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" La vuelta dell’ex premier
Aznar è tornato e non risparmia amici e nemici. Rajoy sorpreso
Critiche alla Carta dell’Ue e attacchi a Zapatero, ma anche al segretario del suo partito. Poi l’incontro con Sarkozy Madrid. José María Aznar torna nell’arena politica con dichiarazioni contro la Costituzione europea, e ovviamente contro il premier Zapatero, con critiche al segretario del suo partito, con un incontro martedì a Madrid con l’amico francese, Nicolas Sarkozy, ministro dell’Economia, proprio mentre la commissione che indaga sull’11 marzo inizia i lavori e diffonde notizie contrastanti sull’operato del governo popolare sconfitto alle elezioni due giorni dopo l’attentato di al Qaida.
Lunedì, l’ex premier popolare, il leader cinquantunenne che ha deciso nel 2003 (contro i voleri del suo Pp) di non ripresentarsi come candidato primo ministro alle legislative del 14 marzo e di abbandonare la politica, il tuttora presidente del Gabbiano e dell’Idc (Internazionale democratica di centro, la vetusta Internazionale democristiana da lui rifondata nel 2001) ha tuonato non solo contro l’operato dei socialisti di José Luis Rodríguez Zapatero, ma anche, a sorpresa, contro Mariano Rajoy, il segretario del Gabbiano da lui stesso scelto come delfino nel settembre scorso. Il suo è un ritorno da “matador”, anche a costo, per la prima volta dall’89, da quando cioè sostituì il fondatore Manuel Fraga Iribarne, ex ministro franchista, attuale presidente della Galizia, di terremotare il principale e unico partito d’opposizione alla Rosa. La sua linea di condotta suscita interrogativi sul congresso del Gabbiano (1-2-3 ottobre) in cui il poco carismatico Rajoy dovrebbe diventare presidente al posto suo. Aznar ha scelto come “rentrée” i corsi estivi della “Faes” (Fundación para el Análisis y los Estudios Sociales), il pensatoio popolare di cui Aznar è il presidente. Insomma, la sua “ritirata” è finita: “La Faes non è una fondazione neutrale, ma un punto di riferimento nella battaglia delle idee. Lavoriamo al servizio di principi ideologici e di un progetto della Spagna”. Poi, il fedele alleato di George W. Bush, ha demolito l’operato di Zapatero: “Non vedo un progetto politico per il mio paese nel partito al governo. Non mi meraviglia. Il Psoe è arrivato al potere come conseguenza dell’11 marzo: loro lo sanno, come tutti. Non si aspettavano di governare, e neanche se lo aspettava il resto degli spagnoli”. Fin qui nulla di nuovo rispetto alle opinioni espresse soprattutto nei suoi recenti articoli di giornale. Come la denuncia contro il segno d’identità della Spagna popolare, cioè l’alleanza con gli Stati Uniti, cancellato con il rimpatrio delle truppe ordinato da Zapatero: “Scappare correndo non è una politica, è semplicemente la miglior formula per perdere la fiducia degli amici e il rispetto degli avversari”.
Ma la stoccata da torero, e da politico che non improvvisa mai, ma che anzi pensa (e pesa) bene le sue parole, è arrivata subito dopo. Rajoy, che ha perso in sequenza sia le legislative sia le europee (ed è vicepresidente della Faes), ha sì criticato il premier per aver ceduto nell’approvazione della Costituzione europea, ma gli ha assicurato che avrebbe appoggiato il sì nel referendum previsto per il 2005. “Non si deve offendere l’intelligenza degli spagnoli. La Costituzione europea, nata con il pretesto di chiarire i Trattati e di semplificare le competenze, si è trasformata in un implacabile gioco di potere in cui la Spagna ha perso. Gli spagnoli faranno benissimo a riflettere sui vantaggi e sugli inconvenienti e poi prendere le decisioni opportune”: quasi un invito a votare “no” al referendum. Se non bastasse, il presidente del Pp ha stigmatizzato il suo successore accusandolo di “fiancheggiare” la riforma della Costituzione spagnola tesa a trasformare il Senato in Camera federale.

Gabbiano scosso, Acebes d’accordo
“Stupore nel Pp per il ‘ritorno’ di Aznar”, sintetizza in prima pagina Expansión. Rajoy, tenuto all’oscuro dell’intervento-choc di Aznar, nonostante i due leader si fossero incontrati sabato a un matrimonio, durante il quale non si sono peraltro rivolti la parola, ha ribattuto che il Pp voterà sì alla Costituzione europea mentre Fraga rimprovera Aznar per aver espresso opinioni contrarie al segretario del suo partito. Il vulcanico Ángel Acebes, ex ministro dell’Interno e candidato alla segreteria al congresso di ottobre, si è invece subito affrettato a dire: “Sono completamente d’accordo con Aznar”. Il liberal El Mundo, dopo aver disapprovato la scelta dell’ex premier, chiosa: “Aznar non sta facendo una riflessione intellettuale sul modello di società, sta entrando in un dibattito politico puro e duro, in cui il suo partito si è già espresso. Per far ciò, sarebbe meglio che tornasse nell’arena politica, con tutte le conseguenze”. Appunto.
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Saluti liberali