Lettera del Presidente Emerito della Repubblica, senatore a vita Francesco Cossiga al quotidiano IL GIORNALE:
" Caro Direttore,
da molti anni amico personale di Silvio Berlusconi e della sua famiglia, dai tempi in cui lui era solo un giovane e intraprendente imprenditore ed io un giovane ministro, così come di molti altri militanti di Forza Italia, provenienti dalla Democrazia Cristiana, ed in particolare dalla sua sinistra, sociale o politica, non sono mai stato 'berlusconiano' o 'forzaitaliota', non ho mai votato per Forza Italia ne' ho mai votato la fiducia a governi presieduti da Berlusconi, salvo che, per altissime sollecitazioni, al momento della costituzione del suo primo gabinetto nel 1994 per evitare una crisi istituzionale. Sono un critico piuttosto severo di molte sue iniziative e posizioni, in particolare in ordine al problema del conflitto di interessi, che da buon 'wigh' risollevai anni fa al Senato, insieme ai colleghi Passigli e De Benedetti, fra gli infastiditi silenzi e inattività del centro-sinistra, che nulla fece in questa materia durante i suoi non pochi e non brevi governi!
Certo ho anche difeso alcune sue iniziative ed anche la sua persona, convinto che egli sia stato, a differenza di molti altri certo non più innocenti di lui imprenditori, oggetto di un accanimento poliziesco e giudiziario, mosso da un'evidente, pregiudiziale condanna politica e morale nei suoi confronti.
Ma legato alle gloriose tradizioni della Prima Repubblica, quella della DC e del PCI, molto mi ha meravigliato la grave dichiarazione congiunta dei leader della multicolorata opposizione di volere bloccare i lavori del parlamento se Silvio Berlusconi, dopo le dimissioni di Giulio Tremonti e l'assunzione da parte sua dell'interim del ministero dell'Economia e delle Finanze (cogliendo al suo esordio un notevole successo nell'interesse del Paese), non si presenterà dimissionario alle Camere!
Non mi è meravigliato lo spirito antiparlamentare di Castagnetti: il virus dell'antiparlamentarismo è, da destra e anche da sinistra, presente da tempo tra noi cattolici, basti ricordare a destra le posizioni dell'Actione Francaise e a sinistra le iniziali simpatie che un grande cattolico progressista Emmanuel Mounier, ebbe nel 1940 per il regime di Vichy, proprio perchè antiparlamentarista, e quindi antiborghese e contro il dogma liberale della sovranità di tutti i cittadini, poveri e ricchi, lavoratori e capitalisti.
In fondo Castagnetti è nella linea prodiana del cattolicesimo progressista del grande Giuseppe Dossetti, democratico popolare ma antiliberale, nella Chiesa e nella società civile. Non mi meraviglia la posizione assunta dai 'mini-socialisti' ex craxiani dello SDI, perhè la loro fedeltà all'Ulivo è ragione della loro esistenza e della loro sussistenza. Mi meraviglio che una tale posizione sia stata assunta da un liberaldemocratico come Francesco Rutelli, ma soprattutto da un ex comunista come Piero Fassino.
Quanti ministri si dimisero e furono sostituiti durante la Prima Repubblica, ma senza che le opposizioni, pur chiedendo le dimissioni del governo (sempre in regime parlamentare l'opposizione deve chiedere le dimissioni del governo, anche per uno starnuto di un ministro!), minacciasse il blocco anticostituzionale del Parlamento. E ad una siffatta minaccia, anche da parte del proprio partito presidenti della Camera come Nilde Iotti e Pietro Ingrao avrebbero duramente reagito: ma erano altri tempi ed altri presidenti! Ed erano altri uomini di partito, di lotta e di governo, uomini come Togliatti, come Amendola, come ALicata, come Bufalini, come Chiaromonte, come Laconi e come Natta, che non avevano fatto la scelta parlamentare per burla e che rispettavano il Parlamento.
E poi, che triste spettacolo di impotente ignoranza! Come si sente la mancanza a sinistra di giuristi come Barbera e Rodotà. Perchè se essi fossero stati in Parlamento, avrebbero potuto spiegare ai Castagnetti, al patetico duo ex craxiano Boselli-Intini e soprattutto a Piero Fassino, che l'opposizione ha un mezzo legittimo, rapido ed efficace per costringere il governo a venire in Parlamento: presentare una mozione di sfiducia contro di esso!
Ma perchè tutto questo? Forse i motivi che muovevano spesso in passato le grandi potenze alle guerre ed ai conflitti: cercare in essi la fuga ai problemi interni. E sembra, infatti, che l'auspicata Federazione dell'Ulivo, pur dopo che è stata abbandonata l'idea del partito unico, non goda di buona salute. Se poi alll'Opposizione ufficiale mancasse una firma per presentare la mozione di sfiducia, io, che forse poi non voterei! sarei disposto a dare la mia pur di far cessare questo autentico 'teatrino della politica'!
Mi permetto di dare un consiglio al premier Berlusconi: vada in Parlamento, parli di risoluzione del Consiglio di Sicurezza e dell'impegno delle Nazioni Unite in Irak, parli delle dimissioni di Tremonti, parli della grave situazione economica dei paesi europei dopo l'Euro, e non solo di quella italiana, ma di quelle ben più gravi della Francia, della Germania e dei Paesi Bassi, parli del successo ottenuto ad Ecofin, della manovra economica, e poi chieda....un voto di fiducia! E questa volta forse io, che è un patriota repubblicano, glielo darò, come i comunisti, gente seria, si astennero o votarono a favore di governi di cui non facevano parte.
Con cordiali saluti.
Francesco Cossiga "
Saluti liberali




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