bandiere arcobaleno, si è caratterizzato paradossalmente più come conflitto tra due diversi modelli di destra (Bush vs Chirac, neocons vs paleocons, idealisti vs realisti), che tra la destra e la sinistra. Quest’ultima si è ridotta politicamente allo zapaterismo, ovvero al matrimonio gay, e in altre occasioni una destra unita avrebbe potuto avvantaggiarsi di questa superiorità politica per tradurla magari in una superiorità intellettuale. Così invece non è avvenuto e la destra politica e la destra culturale si ritrovano ancora divise e incapaci di trovare una sintesi comune.

    La destra culturale dovrebbe sforzarsi di superare il suo antiamericanismo ottocentesco, riconoscendo che la storia dell'Occidente è profondamente cambiata nel corso dell'ultimo secolo. Mentre infatti la caduta del nazifascismo spostava l'asse della politica europea decisamente a sinistra, in maniera del tutto particolare si è sviluppato oltreatlantico un modello di destra populista che ancor oggi rappresenta il riferimento primo non solo di tutti i partiti e i movimenti conservatori europei, ma anche di quelli nazionalpopulisti. Avere in odio Bush o la Palin per il solo fatto che non sono particolarmente istruiti, o peggio perchè l'America è nata come una repubblica ed è stata il modello delle rivoluzioni liberali e massoniche continentali, è anacronistico. Non si tiene infatti conto dei profondi mutamenti che hanno interessato quel paese e quelle genti (come l'Europa stessa, dimentica ormai dei suoi nobili trascorsi), una parte dei quali è oggi in prima linea nella difesa vigorosa del nostro patrimonio culturale e religioso.

    Al tempo stesso la destra politica americaneggiante dovrebbe prestar maggior attenzione alle ragioni poste all'attenzione dalla destra culturale. Quando infatti quest'ultima si allontana dalla prima, ecco che rischia di sbandare a sinistra (De Benoist); mentre l'altra, ogni qualvolta ritiene di poter far da sola, rifugiandosi nel pragmatismo più gretto, è destinata a scivolare inevitabilmente verso il centro (Sarkozy).

    Posto che il compito titanico di riavvicinare le due destre non spetta certo a questo forum, possiamo però nel nostro piccolo cercare di individuare quello che potrebbe essere un ponte tra teoria e azione politica, oltre ad un un comune denominatore per tutte le destre internazionali, quattro punti per una reazione conservatrice:

    1) preservare l’eredità cristiana dell’Occidente dal laicismo, dal sincretismo religioso, e dall'Islam;

    2) mantenere la distinzione tradizionale dei sessi, in opposizione all’orgoglio omosessuale e al femminismo;

    3) salvaguardare la razza bianca dal meticciato;

    4) difendere il diritto alla proprietà contro tutti gli espropri statalisti e proletari.

    Queste sono, a ben vedere, le battaglie su cui si misurano oggi la destra e la sinistra internazionali. Non è in corso una battaglia geopolitica tra America e Europa, né tra Occidente e Oriente, o tra nord e sud del mondo; sono queste scaramucce dovute all’egoismo di pochi che non muteranno il destino del mondo. Il vero conflitto è di matrice culturale, e questo attraversa trasversalmente i popoli e i continenti, tant’è che può ben definirsi una guerra tra chi ha a cuore l’ordine e chi il disordine; tra chi è orientato verso il divino e chi verso il demoniaco.

    La destra ha il dovere di riscoprire l’unità antiprogressista al di là di ogni terrena sovranità. L’obiettivo primario deve essere quello di creare un contro-establishment conservatore che possa promuovere una reazione politica attraverso il populismo. C’è bisogno di una Internazionale delle destre raccolte insieme da un sacro vincolo comune: il ripristino della Cristianità in Occidente.


    Florian
    Ultima modifica di Florian; 28-10-09 alle 15:54
    SADNESS IS REBELLION

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  2. #2
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La destra ha il dovere di riscoprire l’unità antiprogressista al di là di ogni terrena sovranità. L’obiettivo primario deve essere quello di creare un contro-establishment conservatore che possa promuovere una reazione politica attraverso il populismo. C’è bisogno di una Internazionale delle destre raccolte insieme da un sacro vincolo comune: il ripristino della Cristianità in Occidente.
    E te pareva..
    Ultima modifica di carlomartello; 28-10-09 alle 15:32 Motivo: QUOTE sistemato correttamente

  3. #3
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Tutti noi vogliamo salvare la nostra civiltà dal congedo dalla Storia cui va incontro a causa delle forze progressiste e mondialiste che ci stanno distruggendo dall'interno, favorendo i nostri nemici esterni.
    Ottimi spunti Florian.

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 28-10-09 alle 16:03

  4. #4
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Conservatorismo, populismo, reazione, destra
    Una "Sacra Alleanza" contro la sinistra






    La “nuova fase” del nostro forum è iniziata a partire da questo felice spunto fornitoci da Sollus in merito al rapporto, qui in Italia, tra conservatorismo e reazione. Nel suo additare come obiettivo di questa reazione conservatrice le “rivoluzioni, culturali e politiche, che numerose elites amano imporci”, Sollus di fatto aggiungeva al binomio conservatorismo/reazione, anche un terzo elemento, quello del populismo.

    In questo, il pensiero di Sollus si ricongiungeva a quello di un altro nostro forumista, carlomartello, che su posizioni populiste aveva tracciato un ponte tra il conservatorismo e la reazione:



    Su Politica Online conservatori, reazionari e populisti hanno marciato fino a ieri divisi perché hanno sempre anteposto le proprie battaglie “identitarie” ad una visione comune. Mancava ancora un quarto e superiore elemento coagulante. Questo elemento, già presente nell’intervento di Sollus, è, a parer nostro, la destra.

    Conservatorismo, reazione, populismo, destra. Concetti che, messi correttamente in ordine, danno seguito alla seguente equazione:

    Destra : Reazione = Conservatorismo : Populismo.

    Che significa? Che se la destra storicamente è apparsa come una reazione (alla sinistra), il conservatorismo moderno si scopre populista nel momento in cui i centri del potere politico e intellettuale sono di fatto diventati patrimonio di élites progressiste.

    Questa realtà, che osserviamo tutti i giorni, era già propria dell’Ottocento, quando in Francia la borghesia liberale illuminata, saldamente al potere, aveva favorito la “strana” alleanza monarchica di controrivoluzionari e nazionalisti (Action Francaise). Quell’alleanza non fu immune da rischi e da pericolose deviazioni, ma diede di fatto vita ad una “reazione” antiprogressista che, nel bene e nel male, riuscì ad opporre un consistente argine al socialcomunismo.

    Ancor oggi, magari in forma diversa, un populismo saldamente ancorato alla Tradizione cattolica, può rivelarsi l’opzione politica necessaria per difendere le ragioni della destra conservatrice e controrivoluzionaria.

    Non si è riflettuto mai abbastanza, a destra, dei pericoli insiti nel nazionalismo. I nazionalismi hanno rappresentato un’arma potente contro la modernità e l’azione politica progressista, se non fosse che i conflitti maggiori sono avvenuti ancor più spesso tra loro e ad approfittarne è stato sempre l’internazionalismo delle sinistre. Anche il protezionismo, in quest’ottica, si è rivelato spesso un problema nella misura in cui ha favorito uno scontro fra nazionalismi.

    Noi, al contrario, per la nostra “reazione conservatrice” avremmo bisogno di un’internazionalismo di destra, che esalti le peculiarità locali grazie ad un’idea più alta della stessa nazione, ovvero quella dell’Imperium cristiano. Non è infatti la “volontà di potenza” di un singolo popolo, ma l’ordine della Cristianità medievale che deve essere il mito unificante di tutte le destre, così come il Rinascimento pagano è ancor oggi l’humus di tutte le sinistre.

    Allo stesso modo, però, la destra deve considerare che la storia non si è mai fermata, per cui essa non si può fissare in un particolare punto della storia - sia esso il 1789, il 1945 o il 1989 – e pretendere che l’avversario, che per di più ha il pallino in mano, stia al suo gioco. Pur mantenendo inalterato il nostro orizzonte, dobbiamo tutti sforzarci di non eludere la situazione presente e la realtà delle forze politiche in campo. I nostri eroi, siano essi Metternich, Bismarck o Mussolini, sono tutti morti, e non saranno certo i loro fantasmi a togliere il sonno ai nostri avversari.

    In questo periodo storico la sinistra, disorientata e sprovvista di una concreta visione politica, ha comunque la forza per opporsi a qualunque destra che le si porga dinanzi: da George W. Bush, a Berlusconi, a Sarkozy, a Putin. Tuttavia, per quanto sia forte in essa la difesa dei diritti umani, l’ossessione dell’uguaglianza è ancora più forte e ciò la porta ad avere come nemico principale gli Stati Uniti, la cui politica è sovente identificata con l’avanguardia “imperialista” della destra repubblicana. L’odio che la sinistra nutre per lo Stato americano è speculare all’ingenuo amore che prova per la sua cultura popolare, e si estrinseca in due ragioni strettamente collegate:

    - l’America è la nazione più potente del mondo;

    - l’America è il bastione della civiltà occidentale.

    Per la sinistra la potenza americana impoverisce di fatto le restanti regioni del mondo, mentre l’Occidente, con la sua pretesa di “superiorità”, è colpevole di imperialismo culturale. Per questi motivi, la sinistra egualitaria colpendo l’America intende sbarazzarsi di ciò che nel mondo primeggia: il libero mercato, la razza bianca, il modello patriarcale, il cattolicesimo, e quel “canone occidentale” che ha come punte massime Dante e Shakespeare.

    Contro tutto ciò la sinistra promuove il socialismo, il multiculturalismo, il femminismo, il sincretismo religioso oppure l’Islam, e le culture primitive. Verrebbe da dire, ironizzando, civiltà o barbarie, se non fosse che i barbari, purtroppo per noi civili, stanno vincendo.

    Sul fronte destro, infatti, si è da tempo creato un solco tra i difensori dell’Occidente a guida USA e gli alfieri della sovranità europea e/o eurasiatica, proposta in chiave antiprogressista e al contempo occidentale. Questa divisione geopolitica si riverbera in altri contrasti minori, come quello economico tra liberalismo e protezionismo, tra rigore e sviluppo, etc.

    Il contrasto tra le due visioni ha toccato il suo punto massimo in occasione della guerra in Iraq, che, nonostante lo sventolìo di bandiere arcobaleno, si è caratterizzato paradossalmente più come conflitto tra due diversi modelli di destra (Bush vs Chirac, neocons vs paleocons, idealisti vs realisti), che tra la destra e la sinistra. Quest’ultima si è ridotta politicamente allo zapaterismo, ovvero al matrimonio gay, e in altre occasioni una destra unita avrebbe potuto avvantaggiarsi di questa superiorità politica per tradurla magari in una superiorità intellettuale. Così invece non è avvenuto e la destra politica e la destra culturale si ritrovano ancora divise e incapaci di trovare una sintesi comune.

    La destra culturale dovrebbe sforzarsi di superare il suo antiamericanismo ottocentesco, riconoscendo che la storia dell'Occidente è profondamente cambiata nel corso dell'ultimo secolo. Mentre infatti la caduta del nazifascismo spostava l'asse della politica europea decisamente a sinistra, in maniera del tutto particolare si è sviluppato oltreatlantico un modello di destra populista che ancor oggi rappresenta il riferimento primo non solo di tutti i partiti e i movimenti conservatori europei, ma anche di quelli nazionalpopulisti. Avere in odio Bush o la Palin per il solo fatto che non sono particolarmente istruiti, o peggio perchè l'America è nata come una repubblica ed è stata il modello delle rivoluzioni liberali e massoniche continentali, è anacronistico. Non si tiene infatti conto dei profondi mutamenti che hanno interessato quel paese e quelle genti (come l'Europa stessa, dimentica ormai dei suoi nobili trascorsi), una parte dei quali è oggi in prima linea nella difesa vigorosa del nostro patrimonio culturale e religioso.

    Al tempo stesso la destra politica americaneggiante dovrebbe prestar maggior attenzione alle ragioni poste all'attenzione dalla destra culturale. Quando infatti quest'ultima si allontana dalla prima, ecco che rischia di sbandare a sinistra (De Benoist); mentre l'altra, ogni qualvolta ritiene di poter far da sola, rifugiandosi nel pragmatismo più gretto, è destinata a scivolare inevitabilmente verso il centro (Sarkozy).

    Posto che il compito titanico di riavvicinare le due destre non spetta certo a questo forum, possiamo però nel nostro piccolo cercare di individuare quello che potrebbe essere un ponte tra teoria e azione politica, oltre ad un un comune denominatore per tutte le destre internazionali, quattro punti per una reazione conservatrice:

    1) preservare l’eredità cristiana dell’Occidente dal laicismo, dal sincretismo religioso, e dall'Islam;

    2) mantenere la distinzione tradizionale dei sessi, in opposizione all’orgoglio omosessuale e al femminismo;

    3) salvaguardare la razza bianca dal meticciato;

    4) difendere il diritto alla proprietà contro tutti gli espropri statalisti e proletari.

    Queste sono, a ben vedere, le battaglie su cui si misurano oggi la destra e la sinistra internazionali. Non è in corso una battaglia geopolitica tra America e Europa, né tra Occidente e Oriente, o tra nord e sud del mondo; sono queste scaramucce dovute all’egoismo di pochi che non muteranno il destino del mondo. Il vero conflitto è di matrice culturale, e questo attraversa trasversalmente i popoli e i continenti, tant’è che può ben definirsi una guerra tra chi ha a cuore l’ordine e chi il disordine; tra chi è orientato verso il divino e chi verso il demoniaco.

    La destra ha il dovere di riscoprire l’unità antiprogressista al di là di ogni terrena sovranità. L’obiettivo primario deve essere quello di creare un contro-establishment conservatore che possa promuovere una reazione politica attraverso il populismo. C’è bisogno di una Internazionale delle destre raccolte insieme da un sacro vincolo comune: il ripristino della Cristianità in Occidente.


    Florian
    Tutti obbiettivi e propositi condivisibilissimi; e devo dire che rispetto al pessimismo dei giorni scorsi - quando in altri dibattiti ebbi modo di scrivere "hanno vinto loro", ossia i progressisti e le forze della modernizzazione anticonservatrice - oggi percepisco vari scricchiolii nella dominante cultura progressista contemporanea. Le contraddizioni evidenti dell'immigrazione sfrenata, del multiculturalismo imposto e l'ipocrisia del politicamente corretto inducono una buona parte dei popoli occidentali a ridestarsi da un torpore durato fin troppo a lungo. L'avanzata di partiti nazionapopulisti e conservatori in tutto l'Occidente, e la crisi delle sinistre ormai prive d'identità, ci portano a guardare con maggiore ottimismo al futuro. Certo, nessuno si immagina un recupero integrale delle tradizioni, nè tantomeno una rinovatio dell'Impero cristiano, ma la destra non è morta, e rappresenta ancora la sintesi verso la quale si indirizzano le simpatie e i consensi di una fetta non indifferente delle popolazioni stanche e deluse dai mancati frutti del "progresso", portatore di caos e instabilità. Sta a noi raccogliere le domande di ordine e di sicurezza della "maggioranza silenziosa". Anche il magistero di Benedetto XVI, inviso alla sinistra, non è tanto il sintomo di un regresso della Chiesa chiusa in se stessa e posta sulla difensiva, ma il simbolo di un recupero dei valori originali e schietti del cristianesimo, senza compromessi di sorta. Non tutto quindi è perduto: i conservatori possono ancora agire nella contemporaneità, e puntare al ripristino dell'ordine, del merito, della responsabilità, della gerarchia e dell'autorità. Del resto, è ciò che i popoli dell'Occidente desiderano con sempre maggior forza, al di là delle contingenze politiche ed elettorali. La via è segnata: il progressismo non trionferà.

  5. #5
    + Gothic +
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Citazione Originariamente Scritto da JnanaTapas Visualizza Messaggio
    E te pareva..
    Cosa c'è che non va?
    SADNESS IS REBELLION

  6. #6
    Forumista senior
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Io lo farei più composito e senza tutti questi rimandi alle religioni...

  7. #7
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Cosa c'è che non va?
    Il cattolicesimo :-D

  8. #8
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Non preoccupatevi stiamo già preparando i fasci per il rogo... hefico:

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 29-10-09 alle 12:03

  9. #9
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Cosa c'è che non va?
    l'infausta secta!!!

  10. #10
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    Predefinito Rif: INTERVENTO / Conservatorismo, populismo, reazione, destra

    Partendo dai contenuti di qui sopra che sono abbastanza buoni, a nostro parere urge una specie di "Carta fondativa" che delinei chiaramente l'identità del nuovo Forum che verrà poi messa in rilievo, così da isolare le provocazioni e non fare confusione, il manifesto in questione a nostro parere dovrebbe in buona parte ricalcare l'eccellente impostazione de Il Conservatore
    http://forum.politicainrete.net/cons...servatore.html
    se il sempre egregio Florian è disponibile gliene saremmo grati, ad ogni modo siamo disposti a dare una mano anche noi e invitiamo tutti a fornire suggerimenti.

    carlomartello
    Ultima modifica di carlomartello; 31-10-09 alle 21:47

 

 
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