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  1. #1
    Tradizion semper Viv !
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    Predefinito E' questa l'integrazione che vogliamo ?

    Milano, Via Quaranta, 54.
    Quattrocento ragazzini tra i 6 e i 14 anni, frequentano da almeno tre anni, una scuola islamica, in barba alle Leggi dello stato italiano. La scuola è gestita da egiziani.
    I genitori si rifiutano di iscriverli alle scuole italiane, perchè "devono imparare il corano".
    Fanno frequentare questa scuola ai loro bambini, che al venerdì si trasforma in una moschea,
    E' un istitituto fuori legge, non autorizzato dallo stato italiano.
    E quei genitori non ne vogliono sapere di iscrivere i loro figli alle scuole italiane !!!

    Ora mi chiedo, ma sarebbe questa l'integrazione che tanti "scandalizzati" dai razzisti, dicono di volere ?
    è questa l'integrazione che vogliono gli islamici ?
    Questa situazione non fa altro che alimentare dubbi e perplessità su questo tipo di immigrazione.

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  2. #2
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    Segregazione, unica soluzione che restino pure nelle loro scuole islamiche e non vengano a rompere i coglioni a noi.
    Tu che odi dio e la vita cristiana
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    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
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  3. #3
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    Paradossi del politicamente corretto


    IL PREGIUDIZIO MULTICULTURALE

    di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA


    È lecito che la scuola pubblica italiana abbia come scopo primario la trasmissione a tutti i suoi studenti - anche a quelli provenienti da altre culture - dei fondamenti della cultura italiana e occidentale in genere, dei caratteri basilari dell’identità culturale italiana? E se sì, non è forse vero che a definire una cultura concorrono in maniera decisiva le feste, le ricorrenze simboliche collettive in cui essa tradizionalmente si riconosce? E che dunque in una scuola italiana è perfettamente sensato che le feste riconosciute siano quelle della tradizione italiana? Sfortunatamente a nessuna di queste semplici domande risponde con chiarezza la lettera con la quale l’assessore all’Istruzione della Regione Campania, Angela Bruffardi, ha replicato ieri su queste colonne alle sensatissime obiezioni mossele da Paolo Macry circa il provvedimento in base al quale le scuole campane dovrebbero essere libere, d’ora in poi, di chiudere i battenti, oltre che per Natale e Pasqua, anche per la fine del Ramadan o per il Capodanno cinese, considerate feste, e quindi vacanze, a tutti gli effetti simili alle altre. Dalla difesa dell’assessore Bruffardi una cosa emerge però limpidamente: il pesante tributo che su questi argomenti la classe politica, quale portavoce del senso comune, sente di dover pagare ai comandamenti del politicamente corretto. Se si parla di rapporto tra culture, guai cioè a non attenersi ai due principi-guida ai quali i tempi impongono di attenersi.
    Il primo suona così: tutte le culture sono uguali, nel senso che le differenze pur evidentissime non possono mai essere considerate però come differenze valoriali; sulle culture, insomma, è vietato esprimere qualunque giudizio di valore. È dunque errato, e comunque sconsigliabile, sostenere, per esempio, che una cultura che ha elaborato la categoria della divisione dei poteri è migliore (sì, migliore) di una che non conosce questa categoria. Che una cultura, come quella occidentale, che prevede l’esistenza di tribunali in grado di dichiarare (e che dichiarano) illegale una decisione del governo, è migliore (non solo dal nostro punto di vista ma, guarda caso, anche da quello per esempio dei palestinesi o degli iracheni) di una come quella islamica nella quale, almeno a mia memoria, un fatto del genere non è mai avvenuto.
    Conseguenza diretta del principio ora detto è il secondo, ovvero: ogni affermazione di identità culturale è pericolosa, e dunque sconsigliabile, dal momento che essa può costituire la premessa dell’intolleranza, anzi contiene già in sé un quid di esclusivo e dunque di potenzialmente intollerante. Ecco allora i controveleni del caso, così come li evoca con inappuntabile solerzia ideologica l’assessore Bruffardi: il «dialogo», il «confronto», lo «scambio», e il tutto - come poteva essere diversamente? - al fine del «riconoscimento e valorizzazione reciproca». La scuola deve sì - essa riconosce a denti stretti - trasmettere «anche» il patrimonio storico-culturale italiano, ma soprattutto deve essere la palestra di questi virtuosi esercizi multiculturali: non lo impone del resto la - anch’essa puntualmente evocata - «globalizzazione»? Non basta una scuola semplicemente aperta e tollerante come è giusto che sia, la quale stabilisca per esempio di considerare senz’altro giustificata ogni assenza dovuta a ragioni di ordine cultural-religioso; no, è necessaria, secondo l’assessore Bruffardi, niente di meno che «la convivenza paritaria tra diversi».
    Cosa ciò voglia dire e cosa debba intendersi nell’ambito della scuola per «dialogo tra le culture» se poi si insegnano la Divina Commedia , Machiavelli e Freud - cioè solo la cultura nostra, italiana e occidentale - ce lo dirà, ne sono sicuro, la giunta regionale della Campania alla prossima puntata.



  4. #4
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    In origine postato da pensiero


    Paradossi del politicamente corretto


    IL PREGIUDIZIO MULTICULTURALE

    di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA


    È lecito che la scuola pubblica italiana abbia come scopo primario la trasmissione a tutti i suoi studenti - anche a quelli provenienti da altre culture - dei fondamenti della cultura italiana e occidentale in genere, dei caratteri basilari dell’identità culturale italiana? E se sì, non è forse vero che a definire una cultura concorrono in maniera decisiva le feste, le ricorrenze simboliche collettive in cui essa tradizionalmente si riconosce? E che dunque in una scuola italiana è perfettamente sensato che le feste riconosciute siano quelle della tradizione italiana? Sfortunatamente a nessuna di queste semplici domande risponde con chiarezza la lettera con la quale l’assessore all’Istruzione della Regione Campania, Angela Bruffardi, ha replicato ieri su queste colonne alle sensatissime obiezioni mossele da Paolo Macry circa il provvedimento in base al quale le scuole campane dovrebbero essere libere, d’ora in poi, di chiudere i battenti, oltre che per Natale e Pasqua, anche per la fine del Ramadan o per il Capodanno cinese, considerate feste, e quindi vacanze, a tutti gli effetti simili alle altre. Dalla difesa dell’assessore Bruffardi una cosa emerge però limpidamente: il pesante tributo che su questi argomenti la classe politica, quale portavoce del senso comune, sente di dover pagare ai comandamenti del politicamente corretto. Se si parla di rapporto tra culture, guai cioè a non attenersi ai due principi-guida ai quali i tempi impongono di attenersi.
    Il primo suona così: tutte le culture sono uguali, nel senso che le differenze pur evidentissime non possono mai essere considerate però come differenze valoriali; sulle culture, insomma, è vietato esprimere qualunque giudizio di valore. È dunque errato, e comunque sconsigliabile, sostenere, per esempio, che una cultura che ha elaborato la categoria della divisione dei poteri è migliore (sì, migliore) di una che non conosce questa categoria. Che una cultura, come quella occidentale, che prevede l’esistenza di tribunali in grado di dichiarare (e che dichiarano) illegale una decisione del governo, è migliore (non solo dal nostro punto di vista ma, guarda caso, anche da quello per esempio dei palestinesi o degli iracheni) di una come quella islamica nella quale, almeno a mia memoria, un fatto del genere non è mai avvenuto.
    Conseguenza diretta del principio ora detto è il secondo, ovvero: ogni affermazione di identità culturale è pericolosa, e dunque sconsigliabile, dal momento che essa può costituire la premessa dell’intolleranza, anzi contiene già in sé un quid di esclusivo e dunque di potenzialmente intollerante. Ecco allora i controveleni del caso, così come li evoca con inappuntabile solerzia ideologica l’assessore Bruffardi: il «dialogo», il «confronto», lo «scambio», e il tutto - come poteva essere diversamente? - al fine del «riconoscimento e valorizzazione reciproca». La scuola deve sì - essa riconosce a denti stretti - trasmettere «anche» il patrimonio storico-culturale italiano, ma soprattutto deve essere la palestra di questi virtuosi esercizi multiculturali: non lo impone del resto la - anch’essa puntualmente evocata - «globalizzazione»? Non basta una scuola semplicemente aperta e tollerante come è giusto che sia, la quale stabilisca per esempio di considerare senz’altro giustificata ogni assenza dovuta a ragioni di ordine cultural-religioso; no, è necessaria, secondo l’assessore Bruffardi, niente di meno che «la convivenza paritaria tra diversi».
    Cosa ciò voglia dire e cosa debba intendersi nell’ambito della scuola per «dialogo tra le culture» se poi si insegnano la Divina Commedia , Machiavelli e Freud - cioè solo la cultura nostra, italiana e occidentale - ce lo dirà, ne sono sicuro, la giunta regionale della Campania alla prossima puntata.



    Sono domande più che lecite ed ovvie, e che ognuno di noi si pone, ma evidentemente si preferisce non rispondere (richiederebbe una grande sensibilità ed intelligenza) e strumentalizzare la questione per fini politici e pietistici nei confronti degli immigrati, che in questo modo non potranno mai integrarsi.

    È lecito che la scuola pubblica italiana abbia come scopo primario la trasmissione a tutti i suoi studenti - anche a quelli provenienti da altre culture - dei fondamenti della cultura italiana e occidentale in genere, dei caratteri basilari dell’identità culturale italiana?

    Sì, è più che lecito, dato che la nostra cultura si fonda su basi solide che esistono da secoli e che non possono di certo essere sradicate a favore di una non meglio identificata integrazione che tende a livellare tutto e omologare la cultura a livello mondiale.

    E se sì, non è forse vero che a definire una cultura concorrono in maniera decisiva le feste, le ricorrenze simboliche collettive in cui essa tradizionalmente si riconosce?
    Vero, soprattutto perchè se si ospitano persone che non conoscono il nostro paese, dal punto di vista religione e tradizionale, è giusto che glielo si faccia conoscere, perchè l'integrazione (quella vera) vuole che si conosca innanzitutto il Paese che ci ospita, per meglio comunicare.


    E che dunque in una scuola italiana è perfettamente sensato che le feste riconosciute siano quelle della tradizione italiana?
    è sensato, visto che lo si è sempre fatto e che non ci sono mai stati problemi, prima dell'arrivo di immigrati di fede islamica.

  5. #5
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    E comunque non mi risulta che il ramadam e il capodanno cinese coincidano con le nostre festività, in questo caso come si fa?
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  6. #6
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    In origine postato da Shaytan
    E comunque non mi risulta che il ramadam e il capodanno cinese coincidano con le nostre festività, in questo caso come si fa?
    è un po' come la casa delle libertà, si fa un po' quel cazzo che si vuole...

  7. #7
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    Ho letto l' articolo iniziale, quello dei bimbetti egiziani che vanno a studiare il Corano invece di andare a scuola.
    Quello e' esattamente il contrario di integrazione, ghettizzazione.
    Porta solo a terrorismo, futuri disoccupati, futuri ignoranti, ma anche future bocche da sfamare. Come? Ovviamente lasciandoli rubare, loro che invece di imparare la lingua ed un mestiere sanno cosi' bene l' utilissimo Corano.

    La colpa principale e' di chi e' a conoscenza di questo scandalo e non interviene in modo coercitivo. Io col "politically correct" di questo tipo mi pulisco il culo

  8. #8
    AUTODIFESA ETNICA TOTALE!
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    Predefinito Per rispondere al titolo...

    ...del thread....

    ma chi è che vuole l'integrazione ???

    Una cosa è il pragmatismo, un'altra cosa sono i progetti a lungo termine: io penso che nessuno di noi debba mai abbandonare il disegno di fondo di rispedire dal primo all'ultimo gli extras a casa loro.

  9. #9
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    Bisogna anche distinguere tra sogni e cose possibili.

    L' italia, la Padania, se vuoi, non sono isolate al mondo, devono orientarsi ai valori ed alle esperienze almeno dei vicini in Europa, pena l' esclusione dalla comunita' internazionale, l' isolamento e, magari, sanzioni.

    Quindi l' unica possibilita' di difesa, secondo me, e' distinguere persone valide da parassiti, onesti da disonesti, pacifici da "comquistatori". E, ovviamente, limitare al massimo i nuovi ingressi ed applicare scrupolosamente le leggi vigenti che, credimi, se ben applicate, bastano e avanzano.

    Per quelli che sono qui irregolarmente o appartengono alle categorie "negative", e' ovvio che l' espulsione immediata e' l' unica soluzione, ma per i regolari onesti si puo' solo ostacolare i "ricongiungimenti" ed integrarli a forza, come stanno facendo, con successo, in Austria. Se li si lascia allo sbando, ghettizzati, allora saranno facile preda dell' imam di turno, pronti a trasformarsi in bombe umane o, per ben che vada, in bande di rapinatori. Meglio averli sotto controllo!

    Saluti

  10. #10
    AUTODIFESA ETNICA TOTALE!
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    Predefinito

    In origine postato da Mitteleuropeo
    Bisogna anche distinguere tra sogni e cose possibili.
    E chi dice cosa è possibile
    Quello che non è possibile oggi, può diventarlo domani...


    In origine postato da Mitteleuropeo
    L' italia, la Padania, se vuoi, non sono isolate al mondo, devono orientarsi ai valori ed alle esperienze almeno dei vicini in Europa, pena l' esclusione dalla comunita' internazionale, l' isolamento e, magari, sanzioni.

    Il che significa mantenere lo status quo. E la sovranità dove va a finire ? Mi sembra chiaro che in Europa attualmente tiri un'aria che va in senso radicalmente contrario al nostro; dobbiamo mettere in conto anche isolamento e sanzioni da parte del Pensiero Unico, Ue, Nato, ONU.
    Ma allora la guerra in Serbia non ci ha insegnato niente ? Quella fu un'aggressione non solo alla Serbia, ma a tutta l'Europa e al tentativo di sganciarsi dal Nuovo Ordine Mondiale da parte delle forze identitarie.


    In origine postato da Mitteleuropeo
    Quindi l' unica possibilita' di difesa, secondo me, e' distinguere persone valide da parassiti, onesti da disonesti, pacifici da "comquistatori". E, ovviamente, limitare al massimo i nuovi ingressi ed applicare scrupolosamente le leggi vigenti che, credimi, se ben applicate, bastano e avanzano.


    Limitare i nuovi ingressi non basta. Gli allogeni in Padania sono ormai 3-4 milioni e figliano come conigli. Anche azzerando ora l'immigrazione, abbiamo ormai dei focolai di colonizzazione già nel nostro territorio. Somma questo fatto a quello che i Padani non figliano, et voilà...
    E non bastano nemmeno l'onestà e la laboriosità: noi potremmo anche scomparire pacificamente, per sostituzione. Il risultato è comunque lo stesso, che scompariamo !


    In origine postato da Mitteleuropeo
    Per quelli che sono qui irregolarmente o appartengono alle categorie "negative", e' ovvio che l' espulsione immediata e' l' unica soluzione, ma per i regolari onesti si puo' solo ostacolare i "ricongiungimenti" ed integrarli a forza, come stanno facendo, con successo, in Austria. Se li si lascia allo sbando, ghettizzati, allora saranno facile preda dell' imam di turno, pronti a trasformarsi in bombe umane o, per ben che vada, in bande di rapinatori. Meglio averli sotto controllo!.

    Ma averli sotto controllo significa anche decidere della loro presenza. Non si capisce come mai possiamo imporgli l'integrazione ma non possiamo rifiutarne la permanenza.
    I permessi di soggiorno scadono, basta non rinnovarli.
    Il problema principale è la cittadinanza, è vitale cambiare la legislazione. In Irlanda lo hanno fatto, basta avere volontà politica.

 

 
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